Con il Signore risorto da Pasqua a Pentecoste

Inserito in NPG annata 2002.

Mario Cimosa

(NPG 2002-05-36) 


È una sola, grande solennità che si conclude con la Pentecoste, quella celebrata e cantata dalla Chiesa, la risurrezione del suo Cristo fino alla venuta dello Spirito mandato dal Signore. La Pentecoste realizzerà pienamente la salvezza nel mondo diffondendo la vita. Sono le sette settimane chiamate ordinariamente «tempo pasquale», ricche di parola di Dio. Ne presento il quadro generale. Ci aiuterà ad approfondire il grande mistero pasquale della morte e risurrezione del Signore.

In queste domeniche la prima lettura è tratta sempre dagli Atti degli Apostoli. Questo libro dimostra come, a partire dalla risurrezione del Signore, cominci a svilupparsi la vita della chiesa la cui origine è il mistero pasquale. Tra il lezionario festivo e quello feriale quasi tutti i capitoli e i brani importanti degli Atti vengono proclamati nella liturgia della Parola.
Gli Atti degli Apostoli sono una testimonianza della vita della chiesa primitiva che nasce dal mistero pasquale. Il libro ci presenta la vita, la testimonianza e il progressivo espandersi della Chiesa.

2002-05 36

Potremmo chiamare questa seconda domenica di Pasqua «credere senza aver veduto» oppure «la domenica di Tommaso». Infatti il vangelo ci presenta la seconda apparizione di Cristo Risorto presente Tommaso. Questi era rimasto perplesso e aveva chiesto di verificare personalmente il fatto della Risurrezione. Il Signore in maniera dolce ma decisa gli concesse di credere ma affermò una teologia della fede esigente e assoluta: «Tu hai creduto perché hai visto; beati quelli che hanno creduto senza aver visto!».
Gli Atti ci offrono un quadro preciso e suggestivo della vita delle comunità primitive. La fede senza vedere ma facendo l’esperienza dei segni sacramentali partendo dalla comunità ecclesiale, segno della morte e risurrezione di Cristo, caratterizza la prima comunità e caratterizzerà tutte le comunità che appartengono a Cristo.
Il racconto che leggiamo quest’anno ci presenta quattro aspetti di questa vita comunitaria: la vita di preghiera, la fedeltà nell’ascolto della parola degli apostoli, la vita di comunione fraterna e la frazione del pane.
La seconda lettura biblica di questo periodo è tratta per quest’anno dalla prima lettera di Pietro. In questa domenica leggeremo l’inizio della Lettera in cui è presente una allusione alla rigenerazione battesimale: «Benedetto sia Dio, il Padre del Signore nostro Gesù Cristo! Egli ha avuto tanta misericordia per noi, che ci ha fatti rinascere: risuscitando Gesù Cristo dai morti, egli ci ha dato una vita nuova. Così ora abbiamo una speranza viva». Questo brano ha fatto pensare a qualche studioso a un inno composto per la liturgia battesimale. La risurrezione di Cristo è il fondamento della nostra speranza nella gioia eterna per cui le sofferenze e le prove di questa vita non possono offuscare questa gioia.

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Fino a questa terza domenica di Pasqua nel vangelo si leggono le apparizioni di Cristo risorto, la «via lucis» come la chiama qualcuno.
Oggi viene ripreso il racconto dei discepoli di Emmaus che si legge anche nella Messa del pomeriggio nel giorno di Pasqua.
La prima lettura racconta il discorso di Pietro nel giorno di Pentecoste. Pietro afferma con forza il fatto della risurrezione: «Quest’uomo, secondo le decisioni e il piano prestabilito da Dio, è stato messo nelle vostre mani e voi, con la complicità di uomini malvagi, lo avete ucciso inchiodandolo a una croce. Ma Dio l’ha fatto risorgere, liberandolo dal potere della morte. Era impossibile infatti che Gesù rimanesse schiavo della morte» (At 2, 23-24).
La seconda lettura, sempre di Pietro, ricorda ai cristiani che essi sono stati liberati dal sangue dell’Agnello, e li invita a prendere coscienza della loro condizione. Sono figli di Dio liberati dal sangue prezioso di Cristo che però è risorto e ha potuto fare il dono di una vita nuova.
L’unità del mistero pasquale celebrato nella liturgia che è morte e risurrezione è evidenziato anche dal vangelo che ha un vero significato eucaristico: i discepoli riconoscono Gesù nello spezzare il pane. È il Cristo, Agnello senza macchia che versa il suo sangue ed è risorto che ci libera ed è l’oggetto della nostra fede.

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La quarta domenica è quella del «Buon Pastore» e si celebra in tutti e tre i cicli liturgici. Il tema centrale del vangelo di questa domenica è quello della «porta». Gesù è l’unica, la vera porta per andare al Padre perché è stato mandato da Lui. Tutti gli altri sono venuti di propria volontà e quello che fanno è concentrato sulla loro persona, cercano la propria gloria, la loro opera fa soltanto danno. Gesù invece è l’unica porta passando attraverso la quale si può trovare salvezza e vita. Per chi vuole essere salvato l’unica cosa da fare è passare attraverso la Porta che è Cristo per entrare nell’ovile di cui Gesù è l’unico pastore.
E nel suo discorso nel giorno di Pentecoste, Pietro esorta gli uditori ad entrare nell’ovile da questa vera e unica porta che è Cristo risorto, e perciò è necessario distaccarsi dai ladri e dai briganti, cioè da tutti coloro che spingono ad andare per una strada sbagliata in cui ci si può soltanto smarrire.
Si tratta quindi di convertirsi, di smettere di andare qua e là e tornare dal pastore che veglia su di noi ed è soltanto preoccupato del nostro bene. Tornare al pastore vuol dire anche imitarlo nella propria vita. Anche nella sofferenza Gesù ci ha lasciato un esempio.
Morire al peccato e vivere nella giustizia. Questa liturgia del buon pastore ci spinge a fare un serio esame di coscienza e a convertirci per la vita autentica.

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Dalla quinta domenica in poi si leggono nel Vangelo alcuni brani di Giovanni dell’ultima Cena in cui domina il nuovo comandamento dell’amore e la presenza dello Spirito nella Chiesa e così ci si prepara man mano alla Pentecoste. L’amore fraterno e lo Spirito Santo sono le due realtà che cementano i credenti nell’unità.
Ma la Chiesa ha anche bisogno di un minimo di organizzazione esterna per trasmettere la parola e i sacramenti lasciati da Cristo. Il brano degli Atti nella prima lettura descrive la preoccupazione della chiesa primitiva per la istituzione dei ministeri e dei diaconi, perciò questa domenica è chiamata anche «domenica dei ministeri».Senza il Cristo nessuno può giungere al Padre. Alla domanda di Filippo: «Signore, mostraci il Padre: questo ci basta» Gesù risponde sottolineando la sua unità col Padre. Gesù annunciando la sua prossima partenza per la casa del Padre suo lascia ai suoi discepoli e alla chiesa delle origini questa verità profonda: la chiesa deve essere il segno di Cristo guidata dallo Spirito: via, verità e vita. Conoscere Cristo attraverso la chiesa significa fare un’esperienza concreta vedendo le opere da lui compiute. Cristo sta per ritornare dal Padre: si potrà conoscere il Padre, farne l’esperienza attraverso i segni di Cristo.

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La prima lettura, sempre dagli Atti degli Apostoli, narrando l’espandersi della comunità primitiva descrive l’imposizione delle mani fatta dagli apostoli Pietro e Giovanni per il dono dello Spirito. Il diacono Filippo era andato ad evangelizzare la Samaria, arrivano dopo di lui Pietro e Giovanni e impongono le mani per dare lo Spirito a quei cristiani che erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Lo Spirito concede loro di divenire testimoni del Signore Risorto.
L’autore della lettera di Pietro accenna alle difficoltà nelle quali si trovano i cristiani e li invita a prendere coscienza della speranza che è in loro e che è il Signore Risorto. È lo Spirito che risuscita il Cristo in corpo glorioso e gli dà la vittoria sulle potenze del male. Lo Spirito è la nostra speranza perché per mezzo suo troviamo la nostra nuova nascita e la partecipazione alla vita divina. È questa la nostra speranza, anche noi saremo trasformati in un corpo glorioso.
Nel Vangelo Cristo si rivolge ai discepoli e a noi, e annuncia la venuta di un altro Consolatore e il suo ritorno alla fine dei tempi. Gesù ci lascia il suo testamento: rimanere fedeli ai suoi comandamenti, è il segno che si ama Gesù. Poi promette lo Spirito, «un altro difensore», lo spirito di verità che ci farà conoscere sempre più profondamente i misteri di Cristo, il significato della sua vita, delle sue parole, delle sue azioni e darà ai cristiani la forza di vivere in un mondo che non li comprende. Durante la sua vita Gesù era presente accanto ai discepoli, ora un altro spirito prenderà il posto di Gesù, non li lascerà orfani.
Poi Gesù promette il suo ritorno, nel giorno della sua Risurrezione, nel giorno del suo ritorno finale e soprattutto nella vita della Chiesa quando egli si manifesterà a coloro che lo amano e a coloro che accolgono la sua parola e la osservano.

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Il racconto dell’ascensione del Signore al cielo si trova due volte in Luca, al termine del suo vangelo e all’inizio degli Atti degli Apostoli. In questa domenica viene presentato nella prima lettura, dagli Atti. Luca, l’autore degli Atti, presenta Gesù che prima di separarsi dai suoi discepoli dà le istruzioni sullo Spirito Santo, quello Spirito che dovrà guidare gli Apostoli nella loro missione. Ad essi Gesù si era mostrato vivo durante quaranta giorni e dando prova della sua risurrezione aveva parlato loro del regno di Dio. Gesù insiste sulla loro presenza a Gerusalemme. Non devono lasciar la città se non dopo aver ricevuto quel che il Padre ha loro promesso. Gerusalemme è il cuore della storia della salvezza e qui i discepoli devono essere battezzati nello Spirito Santo, riceveranno una forza che li farà essere testimoni in tutto il mondo. Poi Luca descrive l’Ascensione con il linguaggio tipico delle teofanie dell’Antico Testamento e del Nuovo. Gesù scompare e gli angeli annunciano che egli ritornerà così come è scomparso. Luca presenta il fatto in modo molto semplice senza offrire alcuna teologia, cosa che invece fa Paolo nella seconda lettura.
Egli vede Cristo seduto alla destra del Padre. Dio Padre che ha risuscitato Gesù Cristo dai morti, lo ha messo alla sua destra e ha sottomesso a lui ogni cosa. Non solo, ma lo ha anche costituito capo della Chiesa che è il suo corpo, la Chiesa che è il compimento totale di Cristo. La Chiesa è la pienezza di Dio, in essa si attua al massimo la pienezza di Dio che viene a salvare il mondo. La Chiesa è questo luogo privilegiato dell’azione di Dio e di Cristo.
Per quest’anno è stato scelto per la festa dell’Ascensione come vangelo quello di Matteo che conclude presentando il testamento di Gesù prima della sua partenza: «A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra». Gesù si presenta come il «Signore», i discepoli si prostrano per adorarlo e ricevono la loro missione: devono fare discepoli tutti gli uomini, battezzarli e insegnare loro ad osservare i comandamenti. Il racconto si conclude con la promessa di una presenza efficace di Cristo nella sua Chiesa: «e sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo»

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Spesso all’inizio degli Atti ricorre questo accenno agli apostoli e ai discepoli riuniti nella preghiera. Così nel piccolo brano della prima lettura si racconta che i discepoli sono riuniti al piano superiore di una casa, in una piccola comunità, di cui fa parte la madre di Gesù e alcune donne che avevano seguito Gesù durante tutta la sua vita terrena. Sono riuniti assieme nell’attesa dello Spirito della promessa.
Anche la lettura dalla prima lettera di Pietro è breve e descrive il contrasto che sembra esserci tra il vivere dei cristiani nella gioia perché partecipano dello Spirito della gloria e dello Spirito di Dio che riposa su di loro e le prove, le persecuzioni e gli insulti a cui sono sottoposti: «Siate sempre pronti a rispondere a quelli che vi chiedono spiegazioni sulla speranza che avete in voi». È proprio la speranza che permette loro di vivere questo intervallo di tempo nella gioia.
Il vangelo di questa ultima domenica di Pasqua ci fa rileggere la cosiddetta «preghiera sacerdotale di Gesù» o la «preghiera di Gesù per i suoi testimoni». Gesù prega il Padre perché conceda ai suoi discepoli la stessa gloria che ha concessa a lui. Il Padre lo ha glorificato e Gesù ha glorificato il Padre compiendo la missione che gli ha affidato. Gesù ha fatto conoscere il Padre agli uomini. Gli uomini hanno capito che Gesù veniva dal Padre suo e hanno accolto la parola che egli ha comunicato a loro. Essi hanno creduto e ora conoscono il Padre, perciò hanno la vita eterna che consiste proprio in questa conoscenza.
E Gesù conclude la sua preghiera dicendo al Padre che sono proprio i discepoli il segno chiaro della riuscita della sua missione. Perché se la gloria del Figlio è la gloria del Padre che il Figlio ha fatto conoscere al mondo, anche la gloria del Padre è la gloria del Figlio, che si è manifestata nel Figlio, e la gloria del Figlio è la gloria nostra e di tutti i cristiani.
Ora noi cristiani, con la nostra vita e il nostro comportamento di creature nuove, dobbiamo dimostrare al mondo di essere veramente i testimoni della Pasqua del Signore.