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Immagini della nostalgia

Eugenio Borgna


La nostalgia è uno stato d'animo al quale ciascuno di noi non può non andare incontro negli snodi infiniti della sua vita. La nostalgia vive di ricordi, farfalle che sgorgano coloratissime ed effimere dalla memoria, vive di esperienze che hanno segnata la nostra vita, e che ora non ci sono più. Delle tre dimensioni del tempo interiore, il presente del passato, il presente del presente e il presente del futuro, che sant'Agostino ha mirabilmente delineato nelle Confessioni, è il presente del passato a costituire il background tematico della nostalgia. Dalla riflessione sulla nostalgia sgorgano motivi che allargano la conoscenza della nostra vita interiore, della nostra anima e del nostro destino.

Le nostalgie sono infinite

Non c'è una sola nostalgia ma ci sono molte nostalgie, e già l'elencarle ci fa pensare agli sconfinati arcipelaghi delle emozioni che vivono in noi, e che non sempre conosciamo. Ci sono nostalgie dolorose e scarnificanti, nostalgie sognanti e trasognate, nostalgie che fanno vivere, e nostalgie che fanno morire, nostalgie che si nutrono di ricordi lampeggianti di gioia e di tristezza (come ha scritto Georges Bernanos la gioia nasce dalla tristezza), nostalgie di emozioni che davano slancio al cuore, e che ora si sono esaurite, nostalgie che non si cancellano nel corso del tempo, e nostalgie labili ed effimere, nostalgie leopardiane, arcane e fuggitive, che si accompagnano ad ogni stagione della nostra vita, illuminando il nostro cammino con la loro stellare tenerezza, liberandoci dalle aridità nelle quali così facilmente naufragano i nostri cuori affaticati e stanchi.
Queste sono le diverse possibili atmosfere emozionali della nostalgia; ma quali ne sono i contenuti?

I contenuti della nostalgia

La nostalgia (da nostos "ritorno", e algos "dolore") è una emozione complessa, dalle molteplici articolazioni tematiche, nella quale confluiscono esperienze psicologiche e umane diverse. Si ha nostalgia di una persona amata che ora non c'è più, lontana o scomparsa; si ha nostalgia di una stagione della nostra vita che rivive nei suoi perduti bagliori; si ha nostalgia di libri letti al liceo che hanno lasciato sciami di emozioni oggi perdute; si ha nostalgia di una casa che si è lasciata e che, piena di ricordi, continua ad agitare la nostra memoria; si ha nostalgia di paesaggi, la montagna incantata o le onde del mare, che hanno divorato, e continuano a farlo nella lontananza, i nostri sguardi; e, soprattutto, si ha nostalgia della patria perduta: della patria del cuore, i luoghi che hanno visto la nostra giovinezza, o la patria come terra d'origine.
Sono molte le tematiche psicologiche e umane della nostalgia, e dovremmo essere capaci di analizzarle, e di riconoscerle, nella nostra interiorità, ma questo richiede meditazione e riflessione, attenzione e concentrazione, passione e ascolto dei battiti del cuore. Cose utili, queste, in un mondo divorato dalla routine e dalla azione, dalla impazienza e dalla fretta, dalla immediatezza e dalla esteriorità?
Certo, non si può non scegliere fra gli idoli della vita di oggi, e i valori della ricerca, e della conoscenza, delle nostre emozioni, e anche delle nostre nostalgie, che ci consentano di riconoscere quelle degli altri, e di essere loro di aiuto, nella comunione e nella solidarietà. La nostalgia, del resto, sconfina nella tristezza, che è l'anima della malinconia, nella infelicità e nei desideri; e sono, così, emozioni che si intrecciano le une alle altre. Riconoscere in noi, e negli altri, le tracce, e le forme, della nostalgia significa scendere insieme negli abissi della nostra tristezza, della nostra malinconia, della nostra infelicità e delle nostre speranze: delle nostre attese che sono il nocciolo tematico dei nostri desideri. Sì, come nella parola sfolgorante e straziata di Friedrich Hoelderlin, nel suo genio e nella sua follia, tutto è connesso nella vita interiore di ciascuno di noi.

La nostalgia come attesa

I desideri, le attese non si nutrono solo del futuro ma anche del passato: delle cose che sono state, e delle cose che non sono ancora. La nostalgia riempie, così, il tessuto friabile e invisibile dei desideri; nel senso che desideriamo le cose che abbiamo perduto, e che vorremmo riavere.
Nel suo bellissimo romanzo (I quaderni di Malte Laurids Brigge) Rainer Maria Rilke fa dire alla madre del protagonista, Malte, queste parole indimenticabili nel loro fremito leggero e nostalgico: «Ah, Malte, noi ce ne andiamo, e mi pare che tutti siano distratti e indaffarati e non abbastanza attenti quando ce ne andiamo. Come se cadesse una stella filante, e nessuno la vedesse, nessuno avesse formulato un desiderio. Non dimenticare mai di formulare un desiderio, Malte. Mai rinunciare ai desideri. lo credo che non ci siano adempimenti, ma desideri che durano a lungo, tutta la vita, tanto che non potremmo aspettarne l'adempimento». Queste pagine lette già al liceo, e continuamente rilette, intrecciano misteriosamente passato e futuro, memoria e attesa, nostalgia e desiderio.

Nostalgia e rimpianto

Nel delineare i confini tematici della nostalgia non potrei non riflettere sulle sue dissonanze, e sulle sue concordanze, con il rimpianto.
Le camaleontiche figure della nostalgia hanno come loro nocciolo comune il desiderio lancinante, come quello della madre di Malte, di persone, di cose, di luoghi, di stati d'animo perduti, o vertiginosamente lontani, e il ricordo di emozioni arcane e luminose che continuano a vivere in noi ma con il loro timbro di indicibile dolcezza, o di sconfinata tristezza. Le poesie di Giacomo Leopardi, e le Ricordanze in particolare, ci confrontano con i grandi temi della nostalgia: con la memoria e íl drago dell'oblio, con i desideri impossibili e le speranze infrante. La nostalgia vive del passato, e del passato vivono anche i rimpianti, e come distinguere questi da quella? Se il dimorare nel passato riavvicina nostalgia e rimpianti, qualcosa nondimeno li separa. La nostalgia non ha tonalità acute, e dolorose, come quelle che si avvertono nei rimpianti. Si rimpiange qualcosa, una persona cara, un'esperienza umana che ci ha resi felici, nella consapevolezza che l'una e l'altra siano perdute per sempre, e talora ci sentiamo responsabili di quello che è avvenuto. Nel rimpianto c'è un ricordare piangendo: si rimpiange qualcosa che non è più; mentre nella nostalgia sopravvive qualche esile traccia di una attesa, di una speranza, che ridia un senso alle cose perdute. Certo, ricordare cose liete, o cose dolorose, ha a che fare con la memoria e con il cuore che gli antichi ritenevano sede della memoria, e la memoria è il comune doloroso retroterra di ogni nostalgia e di ogni rimpianto.
Queste distinzioni tematiche non sono giochi di parole, stelle filanti inconsistenti, ed effimere, ma ci aiutano a capire meglio quello che noi siamo, e quello che sono gli altri, nella nostra più profonda vita emozionale. Le emozioni dicono quello che avviene in noi, nella nostra psiche, nella nostra interiorità, nella nostra anima, e le emozioni sono forme della conoscenza; ed è necessario allora accoglierle nel nostro cuore e farle riemergere dalla noncuranza e dalla indifferenza che le inaridiscono.
La nostalgia è una di queste emozioni radicali, e nondimeno tende ad essere ignorata, o almeno dimenticata; e non ne andiamo alla ricerca anche se è così significativa, psicologicamente e umanamente, al fine di comprendere le ragioni interiori di alcuni comportamenti nostri e altrui: nelle famiglie, nelle scuole e nelle quotidiane relazioni interpersonali.

Nostalgia e malinconia

Nella condizione emozionale della malinconia, come in quella della nostalgia, si vive del passato, e nel passato, ma in modi diversi nell'una e nell'altra.
Nella nostalgia il passato è rivissuto nella sua lontananza, nel suo fascino stregato e ferito, e nel dolore della perdita, nelle sue luci e talora nelle sue ombre, nelle sue labili aperture al futuro. Nella malinconia, una emozione che ci è molto più familiare, certo, le cose sono diverse: si vive solo di passato, di un passato sempre doloroso e ricolmo di ombre, di un passato che non ha aperture al futuro ed è immerso in colpe lancinanti che non conoscono perdono, di un passato che oscura i ricordi, e li trasforma in una massa indistinta e omogenea, di un passato che, nel deserto delle speranze, ha in sé straziate tentazioni di suicidio. Come ci sono molte forme di nostalgia, così ci sono molte forme di malinconia, e non è giusto fare di ogni erba un fascio, e nondimeno alcune delle tracce tematiche ora descritte si intravedono in ogni malinconia che, quando è leggera e sfibrata, assume connotazioni emozionali non così radicali e non così oscure. Ma è necessario seguire il cammino misterioso, così lo chiama Novalis, che porta verso l'interno della nostra anima e che ci consente di riconoscere, e di distinguere, le nostre emozioni: la nostalgia come la malinconia, l'angoscia come la gioia, la inquietudine del cuore come il rimpianto: le une e le altre contrassegnate da modi diversi di mettersi in relazione con il tempo interiore: con il tempo agostiniano.
La nostalgia della patria perduta Non c'è solo la nostalgia come esperienza delle cose che so-
no state, e ora non sono più, ma c'è anche la nostalgia della patria perduta da cui si è stati sradicati. Quando si entra in contatto con un Paese straniero, e ci si confronta con una fisionomia del mondo radicalmente diversa da quella abituale, la nostalgia si fa acuta e lacerante; e, a questo riguardo, vorrei rimandare alle cose bellissime scritte da Maria Zambrano nei suoi splendidi libri animati da una grande cultura filosofica, e da una alta ispirazione poetica.
Certo, oggi, il fenomeno dello sradicamento, della perdita delle radici, ha assunto dimensioni epocali, e nondimeno la sua comprensione umana e psicologica, storica e sociologica, non può avvenire senza tenere presenti gli sconvolgimenti emozionali che ne conseguono. Ma l'essere sradicati, l'essere immersi in un mondo che ci appare inconoscibile e ostile, è una esperienza che ciascuno di noi può fare nel corso della sua vita, quando si cambia, o si è costretti a cambiare, un luogo amato di residenza, ed è una esperienza che, nutrita di acuta nostalgia, ci consente di riconoscere come in uno specchio le ombre infinitamente più laceranti della nostalgia in esistenze che non hanno più terra, e non hanno più patria.
La storia terribile del Novecento, in Germania, ci ha fatto conoscere sradicamenti che avvenivano con la inesorabile violenza delle prigionie, e che destavano nostalgie laceranti. Dal carcere berlinese di Tegel Dietrich Bonhoeffer, il grande teologo tedesco, ha scritto lettere meravigliose, raccolte in Resistenza e resa, e da una di esse vorrei stralciare queste parole che ci danno un'altra, vertiginosa e indicibile, immagine della nostalgia: (Semplicemente, dobbiamo attendere e ancora attendere, soffrire indicibilmente per la separazione, provare nostalgia fin quasi ad ammalarci – e solo in questo modo manteniamo viva la comunione con le persone che amiamo, sia pure in modo molto doloroso. Un paio di volte nella mia vita ho provato nostalgia (Heimweh); non c'è dolore peggiore; nei mesi che ho trascorso in questa prigione ho avuto alcune volte una nostalgia (Sehnsucht) terribile». Alcuni mesi più tardi la condanna a morte veniva eseguita, Dietrich Bonhoeffer aveva trentanove anni, ma nel nostro cuore le sue parole non moriranno mai nella loro indicibile straziata bellezza: arcobaleni che incrinano le notti oscure dell'anima.

La nostalgia come metafora della vita

La nostalgia fa parte della vita, come ne fa parte la memoria, dalla quale la nostalgia nasce sulla scia dei ricordi, luminosi e oscuri, dolorosi e salvifici, scintillanti e umbratili, che la nutrono. Non c'è vita che non sia attraversata dai sentieri talora enigmatici della nostalgia, e delle sue emozioni sorelle, la malinconia, il dolore dell'anima, il rimpianto, e talora la gioia, l'emozione più eterea e incorporea della nostra vita interiore, e molte sono le forme, alcune le ho descritte, con cui la nostalgia si manifesta nelle sue intermittenze, e nei suoi orizzonti di senso. Andare alla ricerca delle emozioni, delle emozioni perdute, e la nostalgia lo è, non è compito solo di chi si occupa di psichiatria e di psicologia, ma di chiunque viva, chi mai ne è escluso?, nel mare sconfinato delle relazioni umane che non si comprendono nei loro significati se non sono ricondotte alle loro fondazioni emozionali, e razionali. Ma è molto più facile riconoscere le fondazioni razionali dei nostri modi di essere, e di comportarsi, che non quelle emozionali, così camaleontiche, e così fluide, e nondimeno così necessarie nella nostra vita di relazione.

La ragione e la passione

Ci sono le emozioni, e c'è la ragione, e solo nella misura in cui ci siano concordanze, e correlazioni, fra l'una e l'altra, è possibile avvicinarsi ai problemi incandescenti della vita, e questo in particolare nelle famiglie e nelle scuole che sono matrici, o almeno dovrebbero essere, di educazione e di formazione.
Riconoscere il senso, e il valore, delle emozioni, ridare ad esse una radicale dignità conoscitiva dell'anima umana, non significa negare il senso, e il valore, del pensiero. La ragione astratta, la ragione radicalmente de-emozionalizzata, non coglie se non alcuni aspetti del reale, del reale sempre più divorato (oggi) dalla tecnica, e dalla reificazione dell'umano, e questa tesi in anni molto lontani è stata drasticamente sostenuta da Giacomo Leopardi nello Zibaldone. «Ma la ragione non è mai efficace come la passione»; e ancora: «Non bisogna estinguer la passione colla ragione, ma convertir la ragione in passione; fare che il dovere la virtù e l'eroismo ecc. diventino passione».
E infine: «La ragione pura e senza mescolanza è fonte immediata e per sua natura di assoluta e necessaria pazzia».
Le mie riflessioni sono andate alla ricerca di una di queste leopardiane passioni: della nostalgia così facilmente oscurata dalla indifferenza e dalla impazienza, dalla inerzia e dalla noncuranza, e nondimeno così importante nella conoscenza di sé, della nostra vita interiore, e della vita interiore degli altri: delle persone amate, e delle persone che il destino ci fa incontrare in vita.

Una nostalgia senza nome

Da una splendida poesia (Erlebnis) di Hugo von Hofmannsthal mi sembra sgorgare una straordinaria immagine della nostalgia.
La poesia, ne cito la traduzione dalla Antologia della poesia tedesca (Mondadori), è questa: «Una nostalgia senza nome piangeva in silenzio / nella mia anima, voleva la vita, piangeva / come piange chi in una grande nave / con vele gialle, enormi, verso sera / su acque azzurre cupe alla città / passa vicino, alla città natale. Allora vede / i vicoli, ascolta il mormorio delle fontane, sente / l'odore dei cespi di lillà, vede se stesso / bambino, ritto sulla riva, con occhi da bambino / che sono in ansia e vogliono piangere, vede, / per la finestra aperta, luce, nella sua stanza / ma la grande nave lo porta più lontano, / scivolando in silenzio su acque azzurro cupe / con gialle vele, enormi, di foggia straniera».
Le immagini della nostalgia, di una nostalgia che rinasce dalle sconfinate lontananze dell'infanzia, risplendono in questa poesia con una struggente intensità evocativa, e ridestano, vorrei augurarmelo, indicibili risonanze nelle nostre anime che, per vivere, hanno bisogno di emozioni sincere e autentiche.

(Notiziario della Banca Popolare di Sondrio)

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