Un «Ritrovo militare» per far la naia meno amara

Inserito in NPG annata 1986.

 

Mario Delpiano

(NPG 1986-09-12)


Episodi tragici, in questi ultimi mesi, hanno portato alla ribalta un problema grave ed in fondo trascurato dalle istituzioni sociali e ecclesiali: la qualità della vita nelle caserme.
La stampa, l'opinione pubblica, i politici si sono «accorti» di un problema che le tante lettere dalle caserme ai propri cari e agli stessi giornali segnalavano con sempre maggiore frequenza.
C'è da augurarsi che l'operazione «caserme di vetro» lanciata dal ministero della difesa in modo troppo spettacolaristico, con il rischio di far tacere le voci critiche e i problemi reali che queste sollevano, sia solo un inizio di un cambio di mentalità sociale nei confronti del servizio militare.
E a livello di chiesa e di pastorale giovanile?
In questi anni, giustamente, si è fatto un gran parlare dell'obiezione di coscienza. Molte energie pastorali sono state dedicate a questi giovani. E gli altri, quelli che invece hanno deciso di prestare il servizio militare? Nell'insieme si riscontra un grande disinteresse. Prevale l'ignoranza o la delega al cappellano militare.
Pur convinti della preziosità del suo servizio, crediamo che il problema dei giovani militari debba interessare maggiormente le comunità ecclesiali. Che fare?
Rispondiamo concretamente, presentando una esperienza che ha ormai vent'anni e oltre di vita e merita di essere presentata come provocazione per tutti.
A Brescia lo chiamano «Ritrovo militare». Il nome sa di vecchio linguaggio da caserma e anche di ambiente riservato ai militari. Qualcuno, nei suoi venti e più anni di vita, voleva ribattezzarlo l'oratorio dei militari, ma la proposta fu scartata perchè troppo «clericale» e perchè di fatto ci si ritrovano solo giovani militari nel tempo libero assieme ad una decina di animatori dell'Azione cattolica, compreso un prete. Di un oratorio tuttavia ha la struttura: una sala giochi, una stanza per la musica e i relativi strumenti, luoghi per riunioni a gruppi. A diversità dell'oratorio c'è una sala telefoni ben attrezzata che garantisce un minimo di privacy ai giovani che telefonano alle ragazze e alla famiglia. Così almeno non sono costretti a farlo da cabine piazzate alla stazioni o in bar chiassosi e anonimi.

Il primo invito

Al Ritrovo raramente si arriva per caso. In genere non sono neppure gli amici a passare parola. Ci si arriva attraverso un invito ciclostilato e distribuito ai nuovi arrivi dal CAR. L'esperienza dice che i giovani militari appena giunti in città sono disponibili a ogni genere di incontro e giro. L'invito del Ritrovo vuole essere una proposta chiara di aggregazione «alternativa» del tempo libero.
Per passare la naia in fretta, ci sono tanti modi:
- non pensarci
- strisciare il più possibile per avere una licenza
- girare tutte le sere sotto i porltici
- andare alla stazione a vedere i treni che passano
- cercare qualche avventura
- cercare qualche amico per uno spinello
- venire al ritrovo a giocare o a telefonare
- gridare dal camion qualche complimento «pesante» alle ragazze
- farsi una cultura anatomica per avviarsi alla pratica della ostetricia o della ginecologia
- ammazzare il tempo lavorando ad uncinetto
- imboscarsi
- farsi l'hobby delle armi e delle battaglie del secolo
- farsi fotografare da un carro armato con esplosione di fondo
- popolare i cinema ormai in crisi da assuefazione
- dire sempre agli altri: «Pensa alla stecca» e un paio di altre cose che non si possono dire ma che molti pensano.
Ma c'è qualcuno che non si convince a ridurre la sua vita di ventenne in questa acuta creatività e vuol pensare a se stesso, al suo futuro, alla voglia di vivere, ai suoi progetti, ad essere se stesso sempre e dovunque, nonostante la naia. Per tentare questa ricerca e questo scambio tra di noi, ci ritroviamo al Ritrovo.

Gli amici del Ritrovo

Il primo invito è a partecipare ad un pomeriggio a Villa Pace di Gussago alla periferia di Brescia. Un pomeriggio condotto in allegria con l'obiettivo di conoscersi, dichiarare le proprie intenzioni ed obiettivi. La Villa è un luogo tranquillo, casa di incontro per i giovani dell'Azione Cattolica. Un ambiente ecclesiale quindi, ma tutt'altro che bigotto. Incontro interpersonale, clima di massimo rispetto, dichiarazione della propria fede rendono possibile fin dagli inizi un rapporto franco e sincero, senza finalità più o meno subdole.
Gli animatori del Ritrovo e il prete chiariscono quali obiettivi si vogliono raggiungere e li discutono con i giovani, i quali del resto - dato che vengono dal duro periodo del CAR - sentono un intenso bisogno di esprimersi e non sembra vero poterlo fare in modo così libero.
Gli obiettivi vengono esposti e discussi a partire da una analisi della situazione in cui le giovani reclute vengono a trovarsi. Essi sono demotivati rispetto all'insieme della vita militare. Non sanno perchè lo fanno, non riescono a dargli un significato che abbia una certa importanza. La conseguenza è che accettano di vivere questo anno di vita senza alcun progetto, come una parentesi dentro la vita. Per alcuni è ancora peggio: è la vita stessa, quella vera che vivevano a casa loro con gli amici e i parenti, ad essere messa tra parentesi.
La proposta del Ritrovo è riducibile ad un invito: diventare soggetti della propria vita in un momento delicato e di non facile gestione. «La naia è un serpente che morde e lascia sempre il segno». Ovviamente di fronte ad espressioni così crude i giovani reagiscono, ma non ci credono più di tanto. L'importante è che fin dal primo incontro con loro si semina una istanza di riappropriazione critica del periodo militare. Se non si reagisce si diventa succubi.
La forza destabilizzante della vita militare può in questo caso aumentare a dismisura.
I casi di suicidio non sono che espressioni tragiche di tanti drammi. Ma è anche un dramma il fatto che tanti di loro si arrendano passivamente ad uno stile di vita qualunquista, incapace di utilizzare quello che in ogni caso è un anno cruciale nella esperienza personale.
A partire da questa analisi il Ritrovo dichiara i suoi obiettivi.

Gli obiettivi del Ritrovo

Un primo obiettivo è di offrire alle giovani reclute un ambiente accogliente, in tutta la sua attrezzatura e funzionalità, dove non vengono considerate persone da sfruttare, come al bar dove tu devi sempre consumare qualcosa per poterlo frequentare, o persone da tener lontano perchè attaccabriche, sempre pronte a battute salaci verso le ragazze degli altri. Il Ritrovo è aperto a tutti, senza condizioni. È del tutto gratuito. Ci puoi andare quando vuoi e puoi starne lontano quando vuoi. La libertà è massima. È questa una scelta fondamentale, dato che in caserma si soffre di una forte mancanza di libertà e ci si sente soffocati dalla pressione alla conformità.
Il secondo obiettivo è stimolare i giovani a delle relazioni interpersonali gratuite e ad amicizie disinteressate. La caserma crea molta amicizia. Ma non poche volte questa è inquinata dagli interessi reciproci: «Mi servi, perciò diveniamo amici. Così quando avrò bisogno di qualcuno saprò su chi contare». Il Ritrovo offre possibilità di incontrare gli altri in quanto persone, con interessi, idee, opinioni, esigenze di amicizia e riconoscimento.
Un terzo obiettivo è lo sviluppo degli interessi.
Creare amicizia non basta. Il Ritrovo si propone di attivare nei giovani più interessi possibili, seguendo le esigenze tipiche di ogni fascia o generazione giovanile. La vita militare fa mettere tra parentesi i vari interessi e hobbies, rischiando di appiattire se non uccidere la fantasia. Al Ritrovo i giovani possono trovare una sala attrezzata per la musica, con i relativi strumenti, oppure una sala computer in cui apprendere o esercitarsi a questo tipo di macchine, magari guidati da uno di loro che se ne intende e che è felice di mettere a disposizione la sua competenza. Ma esiste anche un campo
di calcio e la possibilità di organizzare tornei e sfide. Allo stesso modo i campi di ping-pong o biliardi sono sempre in funzione. Ultimamente è molto attivo un laboratorio fotografico in cui chi viene può fare i suoi esperimenti e avere la consulenza di un esperto che organizza anche dei corsi per apprendere le regole fondametali della tecnica fotografica.
Si arriva così al quarto obiettivo: la riflessione umana e l'esperienza di fede. Fin dall'incontro a Villa Pace esso viene dichiarato con semplicità, senza raggiri. Del resto la presenza di un prete, il ritrovarsi in un ambiente ecclesiale è già una proposta. Il Ritrovo non vuole essere un luogo di consumo religioso, magari riservato a quella minoranza che nei paesi d'origine faceva parte di un gruppo e associazione giovanile ecclesiale.
L'esperienza, soprattutto in questi ultimi anni, dice che la vita militare, per diversi motivi - dalla lontananza dalla famiglia e dalla propria ragazza al molto tempo da occupare nel pensare a ciò che essa «concede» - è un periodo in cui con facilità affiorano le domande fondamentali della vita. Affiorano in modo povero, quasi sempre soffocato dalla routine quotidiana cui ci si abbandona. Sono in molti a riconoscere, nelle chiacchierate al Ritrovo, che si fanno domande sulla vita e sul suo significato, su Dio e sulla fede che in altri momenti non si facevano. Manca loro tuttavia il linguaggio per dire e pensare con calma a queste domande. Se non si ritrovano in gruppo, fuori della caserma, in un ambiente che ispiri fiducia e dialogo, questi interrogativi non emergono a sufficienza e, soprattutto, non trovano molte risposte.
A partire da questa convinzione il Ritrovo si propone di offrire spazi, tempi, occasioni per riflettere sulla vita, ben distinguendo tra riflessione umana e riflessione di fede. La distinzione, anche se all'atto pratico non tiene, perchè è normale in una discussione fra giovani passare da una riflessione umana ad una di fede e dalla meditazione del vangelo tornare ai problemi di ogni giorno, ha portato ad organizzare due serate diverse di incontro. Al martedì ci si incontra su problematiche umane e al giovedì, per coloro che sentono di poter e voler accedere a questa esperienza, per una riflessione di fede con l'aiuto di una pagina di vangelo o di una traccia di lavoro in preparazione al Natale o alla Pasqua o per rintracciare il punto di vista evangelico su problemi cruciali della vita dell'uomo. La proposta di incontrarsi per una riflessione di fede viene in ogni caso rivolta a tutti, come in questo messaggio all'inizio della Quaresima.
Il tempo della «naia» ha le sue preoccupazioni, la sua vita, la sua potente esigenza di mandare tutto al diavolo, di sospendere ogni riflessione finché tutto sia finito. Diventa spesso un pericoloso «vuoto» nella propria vita che non può non lasciare un segno.
È un tempo che ci fa patire e dal quale non vogliamo farci sommergere.
C'è un altro tempo che i cristiani chiamavano Quaresima, che tutti pensano come qualcosa che si finge di viola, col colore dei giorni mesti, con la caratteristica di un sacrificio senza senso.
È un tempo che non ci interessa.
Ma c'è voglia di crescere, di non fermarci a quelle quattro cose che tutti ci dicono, di pensare a qualcosa che non sia «la stecca, la licenza, l'avventura», di cambiare modo di pensare, di uscire dal giro, di trovare chi siamo.
Per questo occorre inventare un tempo.
In questo mese di marzo al Ritrovo Militari vogliamo trovare questo tempo.
Ci vediamo mercoledì alle ore 20 per cominciare. Se hai delle idee chiare, ogni sera alle ore 20 ci troviamo a orientare le nostre antenne su qualche onda nuova.
Arrivederci.

Il pubblico del Ritrovo

Ogni sera si incontrano al Ritrovo, aperto dalle 18,30 alle 22,30, una cinquantina di militari. Può sembrare strano, ma il pubblico è costituito in gran parte da giovani che fino a quel momento hanno avuto poco o niente a che fare con la chiesa e le associazioni ecclesiali, una volta terminata, ma non sempre, l'iniziazione alla vita sacramentale. Per molti l'ultimo ricordo ecclesiale è la prima comunione. Diversi devono ancora fare la cresima. Più raro è incontrare giovani che arrivano dall'Azione Cattolica o da Comunione e Liberazione.
La presenza di un pubblico che finora ha vissuto «lontano» dalla chiesa non è casuale. Il fatto stesso che si tratti di un «ritrovo» e non di un «oratorio», che non venga considerato un centro di pastorale
giovanile, crea fiducia e disponibilità in tutti. La gran parte dei giovani, tuttavia, non ha preclusioni nel momento in cui si rendono conto che si tratta di un ambiente in qualche modo ecclesiale. Solo sono attenti a che non ci siano secondi fini, venga rispettata la libertà di coscienza, si dia spazio a tutte le idee e opinioni in campo di fede e di morale.
Al Ritrovo vengono solo i militari.
Questo fa soffrire molto i giovani. Ma non sembra possibile altrimenti.
Per un certo periodo si è cercato di invitare ragazze e ragazzi dei gruppi ecclesiali, con l'intenzione di creare un luogo di incontro tra giovani della città e militari. All'atto pratico l'inizitiva si è rivelata problematica, perchè un vero gruppo al Ritrovo non è possibile in quanto il ricambio dei militari è continuo, man mano che il periodo di servizio finisce. Del resto i militari non possono garantire una presenza continua nè assicurare che in una data serata ci saranno. E poi alle feste di Natale e Pasqua essi tornano giustamente nei loro paesei. Ai giovani della città toccava invece il compito pesante di sempre nuove amicizie, ripetizione delle stesse attività con nuove persone. Non si può salutare i partenti ogni tre mesi e cominciare da capo. È già faticoso per gli animatori e per il prete, immaginiamo per i giovani che si legano affettivamente. La stessa presenza delle ragazze creava non poca sofferenza agli uni e alle altre.
I rapporti rischiavano di stabilirsi in modo ambiguo e sfuggevole.
Si è preferito discutere chiaramente il problema con i giovani, per arrivare alla conclusione che la vita militare ha dei limiti precisi e duri anche nel tempo libero, perchè non è fattibile una esperienza allargata che comprenda rapporti con la vita sociale della città, soprattutto con i giovani e le ragazze all'intorno di un gruppo al Ritrovo. È preferibile rendersi conto dei limiti con onestà e trovare le strade per sopportarli.

I rapporti con l'esercito

Il Ritrovo svolge una funzione «critica», ma non è «contro» l'esercito nè, soprattutto, contro i giovani che hanno scelto la vita militare.
Gli animatori del Ritrovo nutrono profondo rispetto per chi ha deciso di prestare servizio militare. Attualmente al centro lavora anche un obiettore di coscenza. Il lavoro con i militari di leva è molto stimolante. A lui si chiede do offrire materiale di riflessione e orientamento rispetto ai problemi della pace e della guerra, delle armi e della violenza, ma non di frustare chi ha preferito andare sotto le armi.
Verso le caserme e il tipo di vita che vi si conduce, non si può non essere critici. Anche l'operazione «caserme di vetro» ultimamente lanciata dal ministro Spadolini fa pensare più ad una politica dello spettacolo che all'inizio di una vera riforma dello stile di vita dentro le caserme. Fra l'altro, cosa significa caserma di vetro per i giovani che hanno le famiglie a 900 chilometri e non vanno a casa da 70/80 giorni?
I giovani nelle caserme sono fondamentalmente abbandonati a se stessi. Per soccombere uno dovrebbe riuscire a dare una qualche motivazione all'anno di servizio militare. Ma chi si preoccupa di proporre o stimolare una qualche motivazione? Ora, senza motivazione ci si indebolisce interiormente, fino ad arrivare al suicidio, che non sempre è di tipo fisico. Del resto anche il fenomeno del nonnismo va visto in questo quadro, come una forma di controllo reciproco, permesso e forse voluto, per dare un minimo di organizzazione sociale ad un ambiente. All'esercito, a parte le critiche antimilitariste, sembra mancare un minimo di progettualità e di valorizzazione delle forze umane e delle loro coscienze.
Consapevoli di questo, gli animatori del Ritrovo continuamente devono riproporsi una alternativa: aiutare i giovani a contestare le caserme o aiutarli ad integrarsi? La risposta non è facile. Gli animatori in fondo non la danno; tocca ai giovani fare delle scelte. Quel che il Ritrovo si propone è di aiutarli a prendere coscienza dei loro diritti, a non arrendersi ad una vita che li prostra interiormente e ne abbassa continuamente le attese. Il Ritrovo vuole formare coscienza e non dare troppe soluzioni.
Per queste sue scelte il Ritrovo è spesso sotto osservazione da parte dei superiori militari. Per una quindicina d'anni è sempre stato tenuto sotto controllo. Non ci sono mai stati tuttavia interventi diretti contro. Al massimo qualche rimostranza inoltrata al vescovo.
Dire pane al pane e dunque parlare con i giovani dei loro diritti dentro le caserme, farli riflettere sui messaggi che direttamente o indirettamente ricevono, tentare di scalfire (anche se con ben pochi risultati) la struttura militare, richiedono un prezzo ed il Ritrovo è sempre pronto a pagarlo.
Ma non fino al punto da far dichiarare da parte delle autorità militari che il ritrovo è «zona off», cioè luogo in cui è proibito entrare. In questo caso tutta la fatica sarebbe inutile. Farebbe del Ritrovo e dei suoi animatori dei martiri, ma abbandonerebbe i giovani a se stessi.
Del resto non si vuol essere teneri neppure con i giovani. A loro si ripete che nessuno, neppure l'esercito, è in grado di uccidere la loro dignità e coscienza, se essi sono attenti ad alimentarla con pazienza. La vita personale va gestita anche durante la naia. In fondo la vita militare è uno spaccato, limitata fin che si vuole, della vita sociale di cui, anche se in forma esasperata, riproduce i rapporti di comando, sudditanza, i legami interpersonali, le leggi da osservare, la scarsa considerazione dei singoli. La caserma offre in piccolo quel che la vita, forse, offre in grande. Queste affermazioni non piacciono ai giovani. Essi, nei primi mesi di militare, le contestano, perché tendono a considerare, come si diceva, questo anno di vita come una parentesi. In realtà dentro la caserma, anche se non vogliono, mettono in atto una serie di atteggiamenti e comportamenti non dissimili da quelli da «borghesi» e ne apprendono altri che poi utilizzeranno nel futuro. Di qui l'insistenza per una verifica degli atteggiamenti con cui vivono in caserma e nel tempo libero.
La riflessione umana e di fede
Fin dal primo approccio con i nuovi viene dichiarato che un obiettivo fondamentale è aiutarli a riflettere sulla vita e le sue domande, assumendole come interrogativi di ricerca umana e di fede.
La disponibilità alla ricerca, come si è già detto, è intensa e sincera in questi ultimi anni. Il lato serio e i risvolti profondi della vita sembrano attirare le ultime leve più di quelle degli anni precedenti.
Sembra esserci minor fuga nel qualunquismo e nella droga, anche se questi sono sempre in agguato. L'ondata di droga nelle caserme, almeno a Brescia, sembra tramontata.
Il Ritrovo offre occasioni di ricerca, dialogo di gruppo, riflessione non precostituita. Offre un linguaggio e un vocabolario sempre più ricco, un metodo di lavoro centrato sulle tecniche di animazione e dunque anche sui linguaggi non verbali.
Tecniche di lavoro come quella della metafora, del Philips, del disegno e cartellone di gruppo permettono a tutti di interagire ed esprimersi con facilità. L'importante è che gli animatori sappiano utilizzare le tecniche a servizio di un problema, di una domanda, di una proposta con cui confrontarsi.
Da sempre si distinguono due tipi di incontri: quelli aperti a tutti e quelli per chi desidera anche una riflessione di fede. Attualmente il primo incontro avviene al martedì ed il secondo al giovedì. Le tematiche sono occasionali, ma a volte ci si immerge a lungo in un tema per diversi incontri. Nei momenti forti dell'anno liturgico la proposta è più organica e concatenata, in modo che sia un cammino di catechesi e di preghiera.
Gli incontri durano due ore, a volte tre. Può sembrare un tempo eccessivo, ma non lo è se si tiene conto che vengono utilizzate tecniche di lavoro che sollecitano tutti a dire la loro, confrontarsi in gruppo ed in assemblea, preparare sintesi verbali o dei cartelloni, fare montaggi di diapositive.
Le discussioni sono in genere sincere e stimolanti. Proprio perchè i giovani non vengono solitamente da ambienti ecclesiali, il loro linguaggio è fresco spontaneo. Le loro reazioni non sono mai scontate, come in troppi gruppi parrocchiali. Prevale un clima di libertà, ricerca, rispetto, pluralismo che si trasforma in una esperienza umana e di fede avvincente.
Le tematiche affrontate sono anzitutto quelle relative al come vivere la vita militare: cosa pensare del servizio militare e dello stile di vita che propone, come passare il tempo libero, quali rapporti stabilire con i colleghi, come continuare l'amicizia con le proprie ragazze. Molte volte i problemi sono occasionali. Così un momento importante per il Ritrovo è stato cercare di comprendere la missione di soldati italiani in
Libano, al di là di una certa stampa spettacolaristica e dei bollettini dell'esercito. Allo stesso modo l'esperienza di aiuto ai terremotati è stata l'occasione per ritrovare contatto con una serie di valori umani nascosti «dentro» la vita militare.
La proposta di fede raramente è rifiutata dai giovani, se avviene in un modo rispettoso della libertà e come risposta agli interrogativi che si portano dentro. Una particolare attenzione viene data a quanti desiderano prepararsi alla cresima. Molte volte sono giovani con una socializzazione religiosa molto debole e poveri di vocabolario e linguaggio di fede.
Ma proprio in loro affiora spesso un humus religioso di fondo, presente ma inesplorato. Collegandosi ad esso è facile arrivare a una proposta di fede che sia loro accessibile.
La catechesi tende a trattarli da adulti che vogliono ripensare la loro fede, più che a persone che intendono regolare i conti con la istituzione ecclesiastica e la sua iniziazione alla fede.
Perché il loro cammino di fede sia anche una esperienza ecclesiale, la preparazione alla cresima prevede che i giovani si incontrino, oltre che tra di loro, anche con gli altri adulti che in città e in diocesi si preparano a tale momento.

Una spinta per una nuova attenzione ai militari

Il Ritrovo non vuole esser solo centro di animazione per quanti prestano servizio militare, ma anche per la pastorale giovanile diocesana e parrocchiale, affinché faccia spazio ai problemi dei giovani in partenza oppure sotto le armi.
In questi anni le diocesi e le parrocchie si sono fondamentalmente disinteressate dei giovani militari. Al Ritrovo lo si riscontra continuamente chiacchierando con gente proveniente da tutta Italia. I giovani non vengono preparati alla vita militare e invece, soprattutto questa generazione «fragile» e «frammentata», ne avrebbe un gran bisogno. Il Ritrovo da anni rilancia questo problema a livello di parrocchie e di diocesi, chiedendo che sui 17/18 anni, cioè prima della visita di leva, si prospetti a tutti i giovani il servizio civile, il volontariato nel terzo mondo, magari in organizzazioni missionarie. Dopo che i giovani hanno fatto la scelta del servizio, alla comunità si chiede che discutano con loro i problemi verso cui vanno incontro: situazione di dipendenza economica, impossibilità di esprimere le proprie idee, sensazioni di inutilità e improduttività, mancanza di libertà nell'uso del proprio tempo, possibilità di entrare in contatto con giovani con diverse esperienze (nord/sud, atei, studenti/lavoratori...), possibilità di partecipare ad azioni di guerra, l'uso del tempo libero, il nonnismo e lo strisciare per avere licenze, la separazione dalla vita sociale corrente, l'evoluzione della propria fede e il rischio di abbandonare un clima di preghiera e di incontro personale e comunitario con Dio...
Attualmente al Ritrovo, come si è detto, è presente un obiettore di coscienza, al quale i giovani in attesa di chiamata possono rivolgersi per chiarimenti sui propri diritti e doveri in caserma, informazioni tecniche sulla vita militare, possibilità di sostegno e punto di riferimento lungo il servizio militare.
Come le parrocchie devono farsi carico dei loro giovani che partono per il servizio militare, così devono interessarsi a quelli che vengono ospiti nell'ambito del proprio territorio pastorale.
L'impressione è che la cura pastorale dei giovani di leva venga del tutto delegata ai cappellani militari. Il fatto che questo risulti anche dai documenti ufficiali della chiesa, che ha assegnato i militari ad una sorta di diocesi extraterritoriale, non fa che accentuare alcuni problemi che al Ritrovo vengono discussi e ridiscussi tra gli animatori e con gli stessi giovani. La conclusione di queste discussioni è che le parrocchie e le diocesi che ospitano migliaia e migliaia di giovani non possono far finta che questi non esistano e che nel tempo libero affollino le strade e i bar delle loro città e paesi. Troppo spesso la chiesa locale emargina i giovani militari, così come li emargina la società civile.
I cappellani dentro le caserme svolgono un ruolo prezioso, oggi soprattutto, visto che hanno messo da parte (almeno di solito) i gradi e le stellette e si sono messi a contatto dei giovani offrendo una grande solidarietà amicizia, stimolazione umana e di fede. Ma come dimenticare le difficoltà che essi incontrano nello svolgere la loro missione? Si pensi anche solo al fatto che sono a contatto con centinaia di giovani contemporaneamente e che questi vengono sostituiti ad altri nel volgere di pochi mesi.
Il Ritrovo, così come è pensato dai suoi animatori, non è contro il lavoro dei cappellano, anzi. Semplicemente è un lavoro pastorale diverso: quello appunto a cui le diocesi e le parrocchie non possono sottrarsi.
Consapevole di questa scelta, il Ritrovo è attento a rimanere collegato con l'esperienza diocesana nel suo insieme. Non solo è espressione dell'Azione Cattolica, usufruisce di locali messi a disposizione da una parrocchia ed è finanziato dal contributo personale di un sacerdote della città, ma soprattutto esprime un servizio della chiesa bresciana attraverso i tanti animatori che in questi anni si sono succeduti. Esso è luogo di protagonismo laicale dentro la chiesa a servizio dei giovani e della società.

La centralità degli animatori laici

Sono gli animatori laici, come si è visto, a creare clima e ambiente, in collaborazione con un sacerdote a cui vengono riservati alcuni compiti, soprattutto per quel che riguarda l'animazione delle riunioni e dei momenti specificatamente religiosi, come riflessione sul vangelo, la liturgia e la preghiera.
Animare il ritrovo, aperto ogni giorno dalle 18.30 alle 22.30 (tranne la domenica) è faticoso. Richiede una presenza continua di almeno due animatori. Qualche animatore, ormai adulto ha speso anni della sua vita perché questo servizio, forse neppure molto riconosciuto, potesse avere luogo.
Come ben si capisce, molti messaggi e scambi avvengono nella routine quotidiana tra giovani militari e animatori. Di questo gli animatori sono convinti, al punto che per loro creare «ambiente» conta quanto trovarsi in una stanza a leggere una pagina di Vangelo, e la pastasciutta tutti insieme non ha meno significato di una discussione sui problemi della vita.
Va anche detto che gli animatori sono molto attenti a valorizzare la figura e il ruolo del prete, anche se questi non può essere sempre presente al Ritrovo. Se tanti problemi personali dei giovani vengono affrontati direttamente dagli animatori, a volte, quando è necessario, essi aiutano il giovane a sfogarsi, discutere e (perchè no) confessarsi con il prete.
Gli animatori non sono solo degli organizzatori. La loro qualità maggiore sta nella capacità di intuire i problemi delle persone, le ansie e difficoltà, la disponibilità o meno alla collaborazione. Molti di loro sono ormai molto capaci nel mettere i giovani a loro agio con poche battute, creando le premesse perché si tolgano la maschera con cui si presentano e parlino con tranquillità di tutti i problemi. Di particolare aiuto è la capacità di dialogo per quel che riguarda i problemi affettivi e morali in cui i giovani sono coinvolti.
La capacità di amicizia è dimostrata da un fatto molto curioso. Sono diversi i giovani che finito il militare e tornati alle loro famiglie e occupazioni scrivono agli animatori, per raccontare i loro problemi e le loro scelte, per ripensare la stessa esperienza militare, per tirare le conclusioni del cammino umano e di fede percorso al Ritrovo. Ogni tanto alcuni di loro ripassano a trovare gli animatori. Tipico è che alcuni nel loro viaggio di nozze programmano una tappa a Brescia, dove vengono accolti con calore e viene loro offerta la possibilità di trascorrere qualche giorno. Numerose lettere segnalano la nascita dei figli o la morte di persone care.
Agli animatori arrivano innumerevoli inviti a passare le vacanze nei paesi dei militari. Da anni, il prete ed un animatore, durante le vacanze si riservano una decina di giorni per andare a trovare in giro per l'Italia giovani militari, alcuni dei quali ormai sposati e con figli.
A tutti quelli che sono passati al ritrovo e che ne hanno fatta richiesta viene inviato annualmente un giornalino, con notizie, commenti, ricorrenze. Un litografato molto semplice, che serve a ricordare ai tanti amici un'esperienza umana e di fede ricca e significativa. Più che un ricordo per molti, il giornalino è il riaggancio a un momento duro della vita in cui sono riusciti a fare scelte umane e di fede che danno significato alla vita anche ora che sono sposati e hanno dei figli.

Ritrovo militare - Via della Rocca, 14 25100 Brescia - Tel. (030) 53182.