Il testimone

Dietrich Bonhoeffer

Una fede a caro prezzo

Grazia a caro prezzo: è una delle formule più note di Dietrich Bonhoeffer, il pastore e teologo luterano ucciso nella prigione di Flossenbürg il 9 aprile 1945, a pochi giorni dalla fine della guerra, con l'accusa di aver partecipato alla congiura contro Hitler che portò all'attentato fallimentare del 20 luglio 1944. Grazia a caro prezzo deve essere secondo Bonhoeffer la salvezza cristiana che, proprio perché dono gratuito e immeritato, esige da parte dell'uomo una risposta generosa in termini di obbedienza a Dio e di sequela di Cristo. Il concetto di Bonhoeffer ha una forte carica polemica: egli afferma che la Chiesa luterana si è adagiata nella certezza che i credenti sono salvati, che la misericordia di Dio è infinita e che è possibile sempre attingere a questa salvezza come una riserva inesauribile di perdono. Per Bonhoeffer questa è la salvezza a buon mercato, la salvezza che non costa nulla e che si è certi di ottenere senza pagare niente. Bisogna invece saper ricambiare con generosità la salvezza che si è ricevuta, proprio perché non abbiamo meritato di riceverla. L'atteggiamento giusto da parte del credente dovrebbe essere quello di rispondere all'immeritata grazia di Dio con un amore più radicale per i suoi comandamenti e per la chiamata di Cristo, senza tirarsi indietro e accettandone tutti i rischi.
In Sequela, il testo in cui mette a fuoco questo concetto, Bonhoeffer scrive: «Grazia a caro prezzo è il tesoro nascosto nel campo, per amore del quale l'uomo va a vendere con gioia tutto ciò che aveva; la perla preziosa, per il cui valore il mercante dà tutti i suoi beni; la signoria regale di Cristo, per amore del quale l'uomo strappa da sé l'occhio che lo scandalizza; la chiamata di Gesù Cristo, per cui il discepolo abbandona le reti e si pone alla sua sequela. Grazia a caro prezzo è il Vangelo, che si deve sempre di nuovo cercare, il dono per cui si deve sempre di nuovo pregare, la porta cui si deve sempre di nuovo bussare» (D. Bonhoeffer, Sequela, Morcelliana, Brescia 1997, p. 29). Il contesto storico in cui prende forma il concetto della grazia a caro prezzo è uno dei più inquietanti della storia del Novecento. Proviamo a descriverlo traendo spunto dal bel libro di Frédéríc Rognon, Bonhoeffer, un cristiano autentico pubblicato recentemente dalle Edizioni Qiqajon della Comunità di Bose (2013).
In Germania, l'avvento del nazismo ha provocato la spaccatura della Chiesa protestante in due parti: da un lato vi sono i cristiani tedeschi che giudicano l'avvento del nazismo come una sorta dí "epifania", condizionati come sono dal timore del comunismo rivoluzionario e dalla speranza che Hitler ristabilisca la situazione economica e sociale, restituendo dignità al popolo tedesco umiliato dai Trattati di Versailles. Forti di questa convinzione, i cristiani tedeschi si affidano a una radicale supervisione del regime nazista sulle attività della Chiesa. Dall'altra parte vi è la Chiesa confessante che proclama, al contrario, l'assoluta signoria di Gesù Cristo sulle coscienze e respinge quindi ogni tentativo di controllo da parte dello Stato. Nel 1933, ventisei Chiese regionali su ventinove sono rette da delegati che appartengono ai cristiani tedeschi. Hitler, al fine di unificare il protestantesimo tedesco e metterlo sotto il controllo del regime, fa eleggere il vescovo nazista Ludwig Miiller come vescovo generale del Reich. Nel frattempo, il sinodo di Prussia promulga il cosiddetto "paragrafo ariano" che esclude dal corpo pastorale ogni persona che abbia ascendenti ebrei, mettendosi così al passo con le leggi dello Stato che escludono gli ebrei dalle funzioni pubbliche. Anche la Chiesa confessante si organizza. Nel sinodo di Barmen (maggio 1934) pubblica una Dichiarazione teologica che può essere considerata l'inizio della resistenza spirituale al nazismo. Ispirata dal teologo Karl Barth, la Dichiarazione afferma che Gesù Cristo è l'unico dono di Dio, che regna su tutta la nostra vita, e rigetta «la falsa dottrina secondo cui vi sarebbero settori della nostra vita nei quali non apparterremmo a Gesù Cristo, ma ad altri signori».
Dietrich Bonhoeffer si schiera dalla parte della Chiesa confessante, decidendo di contribuire in prima persona alla formazione dei futuri pastori. Egli fonda un seminario pastorale clandestino a Zingst, sul mar Baltico, trasferendosi successivamente a Finkenwalde, presso Stettino, dove elabora il testo di Vita comune e di Sequela. Quando il seminario di Finkenwalde viene scoperto e fatto chiudere, Bonhoeffer non si dà per vinto. Si reca nella Pomerania orientale, in un distretto ancora fedele agli orientamenti della Chiesa confessante, e ottiene che diversi giovani seminaristi siano assegnati alle parrocchie del luogo come tirocinanti. Ma è soltanto una copertura, perché di notte i giovani si ritrovano di nascosto con lui per proseguire la loro formazione.
Potrebbe bastare questo per tratteggiare l'aspetto della figura di Bonhoeffer che qui ci interessa. Coerente con gli insegnamenti del Vangelo, Bonhoeffer non scende a compromessi con il regime nazista: sceglie di obbedire a Cristo e a Cristo solamente. Tutto questo comincia già a costargli abbastanza caro. Molti oppositori del regime sono già stati imprigionati. Il pastore Niemedler, guida spirituale della Chiesa confessante, è stato arrestato. Karl Barth è stato espulso e rimandato in Svizzera. Alcuni pastori vengono anche assassinati. Lo scoraggiamento si impadronisce dei più temerari e numerosi sono quelli che abbandonano la Chiesa confessante e prestano giuramento a Hitler, come viene loro imposto. A questo punto, Bonhoeffer ha l'opportunità di compiere un viaggio negli Stati Uniti dove potrebbe effettivamente mettersi in salvo. Dentro di sé deve affrontare una lotta durissima. Con la Bibbia aperta sotto gli occhi, Bonhoeffer sceglie di ritornare in Germania: il suo posto è accanto al suo popolo, costi quel che costi. Ha inizio così la parabola sacrificale di Dietrich Bonhoeffer.
Allo scoppio della guerra, Bonhoeffer non può in coscienza accettare di combattere nell'esercito tedesco. Resta coerente con le convinzioni pacifiste maturate negli ultimi anni: la guerra è un male, anche se combattuta per il proprio Paese. Tuttavia, di fronte alle mutate condizioni politiche, il pacifista Bonhoeffer non esita a rivedere il suo pensiero circa il comandamento di non uccidere. Si domanda se un cristiano, e più ancora un pastore, possa limitarsi a seppellire le vittime di un regime criminale o non debba piuttosto impedire, per quanto gli è possibile, che quel regime compia tranquillamente i suoi assassinii. Paragona la sua posizione a quella di un uomo che osserva un conducente d'autobus impazzito che travolge i passanti: deve un pastore limitarsi ad assistere le vittime agonizzanti o non piuttosto tentare a tutti i costi di saltare sull'autobus e fermare il conducente impazzito? Di fronte a Dio non si può restare spettatori del male. Così facendo sidiventa suoi complici. Bonhoeffer non ha paura di mettere in discussione uno dopo l'altro i tabù etici e religiosi che gli darebbero la sicurezza di agire in pace con la propria buona coscienza. Infrange per primo il tabù della disobbedienza alla propria nazione perché rifiuta l'arruolamento nell'esercito. Riflette poi sulla scelta pacifista radicale: quando si tratta di un feroce dittatore, il rifiuto dell'omicidio può significare non aver fatto abbastanza per salvare vittime innocenti. Incamminandosi per questa strada, Bonhoeffer si trova sempre più solo. Nessuno lo può sostenere nei suoi conflitti di coscienza e nelle gravi decisioni che deve prendere.
proprio ín questi anni che ha modo di scriver., re l'Etica, opera in cui elabora una concezione dell'etica cristiana diversa da quella che aveva espresso, ad esempio, in Sequela. Mentre in Sequela aveva scritto che il cristiano deve rimanere fedele ai principi evangelici sempre e comunque, nell'Etica riflette sul cristianesimo come fede incarnata nella storia e afferma che, in virtù dell'incarnazione del Verbo, il cristiano deve sempre confrontarsi con le situazioni concrete in cui si trova. Mai gli sarà data una regola di condotta valida per tutte le circostanze e mai potrà evitare di assumersi di volta in volta la responsabilità personale delle proprie scelte. Il cristiano non può cercare rifugio in principi assoluti, tantomeno in ricette già scritte: in ogni circostanza deve poter scegliere ciò che è giusto di fronte a Dío, senza temere di rischiare. È così che, sfruttando le sue conoscenze, decide di farsi assumere nel servizio di controspionaggio dello Stato maggiore dell'esercito (Abwehr) evitando di partire per il fronte. Questa sua decisione ha alle spalle un altro motivo: nell'Abwehr si sta organizzando la resistenza segreta al regime nazista che molti generali vedono ormai come un pericolo per la sopravvivenza della Germania. Bonhoeffer diventa un membro attivo della lotta al regime: compie diversi viaggi all'estero per prendere contatto con gli alti rappresentanti delle Chiese protestanti, allo scopo di convincere gli Alleati che non tutta la Germania è favorevole a Hitler. Il progetto dell'Abwehr è di abbattere il regime dall'interno, formare un nuovo governo e stipulare una pace non umiliante con gli Alleati. Questi però non si fidano.
Dopo quattro anni di servizio all'Abwehr facendo il doppio gioco, il 5 aprile 1943 Bonhoeffer è arrestato dalla Gestapo. L'accusa è di essersi sottratto intenzionalmente al servizio militare e di aver partecipato a un'operazione per mettere in salvo alcuni ebrei in Svizzera. Le accuse sono fondate, ma ancora non riguardano la congiura che evidentemente non è stata scoperta. Bonhoeffer trascorre gli ultimi due anni della sua vita nelle prigioni del Terzo Reich, dove scrive quelle lettere ricche di intuizioni teologiche che l'amico Bethge pubblicherà dopo la sua morte con il titolo di Resistenza e resa. Fino all'ultimo spera di poter ritornare a casa, riabbracciare i suoi genitori e sposare la sua fidanzata. Solo quando sa che l'attentato del 20 luglio 1944 è fallito e che centinaia di persone coinvolte nella congiura sono state arrestate o costrette a darsi la morte, comprende che è giunta anche la sua ora. Gli viene tolta, infatti, ogni possibilità di comunicare con l'esterno e perde tutti i contatti con gli amici, i parenti, la fidanzata, che lo cerca disperatamente nelle prigioni del Reich. In mezzo alla "notte oscura" della prigionia, si domanda se non abbia buttato al vento la sua vita. Non sta forse chiudendo la sua parabola terrena con un clamoroso fallimento? Ma invece di lasciarsi andare all'angoscia e alla disperazione, Bonhoeffer comprende che la condizione ín cui si trova è il caro prezzo che ha scelto fin dall'inizio di pagare per seguire il Vangelo di Gesù Cristo. Dopo aver rinunciato alla sicurezza personale, ai progetti di matrimonio, alla carriera di pastore, è costretto a rinunciare anche alla vita. Egli tuttavia sente intorno a sé la presenza di "forze buone" che lo sostengono anche nell'ultima ora, quella decisiva. Lo testimoniano questi versi scritti alla fidanzata e divenuti poi un cantico molto noto nelle Chiese tedesche con il nome di Cantico di Bonhoeffer: «Quando su di noí discende il silenzio profondo / oh, lascia che udiamo quel timbro pieno / del mondo, che invisibile s'estende intorno a noi / da tutti í figli tuoi canto alto dí lode. / Da forze buone, miracolosamente accolti / qualunque cosa accada, attendiamo confidenti. / Dio è con noi alla sera e al mattino / e stanne certa, in ogni nuovo giorno». Oggi, il nome di Bonhoeffer è scritto nell'albo dei martiri cristiani del Novecento.
(Bruno Meucci)