La questione di Dio

nel Magistero

di Benedetto XVI

Stanisław Ryłko


1. Papa Benedetto XVI è un grande maestro della fede che ci aiuta a non perdere mai di vista ciò che è veramente essenziale nella vita. È un grande teologo affascinato dal mistero di Dio e, al tempo stesso, un osservatore estremamente acuto del mondo odierno, così complesso e ambiguo. Il Santo Padre è un uomo dotato di una straordinaria capacità di individuare e di chiamare per nome le sfide più scottanti lanciate dalla post-modernità ai cristiani.
Uno dei temi-cardine del ricco Magistero di Benedetto XVI è, senza dubbio, la questione di Dio e la centralità di Dio nella vita dell’uomo. Nel suo libro “Gesù di Nazaret” ha formulato una domanda sorprendente nella sua semplicità: «Che cosa ci ha portato Gesù veramente?» Ed ha risposto: «Ha portato Dio /.../ ora noi conosciamo il suo volto, ora noi possiamo invocarlo. Ora conosciamo la strada che, come uomini, dobbiamo prendere in questo mondo. Gesù ha portato Dio e con Lui la verità sul nostro destino e la nostra provenienza /.../ Solo la nostra durezza di cuore ci fa ritenere che questo sia poco. Sì, il potere di Dio nel mondo è silenzioso, ma è il potere vero, duraturo. La causa di Dio sembra trovarsi continuamente in agonia. Ma si dimostra sempre come ciò che veramente permane e salva».[1] La questione di Dio è quindi per l’uomo centrale e decisiva.
Nel suo discorso programmatico di inaugurazione del Pontificato, Benedetto XVI ha parlato di diversi deserti del nostro mondo e ne ha evidenziato uno in particolare: «Vi è il deserto dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell’uomo. I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi».[2] Ecco, dunque, il vero dramma dell’umanità odierna che il Papa descrive in vari modi: “strana dimenticanza di Dio”, “esclusione di Dio”, “rifiuto di Dio”, “assenza di Dio”, “eclissi del senso di Dio”, “nuovo paganesimo”. La sua diagnosi sul nostro mondo alle soglie del terzo millennio, è molto chiara: «Il vero problema del nostro tempo è la “crisi di Dio”, l’assenza di Dio, camuffata da una religiosità vuota /.../ l’“unum necessarium” per l’uomo è Dio /…/ Tutto cambia, se Dio c’è o se Dio non c’è».[3]
Ma questo è solo un lato della medaglia. I sociologi fanno notare che accanto al “rifiuto di Dio” esiste oggi anche un altro fenomeno di segno opposto, che viene definito come “ritorno del sacro”, “rinascita religiosa” o addirittura “boom del religioso”. Si tratta di un fenomeno molto confuso ed ambivalente, difficile da valutare con precisione. Lo sottolinea il Papa stesso: «Non voglio screditare tutto ciò /.../ Ma, per dire il vero, non di rado la religione diventa quasi un prodotto di consumo. Si sceglie quello che piace, e certuni sanno anche trarne un profitto. Ma la religione cercata alla maniera del “fai da te” alla fin fine non ci aiuta. È comoda, ma nell’ora della crisi ci abbandona a noi stessi».[4] In questo senso è indicativa la diffusione di varie forme di idolatria come una specie di surrogato della religione. Il Papa, infatti, osserva: «Dove scompare Dio, l’uomo cade nella schiavitù di idolatrie, come hanno mostrato, nel nostro tempo, i regimi totalitari e come mostrano anche diverse forme del nichilismo, che rendono l’uomo dipendente da idoli, da idolatrie; lo schiavizzano».[5]
Certo, nel nostro mondo ci sono anche non pochi segni di speranza, come ad esempio, la stupefacente fioritura dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, nei quali Benedetto XVI vede “sempre nuove irruzioni dello Spirito nella vita della Chiesa”. Ma di questi parleremo più avanti.

2. Torniamo ancora al problema della chiusura dell’uomo odierno di fronte a Dio. Come spiegare questo? Dobbiamo innanzitutto inserirlo nel contesto della crisi profonda della cultura post-moderna. Il Cardinale Joseph Ratzinger ne ha parlato in maniera molto suggestiva nell’omelia della Messa pro eligendo Romano Pontefice: «Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice san Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cfr Ef 4,14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non conosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».[6] E recentemente, durante il viaggio in Germania, ha ribadito: «Viviamo in un tempo caratterizzato, in gran parte, da un relativismo subliminale che penetra tutti gli ambiti della vita. A volte, questo relativismo diventa battagliero, rivolgendosi contro persone che dicono di sapere dove si trova la verità o il senso della vita».[7] Questa è la grande sfida alla fede in Dio davanti alla quale si trovano i nostri contemporanei.
Cercando poi di individuare cause ancora più concrete di questo rifiuto di Dio, il Santo Padre segue le tracce del pensiero di San Gregorio Magno, il quale a suo tempo - commentando la parabola degli invitati alle nozze - si era posto una domanda ben precisa: «Com’è possibile che un uomo dica “no” a ciò che vi è di più grande; che non abbia tempo per ciò che è più importante; che chiuda in se stesso la propria esistenza? E risponde: In realtà non hanno mai fatto l’esperienza di Dio; non hanno mai preso “gusto” di Dio; non hanno mai sperimentato quanto sia delizioso essere “toccati” da Dio! Manca loro questo “contatto” - e con ciò il “gusto di Dio”».[8] E nello stesso discorso il Papa riprende ancora l’approfondimento di San Gregorio su tale questione quando ancora si domanda: «Come mai avviene che l’uomo non vuole nemmeno “assaggiare” Dio? E risponde: Quando l’uomo è occupato interamente col suo mondo, con le cose materiali, con ciò che può fare /.../ allora la sua capacità di percezione nei confronti di Dio s’indebolisce, l’organo volto a Dio deperisce, diventa incapace di percepire ed insensibile. Egli non percepisce più il Divino, perché il corrispondente organo in lui si è inaridito, non si è più sviluppato /.../ allora può accadere che il senso di Dio si appiattisca; che questo organo muoia...».[9] Siamo davanti a un grave rischio, purtroppo oggi molto diffuso, dal quale non sono esenti nemmeno i battezzati. Le parole del Papa ci invitano, dunque, a una riflessione più profonda sul nostro rapporto con Dio. Viviamo in tempi in cui la fede non può essere data per scontata. Benedetto XVI lo ha affermato con forza di recente: «Spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista...».[10] E in un’altra occasione, in maniera ancora più incisiva, si è così espresso: «Si può fare molto, tanto nel campo ecclesiastico, tutto per Dio..., e in ciò rimanere totalmente presso sé stessi, senza incontrare Dio. L’impegno sostituisce la fede, ma poi si vuota dall’interno».[11] E ha concluso: «In questo, ritengo, si decide oggi il destino del mondo in questa situazione drammatica: se Dio - il Dio di Gesù Cristo - c’è e viene riconosciuto come tale, o se scompare».[12]

3. La “crisi di Dio”, che dilaga nella cultura post-moderna, genera una profonda “crisi dell’uomo”, perché il rapporto dell’uomo con Dio è determinante per il suo rapporto con se stesso e con il mondo. Escludendo Dio dalla propria vita l’uomo rimane per se stesso un enigma indecifrabile. Il Papa lo spiega molto bene: «Viviamo in un tempo in cui i criteri di essere uomini sono diventati incerti /.../ Di fronte a ciò noi come cristiani dobbiamo difendere la dignità inviolabile dell’uomo, dal concepimento fino alla morte /.../ “Solo chi conosce Dio, conosce l’uomo”, ha detto una volta Romano Guardini. Senza la conoscenza di Dio, l’uomo diventa manipolabile. La fede in Dio deve concretizzarsi nel nostro comune impegno per l’uomo».[13] E in un’altra occasione ha precisato: «Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia /.../ l’uomo non è in grado di gestire da solo il proprio progresso, perché non può fondare da sé un vero umanesimo /.../ L’umanesimo che esclude Dio è un umanesimo disumano».[14] Esiste anche un fortissimo legame tra la speranza - come un fattore indispensabile della vita umana - e Dio. Benedetto XVI afferma: «Chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita (cfr Ef 2,12). La vera, grande speranza dell’uomo, che resiste nonostante tutte le delusioni, può essere solo Dio - il Dio che ci ha amati e ci ama tuttora “sino alla fine”, “fino al pieno compimento” (cfr Gv 13,1 e 19,30)».[15]
Tutto ciò ci consente di comprendere più profondamente perché nel Magistero di Benedetto XVI ritorni così spesso la questione della priorità e della centralità di Dio, ma non di un dio qualunque, bensì del Dio che si è rivelato nel volto di Gesù Cristo. Dice il Papa: «Ci sono tanti problemi che si possono elencare, che devono essere risolti, ma che - tutti - non vengono risolti se Dio non viene messo al centro, se Dio non diventa nuovamente visibile nel mondo, se non diventa determinante nella nostra vita e se non entra anche attraverso di noi in modo determinante nel mondo».[16] E in un’altra occasione ha affermato: «Credo che oggi /.../ il nostro grande compito sia in primo luogo quello di rimettere di nuovo in luce la priorità di Dio. La cosa importante, oggi, è che si veda di nuovo che Dio c’è, che Dio ci riguarda e che ci risponde. E che, al contrario, quando viene a mancare, tutto anche può essere razionale quanto si vuole, ma l’uomo perde la sua dignità e la sua specifica umanità; e così crolla l’essenziale».[17]
La scelta di Dio da parte dell’uomo non ha, dunque, niente a che fare con una fuga verso l’intimismo, l’individualismo religioso, l’abbandono della realtà e dei suoi grandi e urgenti problemi economici, sociali e politici. Secondo il Papa, è vero il contrario: «Chi esclude Dio dal suo orizzonte falsifica il concetto della “realtà” e, in conseguenza, può finire solo in strade sbagliate e con ricette distruttive /.../ Solo chi conosce Dio, conosce la realtà e può rispondere ad essa in modo adeguato e realmente umano».[18] E qui Benedetto XVI è estremamente chiaro: «I conti sull’uomo, senza Dio, non tornano, e i conti sul mondo, su tutto il vasto universo, senza di Lui non tornano».[19]
Per questa ragione il Papa non si stanca di denunciare tutte le forme di laicismo che vogliono escludere Dio dalla vita pubblica. Benedetto XVI denuncia in maniera particolare una certa falsa tolleranza, che - paradossalmente - esclude Dio dalla vita pubblica in nome della tolleranza stessa. Il Papa ci mette tutti in allerta: «Si sta diffondendo un’intolleranza di tipo nuovo, è evidente. Esistono dei parametri di pensiero ben rodati che devono essere imposti a tutti. Questi poi vengono promossi in nome della cosiddetta tolleranza negativa. Come, ad esempio, quando si dice che in virtù della tolleranza negativa non devono esserci crocifissi negli edifici pubblici. In fondo così sperimentiamo l’eliminazione della tolleranza, perché in realtà questo significa che la religione, che la fede cristiana non possono più esprimersi in modo visibile /.../ La vera minaccia di fronte alla quale ci troviamo è che la tolleranza venga abolita in nome della tolleranza stessa».[20]

4. A questo punto vale la pena domandarsi: che cosa significa credere in Dio? Cos’è la fede? Rispondendo a tali quesiti, Papa Ratzinger mette in risalto due cose essenziali. Innanzitutto afferma che la fede in realtà è semplice: «Crediamo in Dio - in Dio, principio e fine della vita umana. In quel Dio che entra in relazione con noi esseri umani, che è la nostra origine e il nostro futuro. Così la fede, contemporaneamente, è sempre anche speranza, è la certezza che noi abbiamo un futuro e non cadremo nel vuoto. E la fede è amore, perché l’amore di Dio vuole “contagiarci”».[21] E poi il Papa sottolinea che «il Credo non è un insieme di sentenze, non è una teoria. È, appunto, ancorato all’evento del Battesimo - ad un evento d’incontro tra Dio e l’uomo. Dio, nel mistero del Battesimo, si china sull’uomo; ci viene incontro e in questo modo ci avvicina gli uni agli altri /.../ In questo modo fa quindi di tutti noi una grande famiglia nella comunità universale della Chiesa. Sì, chi crede non è mai solo».[22] In questa visione della fede la persona di Gesù Cristo occupa un posto centrale, perché «solo in Cristo e tramite Cristo il tema di Dio diventa realmente concreto: Cristo è Emanuele, il Dio-con-noi, la concretizzazione dell’“Io sono”...».[23] Per questo apre la sua prima enciclica con l’affermazione: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».[24]
La fede, dunque, è sempre un atto profondamente personale, ma al tempo stesso ha una forte dimensione comunitaria, ecclesiale. Il Papa spiega ancora: «In Cristo, tutti noi siamo uniti insieme. In questa comunità Egli ci sostiene e, allo stesso tempo, tutti i membri si sostengono a vicenda. Insieme resistiamo alle tempeste e offriamo protezione gli uni agli altri. Noi non crediamo da soli, crediamo con tutta la Chiesa di ogni luogo e di ogni tempo, con la Chiesa che è in Cielo e sulla terra».[25] E in un altro discorso dice: «Soltanto nel “noi” possiamo credere. A volte dico: san Paolo ha scritto: “La fede viene dall’ascolto” - non dal leggere. Ha bisogno anche del leggere, ma viene dall’ascolto, cioè dalla parola vivente, dalle parole che gli altri rivolgono a me /.../ dalle parole della Chiesa attraverso tutti i tempi».[26]
Secondo Papa Ratzinger la fede, inoltre, non è un quieto possesso della Verità, ma un cammino, una ricerca permanente: «Dio ama gli uomini. Egli viene incontro all’inquietudine del nostro cuore, all’inquietudine del nostro domandare e cercare, con l’inquietudine del suo stesso cuore, che lo induce a compiere l’atto estremo per noi. L’inquietudine nei confronti di Dio, l’essere in cammino verso di Lui, per conoscerLo meglio, per amarLo meglio, non deve spegnersi in noi. In questo senso dovremmo sempre rimanere catecumeni. “Ricercate sempre il suo volto” dice un Salmo (105,4)./…/ “Inquieto è il nostro cuore, finché non riposi in te”, ha detto Agostino all’inizio delle sue Confessioni. Sì, l’uomo è inquieto, perché tutto ciò che è temporale è troppo poco. Ma siamo veramente inquieti verso di Lui? Non ci siamo forse rassegnati alla sua assenza e cerchiamo di bastare a noi stessi?».[27] Da qui è nato nel Papa quel particolare interesse per coloro che - pur riconoscendosi agnostici e non credenti - cercano la Verità in modo sincero. Da qui è nata anche la proposta della creazione nella Chiesa di un “cortile dei gentili”: «Io penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di “cortile dei gentili” dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita intera della Chiesa. Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto».[28]
Queste persone alle quali non è stato dato il dono di poter credere e che non di rado soffrono a causa dell’assenza di Dio, «pongono domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza, con la quale pretendono di sapere che non c’è un Dio, e li invitano a diventare, invece che polemici, persone in ricerca, che non perdono la speranza che la verità esista, e che noi possiamo e dobbiamo vivere in funzione di essa».[29] Ma interrogano anche noi credenti, a proposito dell’immagine di Dio che comunichiamo al mondo mediante la nostra vita: è un’immagine vera, oppure ridotta, travisata, deformata, una sorta di caricatura di Dio?
Il tema della fede nei nostri tempi è diventato davvero scottante. E il Papa lo mette in evidenza con grande forza, quando dice: «La vera crisi della Chiesa nel mondo occidentale è una crisi di fede. Se non arriveremo ad un vero rinnovamento della fede, tutta la riforma strutturale resterà inefficace».[30]
L’assenza di Dio nella società secolarizzata si fa sempre più pesante e diventa reale il rischio che non pochi cristiani cedano alla pressione della post-modernità mediante un annacquamento della loro fede. La risposta di Benedetto XVI è molto chiara: «La fede deve essere ripensata e soprattutto rivissuta oggi in modo nuovo per diventare una cosa che appartiene al presente. Ma non è l’annacquamento della fede che aiuta, bensì solo il viverla interamente nel nostro oggi /.../ Non saranno le tattiche a salvarci, a salvare il cristianesimo, ma una fede ripensata e rivissuta in modo nuovo, mediante la quale Cristo, e con Lui il Dio vivente, entri in questo nostro mondo».[31]
A questa drammatica erosione della fede oggi, il Papa Benedetto XVI ha deciso di rispondere con un’iniziativa molto significativa: l’indizione nella Chiesa di un Anno della fede, che avrà inizio l’11 ottobre 2012 nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. Nello stesso giorno ricorreranno anche i vent’anni della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato dal Beato Giovanni Paolo II allo scopo di dimostrare a tutti i fedeli la forza e la bellezza della fede.[32] Ricordiamo che grande architetto di questa importante opera fu proprio il Cardinale Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, che oggi, come Pontefice, spiega: «È proprio in questo orizzonte che l’Anno della fede dovrà esprimere un corale impegno per la riscoperta e lo studio dei contenuti fondamentali della fede che trovano nel Catechismo della Chiesa Cattolica la loro sintesi sistematica e organica. Qui, infatti, emerge la ricchezza di insegnamento che la Chiesa ha accolto, custodito ed offerto nei suoi duemila anni di storia /…/ In quest’Anno, pertanto, il Catechismo della Chiesa Cattolica potrà essere un vero strumento a sostegno della fede, soprattutto per quanti hanno a cuore la formazione dei cristiani, così determinante nel nostro contesto culturale».[33]

5. Un tema al quale Benedetto XVI dedica particolare attenzione riguarda il rapporto tra fede e ragione. E non si tratta di un problema puramente teorico, in quanto tocca la sfera veramente vitale della persona umana. Il Papa a riguardo si domanda: «Che cosa esiste all’origine? La Ragione creatrice, lo Spirito Creatore che opera tutto e suscita lo sviluppo, o l’Irrazionalità che, priva di ogni ragione, stranamente produce un cosmo ordinato in modo matematico e anche l’uomo, la sua ragione. Questa, però, sarebbe allora soltanto un risultato casuale dell’evoluzione e quindi, in fondo, anche una cosa irragionevole. Noi cristiani diciamo: “Credo in Dio Padre, Creatore del cielo e della terra” - credo nello Spirito Creatore. Noi crediamo che all’origine c’è il Verbo eterno, la Ragione e non l’Irrazionalità. Con questa fede non abbiamo bisogno di nasconderci, non dobbiamo temere di trovarci con essa in un vicolo cieco. Siamo lieti di poter conoscere Dio! E cerchiamo di rendere accessibile anche agli altri la ragionevolezza della fede».[34]
Nell’attuale contesto culturale della post-modernità, questo compito diventa, però, sempre più difficile. Il concetto di razionalità scientifica oggi vigente, maturato in forma compiuta dai tempi dell’illuminismo, è estremamente riduttivo e sostiene che razionale è solo ciò che si può provare con degli esperimenti oppure con il calcolo. Da qui nasce una radicale esclusione del problema di Dio: l’esistenza di Dio viene giudicata come non dimostrabile; il problema di Dio viene relegato esclusivamente all’ambito delle scelte soggettive dell’individuo; Dio viene considerato comunque irrilevante per la vita pubblica. Si tratta in fondo di una radicale emancipazione dell’uomo da Dio. In questo senso, ha affermato il Cardinale Joseph Ratzinger, in Europa si è sviluppata una cultura che costituisce «la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell’umanità».[35] Ogni grande cultura, infatti, ha avuto sempre a suo fianco una religione da cui traeva una linfa vitale.
Secondo questa impostazione della razionalità, non solo la ragione viene mutilata, ma anche l’uomo stesso, poiché «gli interrogativi propriamente umani, cioè quelli del “da dove” e del “verso dove”, gli interrogativi della religione e dell’ethos, non possono trovare posto nello spazio della comune ragione descritta dalla “scienza” intesa in questo modo e devono essere spostati nell’ambito del soggettivo. Il soggetto decide, in base alle sue esperienze, che cosa gli appare religiosamente sostenibile, e la “coscienza” soggettiva diventa in definitiva l’unica istanza etica».[36] In tale situazione Benedetto XVI non si stanca di ribadire “l’insufficienza di una razionalità chiusa in se stessa”, e l’urgente necessità di «allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella loro consapevolezza dell’intrinseca unità che le tiene insieme».[37]
Oggi più che mai c’è bisogno di una riconciliazione tra fede e ragione. Dice il Papa: «La fede parla alla nostra ragione perché dà voce alla verità e perché la ragione è stata creata per accogliere la verità. Da questo punto di vista una fede senza ragione non è autentica fede cristiana».[38] Al tempo stesso il Papa non cessa di metterci in guardia di fronte ad un “accecamento della ragione per ciò che è essenziale”: «Combattere contro questo accecamento della ragione e conservarle la capacità di vedere l’essenziale, di vedere Dio e l’uomo, ciò che è buono e ciò che è vero, è l’interesse comune che deve unire tutti gli uomini di buona volontà. È in gioco il futuro del mondo».[39] Ma il Papa - citando San Bonaventura - vuole metterci in guardia anche dalla «violentia rationis, il dispotismo della ragione, che si fa giudice supremo e ultimo di tutto».[40] Questo uso della ragione, però, che tenta cioè di mettere Dio alla prova, sottoporlo all’esperimento, è certamente impossibile, «perché Dio non è un oggetto della sperimentazione umana. Egli è Soggetto e si manifesta soltanto nel rapporto da persona a persona: ciò fa parte dell’essenza della persona».[41] E così la ragione e la fede hanno bisogno l’una dell’altra. Il Papa ribadisce: «La ragione ha sempre bisogno di essere purificata dalla fede /.../ A sua volta la religione ha sempre bisogno di essere purificata dalla ragione per mostrare il suo autentico volto umano».[42]

6. Alla “crisi di Dio” diffusa specialmente nel mondo occidentale, Papa Benedetto XVI risponde, lanciando un accorato appello alla nuova evangelizzazione, «“nuova” non nei contenuti, ma nello slancio interiore, aperto alla grazia dello Spirito Santo che costituisce la forza della legge nuova del Vangelo e che sempre rinnova la Chiesa; “nuova” nella ricerca di modalità che corrispondano alla forza dello Spirito Santo e siano adeguate ai tempi e alle situazioni; “nuova” perché necessaria anche in Paesi che hanno già ricevuto l’annuncio del Vangelo».[43] Il Papa è profondamente convinto che «anche l’uomo del terzo millennio desidera una vita autentica e piena, ha bisogno di verità, di libertà profonda, di amore gratuito. Anche nei deserti del mondo secolarizzato, l’anima dell’uomo ha sete di Dio, del Dio vivente».[44]
Al centro dell’annuncio che noi come Chiesa dobbiamo al mondo odierno, è necessario - però - porre veramente Dio. Potrebbe sembrare una cosa scontata, ma purtroppo oggi non lo è. Il Cardinale Ratzinger ci ha avvertito con insistenza del rischio di un certo cristianesimo e di una certa teologia «che riducono il nocciolo del messaggio di Gesù, il “Regno di Dio”, ai “valori del Regno”, identificano questi valori con le grandi parole d’ordine del moralismo politico, e proclamandole, nello stesso tempo, come sintesi delle religioni. Dimenticandosi, però, così, di Dio, nonostante sia proprio Lui il soggetto e la causa del Regno di Dio. Al suo posto rimangono grandi parole (e valori) che si prestano a qualsiasi tipo di abuso».[45] E di fronte a questa subdola sfida, ha ribadito con forza: «Chi non dà Dio, dà troppo poco e chi non dà Dio, chi non fa trovare Dio nel volto di Cristo, non costruisce, ma distrugge».[46]
Qual è dunque la via di uscita da questa situazione così difficile per la fede in Dio? Papa Ratzinger guarda con grande speranza i nuovi carismi che lo Spirito Santo suscita con generosità nella Chiesa dei nostri tempi e dai quali nascono movimenti ecclesiali e nuove comunità. Sono i luoghi particolari in cui tanti uomini e donne incontrano Dio e si lasciano plasmare da Lui; scoprono la bellezza della vocazione cristiana che scaturisce dal Battesimo. Sono i luoghi, nei quali, grazie alle pedagogie della fede scaturite dai rispettivi carismi, si sprigionano sorprendenti energie missionarie di molti fedeli laici e una straordinaria fantasia di iniziative di evangelizzazione. Sono «modi forti di vivere la fede...» li definisce ancora Papa Ratzinger,[47] veramente un grande segno di speranza per la Chiesa e per l’umanità intera. I movimenti e le nuove comunità sono una provocazione salutare di cui la Chiesa ha sempre bisogno; sono quelle “minoranze creative” che secondo Arnold Toynbee - spesso citato da Papa Ratzinger – diventano determinanti per il futuro. Durante il suo recente viaggio in Germania, il Papa ha detto: «Ci saranno comunità piccole di credenti - e già esistono - che con il proprio entusiasmo diffondono raggi di luce nella società pluralistica, rendendo altri curiosi di cercare la luce che dà vita in abbondanza. “Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con Lui” /…/ Da questa esperienza cresce infine la certezza: “Dove c’è Dio, là c’è futuro”».[48]
Secondo il Santo Padre, il mondo di oggi ha un bisogno urgente di cristiani che siano veri “uomini di i Dio” e veri “adoratori di Dio”, uomini cioè che non soltanto parlino di Dio, ma soprattutto parlino con Lui. Il Papa spiega: «Nella preghiera, nell’adorazione, dunque, Dio incontra l’uomo. Il teologo Romano Guardini osserva che “l’adorazione non è qualcosa di accessorio, secondario /.../ si tratta dell’interesse ultimo, del senso e dell’essere. Nell’adorazione l’uomo riconosce ciò che vale in senso puro e semplice e santo”. Solo se sappiamo rivolgerci a Dio, pregarlo, noi possiamo scoprire il significato più profondo della nostra vita».[49] In altre parole – ha affermato il Cardinale Joseph Ratzinger: «Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. La testimonianza negativa di cristiani che parlavano di Dio e vivevano contro di Lui, ha oscurato l’immagine di Dio e ha aperto la porta all’incredulità. Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini».[50] Proprio qui, secondo Papa Benedetto XVI, si giocano le sorti della nuova evangelizzazione nei nostri tempi.

NOTE

1 BENEDETTO XVI, Gesù di Nazaret, Rizzoli 2007, p. 67.
2 BENEDETTO XVI, Omelia durante la solenne concelebrazione eucaristica per l’assunzione del ministero petrino, in: “Insegnamenti” I (2005), p. 23.
3 JOSEPH RATZINGER, La nuova evangelizzazione, in: “L’Osservatore Romano”, 11-12 dicembre 2000, p. 11.
4 BENEDETTO XVI, Colonia – XX Giornata Mondiale della Gioventù. L’omelia durante la solenne concelebrazione eucaristica nella spianata di Marienfeld, in: “Insegnamenti” I (2005), pp. 459-460.
5 BENEDETTO XVI, Dove scompare Dio l’uomo è schiavo delle idolatrie. Il profeta Elia e la preghiera nella catechesi di Benedetto XVI all’udienza generale, in: “L’Osservatore Romano”, 16 giugno 2011, p. 8.
6 JOSEPH RATZINGER, La Santa Messa pro eligendo Romano Pontefice, in: “L’Osservatore Romano”, 19 aprile 2005, pp. 6-7.
7 BENEDETTO XVI, La vera crisi della Chiesa è una crisi di fede. A Friburgo l’incontro con il Comitato centrale dei cattolici tedeschi, in: “L’Osservatore Romano”, 26-27 settembre 2011, p. 5.
8 BENEDETTO XVI, La concelebrazione eucaristica con i vescovi della Svizzera, in: “Insegnamenti” II, 2 (2006), pp. 573-574.
9 Ibidem.
10 BENEDETTO XVI, Lisbona – La concelebrazione eucaristica al Terreiro do Paço, in: “Insegnamenti” VI, 1 (2010), p. 673.
11 BENEDETTO XVI, La concelebrazione eucaristica con i vescovi della Svizzera, op. cit, p. 575.
12 Ibidem.
13 BENEDETTO XVI, Non disperdiamo il dono dell’unità. L’atto ecumenico a Erfurt, in: “L’Osservatore Romano”, 25 settembre 2011, p. 9.
14 BENEDETTO XVI, Lettera enciclica Caritas in veritate, n. 78.
15 BENEDETTO XVI, Lettera enciclica Spe salvi, n. 27.
16 BENEDETTO XVI, La concelebrazione eucaristica con i vescovi della Svizzera, op. cit, p. 575.
17 BENEDETTO XVI, Luce del mondo. Il Papa, la Chiesa e i segni dei tempi, Libreria Editrice Vaticana 2010, pp. 99-100.
18 BENEDETTO XVI, Aparecida – Sessione inaugurale dei lavori della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi nel Santuario di Nostra Signora, in: “Insegnamenti” III, 1 (2007), p. 859.
19 BENEDETTO XVI, Regensburg – La solenne concelebrazione eucaristica nell’Islinger Feld, in: “Insegnamenti” II, 2 (2006), p. 254.
20 Ibidem, pp. 81-82.
21 BENEDETTO XVI, Regensburg – La solenne concelebrazione eucaristica nell’Islinger Feld, op. cit., p. 254.
22 Ibidem.
23 JOSEPH RATZINGER, La nuova evangelizzazione, op. cit., p. 11.
24 BENEDETTO XVI, Lettera enciclica Deus caritas est, n. 1.
25 BENEDETTO XVI, Non crediamo da soli ma con tutta la Chiesa. La messa celebrata nello stadio olimpico, in: “L’Osservatore Romano”, 24 settembre 2011, p. 11.
26 BENEDETTO XVI, Inviati di Gesù per restare con lui. Nell’incontro con i seminaristi a Friburgo il Papa ha spiegato il senso del periodo formativo, in: “L’Osservatore Romano”, 26-27 settembre 2011, p. 4.
27 BENEDETTO XVI, Cristiani non per vanto ma per aprire il mondo a Dio. L’omelia del Papa alla messa crismale, in: “L’Osservatore Romano”, 22 aprile 2011, p. 8.
28 BENEDETTO XVI, Ai Cardinali, agli Arcivescovi, ai Prelati della Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi, in: “Insegnamenti” V, 2 (2009), p. 782
29 BENEDETTO XVI, Il vero Dio è accessibile a tutti. Il discorso del Papa nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, in: “L’Osservatore Romano”, 28 ottobre 2011, p. 12.
30 BENEDETTO XVI, La vera crisi della Chiesa è una crisi di fede. A Friburgo l’incontro con il Comitato centrale dei cattolici tedeschi, op. cit., p. 5.
31 BENEDETTO XVI, Il grande compito comune dell’ecumenismo. Nell’ex convento degli agostiniani a Erfurt l’incontro con gli evangelici, in: “L’Osservatore Romano”, 25 settembre 2011, p. 8.
32 Cfr BENEDETTO XVI, Motu proprio Porta Fidei, n. 4.
33 BENEDETTO XVI, Motu proprio Porta Fidei, n. 11-12.
34 BENEDETTO XVI, Regensburg – La solenne concelebrazione eucaristica nell’Islinger Feld, op. cit., pp. 254-255.
35 JOSEPH RATZINGER, L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture, Cantagalli 2005, p. 37.
36 BENEDETTO XVI, Regensburg – Ai rappresentanti del mondo scientifico nell’aula magna dell’Università, in: “Insegnamenti” II, 2 (2006), p. 264.
37 BENEDETTO XVI, Verona – Ai partecipanti al IV Convegno Ecclesiale Nazionale della Chiesa che è in Italia nella sala plenaria della fiera, in: “Insegnamenti” II, 2 (2006), p. 471.
38 BENEDETTO XVI, Dio e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio, San Paolo 2001, p. 40.
39 BENEDETTO XVI, Ai cardinali, agli Arcivescovi, ai Vescovi e ai Prelati della Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi, in: “Insegnamenti” VI, 2 (2010), p. 1059.
40 BENEDETTO XVI, La ragione che segue la fede risponde alla sua vocazione. Discorso del Papa durante la consegna dei riconoscimenti ai tre vincitori della prima edizione del “Premio Ratzinger”, in: “L’Osservatore Romano”, 30 giugno-1 luglio 2011, p. 6.
41 Ibidem.
42 BENEDETTO XVI, Lettera enciclica Caritas in veritate, n. 56.
43 BENEDETTO XVI, La celebrazione dei primi vespri della solennità dei Santi Pietro e Paolo nella Basilica Ostiense, in: “Insegnamenti” VI, 1 (2010), p. 986.
44 Ibidem.
45 JOSEPH RATZINGER, L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture, op. cit., p. 34.
46 JOSEPH RATZINGER, Ringraziamo il Signore per il grande dono di questo presbitero, fedele servitore del Vangelo. Omelia rito funebre Don Giussani, in: “L’Osservatore Romano”, 26 febbraio 2005, p. 4.
47 JOSEPH RATZINGER, Il sale della terra. Cristianesimo e Chiesa cattolica nel XXI secolo, San Paolo 2005, p. 18
48 BENEDETTO XVI, Fiducioso per il futuro della Chiesa. Il discorso di congedo all’aeroporto di Lahr, in: “L’Osservatore Romano”, 26-27 settembre 2011, p. 12.
49 BENEDETTO XVI, La Chiesa resta segno di una nuova presenza di Gesù. Regina Coeli nel Lunedì dell’Angelo, in: “L’Osservatore Romano”, 26-27 aprile 2011, p. 7.
50 JOSEPH RATZINGER, L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture, op. cit., pp. 63-64.


XXV ASSEMBLEA PLENARIA DEL PCPL
Roma, 24-26 novembre 2011
Discorso di apertura