Storia del ritrovamento

della tomba

e delle reliquie

di Pietro

A cura di Maria Rattà 

Tomba San Pietro 

I lavori nelle Grotte sotto la basilica di San Pietro per costruire la tomba di Pio XI, morto nel 1939, portano a uno scavo archeologico sotto il pavimento delle Grotte. Dal 1940 al 1949 gli archeologi del Vaticano scoprono una necropoli romana, parte di tutta quella enorme area funeraria di cui altri pezzi sono stati trovati in scavi più recenti in Vaticano, sotto l’Autoparco e negli ultimi anni sotto il nuovo parcheggio di Santa Rosa. 

Sezione San Pietro-scavi

La grande sorpresa è che proprio sotto l’altare della basilica di San Pietro si trova un piccolo monumento del secondo secolo, che evidentemente doveva ricordare l’apostolo, e molto probabilmente la sua sepoltura, visto che si trova in un cimitero. Il monumento, una piccola edicola, si data alla seconda metà del secondo secolo, a un momento storico a poche generazioni di distanza dalla morte dell’apostolo. Non c’è dubbio: questo è quel «monumento alla vittoria», il «trofeo», menzionato in una lettera di un prete romano di nome Gaio ai tempi di Papa Zefirino (199-217). Polemizzando con chi vantava di avere la tomba dell’apostolo Filippo a Ierapolis in Asia Minore, Gaio risponde:«Io posso mostrare i trofei (tà tròpaia) degli apostoli: se vai infatti sul colle Vaticano o sulla via Ostiense, troverai i trofei di coloro che fondarono questa Chiesa». La lettera è stata riportata nella Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea (2.25, 5–7).
Il modesto monumento si trovava all’interno di un recinto funerario, chiamato il campo «P» dagli archeologi. Si trattava di una piccola edicola, addossata al muro stesso del recinto, coperto da intonaco rosso, dove una nicchia decorativa saliva dal livello del terreno come per indicare un luogo particolarmente importante. La nicchia era affiancata da due colonnine che reggevano una lastra di travertino, come una piccola mensa. La scoperta sensazionale era che questa nicchia fosse rimasta al centro della basilica di Costantino e poi di quella attuale, senza che nessuno ricordasse che si trattava di un monumento del secondo secolo. La nicchia corrisponde a quella che si può vedere nella confessione aperta davanti all’altare, la cosiddetta Nicchia dei Palli, decorata da un mosaico forse del IX secolo. Nella nicchia si depongono tradizionalmente i “palli”, le strisce di lana che i vescovo metropoliti portano sopra la casula come un simbolo del loro legame a Roma, a San Pietro e al Papa.

IL «TROFEO DI GAIO»: LA VITTORIA SULLA MORTE

L’edicola ritrovata dagli archeologi, prende il nome di “trofeo di Gaio” da questa testimonianza: un trofeo (tropaion) che ricorda sì una vittoria, ma quella ultima sulla morte ottenuta attraverso il martirio, ad indicare che i sepolcri degli apostoli sono anche e soprattutto monumento di vittoria. 

Trofeo di Gaio

Per noi che ricostruiamo la storia delle spoglie di Pietro, la testimonianza di Gaio dimostra che, intorno al 200, i cristiani di Roma conoscevano bene l’ubicazione del suo sepolcro: era trascorso troppo poco tempo dal martirio, perché se ne potesse perdere la memoria. 
Nel 250 circa intervenne un nuovo cambiamento: l’innalzamento di un muro, detto il “muro g”, immediatamente a destra dell’edicola. Pur non essendo chiaro il motivo della costruzione, è certo che essa entra subito in relazione con il culto di Pietro: infatti il muro fu presto ricoperto da una selva di graffiti. Nei graffiti, nei quali ricorre continuamente il nome di Pietro, segno della venerazione e della preghiera di intercessione a lui rivolta.
Pietro è graficamente associato a Cristo, e così strettamente, che il suo nome viene a formare talvolta una sola sigla col nome del Redentore: associazione che rappresenta i legami stabiliti dai cristiani tra le due figure. L’Apostolo viene anche, più di una volta, associato a Cristo e a Maria... In alcuni casi poi il nome abbreviato di Pietro assume la figura della chiave, con evidente allusione alle simboliche chiavi affidate da Cristo al suo Vicario.

IL GIALLO DELLE RELIQUIE

Ma tutte queste scoperte riguardano la tomba, non le reliquie. I quattro archeologi, Antonio Ferrua, Bruno Maria Apollonj Ghetti, Enrico Josi, ed Engelbert Kirschbaum, non avevano dubbi: avevano trovato il luogo di sepoltura di San Pietro. Purtroppo, nel luogo indicato ed esaltato dal modesto monumento, non c’era più nulla. Quello che c’era sotto la nicchia era stata distrutto in un’epoca imprecisabile. Il colpo di scena arriva negli anni Sessanta. Dopo aver passato diversi anni a studiare i graffiti cristiani nella zona della tomba di San Pietro, l’epigrafista Margherita Guarducci annuncia di aver identificato le ossa dell’Apostolo in una maniera che ha più del giallo che dell’indagine scientifica. Un operaio che aveva partecipato agli scavi le avrebbe indicato, nel magazzino degli scavi, un gruppo di ossa che sarebbero state prelevate all’insaputa degli archeologi e poi rimaste dimenticate. Si tratterebbe di ossa appartenenti a un unico individuo di sesso maschile e trovate in sepoltura secondaria, avvolte in quella che era stata una stoffa preziosa. La Guarducci conosce il nuovo Papa, Paolo VI, e sembra averlo convinto che si tratti proprio delle ossa di Pietro, perché il Papa arriva a fare un annuncio sorprendente il 26 giugno 1968: “Nuove indagini pazientissime e accuratissime furono eseguite con risultato che Noi, confortati dal giudizio di valenti e prudenti persone competenti, crediamo positive: anche le reliquie di S. Pietro sono state identificate in modo che possiamo ritenere convincente”.
Ma come si poteva dimostrare che le ossa di cui parlava Paolo VI erano proprio le ossa di Pietro? A parte alcune analisi che sembravano confermare il sesso, l’età e l’epoca di un defunto compatibile con l’apostolo, tutta l’argomentazione gira intorno al luogo dove le ossa sarebbero state prelevate. Si tratta di un foro irregolare praticato in un muro aggiunto in secondo momento a destra della nicchia, il cosiddetto muro “g”. 

Muro G San Pietro

Il muro “g” viene costruito in un momento difficile da datare, dopo la costruzione dell’edicola nel secondo secolo, e prima della costruzione della basilica di Costantino poco dopo il 318. Si tratta un muro di sostegno, reso necessario da una grande crepa che si era formato nel muro di fondo, il cosiddetto “muro rosso”. 

TombaPt06

Per sostenerlo, si aggiunge questo muretto ad angolo retto, a circa mezzo metro a destra della colonnina destra dell’edicola, esattamente in corrispondenza alla crepa nel muro rosso. I graffiti studiati dalla Guarducci si trovavano tutti sul lato esterno del muro “g”, non verso la nicchia, che forse era recintata per cui i pellegrini non ci potevano arrivare. Sempre sul lato esterno è stato fatto un buco, un piccolo loculo irregolare. Gli archeologi che seguivano lo scavo 1940-1949 lo trovarono praticamente vuoto, ma l’operaio sentito dalla Guarducci avrebbe affermato di aver prelevato lui stesso le ossa prima che ci arrivassero gli archeologi su ordine di Mons. Ludwig Kaas, responsabile della Fabbrica di San Pietro durante gli scavi.
Ma ora, a distanza di molti anni, quando ormai sono morti tutti i protagonisti della vicenda, diventa sempre più chiaro che il punto è un altro. Anche se le ossa vengono dal loculo nel muro “g”, questo non prova che siano di San Pietro.
Secondo la Guarducci, le ossa sarebbero state tolte dalla tomba originale sotto la nicchia da parte dei cristiani stessi per salvarle dalle persecuzioni, e durante la costruzione della basilica di Costantino sarebbero state messe nel loculo nel muro “g” prima che l’edicola e il muro “g” fossero chiusi nel grande monumento costantiniano sulla tomba dell’apostolo. Questo monumento era una specie di grande scatola rivestita di marmo, che conservava al suo interno tutto il complesso dell’edicola ma con un’apertura davanti alla nicchia, mentre le altre strutture intorno furono demolite. La Guarducci trovò la prova che si trattasse delle ossa di Pietro in un pezzo di intonaco rosso trovato nel loculo con incise poche lettere. Lei ci vide l’espressione greca “Petros eni”, che secondo lei significherebbe “Pietro è qui”; una specie di autentica di questa sepoltura secondaria. Ma altri epigrafisti non sono d’accordo.
L’argomentazione della Guarducci aveva bisogno della “autentica” del graffito “Petros eni”, perché il loculo nel muro “g” non è in nessun modo al centro della venerazione nella basilica di Costantino. È vero che il monumento che ingloba l’edicola comprende anche il muro “g”. Ma contiene allo stesso modo anche un altro muro, “S”, a sinistra dell’edicola, posto allo stesso modo ad angolo retto rispetto al muro rosso di fondo. Il monumento costantiniano comprendeva così tutto il complesso dell’edicola e delle strutture che la circondavano.
Certo non si può escludere che le ossa siano quelle di San Pietro. Ma sarebbe possibile anche un altro scenario. Evidentemente le ossa sono state sistemate nel foro nel muro “g” proprio per la costruzione della basilica costantiniana. Quindi molto probabilmente si trovavano in una tomba che è stata distrutta durante la costruzione. Potrebbe trattarsi di un personaggio importante sepolto in una delle molte tombe poste intorno alla tomba dell’apostolo, forse uno dei suoi primi successori.
Nessuno sa quando è stata distrutta la tomba di San Pietro. Forse era ancora intatta dopo la costruzione della basilica, come farebbe pensare il racconto di Agiulfo. Ma forse qualcosa è successo molto più tardi, nell’846, quando i saraceni devastarono la basilica di San Pietro “commettendo iniquità nefande”, come racconta il Liber Pontificalis nella vita di Papa Sergio II. Il successore Leone IV decise perciò di costruire le Mura Leonine per proteggere la basilica. Ma forse era tardi.

PER VISITARE GLI SCAVI

È infine possibile – e merita veramente – visitare la necropoli Vaticana, sotto la basilica Vaticana, per giungere fino alla tomba di Pietro. Bisogna però prenotare previamente la visita, presso l’ufficio Scavi, a cui si accede dalla Porta delle Campane.
Occorre attraversare prima le fondamenta della basilica costantiniana, che sono ancora visibili; si percorre quindi – avendo sopra di sé il pavimento della navata centrale della basilica – l’antico viottolo precostantiniano, fiancheggiato a destra e a sinistra di mausolei sepolcrali pagani, con splendidi sarcofagi, e resti di mosaici e affreschi. Alcuni mausolei rivelano già una presenza cristiana, come il mausoleo di C. Valerius Herma, in cui compare una lapide con il monogramma di Cristo (Chi e Ro, incrociate), ed il mausoleo detto del “Cristo Sole”, nella cui volta figura Cristo trainato da cavalli bianchi, come sole che sorge ad illuminare l’umanità.
Alla fine del viottolo si ascende il piccolo clivo che conduceva al “campo P”, dove si può ancora vedere una delle due colonnine del “trofeo di Gaio” che indicano il luogo della sepoltura di Pietro. Al suo fianco il “muro dei graffiti”.
Alcuni modellini e piante, predisposte appositamente all’ingresso, aiutano a visualizzare l’evoluzione degli edifici sulla tomba di Pietro. 

necropoli 6

Riportiamo le indicazioni fornite sulla pagina web dell’Ufficio Scavi della Fabbrica di San Pietro:

La speciale visita della necropoli sotto la basilica, dove è custodita la Tomba di San Pietro, è una concessione che la Fabbrica di San Pietro autorizza di volta in volta secondo una opportuna programmazione predisposta dall'Ufficio Scavi.
- La necessaria attenzione alla conservazione del sito storico-archeologico, dove è custodita l'originaria tomba dell’Apostolo Pietro, consente la visita a circa 250 visitatori al giorno.
- I visitatori, ammessi esclusivamente da 15 anni compiuti, sono suddivisi in gruppi, composti da circa 12 partecipanti secondo la Lingua di appartenenza.
- Ciascun gruppo è accompagnato da una nostra guida specializzata.
- La durata della visita è di circa un’ora e mezza.
Si avvertono i visitatori che durante la visita della necropoli sotterranea potrebbero risentire delle condizioni ambientali alterate di temperatura ed umidità. Coloro che hanno problemi fisici particolari, soggetti ad aumentare sotto queste condizioni, incluso problemi di claustrofobia, sono sconsigliati di accedere alla visita.

 

FONTI

Olof Brandt, La tomba di San Pietro e il giallo delle reliquiehttp://www.korazym.org/11203/la-tomba-di-san-pietro-e-il-giallo-delle-reliquie/

Andrea Lonardo, La Basilica di San Pietrohttp://www.gliscritti.it

Sito dell’Ufficio Scavi della Fabbrica di San Pietro: http://www.scavi.va/content/scavi/it/ufficio-scavi.html

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