S. Paolo fuori le Mura

La storia della Basilica

A cura di Maria Rattà

San Paolo collage

 

 

«Con la fine delle persecuzioni e la promulgazione degli editti di tolleranza verso il cristianesimo, all’inizio del IV secolo, l’Imperatore Costantino fece fare degli scavi sui luoghi della cella memoriae, ove i cristiani veneravano la memoria dell’apostolo san Paolo, decapitato tra il 65 ed il 67, sotto Nerone. È su questa tomba, situata sulla via Ostiense, a circa 2 Km fuori le Mura Aureliane che cingono Roma, che fece innalzare una Basilica, consacrata da Papa Silvestro nel 324» (Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, Sito del Vaticano).

UNA BASILICA SULLA NECROPOLI

«In epoca romana l’area si presentava (soprattutto dal I sec. a.C. al IV d.C., prima della costruzione della basilica) come una zona di aperta campagna, utilizzata come sepolcreto, cosa che d’altronde, avveniva per molte delle vie consolari che partivano da Roma. Scavi effettuati agli inizi del XVIII secolo e durante tutta la seconda metà del secolo successivo, in particolare sotto la confessione e intorno alla Basilica, portarono alla luce tombe, lapidi, tratti di via lastricata anche paleocristiani, ed edifici funerari (soprattutto colombari, ovvero piccoli edifici con nicchie entro le quali ospitare le urne cinerarie). La tradizione vuole che il corpo dell’apostolo sia stato sepolto dal suo discepolo Timoteo e da una matrona romana di nome Lucina, a cui sarebbe appartenuto il piccolo terreno della sepoltura (una donna di nome Lucina si incontra varie volte e in diverse epoche, come soccorritrice di martiri cristiani a Roma, tanto da divenire quasi un clichè letterario).
Il reperto più importante – emerso durante i lavori di ricostruzione del secolo scorso, condotti dall’architetto V.Vespignani – è la lastra marmorea posta sotto l’altare, sulla tomba dell’apostolo. Essa reca l’iscrizione Paulo Apostolo Mart(yri), cioè "all’Apostolo Paolo martire".

Lastra

È controverso se essa risalga al periodo costantiniano della basilica o a quello "dei tre imperatori". In questa lastra, una copia della quale è esposta nella pinacoteca annessa al chiostro, erano stati praticati dai pellegrini alcuni fori che documentano l’uso popolare di introdurvi grani d’incenso, lino e aromi da conservare quali reliquie» (Andrea Lonardo).
Il sepolcro di Paolo, infatti, era divenuto da subito oggetto di venerazione dei cristiani di Roma, e sulla sua tomba era stato eretto un piccolo monumento funerario, il “trofeo”, un’edicola che indicava ai fedeli il luogo della sepoltura dell’apostolo (come era avvenuto nel caso della tomba di Pietro, con il “Trofeo di Gaio”).

La prima e la seconda basilica

Della prima, piccola basilica, consacrata il 18 novembre 324 sotto Silvestro I, rimane attualmente soltanto la curva dell’abside. Questo primo edificio di culto doveva essere probabilmente a tre navate, e conservava, proprio vicino all’abside, la tomba dell’apostolo, su cui era stata posta una croce dorata.
I ritrovamenti successivi all’incendio che distrusse la basilica nella notte del 15 luglio 1823, consentono di affermare con certezza che l'edificio costantiniano fosse per l’appunto più piccolo di quello attuale, ed era rivolto a Oriente. Tale orientamento venne poi invertito all’epoca dell’ingrandimento della basilica, realizzato per volere degli imperatori Valentiniano, Teodosio e Arcadio, tra il 384-395. La basilica, ritenuta troppo piccola, venne infatti ricostruita a cinque navate, con 80 colonne e un quadriportico più grande.
Consacrata da papa Siricio nel 390, l’assetto della costruzione fu definitivamente (fino all’incendio del 1823) completato sotto l’imperatore Onorio, che portò l’edificio alle dimensioni che oggi mantiene anche la “terza” basilica. Papa Simmaco fece ristrutturare l’abside pericolante e realizzare degli “habitacula”, ossia dimore per i pellegrini più poveri.

Grandi modifiche

Sotto il pontificato di Gregorio I, la basilica subì grandi modifiche. Venne rialzato il livello del pavimento, in modo da poter realizzare l’altare proprio sopra la tomba di Paolo, similarmente a quanto poi avvenne anche in San Pietro. In tal modo, l’altare si spostava dalla navata centrale e si realizzava quella che viene definita “Confessione”, ossia un accesso sotto il livello del transetto, per raggiungere la tomba di Paolo.
«Ad Adriano I si deve il rifacimento del pavimento dell'atrio, e al suo successore Leone III la collocazione del primo pavimento in marmo.
Nel IX secolo per preservare la basilica dalle incursioni saracene Giovanni VIII la fece circondare da una cinta di mura fortificata con torri, creando un vero e proprio borgo soprannominato "Giovannipoli".
Nell'XI secolo fu eretto il campanile accanto alla navata nord dalla parte della facciata.
La basilica si impreziosì poi di un ciborio, realizzato nel 1285 da Arnolfo di Cambio, della struttura del chiostro e di un candelabro per il cero pasquale.
Sotto Clemente VIII, nel 1600, venne costruito l'altare maggiore e nel 1724 Benedetto XIII fece costruire la Cappella del Crocifisso (oggi intitolata al Santissimo Sacramento, per accogliere un crocifisso ligneo del XIV secolo, attribuito a Tino di Camaino» (Basilica di San Paolo fuori le Mura, Enciclopedia Telematica Cathopedia).

TUTTO IN FUMO: CRONACA DI UN INCENDIO

«Per una fatalissima disgrazia derivata, per quanto apparisce, dal fatto di alcuni stagnari, i quali nel far jeri diversi lavori sul tetto della Basilica di san Paolo fuori le mura lasciarono cadere de’ carboni accesi da una padella, si è nella notte scorsa appiccato il fuoco al soffitto della Basilica».

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La cronaca del 16 luglio 1823, contenuta negli Articoli relativi alla nuova Fabbrica della Basilica di S. Paolo fuori delle mura di Roma, attesta così il tragico evolversi di un semplice intervento di restauro, nell’evento distruttivo della Basilica che era stata, fino all’edificazione di San Pietro, la più grande della Roma cristiana, testimone incorrotto di secoli di arte e di devozione.

Una Basilica ridotta in cenere

«Poche ore d’incendio – prosegue la cronaca di quel giorno - bastarono a ridurre in cenere l’opera della pietà de’ secoli, della magnificenza de’ principi, delle assidue cure de’ Sommi Pontefici ed in particolar modo dell’immortale Pio VII, che con ingenti spese avevala ultimamente restaurata; sicché il più magnifico forse, il più prezioso e il più stupendo degli edifici cristiani, per acerbo infortunio, non è ormai quasi altro che un mucchio di miserabili ruine» (Collezione degli articoli pubblicati nel diario di Roma e nelle notizie del giorno relativi alla nuova Fabbrica della Basilica di S. Paolo sulla via ostiense).

S Paolo Basilica

Proprio Pio VII aveva disposto un intervento di restauro parziale del tetto, e «ivi lavorarono due stagnari con porre i canali di rame alle grondaje del tetto della grande navata, situata all’occidente, e precisamente nella terza trave che riguarda verso l’orto del monastero prossimo alla facciata della Basilica. Terminato ch’ebbero il lavoro, i nominati stagnari presero la strada di Roma prima delle ore 23». Il sagrestano addetto alla guardia, attraversando la navata dopo la mezzanotte per suonare l’Ave Maria come da consuetudine, non si accorse di nulla di sospetto. Altri passanti, inclusi i sei domestici del monastero, pur provenendo dal lato dell’incendio, «si ritirarono al riposo, senza che il minimo timore di disgrazia li tenesse agitati. Solo alle ore quattro ed un quarto della notte un buttaro del mercante Giuseppe Perna, il quale custodiva del bestiame nel prato grande sotto le mura del monastero, vide del fuoco sopra il tetto grande della Basilica, e, senza frapporre indugio, corse a battere al portone del monastero e gridare sotto le fenestre, avvertendo tutti i domestici del grave pericolo dell’incendio». A quel punto – prosegue sempre il Diario della Fabbrica della nuova Basilica - fu chiaro che era andata in fiamme «la testata della trave ove nella giornata precedente avevano lavorato gli stagnari» e venne immediatamente mandato a chiamare il capo mastro muratore, chiamando inoltre quanti si fosse riusciti a trovare, per spegnere le fiamme. In quei momenti concitati, l’ortolano, due sacerdoti e due chierici, a rischio e pericolo della propria vita, salirono a suonare a martello le campane, onde richiamare più soccorsi possibili; altri misero al riparo la Santissima Eucaristia, altri ancora cercarono di salvare degli arredi sacri. «Alle ore sei e mezza giunsero in san Paolo sei pompieri con una pompa: e senza prendere il minimo riposo, subito si accinsero a porre in opera que’ ripari che credettero i più opportuni, per togliere alla violenza del fuoco ciò che per anco non era divenuto sua preda. Vennero in seguito altre compagnie di pompieri, di cavalleria, di fanteria e di carabinieri. Ma tutto riuscì infruttuoso: ed appena a grande stento si ottenne di salvare le due cappelle del Sagramento e del santissimo Crocifisso, il monastero, e pochi altri residui di tanto rinomata Basilica».

L’appello di Leone XII

Papa Leone XII, successore di Pio VII, diede disposizioni immediate per il restauro della Basilica.
Il 1825 sarebbe stato infatti anno giubilare, e il pontefice aveva annoverato, tra le Basiliche visitabili per l’acquisto delle indulgenze, anche quella di San Paolo. I lavori di restauro si dimostrarono però impraticabili, e si pensò allora all’unica soluzione possibile: l’edificazione di una nuova basilica sui resti della precedente.
Il Santo Padre lanciò un appello a i fedeli, emanando, il 25 gennaio 1825, l’enciclica Ad plurimas, con la quale invitava i vescovi ad una raccolta di offerte per la riedificazione dell’edificio.
leone13Il papa pose l’accento sulla fede e sulle prove subite da san Paolo per la propagazione della fede, non dimenticando «la gloria delle sue evangeliche conquiste e la generosità del suo morire, l’importanza della sua mediazione e l’efficacia del suo patrocinio presso Dio» (come riporta il Diario della Fabbrica). Venne nominata una Congregazione speciale (composta da Cardinali e Monsignori) per la riedificazione dell'edificio di culto e cominciarono ad affluire offerte spontanee per la ricostruzione, incluse anche quelle dei re di Sardegna, della Francia, delle Due Sicilie, dei sovrani dei Paesi Bassi e «dello zar Nicola I che offrì i blocchi di malachite dei due altari laterali del transetto e del viceré d'Egitto che inviò le colonne d'alabastro» (Basilica di San Paolo fuori le Mura, Enciclopedia Telematica Cathopedia).Per l’anno giubilare, in sostituzione della Basilica paolina, venne inserita, nella lista di quelle in cui lucrare l’indulgenza, la Basilica di santa Maria oltre il Tevere.
«La basilica» di san Paolo «verrà ricostruita in modo identico, riutilizzando i pezzi risparmiati dal fuoco, in modo tale che venga preservata la tradizione cristiana delle sue origini.
Si sposta, si restaura, si demolisce, si ricostruisce. È il più imponente cantiere della Chiesa di Roma del XIX secolo» (Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, Sito del Vaticano).
I lavori ebbero avvio nel 1826, sotto la direzione dell’architetto Belli, su progetto iniziale di Giuseppe Valadier. Venne demolito l’Arco di Galla Placidia e fu reinseirito il quadriportico.
«Il 10 dicembre 1854, Papa Pio IX (1846-1876) consacra la “nuova” Basilica, alla presenza di un gran numero di Cardinali e di Vescovi, giunti a Roma da tutto il mondo per la proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione» (Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, Sito del Vaticano). L’Altare della Confessione e il transetto furono consacrati da Gregorio XVI nel 1840, mentre la “nuova” Basilica venne consacrata da Pio IX .
Nel 1874 furono completati i mosaici della facciata, e nel 1928 venne aggiunto il quadriportico esterno di 150 colonne. La serie dei medaglioni di tutti i papi, venne iniziato sotto Leone Magno nel V secolo. In realtà già l’antica basilica ne conservava una serie, voluta da Leone I. Solo alcuni di quei tondi, scampati all’incendio, sono conservati attualmente nella “Raccolta de Rossi”, nel monastero attiguo alla basilica, assieme ad altri che furono restaurati in varie epoche. Nel 2006, alcuni lavori di ristrutturazione furono l’occasione per rendere parzialmente visibile il sarcofago marmoreo con i resti mortali di Paolo posto sotto l’altare papale e ciò che rimane dell’abside della basilica costantiniana.

LA PRIMA RICOGNIZIONE DELLA TOMBA DI PAOLO: UNA DATA MEMORABILE

La tomba di Paolo si trova a un 1,37 metri al di sotto dell’attuale Altare Papale. La lastra di marmo, recante l’iscrizione "PAULO APOSTOLO MART… " , delle dimensioni di 2,12 m. x 1,27 m., si compone di vari pezzi. Quello recante il nome "PAULO" è provvisto di tre orifizi, uno rotondo e due quadrati. Il sarcofago massiccio, su cui furono eretti i successivi “Altari della Confessione”, ha le dimensioni di 2,55 m. di lunghezza per 1,25 m. di larghezza e 0,97 m. di altezza. Attualmente è possibile vedere, attraverso una larga finestra sotto l’Altare Papale, la Tomba di Paolo.

tomba Paolo

«Siamo raccolti presso la tomba dell’Apostolo, il cui sarcofago, conservato sotto l’altare papale, è stato fatto recentemente oggetto di un’attenta analisi scientifica: nel sarcofago, che non è stato mai aperto in tanti secoli, è stata praticata una piccolissima perforazione per introdurre una speciale sonda, mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato con oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. È stata anche rilevata la presenza di grani d’incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree. Inoltre, piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all’esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza, sono risultati appartenere a persona vissuta tra il I e il II secolo. Ciò sembra confermare l’unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti mortali dell’apostolo Paolo».
Con queste parole, Benedetto XVI, annunciava al mondo, il 28 giugno 2009, gli esiti della prima ricognizione all’interno della tomba di san Paolo.


FONTI

Basilica di San Paolo fuori le Mura, Sito del Vaticano

Andrea Lonardo, La Basilica di San Paolo, http://www.gliscritti.it/approf/luogiub/lugcap2.htm#_Toc514781579

Collezione degli articoli pubblicati nel diario di Roma e nelle notizie del giorno relativi alla nuova Fabbrica della Basilica di S. Paolo sulla via ostiense, Rev. Cam. Apost., 1845, Googlebooks

Basilica di San Paolo fuori le Mura, Enciclopedia Telematica Cathopedia

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