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COP Lettera pastorale Napolioni

Gesù per le strade vorrei te cantar,
Gesù, la tua vita al mondo annunciare vorrei,
solo tu sei la vita, la pace e l’amor,
Gesù per le strade vorrei te cantar!

Gesù, per le strade vorrei te lodar...

Gesù, per le strade vorrei te servir...

È un canto antico e giovanissimo, di chi scelse di vivere nel deserto e tra i poveri la comunione con Gesù, gridando il Vangelo con la vita, facendo la pastorale silenziosa e nascosta del giovane falegname di Nazareth. Come il Beato Charles de Foucauld, Carlo Carretto, i Piccoli Fratelli e le Piccole Sorelle di Gesù… Chiesa di Cremona, i tuoi giovani ti chiamano a cantare e camminare, così.
Il Sinodo dei giovani ci spinge, in avanti, con forza… come l’amore-carità di Cristo, che nel cuore degli uomini urge come esigenza insopprimibile (2Cor 5,14). Ci faccia “prendere il largo”, come ci chiedeva San Giovanni Paolo II all’inizio del millennio.

Sommario

Per ripartire
1 Per le strade... dei giovani
2 Per le strade... della fede
3 Per le strade... della Chiesa
4 Per le strade... dell’amore
5 Per le strade... della vita
6 Per le strade... del mondo
Almeno tre passi
Con le parole di Giovanni

Il testo PDF

Appunti per leggere la Lettera (dal sito PG della Diocesi)

 

100 citazioni TOP

udite al Sinodo sui giovani

Jonathan Lewis

Giovane uditore al Sinodo

Jonathan
Per un mese mi sono seduto appollaiato su in alto nelle poltrone rosso-sangue (-da-naso!) dell'aula sinodale riservata agli uditori, o partecipanti laici, del Sinodo su "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale". Esse davano proprio su Papa Francesco e sulle centinaia di vescovi, sacerdoti e laici che hanno partecipato al Sinodo. Ogni giorno ci siamo seduti per ore ad ascoltare interventi di quattro minuti, uno per ogni persona nella sala.
Mentre l'équipe di lavoro del Sinodo ha incorporato molte di queste idee nel documento finale, io ho voluto condividere alcune frasi udite che ho scarabocchiato sul mio taccuino. Tali "citazioni" sono qui ora condivise in forma anonima, poiché ci è stato chiesto di rispettare la privacy del Sinodo, che Papa Francesco ha descritto come "lo spazio protetto dove agisce lo Spirito Santo".

Ascolto e discernimento
1. Siamo qui per dimostrare che i giovani fanno bene a impegnarsi nella chiesa, e che la chiesa "vale la pena".
2. Abbiamo bisogno di sforzi pratici, non di documenti inutili.
3. Se non sono d'accordo con qualcuno, devo ascoltare più attentamente.
4. Il discernimento non è uno slogan o una tecnica per l'amministrazione, è un atteggiamento e un atto di fede.
5. La Chiesa dev’essere per prima un modello di discernimento prima che i giovani possano fare discernimento nelle proprie vite.
6. Dobbiamo passare da una cura pastorale per i giovani ad una cura pastorale con i giovani.
7. Maggiore partecipazione sinodale nella Chiesa non significa democratizzazione della Chiesa.
8. L'ascolto non mette in pericolo la dottrina; la avvicina e la rende più comprensibile.
9. Abbiamo bisogno di una rivoluzione di tenerezza che educa il cuore. 

I vescovi e la Chiesa
10. Abbiamo paura di vedere le nostre stesse ferite.
11. Le nostre istituzioni hanno bisogno della voce profetica dei giovani.
12. Abbiamo bisogno di conversione istituzionale, perché la maggior parte delle parrocchie non sono adatte ai giovani.
13. I giovani si sono stancati della burocrazia nella chiesa e sono andati altrove, dove hanno accesso.

 

Lottiamo insieme...

possiamo facerla

Stephen Hawking (1942-2018)

sh

Ho avuto una vita straordinaria su questo pianeta, al contempo attraversando l'intero universo con la mia mente e le leggi della fisica. Sono arrivato agli estremi confini della galassia, ho viaggiato in un buco nero e sono tornato indietro fino all'inizio del tempo. Sulla Terra, ho visto alti e bassi, turbolenze e tranquillità, successo e sofferenza. Sono stato ricco e povero, fisicamente abile e disabile. Sono stato lodato e criticato, ma mai ignorato. Grazie al mio lavoro, ho avuto l'enorme privilegio di contribuire alla comprensione dell'universo. Ma l'universo sarebbe vuoto se non fosse per le persone che amo e che mí amano: senza di loro, ai miei occhi tutta la sua meraviglia perderebbe di significato.
Alla fine di tutto, íl fatto che noi umani, che siamo dei semplici insiemi di particelle fondamentali della natura, siamo stati ín grado di giungere a una comprensione delle leggi che governano noi e il nostro universo, rappresenta uno straordinario trionfo. E sono lieto di condividere la mia eccitazione e il mio entusiasmo per questi importanti traguardi.
Spero che un giorno troveremo le risposte a tutte le nostre domande. Ci sono infatti altre sfide, altri grandi interrogativi ancora irrisolti riguardo al nostro pianeta, che dovranno essere affrontati dalle future generazioni di uomini e donne che vorranno dedicarsi con passione alla ricerca scientifica.
Come riusciremo a nutrire una popolazione mondiale sempre più numerosa? A fornirle acqua potabile, a produrre energia rinnovabile, a prevenire e curare le malattie e a rallentare il cambiamento climatico globale? Mi auguro che la scienza e la tecnologia ci forniranno le risposte a queste ulteriori domande, ma per implementare le soluzioni non si potrà fare a meno degli esseri umani, con le loro conoscenze e la loro capacità dí comprendere il reale. Lottiamo perché ogni donna e ogni uomo possano vivere delle vite sane e sicure, piene di opportunità e di amore. Siamo tutti viaggiatori del tempo, incamminati verso il futuro, ma dobbiamo lavorare insieme per rendere quel futuro un posto piacevole da abitare.
Siate coraggiosi, curiosi e determinati, anche quando le condizioni giocano a vostro sfavore. Potete farcela!

(Le mie risposte alle grandi domande, Rizzoli 2018, pp. 33-34)

 

In memoriam

Davanti a Dio

Jean D'Ormesson

Parigi, 16 giugno 1925 – Neuilly-sur-Seine, 5 dicembre 2017

sole-luce

Verrà molto presto il momento in cui mi troverò di fronte a Dio.
In cui mi troverò di fronte a Dio... Per noi poveri viventi in queste parole incerte tutto è soggetto a cauzione e a dubbio. Quando mi troverò di fronte a Dio probabilmente non ci sarà più assolutamente niente. Non ci sarà più il tempo. E a capire che non c'è niente io non ci sarò più. E forse non ci sarà nemmeno Dio.

Io non lo so se Dio esiste. Dio, o la natura, mi ha rifiutato il dono della fede. Chi sono io per rispondere con un sì o con un no a una domanda più grande di noi? Dio, o la natura, non mi ha permesso di decidere su un segreto e su un mistero così remoti al di sopra di me. Nel dubbio che mi assilla e spesso mi sommerge brilla tuttavia la speranza. Unamuno dice, non ricordo più dove, che credere a Dio forse consiste nello sperare che esista. Allora, sì, credo in Dio. Perché spero che esista.
Quando comparirò di fronte a quel Dio a cui devo tutto – la mia vita, le mie gioie, le mie pene, l'universo che mi circonda, il sole sul mare, la mia allegria che era viva e i miei dubbi che erano crudeli – mi getterò ai suoi piedi e gli dirò:
«Signore, perdonami. Ti ho tradito molto. Sono stato indegno della grandezza e della fiducia che mi avevi accordato poiché, nella tua bontà, mi hai dato la vita e mi hai lasciato libero di scegliere. La mia mediocrità la disprezzo con forza, ma purtroppo un po' tardi. Non sono stato né un eroe, né un martire, né un santo. Mi sono occupato di me molto più che di coloro che mi avevi affidato come fratelli. Sono stato indegno delle promesse che mi avevi elargito. Ho ricevuto molto più di quanto abbia mai dato. Ho ceduto troppo alla pigrizia, alla vanità, all'indifferenza nei confronti del prossimo, al gusto del guadagno, al delirio di voler essere sempre primo tra i primi. Ho vissuto nel tumulto e nell'agitazione. Ho cercato la felicità e troppo spesso il piacere.
Tu lo sai, mio Dio. Ho amato le baie, il tuo mare che ricomincia all'infinito, il tuo Sole che era diventato mio, molte tue creature, le parole, i libri, gli asini, il miele, gli applausi di cui provavo vergogna, ma che coltivavo. Ho amato tutto ciò che passa. Ma ciò che ho amato soprattutto sei tu, che non passi. Ho sempre saputo di essere meno di niente sotto lo sguardo della tua eternità e che sarebbe venuto il giorno in cui sarei comparso di fronte a te per essere finalmente giudicato. E ho sempre sperato che la tua eternità di mistero e di angoscia fosse anche e soprattutto un'eternità di perdono e d'amore.
Non ho fatto quasi nulla del tempo che mi hai prestato e poi ti sei ripreso. Ma, in maniera maldestra e ignorante, dal fondo del mio abisso non ho mai smesso di cercare la via, la verità e la vita».

(Malgrado tutto, direi che questa vita è stata bella, Neri Pozza 2017, pp. 370-371)

12624

Beati i poveri!

Guai a voi ricchi!

VI domenica del T.O. (C)

Francesco Galeone *

 

Maledetto… Benedetto…

1. La prima lettura inizia con un’affermazione precisa: Maledetto l’uomo che confida nell’uomo (Ger 17,5-6). Le dolorose esperienze di tradimenti, intrighi messi in atto da persone insospettabili, ci hanno portato al proverbio: Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. La seconda parte della lettura (Ger 17,7-8) descrive l’uomo benedetto che vive secondo giustizia e perciò è benedetto da Dio. Non dice che riceverà un premio, ma che ha indovinato la vita, è già felice subito. I rabbini del tempo di Gesù (ma anche oggi) si servivano spesso del genere letterario delle beatitudini e delle maledizioni; per insegnare il bene o per incutere timore, ricorrevano sovente alle espressioni Beato colui che … Maledetto colui che…