Note di Pastorale Giovanile

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Il tranello smascherato

Domenica XIX del tempo ordinario A

papa Francesco

29A
22,15-22 I dialoghi dell’inganno [1]

[Papa Francesco nota che nel vangelo ci sono vari tipi di dialoghi con Gesù; alcuni vengono detti “i dialoghi dell’inganno”; sono quelli in cui] si cerca di “tentare” il Signore per trovare un punto debole nella sua coerenza, un appiglio che dia la possibilità di concepire la pietà come una merce di scambio: così si confonde la fede con la sicurezza, la speranza con il possesso, l’amore con l’egoismo.
Nel racconto della donna adultera (Gv 8,1-11), - ad esempio - se Gesù risponde affermativamente viene meno la sua misericordia, se risponde negativamente contravviene alla legge. In questi dialoghi dell’inganno Gesù è solito fare due cose: dice una parola coerente con la dottrina a chi vuole coglierlo in fallo, e un’altra alla vittima (in questo caso l’adultera) o riferita alla situazione manipolata per farlo cadere in contraddizione. A coloro che volevano ingannarlo restituisce dunque la condanna, invitandoli ad applicarla per primi a loro stessi; mentre alla donna restituisce la vita, chiedendole di vivere rettamente.
Con questa medesima chiave di lettura si può riflettere sui tranelli del tributo a Cesare, che insinua la tentazione sadducea del collaborazionismo (Mt 22,15-22), e della dichiarazione riguardo alla sua stessa autorità (Lc 20,1-8), a cui Gesù risponde esortando a rico­noscere le “autorità” che Dio ha inviato e che chi lo interroga non ha accettato.

22,16 Gesù è veritiero e insegna la via di Dio secondo verità [2]

Gesù Cristo, il testimone fedele e veritiero, ci raduna affinché facendo la verità veniamo verso la luce (cfr. Gv 3,21). Egli ci insegnerà ad adorare in spirito e in verità (cfr. Gv 4,23), a glorificare cercando la gloria del Pa­dre, come Egli ha cercato la gloria di chi l’ha mandato, e per questo è veritiero (cfr. Gv 7,18). Egli ci ha resi suoi e con la nostra fedeltà - possiamo dire che «c’è la verità di Cristo in me» (cfr. 2Cor 11,10), perché abbiamo sentito la Parola della verità, il Vangelo della salvezza (cfr. Ef 1,13). Ci ha ricreati: siamo «uomini nuovi, creati secondo Dio nella giustizia e nella vera santità» (cfr. Ef 4,24), e nella verità abbiamo conosciuto la gratuità dell’amore di Dio, la grazia di Dio (cfr. Col 1,6), e siamo stati scelti per amore «per la salvezza, per mezzo della fede nella verità» (cfr. 2Ts 2,13), perché egli «vuole che tutti gli uomi­ni giungano alla conoscenza della verità» (cfr. 1Tm 2,4).
Gesù Cristo, il glorioso, è stato in mezzo a noi, è stato uno di noi. È stato il Maestro della verità. Possiamo dirgli anche: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità» (Mt 22 22,16; Lc 20,21). È l’atteggiamento umile di chi si sente redento, non quello scettico di chi domanda: «Che cos’è la verità?» (Gv 18,37). Accostarci al Maestro della verità comporta il desiderio di mantenerci fedeli alla sua parola, ed essere così davvero suoi discepoli (cfr. Gv 8,31), in grado di ascoltare, con cuore aperto, questa promessa fedele: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,32).

22,21 La novità perenne da riscoprire [3]

Dio solo è il Signore
Alla provocazione dei farisei che, per così dire, volevano fargli l’esame di religione e condurlo in errore, Gesù risponde con questa frase ironica e geniale. È una risposta ad effetto che il Signore consegna a tutti coloro che si pongono problemi di coscienza, soprattutto quando entrano in gioco le loro convenienze, le loro ricchezze, il loro prestigio, il loro potere e la loro fama. E questo succede in ogni tempo, da sempre.
L’accento di Gesù ricade certamente sulla seconda parte della frase: «E (rendete) a Dio quello che è di Dio». Questo significa riconoscere e professare - di fronte a qualunque tipo di potere - che Dio solo è il Signore dell'uomo, e non c’è alcun altro. Questa è la novità perenne da riscoprire ogni giorno, vincendo il timore che spesso proviamo di fronte alle sorprese di Dio.

Il Vangelo è “la novità di Dio” nella Chiesa e nel Mondo
Lui non ha paura delle novità! Per questo, continuamente ci sorprende, aprendoci e conducendoci a vie impensate. Lui ci rinnova, cioè ci fa “nuovi” continuamente. Un cristiano che vive il Vangelo è “la novità di Dio” nella Chiesa e nel Mondo. E Dio ama tanto questa “novità”! «Dare a Dio quello che è di Dio», significa aprirsi alla Sua volontà e dedicare a Lui la nostra vita e cooperare al suo Regno di misericordia, di amore e di pace.
Qui sta la nostra vera forza, il fermento che la fa lievitare e il sale che dà sapore ad ogni sforzo umano contro il pessimismo prevalente che ci propone il mondo. Qui sta la nostra speranza perché la speranza in Dio non è quindi una fuga dalla realtà, non è un alibi: è restituire operosamente a Dio quello che Gli appartiene. È per questo che il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita - con i piedi ben piantati sulla terra - e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide nuove.


NOTE

1 I dialoghi di Gesù, in J. M. Bergoglio – Papa Francesco, Aprite la mente al vostro cuore, BUR, Rizzoli Milano 2014,15-16; Papa Francesco – J. M. Bergoglio, In lui solo la speranza. Esercizi spirituali ai vescovi spagnoli (15-22 gennaio 2006), Jaca Book (Milano) - LEV (Città del Vaticano) 2013, 77-78.
2 J.M. Bergoglio - Francesco, Il desiderio allarga il cuore. Esercizi spirituali con il Papa, EMI, Bologna 2014, 28-35.
3 Omelia, 19 ottobre 2014.

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VoiSieteArtigianidiFuturo cover
INDICE

Preghiera in vista del Sinodo dei giovani

Introduzione
Un lavoro artigianale di dialogo
- Francesco e i giovani
- “Diventare artigiani di futuro”
- Il Sinodo dei giovani: un lavoro artigianale di dialogo
- Il sussidio “Voi siete artigiani di futuro”
- Come utilizzare questo sussidio

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Forza e debolezza

dei giovani

Etty Hillesum

 giovaniEtty

Siccome sono ancora tanto giovane, e ho la volontà indistruttibile di non lasciarmi metter sotto; e siccome ho la sensazione di poter contribuire anch'io a colmare le lacune recenti - e me ne sento la forza -, per tutti questi motivi io mi rendo appena conto di quanto poveri siamo diventati noi giovani, quanto siamo rimasti soli. O è ancora una forma di stordimento?
Il prof. Bonger è morto...
Lui è indimenticabile per me...
Mancavano poche ore alla capitolazione. Ed ecco la figura pesante, goffa, chiaramente riconoscibile di Bonger che se ne andava lungo l'IJsclub, occhiali azzurri su quella testa pesante e originale; guardava le nuvole che da lontano sovrastavano la città, provenienti dal porto delle petroliere dato alle fiamme. Non dimenticherò mai quella scena - quella figura goffa, con la testa di traverso, che guardava le nuvole di fumo in lontananza. In uno slancio spontaneo ero corsa fuori senza mantello, l'avevo raggiunto e gli avevo detto: buongiorno, professor Bonger, ho pensato molto a lei in questi ultimi giorni, l'accompagno un pezzetto.
E lui mi aveva guardata di traverso coi suoi occhiali azzurri e non aveva la minima idea di chi potessi essere, malgrado due esami e un anno di lezioni; ma in quei giorni c'era una familiarità così grande tra le persone, che avevo continuato a camminargli accanto. Non ricordo con precisione il nostro dialogo. Era il pomeriggio in cui tutti cercavano di fuggire in Inghilterra; gli avevo chiesto: crede che abbia senso fuggire? E lui: la gioventù deve rimanere qui. E io: crede che la democrazia finirà per vincere? E lui: vincerà di certo, ma alcune generazioni ne faranno le spese. E quel feroce Bonger era indifeso come un bambino, era quasi dolce; io avevo sentito il bisogno irresistibile di mettergli un braccio intorno alla vita e di guidarlo come un bambino - e così, col mio braccio intorno a lui, avevamo camminato lungo l'IJsclub. Sembrava affranto, era pieno di benevolenza. Tutta la sua passione e la sua virulenza si erano spente. Il cuore mi si gonfia quando penso a com'era quel giorno, il burbero delle nostre lezioni. E arrivati allo Jan Willem Brouwersplein lo avevo salutato, mi ero piantata davanti a lui e gli avevo preso una mano fra le mie, lui aveva chinato un po' il capo con tanta gentilezza, mi aveva guardata attraverso gli occhiali azzurri che gli nascondevano gli occhi e mi aveva detto, quasi con comica solennità: mi ha fatto piacere! E la prima cosa che avevo sentito la sera dopo, arrivando al corso di Becker, era stata: Bonger è morto! Io avevo replicato: non è possibile, gli ho parlato ieri sera alle sette. E Becker: allora lei è stata una delle ultime persone che gli hanno parlato. Alle otto si era sparato alla testa.
E dunque una delle sue ultime parole era stata per una studentessa sconosciuta, che lui aveva guardato con benevolenza attraverso un paio di occhiali azzurri: mi ha fatto piacere!
Bonger non è l'unico. È tutto un mondo che va in pezzi. Ma il mondo continuerà ad andare avanti e per ora andrò avanti anch'io. Restiamo senz'altro un po' impoveriti, ma io mi sento ancora così ricca, che questo vuoto non m'è entrato veramente dentro. Però dobbiamo tenerci in contatto col mondo attuale e dobbiamo trovarci un posto in questa realtà; non si può vivere solo con le verità eterne: così rischieremmo di fare la politica degli struzzi. Vivere pienamente, verso l'esterno come verso l'interno, non sacrificare nulla della realtà esterna a beneficio di quella interna, e viceversa: considera tutto ciò come un bel compito per te stessa. E ora leggo ancora qualcosa, e poi a dormire. Domani si lavora di nuovo, alla scienza, alla casa, e a me stessa; non si può trascurare nulla e non si può neppure prendersi troppo sul serio, buona notte.

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Tanta storia in una

semplice frase (Mt 22,15)

Solo Dio ha il monopolio della salvezza

XXIX Domenica Tempo Ordinario A

A cura di Franco Galeone *

tributo-a-cesare

Nella prima lettura abbiamo un dato davvero interessante: il termine Cristo viene attribuito niente di meno che al re dei persiani, Ciro, a cui Dio dice: Io ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca. Ti ho chiamato Cristo, Messia. Ne deriva un insegnamento profondo: per realizzare il suo Regno, Dio non fa differenza tra cristiani e non; per realizzare il Regno della pace sono importanti anche coloro che vivono fuori dalla chiesa e di ogni chiesa. Ciro era fuori di Israele, non conosceva il Dio degli ebrei, eppure diventa il Cristo di Dio. Non ha senso dividere i politici in uomini di Dio e uomini senza Dio, perché la politica si qualifica in relazione alla giustizia e alla pace, non alla liturgia o ai sacramenti. Nessuno si sottrae a Dio, nemmeno Ciro, nemmeno i capi di stato, i parlamenti, il popolo sovrano. Ma per sapere se un politico è il Messia di Dio non dobbiamo vedere se porta la croce sugli scudi, sulla corona, nella sala del trono … ma se il sovrano promuove il bene di tutti e dei singoli, se è dalla parte dei deboli e degli ultimi.

L’ipocrisia religiosa

Dopo la parabola degli invitati a nozze, l’élite religiosa non mostra nessun segno di conversione (impossibile!) ma inizia una serie di attacchi contro Gesù che sarà effettuata dai farisei, dagli erodiani, dai sadducei e da un dottore della legge. Gesù è un pericolo da eliminare. Ormai non c’è più tempo da perdere. Allora nel capitolo 22 di Matteo, ai versetti 15-21, leggiamo: Allora - quindi dopo aver ascoltato questa parabola - i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere Gesù in fallo nei suoi discorsi. Il termine esatto è messaggio (λογος). Vogliono ormai trovare una contraddizione in Gesù, nel suo messaggio, in modo da fargli perdere questo grande fascino che ha sulla folla. E quindi iniziano una serie di trappole ben congegnate che però Gesù smantellerà. Tra farisei ed erodiani c’era un odio mortale, ma ora hanno un nemico comune. Il nemico Gesù è un pericolo che va eliminato, quindi di fronte al pericolo comune ecco che i nemici si alleano.
Maestro: è il solito linguaggio curiale, falso. Nel vangelo di Matteo quando appare il termine Maestro è quasi sempre in bocca agli avversari di Gesù. Sappiamo che tu sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Untuosi e ipocriti, senza volerlo, i farisei fanno un bell’elogio a Gesù: un uomo veritiero! Non guarda in faccia a nessuno, mentre i farisei fanno tutto per essere ammirati.
Dunque, di’… non è una richiesta, il verbo è all’imperativo; pretendono - È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare? La trappola è ben congegnata: se Gesù è favorevole a pagare il tributo a Cesare va contro la legge, nella quale bisognava riconoscere Dio come unico signore; se è contrario può essere accusato dagli erodiani filoromani – il braccio armato – di essere un sovversivo.
Ipocriti: Gesù non si lascia incantare da questi personaggi che ostentavano tanta religiosità e tanta vicinanza con il Signore. Gesù li chiama ipocriti che, nel linguaggio del tempo significa commedianti, teatranti. Tutta la loro ostentata religiosità, tutta la loro spiritualità è soltanto una commedia che fanno per ottenere l’applauso e l’ammirazione della gente.

A Cesare le cose, a Dio le persone

I furbi amano mettere in difficoltà l’avversario. I farisei lo hanno fatto spesso con Gesù. E ogni volta sono stati svergognati! Questa volta ricorrono ad un tranello politico. Gli ebrei erano occupati dai romani; un’occupazione odiosa, che violava i valori religiosi degli ebrei, e spremeva tasse esose alla popolazione. Pagare il tributo a Cesare pesava sugli ebrei come un macigno. Sappiamo che alla nascita di Cristo era in atto quel censimento, non certo perché Roma amasse gli ebrei, ma per organizzare al meglio la riscossione delle tasse. I farisei, amici degli ebrei, si fanno accompagnare da alcuni erodiani, amici dei romani: una mossa astuta! Questa è la domanda: È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Un no piaceva ai farisei, nazionalisti, ortodossi; un sì piaceva agli erodiani, filoromani, e perciò odiati dal popolo ebraico. Da un lato, i romani e gli erodiani assegnavano il primato a Cesare; dall’altro, gli zeloti, per i quali il primato spettava a Dio. Il dilemma era mortale: il “no” avrebbe provocato la denuncia di Gesù ai romani come ribelle; il “sì” gli avrebbe inimicato il popolo ebraico. A queste volpi diplomatiche, Gesù risponde in modo poco diplomatico: Ipocriti, perché mi tentate? Poi proclama un principio che ancora oggi conserva tutta la sua attualità: Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio. In questa frase c’è in nuce gran parte della storia europea, dalla lotta per le investiture al Kulturkampf, dai concordati alla libera Chiesa in libero Stato, dalle controversie sull’ora di religione all’intervento dei vescovi in tempo elettorale. Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio.

Due patologie: clericalismo e laicismo

Questa sentenza, divinamente equilibrata, è una condanna del clericalismo e del laicismo. Il clericalismo è una forma di patologia religiosa, per cui il clero non si accontenta di vedere rispettati i diritti di Dio, ma vuole anche privilegi sociali, economici, politici per le sue associazioni, le sue scuole, le sue chiese, i suoi spazi sacri … Il laicismo è un’altra forma di patologia religiosa, nel senso che i laici riconoscono la religione ma come un fatto privato, non accettano i risvolti etici nella vita sociale. Se Gesù avesse pronunciato anche solo questa frase, sarebbe passato alla storia. Davvero, non c’è religione così immersa nella storia come il cristianesimo. Che però è anche la religione “assoluta”, come ha scritto Hegel.

Dio fa politica

Sbaglia Marx quando scrive che la religione è l’oppio del popolo, è la coscienza capovolta di un mondo capovolto, è il sospiro della creatura oppressa, è il sentimento di un mondo senza cuore. Il vero problema non è se fare politica o no, ma quale politica; si esclude la piccola politica intesa come l’arte del dominio sugli altri, l’accumulo di privilegi e ricchezze. Questa sporca politica è condannata dalla Bibbia, che presenta i tanti interventi politici di Dio a favore degli ultimi in Israele. Alcune rivoluzioni politiche sono state affermate da Dio, e con fortezza, come quando Dio manda Mosè dal faraone perché questi restituisca la libertà a Israele, o Natan dal re Davide per rimproverargli i suoi intrallazzi sentimental-politici, o Samuele al re Saul per non avere saputo guidare il popolo verso la pace, o i profeti ai re e ai ricchi di Israele per avere oppresso gli ultimi e gli indifesi … Tutti questi episodi significano presenza politica di Dio.

Gesù fa politica

Anche Gesù contesta l’establishment socio-religioso del suo tempo: il sabato, il Tempio, il culto, i sacrifici, le leggi, le tradizioni … vengono contestati quando sono assolutizzati, perché tutto appartiene all’uomo e l’uomo appartiene a Dio. E non ha paura di fare nomi: Erode è chiamato una volpe. Anche nell’episodio del tributo, Gesù condanna la piccola politica dell’arrivismo e del machiavellismo, che divide gli uomini, crea fazioni, semina vittime. Certi minuetti, certe alleanze, certi concordati, certi giri di valzer … con i poteri di questo mondo non sono per la gloria della chiesa e ancor meno per quella di Dio.

La Chiesa fa politica

Per non sbagliare mai politica, la chiesa dev’essere accanto al povero, all’ultimo, all’indifeso. Scriveva don Milani al sindacalista Pipetta: Fintanto che tu lotterai per ottenere giustizia, sarò accanto a te; nel momento in cui avrai vinto, sarò contro di te. Purtroppo, alcune volte, la chiesa si è schierata dalla parte di don Rodrigo contro Renzo e Lucia; altre volte, si è affacciata al balcone alleata con i potenti di turno, e ancora oggi noi paghiamo le conseguenze di questo connubio tra trono e altare, sacerdotium et regnum. A volte, la sete di potere e di denaro ha impedito alla chiesa di leggere i segni dei tempi, e così i valori del Vangelo sono stati portati avanti da laici, rivoluzionari, filosofi, enciclopedisti, marxisti … Papa Giovanni Paolo II, parlando alle masse dell’aeroporto di Bourget il 2 giugno 1980, coraggiosamente ha detto che il sacro trinomio di libertà, uguaglianza, fraternità è profondamente cristiano. Ma erano passati due secoli dalla caduta della Bastiglia, e tre secoli dagli enciclopedisti. Per fortuna oggi si scrivono pagine meravigliose nella Chiesa! Difendere il primato, i diritti dell’uomo, è l’unica via che permette ai cristiani di entrare nell’universo di Cesare, e di farlo crollare, se necessario.
Buona vita!

* Gruppo Biblico ebraico-cristiano

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