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     Riconoscere Gesù Cristo

    nello spezzare il pane

    Una meditazione su Lc 24,13-35

    Walter Kasper


    C
    he cosa significa riconoscere Gesù Cristo? Dove e come possiamo riconoscerlo? In questa domanda si esprime un bisogno profondo di molti cristiani.

    1. L'esperienza dei discepoli sulla strada di Emmaus

    Nella Bibbia c'è un racconto che risponde a questa domanda. Si tratta dell'episodio dei due discepoli che, dopo la morte di Gesù, si trovano in cammino sulla strada che da Gerusalemme conduce verso il vicino villaggio di Emmaus. Lungo questa strada incontrano Gesù (Lc 24,13-35). Per quasi tre anni erano stati insieme a Gesù. Avevano ascoltato i suoi discorsi e visto i suoi miracoli. Ma l'avevano veramente conosciuto? L'avevano veramente compreso? Evidentemente no. Quando la situazione divenne pericolosa, scapparono. Ora erano amareggiati, delusi, e volevano tornare dalle loro famiglie.
    Camminavano tristi lungo la strada e davano sfogo al loro dolore e alla loro delusione. Avevano sperato che Gesù avrebbe soddisfatto le loro attese e la speranza di tutto il popolo, instaurando il regno di Dio. Però non era stato affatto così. I sommi sacerdoti lo avevano condannato e fatto crocifiggere. Ora erano già passati tre giorni da quando tutto questo era accaduto.
    Quando Gesù si unì a loro lungo la strada, domandando per quale motivo fossero così tristi, il loro cuore era talmente amareggiato e afflitto ed essi erano talmente impauriti e inquieti che non furono in grado di riconoscerlo; i loro occhi erano chiusi. Anche quando Gesù spiegò loro il senso delle Scritture, mostrando come egli avesse dovuto soffrire tutto secondo la volontà di Dio, sebbene ardesse il loro cuore nell'ascoltarlo, continuarono ad essere come accecati.
    Solo quando furono a tavola e Gesù spezzò il pane, subito si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Subito la loro tristezza si trasformò in gioia.
    Ricolmi di felicità tornarono di corsa a Gerusalemme per raccontare agli altri discepoli il loro incontro con Gesù e come lo avevano riconosciuto
    nello spezzare il pane.

    2. L'esperienza di Emmaus nella testimonianza della chiesa

    L'esperienza dei discepoli di Emmaus ha poi continuato a ripetersi e a rinnovarsi. Gli Atti degli apostoli raccontano, a proposito della comunità originaria di Gerusalemme, che i primi cristiani si riunivano regolarmente per spezzare insieme il pane (At 2,46). Dall'epoca della chiesa delle origini possediamo molte testimonianze che mostrano come l'eucaristia domenicale fosse una caratteristica che distingueva i cristiani [28]. Il vescovo e martire Ignazio d'Antiochia diceva che essere cristiano significa vivere secondo la domenica [29]. Ci sono testimonianze di non-cristiani che attestano come i cristiani si riconoscessero dal fatto di riunirsi di domenica [30]. Durante la persecuzione di Diocleziano i martiri di Abitina risposero ai loro accusatori: «È senza alcun timore che abbiamo celebrato la cena del Signore, perché non la si può tralasciare; è la nostra legge [...]. Noi non possiamo stare senza la cena del Signore» [31].
    I primi cristiani del tempo delle persecuzioni avevano compreso che l'eucaristia domenicale apparteneva alla loro identità. Essa è la fonte della loro vita. Nell'eucaristia, infatti, si riattualizza ciò che disse e fece Gesù nell'ultima Cena, quando diede il pane ai suoi discepoli dicendo: «Questo è il corpo, che è per voi» (1 Cor 11,24; Le 22,20). «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti» (Mc 14,24; Mt 26,28).
    Con queste parole Gesù ha voluto dire: questo sono io, io che offro e dono me stesso per voi e per tutti. In questi doni del pane e del vino io sono presente per voi; in essi mi dono a voi. Sotto queste sembianze io sono in mezzo a voi. In questi segni del pane e del vino potete riconoscermi e potete riconoscere chi io sia e quanto sia grande il mio amore per voi. Infatti, nella frazione del pane e nella condivisione del vino si manifesta chi io sia per voi: colui che è solidale con voi, che condivide se stesso con voi e che si dona a voi.
    Così Gesù stesso risponde alla nostra domanda su come possiamo riconoscerlo e sperimentarlo, su come possiamo incontrarlo. È la stessa risposta che hanno ricevuto i discepoli di Emmaus. Possiamo riconoscere Gesù nello spezzare il pane, nella celebrazione del pasto eucaristico. Nell'eucaristia possiamo riconoscerlo, riconoscere chi egli sia e che cosa faccia per noi. Un Padre della chiesa ha detto: «Tutto ciò che era visibile nel Redentore, è passato nei sacramenti» [32].

    3. L'esperienza di Emmaus oggi

    La celebrazione dell'eucaristia è il centro e il culmine della vita cristiana ed ecclesiale [33]. Il calo numerico di coloro che partecipano all'eucaristia domenicale è quindi un segnale che dovrebbe far suonare tutti i nostri campanelli di allarme interiori. È segno di una diminuzione della fede, di un raffreddamento dell'amore. Lasciamo l'amore di Gesù senza risposta. Ci rendiamo conto dell'offesa, dell'ingratitudine procurate da questo comportamento, ci rendiamo conto di esserne responsabili? Alcuni potranno dire: sì, ma i tempi sono cambiati. Non siamo più all'epoca dei primi cristiani. Giusto, ma la nostra situazione, in ciò che è decisivo, è davvero totalmente diversa?
    Anche a noi oggi Gesù sembra essere spesso lontano, potremmo dire assente; anche per noi oggi egli è spesso come morto. Anche noi oggi, come i discepoli di Emmaus, siamo spesso così presi da noi stessi, dai nostri problemi, dai nostri progetti e dalle nostre aspettative, dalle nostre preoccupazioni e anche dalle nostre delusioni, che nella nostra mente non c'è più spazio per ciò che nella vita conta veramente. La nostra quotidianità ci tiene sotto sequestro, a tal punto che non può più essere domenica. Gesù allora non è più presente, e noi restiamo soli con le nostre domande. Quante cose comprimiamo dentro di noi, mentre all'esterno mostriamo un'apparente spensieratezza. Come ci farebbe bene riconoscere che non siamo affatto soli, che c'è qualcuno, Gesù, che cí accompagna lungo il cammino. Lui non solo ci ascolta quando siamo afflitti e ci lamentiamo, egli è solidale con noi. Nello spezzare il pane egli condivide con noi la sofferenza e la morte, donandoci allo stesso tempo di partecipare alla vita nuova della risurrezione. Egli ci dona se stesso e, con se stesso, dona a noi come ai discepoli di Emmaus consolazione e speranza, gioia e beatitudine.

    4. Conseguenze della esperienza di Emmaus

    Riconoscere Gesù nello spezzare il pane significa anche che deve essere possibile riconoscere noi cristiani dal gesto di spezzare il pane, vale a dire dal gesto di condividere e di donare. Non a caso si dice dei primi cristiani: «Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune» (At 2,44). Possiamo condividere il pane eucaristico soltanto se condividiamo anche il pane quotidiano. In una descrizione dello stile di vita dei primi cristiani si dice: «Amano tutti e da tutti sono perseguitati [...]. Sono poveri e arricchiscono molti; mancano di tutto e di tutto abbondano» [34].
    In occasione della festa del Corpus Domini celebriamo pubblicamente il Signore presente nell'eucaristia, portandolo lungo le nostre strade e nelle nostre piazze. Questo significa che la celebrazione dell'eucaristia deve prolungare il suo effetto nella nostra quotidianità. L'atteggiamento che animò Gesù quando istituì l'eucaristia nell'ultima Cena deve animare anche noi: «Per voi», «Per tutti». Come Gesù fa di se stesso un dono per noi, anche noi dobbiamo diventare un dono per gli altri.
    Fare di se stessi e della propria vita un dono è un messaggio che oggi ai più suona inconsueto. La tendenza fondamentale della nostra società, infatti, è prendere piuttosto che dare, e poi cercare di tenere stretto. Molti non ne hanno mai abbastanza e poi cercano di conservare lo stato patrimoniale che hanno raggiunto. Per questo tutto si è arenato. Non si muove quasi più niente, e neppure si fa muovere. Questo irrigidimento egoistico è segno di morte e non di vita; la vita viene dall'amore e solo chi dona la propria vita la troverà (Mc 8,35).
    Dobbiamo lasciarci ispirare e motivare dal gesto di Gesù che spezza il pane. Dobbiamo imparare di nuovo a condividere, a dare e a donare. Abbiamo bisogno di una nuova cultura dell'attenzione agli altri, della solidarietà, della condivisione e della misericordia. Per la nostra società è una questione di riuscire a restare umani; allo stesso modo è una questione di credibilità del nostro essere cristiani.
    Riconoscere Gesù Cristo nell'eucaristia domenicale, essere riconoscibili come cristiani nell'atteggiamento eucaristico, deve essere la nostra soluzione. Allora anche noi, come la prima comunità, potremo spezzare il pane con letizia (At 2,46). L'amore di Dio in Gesù Cristo vuole infiammarci e diventare fonte di rinnovamento per la nostra vita e per il nostro mondo.

    NOTE

    28 Did. 14, 1 [trad. it., Didachè, cit., 38]; IGNAZIO, Eph. 5, 2s.; 13, 1 [trad. it., Lettera agli Efesini, cit., 101.104]; Phil. 6, 2 [trad. it., Lettera ai Filadelfiesi, cit., 129]; Magn. 7, ls.; 9, 1 [trad. it., Lettera ai Magnesii, 111s.]; GIUSTINO, 1 apol. 67, 3 [trad. it., Apologie, cit.]; TERTULLIANO, Apol. 39, 2 [trad. it., Apologetico, cit.].
    29 IGNAZIO, Magn. 9,1 [trad. it., 112].
    30 PLINIO IL GIOVANE, Ep. X, 96 [trad. it., Lettere, Rizzoli, Milano 2009].
    31 PL 8, 707. 709s.; cit. in GIOVANNI PAOLO II, Dies Domini, 46.
    32 LEONE MAGNO, 2 Hom. Ascent. Dom., 61 [trad. it., 4131.
    33 LG 11.
    34 Diog. 5 [trad. it., A Diogneto, cit., 356s.].

    (La liturgia della Chiesa, Queriniana, 2015, pp. 216-219)


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