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    Dittatura/totalitarismo


    IL FILO DI ARIANNA DELLA POLITICA /5

    Raffaele Mantegazza

    (NPG 2023-01-72)

     

     


    Come parlare  

    Le parole che analizziamo sono entrate di prepotenza nel dibattito quotidiani perdendo quasi del tutto il loro spessore semantico, in particolare durante l’emergenza Covid. Si è parlato di “regime”, di “dittatura”, di “totalitarismo”, evocando addirittura in modo ignobile confronti con la Shoah e il nazismo.
    Anzitutto, se è abbastanza probabile che una dittatura sia anche totalitaria, non è detto che il totalitarismo si identifichi con la dittatura. Una dittatura (concetto di tipo formale teso a descrivere una tipologia del rapporto tra potere e subordinati) consiste negli effetti della presa (o del mantenimento) del potere da parte di un gruppo o una persona operata in modo da violare tutte le regole del patto democratico, spesso accompagnata dall’uso della violenza. Il potere, in una dittatura, non ha bisogno di legittimarsi: esiste perché esiste, il dominio diventa un dato di fatto, un elemento quasi naturale. Un regime eletto democraticamente può trasformarsi in dittatura se sospende le garanzie democratiche (come è accaduto nella Germania nazista) oppure una dittatura può nascere fin dall’inizio con un colpo di stato che oltrepassa le regole della democrazia, come nell’Italia di Mussolini o nel Cile di Pinochet. In tutti questi casi la prima mossa di una dittatura consiste nell’eliminare tutti i gruppi di opposizione, sindacati, partiti che potrebbero operare una critica nei confronti del dittatore o del suo gruppo. Una dittatura può identificarsi con la figura di un dittatore, ma a rigore questo non è necessario.
    Il totalitarismo è un concetto molto più complesso: un regime totalitario è una situazione nella quale, come dice la parola stessa, è la totalità della vita dei cittadini ad essere controllata e indirizzata da chi detiene il potere; nel totalitarismo viene del tutto cancellata ogni sfera di pensiero critico, di privacy, di autonomia del singolo, ogni frontiera tra vita pubblica e vita privata. Il totalitarismo controlla la stampa, i divertimenti, la musica e ovviamente ai giorni nostri tenta di controllare tutta la comunicazione social. Occorre riflettere con i ragazzi su questo termine “totale”, che costituisce al contempo il punto di forza e il punto di debolezza del totalitarismo: se infatti ogni elemento della vita privata del cittadino viene osservato e analizzato, è anche vero che ciascuno di questi elementi costituisce una minaccia per il potere che deve tutelarsi ogni giorno dai possibili elementi di resistenza che potrebbero sorgere all’interno dei suoi confini (e soprattutto nell’anima delle persone, uno dei luoghi più difficili - anche se non impossibili - da condizionare).
    In questo senso, se una dittatura ha bisogno di una struttura di tipo totalitario per potersi perpetuare, non è detto che anche in democrazie deboli e solo formali non vi siano elementi di totalitarismo. Si parla in questo senso di un totalitarismo “dolce” che utilizza in modo massiccio le nuove tecnologie e i nuovi mezzi di comunicazione. Ciò è rischioso in particolare quando all’interno di una democrazia si sviluppano sistemi di controllo dei cittadini che vanno a ledere la loro privacy, siamo in presenza non tanto di un totalitarismo compiuto quanto di elementi potenzialmente utilizzabili in senso totalitario. Il che significa che ogni democrazia deve tutelare i diritti del singolo soprattutto per quello che riguarda la sua vita privata, i suoi gusti e le sue scelte personali perché è in quegli ambiti che può avvenire il cedimento in un senso antidemocratico.  

    Come pensare  

    La potenza del totalitarismo nazista è stata così forte che è arrivata anche a condizionare i sogni notturni dei deportati o anche solo dei sospettati. Un ebreo sogna che mentre sta fuggendo verso “l’ultimo paese che ancora tollera gli ebrei” una sentinella gli lancia il passaporto nei ghiacci della Lapponia; un altro sogna di mettersi seduto su un cestino per la carta, mettersi al collo il cartello riservato ai profanatori della razza e dire al suo interlocutore “Se occorre, faccio posto alla carta”; una donna sogna che la stufa del suo soggiorno, inizia parlare riportando a un milite delle Sa tutte le barzellette e i commenti contro il governo che ella pronunciava; fino alla persona che, dal momento che il sogno è vietato per legge, sogna di sognare unicamente figure geometriche: 

    - Come è possibile che anche il sogno sia stato condizionato dalla violenza del regime?

    - Quali sogni positivi potrebbero scacciare la paura e il terrore di questi sogni qui raccontati?

    - Quali potrebbero essere gli altri elementi della vita privata che sarebbero condizionati da un regime così potente? 

    Mussolini disse: “Il regime è vigilante e nulla gli sfugge; nessuno creda che l'ultimo fogliuncolo che esce nell'ultima parrocchia non sia ad certo momento conosciuto da Mussolini”. Proviamo a progettare uno di questi “fogliuncoli” (volantini, riviste, pieghevoli) che sembra facessero così paura al Duce: cosa ci scriveremmo, quali parole useremmo per non essere scoperti? Proviamo anche a capire come sarebbe possibile farlo avere ai cittadini in modo clandestino e senza essere scoperti. 

    Queste sono autentiche lettere censurate dal regime fascista. Le frasi in corsivo sono state cancellate e coperte da righe nere. Per quale motivo? Come mai hanno spaventato così tanto il regime? Come si potrebbe riscrivere la lettera cercando di esprimere lo stesso contenuto con giri di parole che permettano di sfuggire alla censura? 

    “… hanno tolto dal campanile della nostra Parrocchia due campane e il parroco si è ammalato di crepacuore. Ma non capiscono che togliere le campane alla Chiesa è uno dei maggiori sacrilegi che una creatura può commettere? La grazia e l’aiuto di Dio si ottengono con le preghiere e le elemosine non togliendo a Dio quello che è di Dio: in questo caso Dio non potrebbe mai essere con noi. Hanno preso una brutta strada e se ne pentiranno: le cose sacre non possono essere profanate senza sollevare la collera di Dio”.  

    “qui in questi giorni gli operai hanno mosso un po’ di scioperi. Gli operai si rifiutarono di lavorare reclamando l’aumento della paga e quello dei viveri che ce ne danno sempre di meno. Ora per grazia di Dio è tutto calmo, ma ne hanno arrestati tanti e tanti ne hanno anche richiamati alle armi. Il lavoro ripreso come prima il normale. E per risultato abbiamo ottenuto soltanto 3 lire di aumento”. 

    Cosa fare  

    Uno degli strumenti che possono essere utili per sfuggire alla censura sono i blog e i social network. Non sempre purtroppo queste risorse riescono a salvarsi dalla rete dei totalitarismi ma in alcuni casi, almeno all’inizio dei regimi, sono preziosi per far uscire dal territorio notizie e informazioni utili. Proviamo a fare una ricerca sul ruolo della Rete nella resistenza ai totalitarismi e documentiamoci su qualche blog per esempio nella Corea del Nord o in alcuni stati totalitari islamici. Analizziamo il linguaggio, l’uso delle immagini, la capacità comunicativa di questi strumenti e cerchiamo di capire quale sia la loro pericolosità effettiva per i regimi. Poi ragioniamo sull’uso che gli stessi regimi totalitari fanno di Internet (soprattutto attraverso il lavoro degli hacker e la diffusione di fake news) e su come ci si può difendere da questi abusi.  

    Come provare (o meno!) 

    Come ben documentato dal film “L’onda”, occorre avere estrema cautela nel proporre simulazioni a proposito del totalitarismo e della dittatura. Quando si lavora su questo tema è sempre bene partire dalla dimensione razionale (analisi di documenti, ascolto di interviste, lettura di testi) e solo in un secondo momento - e non per forza - interrogarsi sulle emozioni dei ragazzi. Infatti esperimenti come quelli presentati nel film mettono in moto meccanismi emozionali e affettivi difficilissimi da padroneggiare, soprattutto perché vanno a toccare dimensioni nascoste della vita affettiva dei ragazzi che gli adulti spesso non vedono quando addirittura non ne negano l’esistenza.
    Occorre allora rinunciare a sperimentazioni pseudo-sociologiche: ricordiamo anni fa che un gruppo di persone che lavoravano sul tema della Shoah ha chiuso le porte dell’aula magna della scuola nella quale si doveva tenere l’incontro impedendo ai ragazzi di uscire e iniziando a urlare ordini, in un goffo tentativo di imitazione (?) di un campo di sterminio. Il buon senso del Preside intervenne a interrompere l’assurdo esperimento. 

    Cosa domandarsi  

    La dittatura e il totalitarismo non si basano solamente sulla paura ma sull’acquiescenza di alcuni cittadini, che vanno ad occupare quella che Primo Levi definì “zona grigia”. Si tratta di una zona di collaborazione più o meno volontaria con il dominio che permette una vita sicura o addirittura un avanzamento di carriere a chi sceglie di voltare la testa dall’altra parte.

    È rimasto storico questo dialogo tra un intervistatore e un contadino che aveva il suo campo proprio sotto le mura del lager di Treblinka: 

    • Lui aveva un appezzamento situato a cento metri dal campo di sterminio. E lavorava anche durante l’occupazione. 

    • Lavorava nel suo campo? 

    • Sì. Quindi ha visto come asfissiavano gli ebrei, ha udito come essi gridavano, ha visto tutto ciò. C’era un piccolo rialzo del terreno e di là poteva vedere parecchie cose. 

    • Che cosa dice, lui? 

    • Non ci si poteva fermare a guardare. Era proibito, perché gli ucraini sparavano loro addosso. 

    • Era permesso lavorare la propria terra anche se questa era a cento metri dal campo di sterminio? 

    • Si poteva, sì, si poteva, ogni tanto lui gettava un’occhiata, quando gli ucraini non lo guardavano. 

    • Ma allora lavorava a occhi bassi? 

    • Sì. Lavorava proprio vicino al filo spinato, c’erano delle grida spaventose.

    • Aveva là il suo campo?

    • Sì. Proprio là vicino. Poteva lavorarci, non era proibito.

    • Lavorava, coltivava là?

    • Sì, anche là dove ora c’è il campo di sterminio; era in parte il suo terreno.

    • Ah era in parte il suo terreno?

    • Non ci si poteva entrare, ma si poteva udire tutto.

    • Non lo disturbava lavorare così vicino a quelle grida? 

    • All’inizio, veramente, non si poteva sopportarlo. Ma dopo ci si abitua… 

    • Ci si abitua a tutto? 

    • Sì. Adesso, gli pare che sia assolutamente… Che fosse impossibile, eppure è vero

     

    - Che cosa ha spinto quest’uomo a non ascoltare più le urla dei deportati?

    - Non si tratta solo di paura: quali altri elementi possiamo evidenziare?

    - Cerchiamo altri esempi di comportamenti del genere, nel passato e nel presente

     

     

     

     


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