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    Etty e l'anima



    Conoscendo l'intensità della vita interiore di Etty, era difficile che anche la parola "anima" non fosse connotata da particolari tonalità. 
    A dire il vero, però, Etty ha un certo qual pudore a citarla, a parlarne, come sapesse che sarebbe troppo scontato da qui scivolare nella troppo facile comprensione e utilizzo tradizionale. In effetti, molte volte (e sarà qui sotto testimoniato) quando parla di anima, quasi la mette tra virgolette, ne parla come di un "termine screditato", una "bella espressione", "parolona", un termine che comunque sfugge e non lo si possiede del tutto, anzi ne accenna come qualcosa di "stomachevole", o anche citandola così, "comunque la si voglia chiamare".
    Ovviamente il senso in cui la parola viene detta è per indicare il "profondo di sé" o anche l'essenza dell'uomo, dunque qualcosa da assolutamente conservare o salvare (alla fine, anche un pezzetto di essa), o perfino "mantenerla odorosa". Ed è proprio perché esprime l'essenza di sé essa si presenta come un "oscuro labirinto", pieno di moti, anche di avidità, e con molte cicatrici in cui si cristallizzano le fatiche delle battaglie della vita e degli incontri che feriscono o lasciano il segno.
    Il più delle volte essa si dà nella sua opposizione o relazione al corpo, che presenta un iniziale e sempre costante conflitto che chiede di essere pacificato, in vista di una armonia o unità o fusione - o almeno equilibrio - frutto di disciplina, dove il corpo possa alla fine manifestarsi come "espressione dell'anima". Che sia dostoevskianamente un territorio o un ambito complesso, appare anche da alcune metafore utilizzate: la patria dell'anima, mare/lago/oceano dell'anima, con le sue bufere e le sue bonacce.
    Interessante in qualche passaggio ripetuto la considerazione "di genere" dell'anima femminile (a volta anche chiamata "anima russa"), che sente esprimere la sua personale identità, o il compito di ogni donna, come "via" o strumento della possibilità che l'uomo conquisti la sua stessa anima.
    Queste alcune suggestioni di riferimento al tema.
     



    Un minuscolo frammento del caos che, all'improvviso, mi guardava dal profondo dell'anima.

    Il conflitto tra corpo e anima, che in quest'uomo di cinquantaquattro anni è ancora vivissimo. Sembra quasi che io stessa sia schiacciata sotto il peso di quel conflitto. Sono come sotterrata dalla sua personalità e non riesco a liberarmene: nel frattempo i miei problemi, che mi paiono abbastanza simili ai suoi, restano lì a dibattersi.

    Poi ci fu la sua conferenza. Ci ero andata unicamente per poterlo osservare da una certa distanza, prima di affidarmi a lui con l'anima e tutto quanto. Buona impressione, conferenza di prim'ordine.

    “Ci siamo quindi aggrappati al mondo reale, alla scienza, all'economia, ecc., e abbiamo ritenuto la guerra un punto di osservazione da tempo superato, non ci siamo più occupati degli istinti umani primordiali, li abbiamo repressi: è per questo che adesso si agitano senza controllo e sopraffanno la coscienza, sconosciuti e impauriti. La stessa cosa accade al singolo individuo che, attento alla vita reale, alla "persona", non conosce la propria anima. Essa si agita nell'individuo che ne è inconsapevole, che l'ha rimossa, e si manifesta in modo tale che l'individuo cade vittima di una psicosi, ma non sa di essere malato e da che cosa dipenda la sua malattia”. (citazione)

    Questo non significa essere indulgenti nei confronti di determinate tendenze, si deve ben prendere posizione, sdegnarsi per certe cose in certi momenti, provare a capire, ma quell'odio indifferenziato è la cosa peggiore che ci sia. È una malattia dell'anima. Odiare non è nel mio carattere. Se, in questo periodo, io arrivassi veramente a odiare, sarei ferita nella mia anima e dovrei cercare di guarire il più presto possibile.

    Ora vivo e respiro con la mia anima, sempre che mi sia concesso usare questo termine screditato.

    Mi aggiro di qua e di là, invasa da questa profonda sensazione, ma essa non mi prosciuga più l'anima: al contrario, mi dà forza.

    So soltanto che domani verrò da te e accetto tutto sin da ora: se sarai molto distaccato, andrà bene, se sarai molto affettuoso, sarà un dono inatteso che darà una rinnovata energia alla mia anima - però, che bella espressione -, ma, in ogni caso, non mi prefiguro più nulla, e questa è una differenza essenziale con il passato.

    Ciò che conta è abbandonare il tuo piccolo ego per il tuo lavoro e per gli altri. Sono ancora una volta molto scontenta di te. Stai di nuovo viziando la tua anima. Di nuovo hai perso il controllo di te stessa.

    Non riesco ancora a scrivere. Voglio scrivere della realtà che si cela dietro le cose, ma questo è ancora fuori dalla mia portata. L'unica cosa che mi interessa davvero è l'atmosfera, si potrebbe dire l'“anima”, ma la sostanza continua a sfuggirmi, con il risultato che mi manca un punto d'appoggio. Devi descrivere la realtà concreta, terrena, e illuminarla con le tue parole, con il tuo spirito affinché l'anima che sta dietro alle cose venga evocata. Se alludi direttamente alla cosiddetta anima, allora ogni cosa diventa troppo vaga, troppo informe. Se riesco a fissare nella mia mente in maniera sempre più salda che voglio scrivere, nient'altro che scrivere, allora devo anche rendermi conto che si sta preparando una vera via crucis per me: a volte la avverto con un certo timore sin da adesso. La domanda è se ho talento per la scrittura.

    Ciò di cui più soffro è il fatto che non riesco ancora a dire le cose, a formularle in modo tale che le parole diventino trasparenti e vi si scorga dietro l'anima. Ti sei espressa in modo troppo forbito, ragazza!

    Voglio diventare il cronista di tanti fatti di questo tempo (al piano di sotto lamenti e urla, papà grida: vattene allora, e sbatte le porte; anche questo va digerito e d'un tratto piango, dunque non sono ancora così oggettiva; la vita è proprio impossibile in questa casa, ma coraggio, andiamo avanti); sì, un cronista, dicevo. Io noto che alla mia sofferenza personale si accompagna sempre una curiosità oggettiva, un interesse appassionato per tutto ciò che riguarda questo mondo, i suoi uomini, i moti della mia anima. A volte credo che sia questo il mio compito: chiarire nella mia testa, e col tempo descrivere, tutto ciò che accade intorno a me.

    “Sai una cosa? In fondo prendo sul serio le mie crisi depressive solo perché, tentando di capirle, in un secondo tempo riuscirò a capire anche quelle degli altri e potrò magari aiutarli nelle loro ore difficili. Tutte le volte che mi sento psicologicamente a terra, provo il desiderio di prestare aiuto, di mostrare agli altri la via per uscire dall'oscuro labirinto della loro anima, affinché possano risparmiarsi molte ore di infelicità. Ma per poter offrire chiarezza agli altri, devo prima far chiarezza in me stessa”.

    In un giorno come questo mi figuro che nessuno al mondo stia soffrendo quanto me. Simile a chi, dolente in tutto il corpo, non sopporta che altri lo tocchino nemmeno con la punta di un dito: accade proprio questo alla mia anima, o comunque la si voglia chiamare. La più lieve pressione causa dolore. Un'anima senza pelle...

    Non voglio che pensi a niente oggi, non a Freud, non a Jung, non a Kierkegaard, non a Dostoevskij e neanche a Stendhal. Non hai ancora basi abbastanza solide per potervi costruire sopra un edificio. Non hai in realtà alcuna base, né uno strumento né un fine. Ma hai senz'altro un'anima, già del tutto esausta, così come hai obblighi quotidiani: preparare la colazione, fare traduzioni in russo e trascrivere annotazioni stenografate, e stamattina devi insegnare l'alfabeto russo a un'allieva entusiasta.

    In passato pensavo che gli stati fisici spiacevoli, come mal di testa, mal di stomaco, episodi di reumatismo, fossero soltanto fisici, ma adesso constato osservandomi che essi sono causati principalmente dalla psiche. In me il corpo e l'anima sono davvero una cosa sola. Appena qualcosa non va nella mia psiche, non va neanche nel corpo. Ecco perché l'igiene mentale è così terribilmente importante per me. Il grande risultato degli ultimi sei mesi è che ora ne sono pienamente consapevole e non potrò mai più incolpare il mio corpo.

    Devi vivere e respirare con la tua anima, e lavorare e studiare con la mente. Se vivi solo attraverso il tuo intelletto, la tua sarà una ben misera esistenza.
    E comunque non devi escludere la mente per l'anima. È bene che si abbiano entrambe, a patto che esse continuino a funzionare ciascuna al proprio posto.

    Io stessa ero terribilmente stanca e depressa. Eppure un paio di giorni fa pensavo: ho spirito a sufficienza, almeno quello non devo cercarlo negli altri; negli altri cerco un po' di anima e calore umano e vero amore.

    L'influenza reciproca tra corpo e anima è davvero misteriosa. Lo stato d'animo di ieri sera e di stamattina, così singolare e sognante e tuttavia anche illuminante, è originato dal cambiamento del mio corpo.

    Riguardo a uno scrittore (potrebbe essere Tolstoj?): il descrittore realista della vita spirituale, il matematico dei fermenti dell'anima (in relazione a Infanzia, ecc.). E un altro scrittore (Dostoevskij): il mitico descrittore, per esempio, del piede di una sedia. Il primo descrive con un movimento dall'esterno verso l'interno, il secondo si muove nella direzione contraria. Nell'uno, l'anima diventa qualcosa di tangibile, nell'altro, una sedia diventa qualcosa di inafferrabile. Il realista dell'inafferrabile; il mistico del tangibile.

    Il treno per Deventer. Quando vedo tanti visi intorno a me, voglio scrivere un romanzo. Abelardo e Eloisa. Il paesaggio ampio, quieto e anche un po' triste, guardavo fuori dalla finestra ed era come se viaggiassi attraverso il paesaggio della mia anima. Paesaggio dell'anima. Spesso il paesaggio esterno è per me lo specchio di quello interno. Giovedì pomeriggio un pochino lungo l'IJssel. Paesaggio ampio, sereno e pieno di luce. Anche lì la sensazione di camminare per la mia anima. Che modo stomachevole di dire le cose, sta' zitta.

    In seguito mi ha detto: Dal momento in cui ha deciso di non venire di più da me, ho pensato che avrei dovuto scrivergli; e se poi non lo si fa, nell'anima resta qualcosa che somiglia alle cicatrici sul corpo. L'avrà di sicuro espresso meglio, ma tant'è: nella mia anima ci sono parecchie cicatrici per via delle parole che avrei dovuto dire a qualcuno e che, per insicurezza, ignavia o avidità, o per pura indolenza, ho trattenuto e ancora trattengo dentro di me, sicché nei confronti di alcuni ho la sensazione di far loro continuamente torto. Non è importante che io sia capita, ma che riesca ad aiutare gli altri nel modo che io ritengo giusto. Signore, non rendermi così desiderosa di essere compresa. E non m'importa davvero se mi rendo ridicola; è un rischio che corro di buon grado.

    Il mio temperamento va ancora troppo per la sua strada, non è in armonia con l'anima. Credo però di possedere questo desiderio di armonia, anche se dubito sempre più che lo stesso uomo possa andarmi bene, corpo e anima.

    E su quella profonda tristezza: dev'essere senz'altro “l'anima del mondo” che si rende visibile...

    “L'anima non ha età”: e per questo motivo quest'amicizia tra quel cinquantenne e la ragazza chirghisa non è neanche tanto incomprensibile. “Forse la sua anima è ancora più vecchia della mia”.

    Il mio corpo si lascia influenzare moltissimo dalla mente: quanto più fiduciosa ed equilibrata mi sento, tanto più salde sembrano unirsi le cellule del mio corpo per formare una struttura solida. Sì, è vero: in questo momento ho mal di testa e mal di stomaco, ma non me ne lascio dominare più come in passato, adesso mi scivolano addosso, e ciò che avverto è un centro indistruttibile. Ma questo centro rimarrà forte solo con una costante disciplina dell'anima. Quando cedo un po' e comincio a “vivere giorno per giorno” in maniera disordinata, lo sfinimento e il malessere attaccano subito il corpo.

    Ieri ho anche imparato questo: non si deve permettere a una sensazione di malessere di estendere la propria ombra sui giorni che seguono, perché i propri giorni futuri si rovinano giustappunto a partire dal centro interiore. Ho detto a me stessa che lo avrei odiato finché l'equilibrio fra corpo e anima non fosse tornato a essere perfetto. Ieri, però, i miei sentimenti per lui erano tanto confusi e pensavo che tutto sarebbe rimasto così. Ma ora lui mi è di nuovo tanto vicino e io lo amo senza sentimenti offuscati.

    Cerco l'equilibrio tra corpo e anima, sopravvalutando nuovamente il corpo.

    In Betz, ho letto dell'influenza esercitata da Rilke sui giovani, in una Francia che era sul punto di entrare in guerra. Il libro d'ore, ecc. In Klatt mi imbatto ora in quello stesso amore, e nel fecondo influsso del poeta sulla medesima generazione in Germania, e proprio quando quel paese stava per entrare in guerra. E per il suo Libro d'ore lui trasse spunto anche dalla saggezza della Russia. Belle, e capaci di infondere speranza, queste correnti e alleanze oltre tutte le frontiere! L'anima infatti non ha una patria o, per dirla meglio, l'anima ha una sola grande madrepatria e lì non vi sono frontiere. Esistono le possibilità di capirsi a vicenda e di venirsi incontro, e a ciò devo dare il mio contributo, perché, nella mia anima e nella mia mente, io provo le stesse sensazioni che sono di ogni tempo e di ogni paese. Sì, voglio farlo. E per questo motivo, Etty, non puoi essere isterica e sentirti infelice nel momento in cui la voce dell'uomo, che ti immaginavi carezzevole, d'un tratto suona un po' distante. Non sai neanche com'è stata la sua giornata. Lui ha di certo lavorato più duramente di te oggi e forse era solo stanco. Niente “pretese” nei confronti dell'altro, non aspettarti niente, altrimenti rendi te stessa e l'altro meno liberi, mentre si forma un clima ostile e aspro, nel quale una relazione umana non può fiorire e prendere le sue forme più belle. Sei ancora molto piccola. O, forse, ho solo l'influenza.

    E io intanto lo guardavo e pensavo, quasi inorridita: con ogni gesto, con ogni respiro, la persona che vogliamo possedere si sottrae a quel possesso. Non si tratta neanche della via del corpo - e ci sono ovviamente i momenti sacri in cui corpo e anima sono fusi in un grande tutto, ma bisogna essere molto maturi per questo.

    Jopie, sto pensando a te molto intensamente in questo momento; ti sorprenderesti se ti dicessi: Io prego per te. Non suicidarti, ho ancora tanto da raccontarti e posso esserti d'aiuto, e ho così tante forze che posso darne anche a te. Eppure, già anni fa, pensavo: finirà suicida o in un manicomio. Ma aspetta ancora un po', Jopie. Non deve per forza finire così, non credi? C'erano così tanti talenti in te, mai valutati nella giusta maniera, e c'era l'inizio di un'“anima grande”; ma una simile “anima”, finché non è disciplinata, la si può definire, spesso con una parola sgradevole, “isterica”. Forse si può ancora fare qualcosa per te. O forse sto diventando troppo sicura di me, perché la mia forza continua a crescere?

    Noi donne abbiamo un grosso compito da portare a termine con gli uomini - comincio lentamente a sospettarlo - e intravedo anche il percorso da seguire. Attraverso la nostra “anima”, voi arriverete alla vostra.

    E ho anche trovato le parole giuste per dire che, a mio avviso, si tratta di un compito storico della donna per i tempi futuri: mostrare all'uomo la via verso la sua anima attraverso l'anima femminile. E in questo non c'è bisogno che si perda nulla della tensione erotica, ma bisogna assegnare il giusto posto a ogni cosa, il posto pertinente, il posto nell'ordine generale. Inoltre, credo che in futuro saranno più importanti e più innovativi quegli uomini che hanno in sé una buona parte di femminilità - e che però in questo sono veri uomini - come lui e come Rilke, per esempio, uomini che - qui la mia capacità espressiva mi abbandona - sanno funzionare da segnavia per l'anima. E non quei tipi-”lui”, quei Führer e quegli eroi in uniforme. Non quelli che comunemente vengono chiamati “veri uomini”; ma forse il tipo che immagino io esiste solo nella fantasia delle donne.

    Ci sono momenti in cui d'un tratto, quasi fisicamente, capisco come un artista creativo possa cadere nel bere, abbandonarsi agli eccessi, smarrirsi completamente, ecc. ecc. Un artista ha veramente bisogno di un carattere molto forte per non sfasciarsi moralmente, per non cadere in abissi senza limiti. Non saprei proprio descrivere questo fenomeno. A volte mi capita con molta intensità: tutta la mia tenerezza, le mie forti emozioni, quel mare dell'anima molto mosso, lago dell'anima o oceano dell'anima, come dir si voglia, vorrei poterli riversare in un'unica piccola poesia, ma sento pure che, nel caso ci riuscissi, vorrei immediatamente buttarmi a rompicollo in un abisso, vorrei ubriacarmi.

    Ma per questo è necessario che io non sia in nessun modo forzata o innaturale, devo rivolgermi verso la mia interiorità, in ogni momento e con tutta me stessa, e fare in modo che quel terreno, dove, per così dire, altri trovano rifugio per il loro sentimento, per la loro anima - tanto per usare una volta dei paroloni -, che quel terreno sia quanto più ampio e “pulito” possibile.

    Negli ultimi giorni, mentre lavavo i piatti, ho pensato che il mio desiderio matura pian piano verso la sua realizzazione. E forse, non bisogna avere un'idea preconcetta di quella realizzazione: perché mai dovrebbe proprio consistere in un uomo e un letto? Eppure dev'essere proprio così. Quindi la realizzazione è questa: corpo e anima sono una cosa sola, il corpo non è nient'altro che l'espressione dell'anima, e non si gode del corpo per il proprio personale vantaggio. A volte la distanza tra corpo e anima è molto sottile in noi, almeno così sembra: forse dobbiamo ancora elevarci verso quell'unità?

    E anche questo è diventato un Leitmotiv al quale mi aggrappo: voglio stare insieme a lui, quando il corpo è espressione dell'anima e non più soltanto a vantaggio del corpo...
    Posso dominare il desiderio puramente fisico che resta. Proprio perché ho vissuto già tanto intensamente nel corpo, per molti anni, è già arrivata una grande pace in me, e non ho più la necessità di soddisfare soltanto il corpo a ogni costo: e sono molto grata che le cose siano giunte a questo punto. Lo voglio certamente, ma deve anche esserci armonia tra corpo e anima, su questo non transigo, e cercherò di evitare, con pazienza e circospezione e autocontrollo, quei contatti che non sono così perfetti e armonici come voglio che siano.

    In genere una donna rimane senza un rifugio per la sua anima, perché non può trovarlo presso gli uomini comuni. Negli uomini come lui, invece, l'“anima” trova un rifugio e una comprensione. In questo senso: un uomo da donne, certamente!

    Oggi pomeriggio, durante la nostra passeggiata, lui ha detto: Lei mi piace molto, mi piacciono molto gli ingredienti della sua anima. Ciò che vi è di sostanziale in lei. Perché, in Olanda, questo viene generalmente frainteso: la sua anima russa, intendo. Certo, gli olandesi apprezzano il suo spirito e la sua intelligenza, ma non comprendono la sostanza... o qualcosa di simile.

    Dio, certe volte non si riesce a capire e ad accettare ciò che i tuoi simili su questa terra si fanno l'un l'altro, in questi tempi scatenati. Ma non per questo io mi rinchiudo nella mia stanza, Dio: continuo a guardare le cose in faccia e non voglio fuggire dinnanzi a nulla, cerco di comprendere i delitti più gravi, cerco ogni volta di rintracciare il nudo, piccolo essere umano che spesso è diventato irriconoscibile. In mezzo alle rovine delle sue azioni insensate. Io non me ne sto qui, in una stanza tranquilla ornata di fiori, a godermi Poeti e Pensatori glorificando Iddio, questo non sarebbe proprio tanto difficile, né credo di esser così “estranea al mondo” come dicono inteneriti i miei buoni amici. Ogni persona ha la sua realtà, lo so, ma io non sono una visionaria, persa nei sogni, una “bell'anima” ancora un po' adolescente (Werner diceva del mio “romanzo”: “Da una bell'anima a una grande anima”). Io guardo il Tuo mondo in faccia, Dio, e non sfuggo alla realtà per rifugiarmi nei sogni - voglio dire che anche accanto alla realtà più atroce c'è posto per i bei sogni -, e continuo a lodare la Tua creazione, malgrado tutto!

    La mia vita è comunque legata alla sua, o piuttosto, è collegata alla sua. E non tanto le nostre vite, quanto le nostre anime - mi rendo conto che questo possa suonare piuttosto enfatico, di mattina presto, ma dipende probabilmente dal fatto che non posseggo ancora del tutto la parola “anima”, che non è ancora “di mia competenza”.

    Vorrei scrivere parole che siano organicamente inserite in un gran silenzio, e non parole che esistono solo per coprirlo e disperderlo: dovrebbero accentuarlo, piuttosto. Come in quell'illustrazione con un ramo fiorito nell'angolo in basso: poche, tenere pennellate - ma che resa dei minimi dettagli - e il grande spazio tutt'intorno, non un vuoto, ma uno spazio che si potrebbe piuttosto definire ricco d'anima. Io detesto gli accumuli di parole. In fondo, ce ne vogliono così poche per dir quelle quattro cose che veramente contano nella vita. Se mai scriverò - e chissà poi che cosa? - mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto. E sarà più difficile rappresentare e dare un'anima a quella quiete e a quel silenzio che trovare le parole stesse, e la cosa più importante sarà stabilire il giusto rapporto tra parole e silenzio - il silenzio in cui succedono più cose che in tutte le parole affastellate insieme.

    Mi è venuto d'un tratto in mente che le cose stanno realmente così. Infatti non ho probabilmente il talento per scrivere; ho solo il talento, se così lo si può chiamare, di fare esperienza di tutto quello che in questa nostra vita umana è possibile vivere e sentire e subire, e non solo a mio modo, ma anche come molti altri. I vizi più grandi non mi sono sconosciuti, ma conosco anche la più grande fiducia in Dio e lo spirito di sacrificio e l'amore per l'umanità. E faccio esperienza di tutto, corpo e anima, attraverso il sangue e l'oscurità, in ogni angolo del mio essere. Non credo di avere un vero talento per la scrittura. Se fosse necessario, forse potrei scrivere cose facili e bizzarre, Spielereien, ma queste non hanno nulla a che fare con il profondo del mio essere, sono le creste delle onde, ma là sotto non c'è il mare? Non posso scrivere, ma faccio esperienza di questa vita con il corpo e con l'anima, di minuto in minuto, in tutti i suoi aspetti e fluttuazioni, in tutti i suoi colori e suoni. Faccio esperienza delle persone e anche della loro sofferenza. E da quell'esperienza, forse, un giorno si faranno strada a fatica le parole che dovrò dire, e che sgorgano da una sorgente talmente vera che dovranno trovare la loro via. Saranno forse parole molto impacciate, ma vorranno essere dette.

    Mi mancano tutti gli strumenti per completare il mio lavoro di cesello sulle parole, quel lavoro che molto spesso mi impegna la mente, ma nel quale rimango bloccata proprio perché mi mancano le parole. Non posso nominare nulla della terra con il suo nome: nessuna città, nessun fiore, nessun santo, nessun principe, nessuna stella, niente. Ho bisogno del cosmo intero come similitudine per dare un contesto a ciò che sta nascendo dal profondo della mia anima, con tanta potenza e colore. Devo imparare ancora molto: i nomi che le persone attraverso le epoche hanno dato alle loro città, ai loro fiori, alle loro stelle, per poi poterli aggiungere, come altrettanti colori, alla mia povera tavolozza di parole.

    Con parecchie persone in una cella stretta. Il nostro compito non è forse allora di “mantenere ben odorosa la nostra anima” in mezzo a quelle esalazioni viziose?

    Ho nell'anima tanta calma e dolcezza, e un senso di appagamento che riposa in Dio. Che forza primordiale vien fuori dall'Antico Testamento e che radice “popolare”, anche.

    Una volta è un Hitler; un'altra è Ivan il Terribile, per quanto mi riguarda; in un secolo è l'Inquisizione e in un altro sono le guerre, o la peste e i terremoti e la carestia. Quel che conta in definitiva è come si porta, sopporta, e risolve il dolore, e se si riesce a mantenere intatto un pezzetto della propria anima.

    Mio Dio, Ti ringrazio perché ho potuto conoscere così pienamente una delle Tue creature, anima e corpo.

    Credo di vedere sempre meglio gli abissi che inghiottono le forze creative e la gioia di vivere dell'uomo. Sono buche che ingoiano tutto e queste buche sono nella nostra stessa anima. A ciascun giorno basta la sua pena.

    [Lunedì] 12-10-42
    Le mie impressioni sono sparse come stelle sfavillanti sullo scuro velluto della mia memoria.
    L'età dell'anima è diversa da quella registrata all'anagrafe. Credo che l'anima abbia una determinata età fin dalla nascita, e che questa età non cambi più. Si può nascere con un'anima che ha dodici anni. E quando si hanno ottant'anni, quell'anima ne ha ancora dodici e non di più. Si può anche nascere con un'anima che ne ha mille, esistono ragazzini dodicenni in cui si sente un'anima simile. Credo che l'anima sia la parte più inconscia dell'uomo, soprattutto in Occidente, penso che un orientale “viva” la propria anima molto di più. L'occidentale non sa bene che farsene e se ne vergogna come di una cosa immorale. L'anima è diversa da ciò che noi chiamiamo “sentimento”. Ci sono persone che hanno molto “sentimento” ma poca anima.
    Ieri ho chiesto a Maria a proposito di una persona: È intelligente?
    Sì, ha risposto lei, ma solo col cervello.
    S. diceva sempre di Tide: ha “l'intelligenza dell'anima”.
    Quando ci capitava di parlare della nostra grande differenza d'età, S. diceva sempre: Chi mi dice che la sua anima non sia più vecchia della mia?
    A volte torno ad accendermi completamente quando, come ora, l'amicizia e le persone che ci sono state in quest'ultimo anno risorgono in tutta la loro grandezza e mi colmano di riconoscenza.
    Ora sono quel che si dice malata e anemica e più o meno obbligata a stare a letto, eppure ogni minuto è pieno di ricchezza - cosa succederà quando starò di nuovo bene? Devo ogni volta esultare e acclamarTi, mio Dio: Ti sono così riconoscente perché mi hai concesso una vita simile.
    Un'anima è fatta di fuoco e di cristalli di rocca. È una cosa molto severa e dura in senso vetero-testamentario, ma è anche dolce come il gesto delicato con cui la punta delle sue dita sfiorava le mie ciglia.


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    Ritratti di adolescenti
    A cura del MGS


     

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