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    Etty Hillesum: Citazioni a tema

    UMILTÀ


    È proprio sciocco da parte mia, ma torno di continuo a questo diario, perché c'è sempre qualcosa da aggiungere. Tutta la mia debolezza, in effetti, deriva dal fatto che ogni volta, o almeno molto spesso, sono perseguitata da una grande domanda che in realtà esprime un vuoto: Ne vale davvero la pena? Vale la pena di lottare? Non bisognerebbe semplicemente prendere quello che la vita ha da offrire e lasciar perdere il resto? Dietro a questa domanda ce n'è forse una ancora più banale: chi ti sarà grato per questa lotta o, per dirla ancora meglio: a chi importerà? A Dio, di certo: queste parole, che scaturiscono inattese dalla mia stilografica, mi danno d'un tratto un'umile forza. Forse queste parole - Dio te ne sarà grato - si trasformeranno nella salvezza.

    Ho scritto che mi sono confrontata col “dolore dell'Umanità” (questi paroloni mi fanno ancora paura) ma non è del tutto esatto. Mi sento piuttosto come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono i problemi, o almeno alcuni problemi del nostro tempo. L'unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono pur trovare ospitalità da qualche parte, trovare un luogo in cui possano combattere e placarsi, e noi, poveri piccoli uomini, noi dobbiamo aprir loro il nostro spazio interiore, senza sfuggire. Forse, su questo punto, io sono davvero molto ospitale, a volte sono come un campo di battaglia insanguinato e poi lo pago con un gran sfinimento e con un forte mal di capo. Ma ora sono semplicemente me stessa: Etty Hillesum, una laboriosa studentessa in una camera ospitale con dei libri e con un vaso di margherite. Scorro di nuovo nel mio stretto alveo e il contatto con “Umanità”, “Storia Universale” e “Dolore” s'è interrotto un'altra volta. Così dev'essere, del resto, altrimenti una persona impazzirebbe. Non ci si può sempre perdere nei grandi problemi, non si può essere sempre come un campo di battaglia; dobbiamo poter recuperare i nostri stretti confini e continuare dentro di essi - scrupolosamente e coscienziosamente - la nostra vita limitata, mentre quei momenti di contatto quasi “impersonale” con tutta l'umanità ci rendono ogni volta più maturi e profondi. Forse, in futuro, saprò esprimermi meglio, o farò dire queste cose a un personaggio di una novella o di un romanzo, ma sarà solo fra molto tempo.

    Mi sono proprio caricata troppo di tensione leggendo le lettere della sua fidanzata: l'avevo sempre tenuta a distanza, a mo' di struzzo, e ora lei è riuscita comunque a entrarmi nella testa. A causa di quelle lettere, ecco tutta una serie di problemi, ma non bisogna arrendersi. Vorrei essere molto semplice come la luna di stasera, per esempio, o una distesa verde. Di sicuro mi prendo ancora troppo sul serio. In un giorno come questo mi figuro che nessuno al mondo stia soffrendo quanto me. Simile a chi, dolente in tutto il corpo, non sopporta che altri lo tocchino nemmeno con la punta di un dito: accade proprio questo alla mia anima, o comunque la si voglia chiamare. La più lieve pressione causa dolore. Un'anima senza pelle, come scrisse, credo, una volta la signora Romein parlando di Carry van Bruggen. Vorrei viaggiare verso posti tanto lontani, e vedere ogni giorno nuove persone, che non avrebbero alcun nome. A volte è come se le poche persone con le quali ho stretti rapporti mi impedissero di vedere oltre. Ma di vedere che cosa in realtà? Etty, sei davvero una piccola canaglia e non molto coscienziosa. Con ogni probabilità saresti in grado di rintracciare le cause del tuo pesante e tormentato stato d'animo, accompagnato da forte mal di testa, ma no; in realtà, non ne hai voglia, sei troppo pigra per questo. Signore, dammi un po' di umiltà.

    Me la sto prendendo troppo a cuore? Voglio conoscere questo secolo, dentro e fuori.

    Anche il voler sapere tutto è una forma di vanità: il volerti dare un contenuto che però non è autenticamente tuo. Eppure l'impulso conoscitivo è qualcosa di molto reale. E può rappresentare la forza trainante di un'intera vita. A volte non vorrei sapere più nulla, non avere alcuna conoscenza, ma soltanto essere, semplicemente, essere piena di vita e di un po' di bontà. E non avere alcuna conoscenza. In realtà i miei studi non consistono nell'accumulare conoscenze ma nel ricercare ciò che sta dietro alle cose o, per dirla con umili e semplici parole: la ricerca dell'enigma della vita. E questo è probabilmente ciò che qualunque persona a suo modo cerca. E poi l'enigma della vita non esiste. Buona notte.

    Questi cinque minuti sono ancora tutti per me. L'orologio ticchetta dietro le mie spalle. I rumori in casa e in strada sono come una risacca lontana. Una lampada rotonda bianca nella casa dirimpetto s'intravede nel livore di questa mattina piovosa. Mi sento, alla mia scrivania, con la sua grande superficie scura, come su un'isola deserta. La bruna ragazza marocchina guarda fuori nella mattina grigia, coi suoi seri occhi scuri che sono animaleschi e limpidi al tempo stesso. E che importa se studio una pagina di libro in più o in meno? Purché tu viva dando ascolto al ritmo che ti porti dentro - a ciò che sale dal fondo di te stessa. Gran parte del tuo comportamento è una forma d'imitazione, oppure risponde a doveri inventati, o a preconcetti errati su come una persona debba essere. L'unica sicurezza su come tu ti debba comportare ti può venire dalle sorgenti che zampillano nel profondo di te stessa. E io lo dico ora con tutta umiltà e riconoscenza e sincerità, anche se so bene che tornerò a essere suscettibile e ribelle: Dio mio, ti ringrazio perché mi hai creata così come sono. Ti ringrazio perché talvolta posso essere così colma di vastità, quella vastità che non è poi nient'altro che il mio esser ricolma di te. Ti prometto che tutta la mia vita sarà un tendere verso quella bella armonia, e anche verso quell'umiltà e vero amore di cui sento la capacità in me stessa, nei momenti migliori. E ora presto a sparecchiare la tavola della colazione e a preparare ancora un momento la lezione per Levi - e devo anche mettermi un po' di colore sulla bocca.

    Sono di nuovo impegnata a trovare la strada verso me stessa con queste parole di Rainer Maria:
    “Tutto è portare a termine e poi generare. Lasciar compiersi ogni impressione e ogni germe d'un sentimento dentro di sé, nel buio, nell'indicibile, nell'inconscio irraggiungibile alla propria ragione, e attendere con profonda umiltà e pazienza l'ora del parto di una nuova chiarezza: questo solo si chiama vivere da artista: nel comprendere come nel creare.
    “Qui non si misura il tempo, qui non vale alcun termine e dieci anni son nulla. Essere artisti vuol dire: non calcolare e contare; maturare come l'albero, che non incalza i suoi succhi e sta sereno nelle tempeste di primavera senz'apprensione che l'estate possa non venire. Ché l'estate viene. Ma viene solo ai pazienti, che attendono e stanno come se l'eternità giacesse avanti a loro, tanto sono tranquilli e vasti e sgombri d'ogni ansia. Io l'imparo ogni giorno, l'imparo tra dolori, cui sono riconoscente: pazienza è tutto!”.
    Le acquisizioni interiori di quest'anno percorrono vie sempre diverse e inattese per giungere a me. È così anche adesso: stasera, accanto al fuoco che si sta affievolendo, in mezzo a un crescente senso di malessere e di tensione, queste parole arrivano fino a me, e di colpo mi fanno riflettere sulle cose che contano davvero.

    È impossibile portare direttamente con sé, fin dentro il giorno, parole nate da solitarie notti di contemplazione. Me ne accorgo di nuovo in questo momento. Vi amo così tanto, mie notti solitarie. Sono stesa sulla schiena nel piccolo letto, completamente in balìa della notte - con i geloni ai piedi, la borsa dell'acqua calda e un panno di lana attorno alla testa chiusa per il raffreddore, ma tutto questo non conta - e di fronte al letto, il grande armadio di S. come un minaccioso, segreto tempio; la tenda è aperta, la notte si stende grigia e infinita fuori dalla finestra, il campo davanti all'Usclub è un'ampia, bianca steppa innevata. Sto lì distesa e sento di essere parte di un grande processo di crescita. Stanotte ho avuto d'un tratto la sensazione che il mio paesaggio interiore fosse come un vasto campo di grano che stava maturando. Di notte tutto questo suona molto semplice e familiare: in me ci sono campi di grano che crescono e maturano. Ma quando si cerca di traghettare tali parole oltre il confine della prima mattina fin nel cuore del giorno, esse appaiono inadeguate. Stanotte c'erano così tante cose che avrei voluto portare con me per fissarle in parole, su queste righine blu, ma so che non è così semplice. “Tutto è portare a termine e poi generare ... e attendere con profonda umiltà e pazienza l'ora del parto di una nuova chiarezza”.

    Essere molto, molto umile e infinitamente piccola, e poi ancora umile, cercando di essere sempre più semplice. Diventare ed essere estremamente semplice, e anche vivere in semplicità. Sentire la semplicità e l'ampiezza non solo per te stessa e nei tuoi migliori momenti, quelli di pace, ma anche nella vita quotidiana; non diffondere attorno sensazioni e non cercare sempre di renderti interessante; prendi distanza, onestamente e forse anche combattendo, dal desiderio di essere considerata a tutti i costi interessante dal mondo esterno. Cerca invece di trovare e realizzare davvero la semplicità nella tua vita e in ciò che ti circonda. Sul serio: sii umile e semplice, aspetta, rimani aperta, lascia crescere e lavora! Sì, lavora. Nel tuo caso, non importa neanche cosa fai, non hai ancora trovato una dimora stabile per il tuo lavoro, ma, che si tratti di scrivere in russo o di leggere Dostoevskij o Jung o di una conversazione, tutto questo può essere sempre lavoro. E devi anche aver fiducia nel fatto che un giorno tutto si amalgamerà in una grande sintesi e credere che stai costruendo qualcosa. In questo credo infatti da molto tempo: credo nel lavoro e nelle azioni che si uniscono, trovando una giusta collocazione e mai un vuoto in mezzo; nel tanto lavoro regolare e costante. Ed essere molto, molto modesta.

    Vedi, anche questo è un prendere troppo sul serio i propri impulsi. Un nuovo impulso emerge e gli altri devono fargli spazio, tutto è infranto, mentre come fosse un usurpatore e un predatore, il nuovo sentimento invade un territorio pacifico. Dovrebbe invece entrarvi come un umile ospite - anche se di nobili natali - che chiede di essere ricevuto, e che forse un giorno salirà fino alla posizione dominante in quel vecchio paese accogliente, ma prima dovrà dimostrare di esserne degno.

    Per umiliare qualcuno si dev'essere in due: colui che umilia e colui che è umiliato e soprattutto: che si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè se la parte passiva è immune da ogni umiliazione, questa evapora nell'aria. Restano solo delle disposizioni fastidiose che interferiscono nella vita di tutti i giorni, ma nessuna umiliazione e oppressione angosciose. Si deve insegnarlo agli ebrei. Stamattina pedalavo lungo lo Stadionkade e mi godevo l'ampio cielo ai margini della città, respiravo la fresca aria non razionata. Dappertutto c'erano cartelli che ci vietano le strade per la campagna. Ma sopra quell'unico pezzo di strada che ci rimane c'è pur sempre il cielo, tutto quanto. Non possono farci niente, non possono veramente farci niente. Possono renderci la vita un po' spiacevole, possono privarci di qualche bene materiale o di un po' di libertà di movimento, ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori col nostro atteggiamento sbagliato: col nostro sentirci perseguitati, umiliati e oppressi, col nostro odio e con la millanteria che maschera la paura. Certo che ogni tanto si può esser tristi e abbattuti per quel che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli. Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma ciò non è grave. Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto allora verrà da sé: e “lavorare a se stessi” non è proprio una forma d'individualismo malaticcio. Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso - se ogni uomo si sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest'odio e l'avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore, se non è chiedere troppo. È l'unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d'eternità che ci portiamo dentro può esser espresso in una parola come in dieci volumoni. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell'anno del Signore 1942, l'ennesimo anno di guerra. E adesso, buona notte; spero di poter tornare domattina presto, alle otto, dai miei gigli giapponesi e dalla mia rosa tea morente.

    Non si deve voler possedere e capire tutto - comprendere non è, in fondo, possedere nella mente? -, ma bisogna essere semplicemente in grado di fare esperienza delle cose. Forse questo è l'aspetto più difficile per noi occidentali; per poter fare esperienza senza resistenze, ci manca la grande pazienza e l'altra componente preziosa della fede: l'umiltà. Buona notte.


    T e r z a
    p a g i n A


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