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    Come è cambiata

    la famiglia

    Dalla famiglia etica alla famiglia estetica

    Michele Illiceto 

    Molti cambiamenti sono avvenuti nella famiglia. Un mutamento epocale che ha portato molti studiosi a definire tale trasformazione passaggio dalla famiglia “etica” alla famiglia “estetica”.
    La famiglia “etica” era fondata sulle regole. Su delle norme che spesso non venivano mai spiegate, ma solo imposte. Si somministravano proibizioni e si costruivano tabù. Qui il rapporto con i figli era fondato più sulla paura, che sul rispetto. Oggi al contrario, nella cosiddetta “famiglia estetica” a dominare sono gli affetti, anzi ancor più le emozioni e le gratificazioni. La preoccupazione più grande dei genitori è quella di evitare che i figli soffrano.
    Nel famiglia “etica” definita anche “famiglia edipica” i genitori erano visti come avversari, ora nella famiglia “estetica”, definita anche “famiglia narcisistica”, al contrario. I genitori sono considerati come “potenziali alleati”, sempre schierati dalla parte dei figli anche quando questi hanno torto e piuttosto che appoggiati andrebbero corretti. I genitori cadono nella rete emotiva costruiti da figli che fanno di tutto per tenerseli buoni allo scopo di non vedersi negate quelle richieste che invece a ragion veduta sono il più delle volte superflue.
    Nella famiglia “etica” il rapporto adulti-figli era di tipo asimmetrico. Un ruolo specifico lo svolgeva il conflitto e il confronto, quando c’era, non era mai alla pari. Nonostante l’asimmetria i ruoli erano distinti e chiari, anche se speso erano troppo rigidi e formali. Oggi, invece, il rapporto è diventato troppo simmetrico, alla pari. Il rischio è che il genitore pur di incontrare un figlio che spesso si rende sfuggevole, si trova costretto ad abbandonare le vesti di genitore e rivestire i panni dell’amico. Ma il figlio non sa che farsene di un genitore-amico che è diventato ormai insignificante.
    Prima il modello dominante era quello “autoritario”, tipico di un padre che più che tale si comportava da “padre padrone”. Non vi era alcuna forma di contrattazione, ma solo imposizione. Non vi era dialogo, ma solo lunghi silenzi. In questo contesto il modello educativo era basato sulla trasmissione dei valori dai genitori ai figli, senza che questi potessero in alcun modo mettere in discussione i principi e gli stili di vita acquisiti dalla famiglia di origine. Il principio di autorità bastava a legittimare qualsiasi verità che venisse consegnata ai figli.
    Al contrario, l’attuale famiglia “affettiva” si basa sul consenso e sulla contrattazione dei valori e delle regole. A causa di questo aspetto i figli non contestano l’autorità perché semplicemente la ignorano. I giovani,infatti, non si ribellano perché gli adulti sono scomparsi. Nell’epoca della crisi dell’adultità se è vero che non c’è nessuno contro cui andare è ancor più vero che non vi è nessuno da imitare.
    Nella famiglia edipica, quando i genitori usavano la Legge come strumento di controllo. la libertà era frutto di una conquista. Essendo poco democratica all’interno, la famiglia costringeva i figli a diventare presto indipendenti e a trovare all’esterno una propria realizzazione. Oggi invece, abbiamo famiglie molto democratiche all’interno e molto protettive verso l’esterno, creando in tal modo una scarsa osmosi tra ambito familiare e sfera sociale.
    Nel contesto delle attuali i famiglie narcisiste, quella dei figli non è una libertà conquistata ma una libertà regalata. Una libertà che non costa alcuna fatica, e che proprio per tale ragione viene ben presto ad essere una “libertà sprecata”.
    Mentre prima eravamo figli della VITA che si serviva dei genitori per fare il suo corso; figli il più delle volte anche del “CASO”, oggi siamo figli del DESIDERIO, come recita il titolo di un bel libro di M Gauchet. E il figlio del DESIDERIO è il figlio delle attese esagerate che presto diventa anche il figlio delle aspettative deluse. In questo contesto i genitori desiderano a tal punto la felicità dei propri figli che dimenticano quale vita reale essi di fatto conducono.
    Inoltre, se prima i figli erano il frutto di un’attesa comunitaria, oggi il figlio del DESIDERIO è il frutto di un desiderio privato. Ed è facile che il figlio venga ben presto trasformato in un DIRITTO, in una PRETESA. E’ nato così il diritto di una donna ad avere un bambino, confondendo il desiderio di maternità contale diritto medesimo. Trasformare il figlio in oggetto del diritto di un altro – quando il figlio invece essendo persona è sempre soggetto di diritti – rappresenta l’involuzione più aberrante di questo passaggio dalla famiglia etica ala famiglia estetica e narcisistica.
    Quante e quali sfide tutti questi cambiamenti rappresentino per noi è cosa ancora da definire. Sta di fatto che siamo alla ricerca di nuove forme e nuovi modelli ai quali ispirare i legami familiari per evitare che essi siano costruiti su emozioni e sentimenti finalizzati ala sola auto gratificazione. Non bastano gli affetti per educare i figli, ci vogliono regole capace di porre dei giusti limiti a bisogni che ben presto se non vengono orientati e incanalati possono degenerare in capricci.
    Se nel passato l’errore che abbiamo fatto è di aver messo in scena una Legge senza Desiderio, oggi il rischio che corriamo è quello di coltivare un Desiderio senza una Legge. La quale, limitando il Desiderio, possa aprire le nuove generazioni all’esperienza del Senso e della Vita. All’altro. Ad ogni Altro, senza che costui venga ridotto a puro oggetto del nostro desiderio o a pura merce dei nostri usi e consumi.

    (vedi il libro: Padri, madri e figli nella società liquida. Antropologia dei legami familiari, Pacilli editore 2016)



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