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    Come soccorrere i nostri ragazzi

    nella difficile stagione

    chiamata pubertà

    Pier Gildo Bianchi

    Il delicato processo che trasforma i nostri figli in uomini e donne comincia spesso in primavera. In che modo avviene? Quali ne sono i sintomi? Possiamo aiutare gli adolescenti in questa "crisi" della loro crescita? Vediamo, anzitutto, un po' da vicino i termini del problema.
    Tutti i ragazzi, maschi e femmine, escono a un certo momento dalla "neutralità" della fanciullezza e s'incamminano verso quella profonda trasformazione sessuale che è la "pubertà". Ognuno ha il suo orologio biologico interno che suona l'ora X: resta indietro il bambino o la bambina di ieri e viene avanti, come per miracolo di fioritura, l'uomo o la donna di domani.
    Sono stati fatti lunghi studi, meticolose indagini, per scoprire dove si trovi e come funzioni questo misterioso "orologio" e si è giunti alla conclusione che esso risieda in una zona profonda del cervello chiamata ipotalamo. L'ereditarietà è uno degli elementi che influenzano questo "orologio" e che gli fanno suonare la "sveglia" al momento opportuno (per i gemelli suona, ad esempio, quasi nelle stesse settimane e, per la figlia, più o meno nella stessa età in cui è già suonata per la madre). Ma anche il clima, la temperatura ambientale, le emozioni, la stagione possono avere influenza determinante: per questo, in molti ragazzi, quella che abbiamo chiamata ora X scatta più facilmente in primavera, nel momento in cui sta per concludersi l'anno scolastico. Un altro dato è quasi certo: la buona alimentazione fa anticipare la pubertà. È un fenomeno al quale stiamo assistendo da varie decine d'anni, da quando la gente ha smesso – almeno nei Paesi industrializzati – di mangiare in modo inadeguato o scorretto, per awiarsi a forme di nutrizione più razionali. In questi Paesi la pubertà si va facendo sempre più precoce: in Norvegia, per esempio, nel 1840 arrivava verso i 17 anni, oggi si presenta ai 13; negli Stati Uniti d'America si è scesi addirittura ai 12 anni; altrove anche a 9. Comunque vadano le cose, ad un certo momento, tutto un sistema di ghiandole interne si sveglia da un letargo che durava fin dalla nascita e si mette in moto.

    Quando le ghiandole si mettono in azione

    Le ghiandole interne (o ghiandole endocrine) che guidano i processi di maturazione della pubertà sono diverse: l'ipofisi (una ghiandoletta non più grande di un cece, posta alla base del cervello e in stretta correlazione con il citato ipotalamo), le gonadi (rispettivamente le ovaie nella donna e i testicoli nell'uomo), le surrenali (due minuscole strutture a forma di elmo, poste sul polo superiore di ciascun rene), la tiroide e le paratiroidi (poste nel collo)... Tutte queste ghiandole vengono coinvolte dalla pubertà e messe in movimento, ciascuna nel settore organico che le compete, per operare la grande trasformazione. I loro strumenti di lavoro sono gli ormoni, sostanze che fin dalla vita intrauterina avevano operato silenziosamente per dare una struttura maschile o femminile agli organi sessuali e a tutto il corpo (muscoli, scheletro, cervello, ecc.) predisponendoli, così, in modo che la stimolante azione dell'ambiente contribuisca, a sua volta, alla differenziazione della personalità.
    Dall'ipotalamo, sede del prodigioso "orologio biologico" di cui abbiamo parlato, parte un ordine sotto forma di un "superormione" che domanda all'ipofisi di entrare in azione. Questa ghiandoletta, la più importante di tutte, è come un capufficio che riceve istruzioni e disposizioni dal direttore e provvede a farle eseguire con estrema fedeltà dai suoi impiegati, vale a dire dalle altre ghiandole. Come conseguenza della pubertà, l'organismo del fanciullo si trova implicato in una specie di "burrasca ormonale", dalla quale uscirà modellato in forma nuova.
    Fra tutti gli ormoni, quelli più attivi al momento della crisi puberale sono gli estrògeni e i testosterònici, ai quali è demandata la regolazione dello sviluppo e del funzionamento dell'apparato genitale e il controllo della sessualità, anche in senso psicologico. Per la precisione, gli estrògeni controllano la vita sessuale della donna, mentre i testosterònici controllano quella dell'uomo. Ecco, in sintesi, le funzioni che svolgono questi due gruppi di ormoni. I testosterònici sono gli ormoni prodotti dalle ghiandole sessuali maschili (i testicoli) e ad essi, nel delicato periodo della pubertà, sono dovuti alcuni fondamentali cambiamenti come la crescita della barba, l'alterazione della voce che si fa più profonda, lo sviluppo dei muscoli e così via.
    Gli estrògeni sono gli ormoni prodotti dalle ghiandole sessuali femminili (le ovaie) e ad essi, quando la bimba si fa donna, sono dovuti lo sviluppo del seno, la tipica distribuzione dei peli e del tessuto grasso al basso ventre, la nuova forma del bacino e delle cosce. Gli estrògeni, poi, insieme ad altri importantissimi ormoni dell'ovaia (i progestativi) regolano tutti i cambiamenti che awengono ogni mese negli organi della riproduzione femminile, durante il "ciclo mestruale".
    Il primo e più evidente segno della pubertà, nel ragazzo è costituito dal fatto che pene e testicoli aumentano di dimensioni e diventano più sensibili. Quest'ultimo sintomo, che si traduce anche in una certa dolenzìa alla palpazione, è forse il più preciso di ogni altro nell'indicare che la pubertà ha avuto inizio. Estremamente variabile è il momento in cui tutto questo succede: il 13° anno è l'età media, ma il periodo oscilla fra il 10° e il 15° anno. Contemporaneamente allo sviluppo dei genitali, o poco dopo, compaiono sul pube i primi peli ed entro un anno circa anche la statura fa un bel balzo in alto: il ragazzo sembra allungarsi a vista d'occhio, mentre la sua voce perde il timbro "bianco" per assumere toni bassi, tipicamente maschili. Difficile, invece, è precisare quando compariranno la barba e la pelosità sul petto, sulle braccia e sulle gambe.
    Con la "maturazione" dei testicoli, infine, si avvia anche la produzione del seme maschile che, una certa notte, fa la sua prima comparsa sotto forma di spermatorrèa (spandimento involontario di seme) o polluzione, che viene considerata l'equivalente maschile della prima mestruazione femminile (menarca). Può succedere verso gli 11 anni già e, comunque, entro l'anno in cui i genitali cominciano ad aumentare di volume. La "crisi puberale" si conclude per i maschi verso i 17-18 anni. Nelle ragazze la "crisi" comincia con un certo anticipo (in genere di circa due anni) rispetto a quanto accade nei ragazzi. Pare che ciò dipenda da una più precoce maturazione del cervello e in particolare di quella zona che comanda e regola l'inizio dello sviluppo (ipotalamo).
    È consuetudine considerare la comparsa della prima mestruazione come il segno più decisivo che denota l'inizio della pubertà femminile, ma esistono anche altri sintomi, non meno indicativi. Il primo organo preso di mira, infatti, è la mammella: l'ingrandimento dei capezzoli e dell'areola, tutto attorno, è il primo indizio appunto che la pubertà è già avviata. Lo sviluppo dei peli sul pube, di solito, il primo accenno di sviluppo del seno. Si tratta di uno sviluppo particolare per forma: si disegna, cioè, come una mezzaluna, con concavità rivolta verso l'alto (nei maschi, invece, i peli del pube assumono una conformazione a disposizione triangolare, con apice rivolto verso l'ombelico). La comparsa di peli alle ascelle è, poi, un segno importante poiché dice che tutto sta procedendo normalmente. Frattanto anche il corpo della ragazza si allunga e si arrotonda, il bacino si allarga, le ovaie aumentano di volume come del resto anche l'utero, mentre la vagina perde il suo carattere infantile. Verso i 17-18 anni, la ragazza è pronta per diventare madre.

    Un momento difficile

    La pubertà, spesso, prende in contropiede il ragazzo e soprattutto la ragazza. L'ondata di ormoni sessuali che li investe cancella di colpo il mondo di ieri e i suoi mille e vari interessi, ancora infantili. È una vera "burrasca" che rimescola dal profondo la personalità e che disorienta. I ragazzi sentono un acuto desiderio di indipendenza ma spesso non sanno e non possono ancora rinunciare alla sicurezza della casa nella quale sono cresciuti, all'affetto protettivo dei genitori e dei familiari in genere. Tuttavia, il conflitto con i pa-
    renti diventa prima o poi inevitabile, la rivolta verso ogni forma di autoritarismo pure. Spaventati, quasi, per quanto sta loro accadendo, i giovani - ansiosi di trovare la loro strada, il loro proprio modo di vivere, di sentire, di operare - si ritirano spesso in se stessi, erigendo come un "muro di silenzio" che li separa dal mondo circostante degli adulti. Ambiguità, incertezza, insicurezza dominano il loro comportamento, che oscilla continuamente da un estremo all'altro, mentre su questa profonda crisi della personalità si edifica, come all'improvviso, anche la scoperta del sesso.
    I mutamenti del proprio corpo dicono chiaramente che qualche cosa di nuovo e di radicale sta accadendo e, anche se non venissero notate le reazioni che questi cambiamenti suscitano in chi sta attorno, basterebbero a rivelarlo i nuovi sogni "a occhi aperti", le fantasie di tipo romantico a forte carica emotiva. La malinconia, il pessimismo, lo scetticismo sono caratteristici della pubertà: tutto deriva dall'insoddisfazione per il mancato raggiungimento di qualche cosa che, forse, i giovani ancora non sanno che cosa sia: amore, gloria, affermazione, piena realizzazione di se stessi... Ecco perché si parla di "età ingrata", a proposito di questa fase di transizione, di assestamento, che va aiutata, affiancata, sorretta con garbo e comprensione ma pure con efficaci provvedimenti. Cioè, poche cure ma ben scelte.
    L'adolescente in preda al travaglio della "età ingrata" sta attraversando, già lo abbiamo più volte ripetuto, una "crisi": quella che i vecchi medici molto opportunamente chiamavano "crisi di crescenza". Che cosa si può fare, allora? Quasi niente medicinali, qualche norma alimentare, soprattutto molta vigilanza. Tra i pochi farmaci raccomandabili, giovano soprattutto le vitamine e una di esse in particolare: la vitamina E o vitamina "della fecondità". Per le sue caratteristiche, essa "ingrana" attivamente nel ricambio degli ormoni dell'ipofisi, delle ovaie e dei testicoli. Può quindi avere azione di stimolazione, di accelerazione, di "lubrificazione", per così dire, nei confronti di certi ritardi dello sviluppo, di certi inceppamenti che rivelano instabilità, immaturità di funzioni in via di definizione. Per esempio, quando alla prima mestruazione le successive non seguono con regolarità, ma saltano o si fanno desiderare, con tutto un vasto corteo di sintomi nervosi facilmente identificabili: irrequietezza, musoneria, insonnia, agitazione che vanno sedate, allora, con blandi farmaci calmanti, preferibilmente di tipo vegetale (valeriana, passiflora, biancospino, melissa).
    Quanto all'alimentazione, ci si potrà forse chiedere quale relazione esista fra i disturbi classici della crisi puberale e i cibi o, meglio, come questi ultimi siano in grado d'influenzare tali disturbi, al punto di compensarli e talvolta anche eliminarli. In un adolescente nell'età dello sviluppo l'apporto di proteine animali dev'essere superiore al normale, tale cioè da raggiungere i 3 grammi giornalieri per ogni chilo di peso corporeo (per esempio, circa duecento grammi di carne, di pesce o di formaggio al giorno). La percentuale di calcio e vitamina D necessaria ai processi di calcificazione dev'essere rilevante: quindi, latte in abbondanza e così pure latticini freschi e vegetali freschi, tra i quali ultimi preferire spinaci, crescione, prezzemolo, fave, piselli, fagioli, frutta in genere, secondo le stagioni. Nessun aumento notevole, invece, per quanto concerne amidi e zuccheri (pane, pasta, riso, dolciumi) che, oltre a non recare princìpi nutritivi essenziali, possono favorire ingrassamento, psicologicamente negativo. Dal punto di vista della confidenza e della comprensione, infine, ogni mamma dovrebbe sempre parlare liberamente con i propri figli, soprattutto per quanto riguarda il loro sviluppo fisiologico. E questo per evitare che apprendano le cosiddette "verità" da altre persone, fuori casa, che per ignoranza o malizia potrebbero dire cose inesatte. Con le bambine, le mamme dovrebbero dimostrarsi ancora più attente che con i maschietti; in ogni caso è buona regola rispondere sempre a tutti i quesiti che i ragazzi pongono sui problemi sessuali, poiché è proprio quello il momento di parlarne con loro, ricambiando confidenza con confidenza. Uscire dall'infanzia per entrare nell'adolescenza non dev'essere un trauma e intrattenersi sugli organi riproduttivi non è certamente riprovevole, né tantomeno vergognoso. Una cosa è fondamentale, poi, con le bimbe: non drammatizzare il fenomeno delle mestruazioni. Esse possono ritardare, anticipare, essere scarse o abbondanti owero dolorose, senza che ciò diventi mai un problema angoscioso. Se si dovesse poi ricorrere al ginecologo, nessun ritegno: si tratta di una visita come tutte le altre, senza prevenzioni al giorno d'oggi ridicole e senza svenevolezze.

    La pubertà patologica

    Definire i limiti della pubertà "normale" (biologica) e la pubertà "patologica" può essere, talvolta, difficile; infatti, esistono modificazioni cronologiche nella comparsa dei caratteri sessuali anche non legate ad anomalie o a squilibri ghiandolari. Così, lo sviluppo prematuro dei seni, nelle bambine, o la comparsa dei peli alle ascelle o al pube prima della insorgenza della vera e propria "crisi puberale", senza altri segni di maturazione sessuale, non rientrano nel quadro della precocità sessuale. Nei maschi, poi, verso gli otto-dieci anni, possono anche comparire dei noduli mammari, dolenti, oppure ingrossamenti delle ghiandole mammarie che possono essere semplici depositi di grasso, senza atipìe di sviluppo. Inoltre, le differenze costituzionali di statura e di peso spesso, in questo periodo, fonte di apprensione per molti genitori, dinanzi a un figlio troppo alto o troppo basso, troppo grasso o troppo magro: si pensa subito a una disfunzione ormonale, mentre sono quasi sempre in gioco fattori costituzionali o anche fattori dietetici o psicologici. Ma esistono anche casi in cui i ritardi della pubertà o le precocità sessuali hanno un significato del tutto patologico. Per esempio, quando in un ragazzo di 14-15 anni l'aspetto conserva tutte le caratteristiche infantili, ci si può aspettare un'insufficienza ipofisaria o un'alterazione dell'ipotalamo; altre volte, invece, l'incompleta maturazione sessuale è conseguenza di un'alterazione primitiva dei testicoli. Nelle bambine, l'aspetto fisico del tutto infantile che persiste può rientrare nel quadro complesso di una compromissione ghiandolare che va accertata; quando, invece, i primi segni dello sviluppo sessuale si manifestano prima degli 8 anni si è di fronte alle "precocità sessuali" vere e proprie, di cui è sempre complessa la identificazione, spesso multipla, delle cause. 



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