Prima catechesi
Saldi nella fede
Michele Seccia, Vescovo di Teramo-Atri
UNA FEDE ACCOLTA E PENSATA
Cari Amici, l’itinerario di approfondimento del tema che Papa Benedetto XVI ci ha affidato per questa XXVI GMG Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede! (cf Col 2,7), già iniziato da quando avete deciso di partecipare a queste giornate, sta per giungere all’appuntamento più importante: l’incontro con il Santo Padre che viene per affidare ai giovani una “consegna” importante per proseguire il cammino e confermarci nella fede.
La finalità di queste catechesi è quella di fare in modo che “pellegrinaggio e sosta”, proprie delle GMG, diventino paradigma del nostro cammino di fede tra interrogativi, scoperte, confronti e gioia di proseguire verso una meta che ci attira e di cui abbiamo una radicale nostalgia. È il desiderio della Verità, la determinazione della Speranza, la certezza della Fede! Se è così, è perché siamo attratti dalla forza dell’Amore e ci scopriamo avvolti da un Amore che ci trascende e che, pur essendo un mistero, si è reso visibile, conoscibile: Gesù Cristo Figlio di Dio, morto e risorto per noi. Questo Amore esige una risposta d’amore. “Gli uomini e le cose umane bisogna conoscerli per amarli; Dio e le cose divine bisogna invece amarli per conoscerli”, diceva B. Pascal (1623-1662).
In un mondo che sembra volere e potere fare a meno di Dio, che tenta di oscurare l’esistenza stessa di Dio, il battezzato ed ogni uomo o donna capace di ascoltare questo anelito della coscienza e della ragione verso l’Assoluto, verso Dio, crescendo si rende conto che non è possibile continuare a vivere di tradizioni, di abitudini, di gesti religiosi staccati da una motivazione autentica di fede. Ne va di mezzo l’autenticità della vita! Prima o poi ogni esperienza passeggera ed ogni pratica religiosa che non hanno un significato e una ricaduta di senso nella nostra vita, scivolano via come l’acqua sulla pietra. Solo ciò che ha senso e dà senso all’esistenza, anche se rappresenta un frammento tra le mille cose che pensiamo o facciamo, cadendo nel buon terreno, porta frutto! Anche questi giorni in terra spagnola possono essere il tempo opportuno per dare una svolta alla nostra vita o proseguire con gioia il cammino con Cristo e con i fratelli e sperimentare la bellezza del diventare saldi nella fede! Il termine rimanda alla crescita della forza fisica o morale, dice Benedetto XVI, precisando che l’Apostolo Paolo usa dei verbi passivi: ciò significa che è Cristo stesso che prende l’iniziativa di radicare, fondare e rendere saldi i credenti. [Messaggio, 2]
La premessa ci riporta ad alcune domande di fondo: che cosa è la fede? Cosa vuol dire credere? Come si diventa saldi nella fede?
Cosa è la fede? Molte sono le definizioni date lungo i secoli a questa domanda. Ogni essere umano si imbatte nell’interrogativo che emerge dall’esigenza della ragione o dall’esperienza della coscienza spirituale e morale. Il Catechismo ne presenta un elenco molto interessante [YouCat, 21] parlando di sette segni distintivi [dono di Dio – forza soprannaturale – libero arbitrio – certezza – amore – Parola/preghiera – anticipo eternità], precisando subito che la fede è insieme conoscere e credere. Su questa linea approfondiamo il “divenire saldi” nella fede che presuppone ciò che già esiste (l’iniziativa di Dio in Cristo, il battesimo, la grazia) e ciò che fa parte dell’impegno della persona.
Cosa vuol dire credere? Credere è il rispondere dell’uomo a Dio che si è rivelato in Gesù. Una risposta che, nella sua semplicità, fa riferimento a:
Esperienza di un incontro, di una relazione personale [Gv 1,35-51]
Scoperta di un dono che diventa esigenza profonda [Gv 6,68]
Scelta di vita fondamentale accolta e motivata. [2 Tm 1,12]
Benedetto XVI nella nota Lettera alla Diocesi di Roma sull’emergenza educativa scrive: la fede non si trasmette per via genetica! (2008) Sembra una frase ad effetto, ma rivela una grande verità. A pensarci bene, anche se la nostra vita di fede inizia con il battesimo, ricevuto da piccoli (perciò dono di grazia), solo quando abbiamo cominciato a sentire parlare di Dio, di Gesù, quando i nostri genitori ci hanno insegnato le prime preghiere o ci hanno condotti in chiesa per la comunione, abbiamo iniziato a conoscere e distinguere i segni della fede e, Dio ci è diventato familiare attraverso Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria, Amico, Salvatore, Maestro…
Ci è stato detto che credere significa fidarsi di Dio, affidarsi a Lui. Crescendo, la nostra fede è messa alla prova. Si sono sviluppati in noi come due convinzioni contrastanti: da una parte la certezza dell’esistenza di Dio (guardando la bellezza della natura, la dignità della persona umana, la Parola di Dio, …) dall’altra un senso di delusione davanti al male, alla cattiveria umana o alle tragedie naturali, che ci sono subito apparsi come inconciliabili con un Dio buono, creatore, amico dell’uomo …
La cultura del nostro tempo ci pone in un altro dilemma: “c’è una forte corrente di pensiero laicista che vuole emarginare Dio dalla vita delle persone e della società, prospettando e tentando di creare un paradiso senza di Lui. Ma l’esperienza insegna che il mondo senza Dio diventa un inferno: prevalgono gli egoismi, le divisioni nelle famiglie, l’odio tra le persone e tra i popoli, la mancanza di amore, di gioia e di speranza. (…) e ci sono anche cristiani che si lasciano sedurre dal modo di pensare laicista.” (Benedetto XVI, Messaggio GMG 2011). Davanti a queste sfide sia interiori, sia socio-culturali, è urgente chiedersi: ma io sono “saldo nella mia fede?” o vado avanti solo per abitudine? E come si diventa saldi nella fede?
Divenire saldi nella fede! Come? Cari amici, c’è un momento nella nostra vita in cui avvertiamo l’esigenza di mettere ordine tra tanti pensieri, a volte contrastanti tra loro, e di trovare un punto fermo da cui ripartire e scoprire di essere pronti a “dare ragione della speranza che è in noi” [cf 1Pt 3,15]. Se questa affermazione riguarda anzitutto il nostro rapporto con la fede, non possiamo eludere né sfuggire alla domanda di senso della vita e della fede! È un momento di passaggio personale, intimo, anche se continuiamo a vivere esperienze e contesti religiosi (famiglia, parrocchia, gruppo di amici, …). Basta un momento di silenzio o di solitudine che ti ritrovi a pensare: Perché faccio questo? Che senso ha per me? Ma sono veramente libero o tutto è frutto di un condizionamento educativo?
Avevo 21 anni, ed ero molto preso dallo studio della psicologia, della psicanalisi, in permanente confronto con la filosofia marxista. La cultura della contestazione studentesca trovava facile terreno in adolescenti liceali e giovani universitari. Ero entrato in seminario all’età di 12 anni, perciò le domande di senso (perché faccio questo?) e di libertà (ma sono libero o tutto è frutto di condizionamento?) non mi davano pace, nonostante mi sentissi attratto da ideali che riempivano le mie giornate (volontariato, amicizia, preghiera, …) studiavo con impegno, leggevo libri, anche la Bibbia… ma tutto mi sembrava frammentario, quasi un agire per riflesso condizionato e senza una vera libertà! Nonostante l’apparente gioia di vivere a Roma, con tante amicizie, stimoli culturali, in una comunità non asfissiante ed educatori attenti, stavo per decidere di interrompere gli studi e il cammino verso il sacerdozio … quando un giorno al rientro dalle lezioni alla Gregoriana, presi tra le mani il Vangelo, come ultima spiaggia per approdare a qualche risposta che mi desse pace interiore. Cominciai a leggere il vangelo di Luca e mi fermai proprio sui primi versetti, quando Luca spiega a Teofilo le ragioni che lo hanno spinto a scrivere il suo Vangelo, dopo aver fatto accurate ricerche: perché tu possa renderti conto della solidità (fondamento) degli insegnamenti che hai ricevuto! [Lc 1,1-4] Cari Amici, in questa frase trovai la risposta ai miei dubbi sul condizionamento, la mancanza di libertà e il senso di ciò che stavo vivendo! Come una luce nuova illuminò tutta la mia vita passata e ripresi con gioia e convinzione il cammino iniziato circa 10 anni prima. Con rinnovato impegno ho continuato a fare ciò che avevo scelto. Tutto aveva un nuovo significato, perché ero certo delle fondazioni su cui dovevo continuare a costruire: non un mio sogno infantile, ma il progetto di Dio che ho fatto mio, perché fondato sulla Parola di Gesù. “So in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato”, - diceva Paolo a Timoteo - Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l'amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato. [2Tm 1,12-14]
Dunque, diventare saldi nella fede, è un impegno che dura una vita. Un impegno che comporta necessariamente due versanti: l’accoglienza di un DONO da scoprire continuamente attraverso la lettura del Vangelo, la preghiera, la grazia dello Spirito Santo attraverso i Sacramenti, lo studio del Catechismo della Chiesa, la vita stessa nella comunità credente: così mentre trascorre il tempo la fede si consolida nelle alterne vicende del quotidiano e la nostra stessa vita diventa risposta personale, libera e convinta all’Amore di Dio e a tutto ciò che ha fatto conoscere di sé (rivelazione – incarnazione – redenzione).
UNA FEDE CHE ILLUMINA IL MISTERO DI GIOIOSA SPERANZA.
Benedetto XVI nel Messaggio per questa GMG ci ha ricordato che: «La fede è innanzitutto un’adesione personale dell’uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l’assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 150). La fede è un dono di grazia [né la carne, né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli Mt 16,17] che va chiesto nella preghiera e diventa certezza perché si fonda sulla Parola di Dio! La certezza data dalla luce divina è più grande di quella offerta dalla luce della ragione naturale [Tommaso d’Aquino STh. II-II,5, ad 3].
Cari Amici, non abbiate paura se a volte i dubbi sembrano prendere il sopravvento. Non lasciatevi incantare da allettanti proposte di amici o persino di educatori che irridono il vostro impegno ecclesiale. Dio non è un’idea e Gesù non è un fantasma! Riprendete con assiduità il Vangelo tra le mani e leggetelo nella solitudine e in compagnia, cominciando dal Vangelo di Giovanni:
10Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
12A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
14 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Per questa occasione il Papa ci ha preparato e offerto come dono speciale, il Catechismo per i giovani, accompagnandolo con un’esortazione ricca di fiducia verso i giovani: “studiare il catechismo con passione e perseveranza! Sacrificate il vostro tempo per esso! Studiatelo nel silenzio della vostra camera, leggetelo in due, se siete amici formate gruppi e reti di studio, scambiatevi idee su internet. Rimanete ad ogni modo in dialogo sulla vostra fede!” [YOUCAT, Premessa]
Con questo allenamento fedele e perseverante, unito alla vita sacramentale, potrete acquisire una conoscenza della fede con la stessa precisione con cui uno specialista di informatica conosce il sistema operativo di un computer, e la vostra fede non sarà fondata unicamente su un sentimento religioso o su un vago ricordo del catechismo dell’infanzia. Potrete conoscere Dio e vivere autenticamente di Lui, come l’apostolo Tommaso, quando manifesta con forza la sua fede in Gesù, limitandosi ad esclamare: «Mio Signore e mio Dio!».
A commento di questa catechesi, vi indico alcuni brani dei Vangeli che ci aiutano a comprendere le due dimensioni, sopra accennate, che spiegano il percorso e le condizioni per consolidare la fede: alcuni testi presuppongono esperienze già fatte, ma presto cadute in oblio (come per tanti battezzati che a stento ricordano il catechismo fatto da piccoli per i sacramenti dell’iniziazione cristiana e diventati cristiani anagrafici); altri parlano di persone in ricerca, desiderosi di conoscere o dare risposte a domande di senso.
- Quando le acque della vita sono agitate, anche Dio è scambiato per un fantasma e la parola di Gesù, che dovrebbe essere rassicurante, mette a dura prova la tenuta della fede, come è capitato a Pietro [nel Vangelo di Matteo 14,22-33]
- Il racconto dei discepoli di Emmaus [nel vangelo di Luca 24, 13-35]: dalla speranza delusa al cuore che si infiamma agli occhi che si aprono alla fede che supera dubbio e delusione per mettersi nuovamente in cammino.
- Tommaso incontra Gesù dopo la risurrezione [nel vangelo di Giovanni 20,19-29]: era uno dei 12 eppure non si fida della testimonianza degli altri dieci. Perché? Eppure la sua esperienza ci è utile per renderci conto dell’atto di fede “personale”.
- Nicodemo, dottore della Legge, e Gesù [nel vangelo di Giovanni 3, 1-21]: va da Gesù di notte, lo interroga, sa qualcosa di Gesù ma vuole sapere … Gesù lo rimanda alla conoscenza dell’AT perché scopra la vera novità di Dio in Cristo.
- Il dialogo con la Samaritana al pozzo di Giacobbe [nel vangelo di Giovanni 4, 1-42]: dalle domande di circostanza al senso della vita e della ricerca della verità … alla missione.
Cari Giovani gli esempi possono continuare scorrendo le pagine del Nuovo e dell’Antico Testamento. Auguro a ciascuno di voi di trovare il racconto biblico, la frase, l’incontro o una Parola che si stampi per sempre nel vostro cuore e nella vostra vita, come fondamento certo della fede che vi motiva a dire il vostro SI a Dio e vi spinge a proseguire con gioia la conoscenza della fede cristiana diventando frequentatori assidui della Parola, dei Sacramenti, del Catechismo che Papa Benedetto ha voluto offrirvi in questa GMG perché la vostra fede diventi salda come l’apostolo Paolo augurava a quelli di Colossi, nonostante tutte le derive pseudo religiose e le confusioni culturali, morali e sociali di ieri e di oggi.
Seconda catechesi
Radicati in Cristo
Dalla conoscenza di Gesù Cristo alla Vita per Cristo con Cristo e in Cristo.
Cari amici, seguendo le preziose indicazioni e riflessioni di Papa Benedetto XVI perché questo convenire alle GMG diventi esperienza importante nel nostro cammino di fede, oggi ci chiederemo che significa l’espressione paolina scelta come tema di fondo per questi giorni: radicati e fondati in Cristo.
Ai giovani che sono alla ricerca del senso della vita, mentre cominciano ad immaginare il proprio futuro, a costruirlo con impegno nello studio o nelle prime esperienze di lavoro, ma avvertono disorientamento e confusione dovuti ad una cultura segnata dalla “dittatura del relativismo”, dalla frammentarietà delle esperienze, dalla ricerca di emozioni forti e fluide (“liquide”), cioè passeggere che durano lo spazio di una serata o di un tempo molto breve, il Papa propone di riscoprire con coraggio e gioia il proprio rapporto con Cristo, entrando in una relazione personale con Lui.
“Come dunque avete accolto Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, radicati e costruiti sopra di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando nel rendimento di grazie. Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo” [Col 2, 6-8].
A distanza di quasi duemila anni, questo testo della lettera ai Colossesi sembra fotografare la realtà del tempo presente e di una mentalità che sembra diffondersi sempre più tra i battezzati! Nella prima parte l’Apostolo prende atto dell’inizio della vita di fede nella comunità di Colossi (battesimo e sue conseguenze), nella seconda parte mette in guardia da modi di pensare e di agire che non sono secondo Cristo.
Prima provocazione per la riflessione personale e di gruppo: condividi questa lettura? Oggi a cosa corrispondono concretamente le espressioni di Paolo?
Dalla conoscenza di Gesù Cristo … ho scelto questa linea di catechesi perché convinto che le seguenti espressioni fanno riferimento anzitutto al battesimo, che è il fondamento e l’inizio della relazione tra Cristo e noi, cioè del nostro essere “radicati in Cristo”:
«All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (Benedetto XVI, Deus caritas est, 1).
«Essere cristiani vuol dire essere “innestati” in Cristo come tralci nella vite: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15, 5).
Questa verità, che è un dono di grazia, attestato ampiamente negli scritti neotestamentari, non esclude, anzi esige la progressiva conoscenza di Gesù da parte del battezzato e di chiunque si pone in atteggiamento di ricerca della verità e vuole rispondere alla domanda: Chi è Gesù Cristo? Come conoscere Gesù? Avvertiamo l’esigenza di una conoscenza personale di Gesù?
Chi è Gesù: unico Figlio di Dio, rivelatore del Padre, Messia atteso e Salvatore, vero Dio e vero Uomo, nato da Maria di Nazareth per opera dello Spirito Santo, Crocifisso-Morto-Risorto per la nostra salvezza, …
“Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato” [Vangelo di Giovanni 1,18]
Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani” [At 11,26c].
Come conoscere Gesù. Essere “radicati in Cristo”, per un battezzato, non significa solo ammettere e credere all’esistenza di Dio, ma “credere in Dio come Gesù ce lo ha ri-velato” ed approfondire la conoscenza di Cristo, non limitandoci a quanto ci è stato detto da bambini, ma attingendo a quelle fonti che ci parlano di Gesù, ci introducono nel suo mistero divino-umano, ci mettono alla sua scuola come discepoli in ascolto della sua Parola. Una conoscenza che dai Vangeli ci porta allo studio del Catechismo per apprendere tutto ciò che la Chiesa ha accolto e definito nella professione di fede ed ha approfondito e illustrato nel corso dei secoli, attraverso il Magistero, i Concilii, la testimonianza dei Padri, dei Martiri e dei Santi. Questo impegno di conoscenza, pur essendo un aspetto umano, è importante, così come avviene per l’apprendimento delle conoscenze che riteniamo utili per la nostra vita. Se mi soffermo su questo primo aspetto è perché anche tra i battezzati si avverte molta superficialità nella conoscenza delle verità di fede, con la conseguenza di dare tutto per scontato non andando oltre quanto ricordiamo del catechismo appreso da bambini! E capita spesso che ci si lascia convincere o “incantare” dal primo che ci viene a raccontare cose diverse su Cristo, sulla Chiesa, sulla fede, magari anche per strada o in casa attraverso televisione o internet … quando la nostra fede e la nostra stessa vita non sono adeguatamente informate e veramente radicate in Gesù Cristo, Figlio di Dio, vero Dio e vero Uomo!
Consentitemi, cari amici, di soffermarmi ancora un po’ su questa conoscenza con qualche riferimento concreto.
Dai Vangeli conosciamo nascita, vita, morte, risurrezione e ascensione (ritorno al Padre) di Gesù: non un insieme di racconti, fatti prodigiosi, parabole significative e grandi discorsi … bensì la più bella notizia del mondo perché attesta che Gesù di Nazareth, nato a Betlemme è il Figlio incarnato del Dio Vivente (Mt 16,16), mandato dal Padre perché tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (1Tm 2,4) [YC 71], la salvezza (la redenzione) dalla schiavitù del peccato che Cristo ci ha ottenuto riconciliando l’uomo con Dio, Gesù stesso, vero Dio e vero uomo, pur restando “mistero di fede” ha manifestato la bellezza e la via della vera e piena realizzazione dell’uomo. Cerchiamo di scoprire la densità di queste parole, che ci riportano alla PAROLA DEL SIGNORE.
In Gesù Cristo Dio viene incontro all’uomo, non più attraverso i profeti [Eb 1,1], per fargli conoscere la sua altissima vocazione, come mirabilmente ha definito il Concilio Vaticano II nella Gaudium et Spes: solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro e cioè di Cristo Signore. Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione. Nessuna meraviglia, quindi, che tutte le verità su esposte trovino in lui la loro sorgente e tocchino il loro vertice. [22]
Cristo, vero Dio e vero uomo, si presenta come l’uomo pienamente realizzato ed invita l’uomo a realizzarsi pienamente nella verità fidandosi di Lui, affidandosi a Lui, rimanendo in Lui, ascoltando il Suo insegnamento, … insomma stabilendo non solo un rapporto di conoscenza intellettuale o sentimentale, ma accogliendo il ricorrente invito di Gesù
a trovare in Lui le radici della nostra esistenza, [Mt 11, 28-30]
a costruire la nostra vita sulla roccia della sua Parola, [Mt 7, 24-28]
ad essere suoi amici, facendo ciò che ci ha comandato [Gv 15, 12-17]
ad incontrarlo nei “segni” della sua presenza (sacramenti) e nell’esperienza del perdono [Lc 15,1-32] e dell’Eucaristia domenicale [Lc 24,13-35]
a riconoscerlo nella Chiesa e nella comunità-chiesa, nonostante i limiti e i peccati dei singoli discepoli, credenti, apostoli … [Mt 18, 1-35]
a riconoscerlo ed amarlo nei piccoli e negli ultimi [Mt 25, 31-46].
Le citazioni potrebbero continuare a lungo. Preferisco che ciascuno di voi, prima personalmente e poi in gruppo, trovi il significato dell’essere radicati in Cristo, in una frase del Vangelo e la espliciti con una esperienza fatta personalmente o di cui è stato spettatore rimanendone colpito edificato e con il desiderio di imitare!
Seconda provocazione per la riflessione personale e di gruppo: avverti il desidero di conoscere meglio Gesù Cristo? Hai letto personalmente o in gruppo i Vangeli? Ti interessa approfondire questa conoscenza nel Catechismo? Hai sentito parlare dei due libri scritti da Papa Benedetto XVI su “Gesù di Nazareth”?
… alla Vita per Cristo con Cristo e in Cristo!
Essere radicati in Cristo, significa scoprire l’iniziativa che Cristo stesso ha preso per noi dando una svolta, un valore e una meta alla nostra esistenza. Infatti con il battesimo siamo diventati nuove creature, ci siamo rivestiti di Cristo e partecipiamo alla sua passione morte e risurrezione! [Rm 6,1-14] Questo testo, mentre spiega il valore e le conseguenze del battesimo, evidenzia il fondamento e la ragione del nostro essere radicati in Cristo e quali sono le conseguenze per la vita concreta.
Nella mia esperienza di fede, cari amici, ho sperimentato come la liturgia sia il momento più alto dell’essere radicato in Cristo. In modo tutto particolare, la celebrazione eucaristica è una costante presa di coscienza di questo “essere radicato” e del divenire sempre più unito a Cristo, con tutte le conseguenze per la vita spirituale: dalla gratitudine per il dono straordinario, alla grande responsabilità perché parole pronunciate e gesti compiuti non diventino motivo di condanna, ma atto di fede e sprone di conversione. Ricordo quando nei primi mesi che celebravo la santa Messa, un giorno preparando l’offertorio, mi sono come bloccato nel dire: l’acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita di Colui che ha voluto assumere la nostra natura umana! Un gesto semplice, rituale, ma quale lezione e ammonizione continua del legame con Cristo!
Il vivere per Cristo, con Cristo e in Cristo è il dono più grande che abbiamo ricevuto con il battesimo ed è reso ancora più coinvolgente nella celebrazione eucaristica e nella comunione! D’altra parte Gesù non si è limitato ad essere buon amico dei discepoli, insegnando loro con parabole e manifestando la sua capacità taumaturgica. Li aveva chiamati perché stessero con Lui, condividessero tutta la sua vita e diventassero suoi apostoli! Per essere radicati in Cristo, significa che rileggendo il Vangelo e, in particolare, i discorsi di Gesù nel Cenacolo, come ce li ha trasmessi san Giovanni nel suo Vangelo [Gv 13 – 17], troviamo non solo il significato delle espressioni (Lui la vite, noi i tralci; come Lui è nel Padre, così gli apostoli devono rimanere in Lui e Cristo rimane in loro) ma la ragione stessa dell’impegno che non possiamo disattendere. Un insegnamento che Gesù ci ha lasciato come “testamento” reso ancora più concreto nel dono del suo Corpo Eucaristico. E questo, deve essere non solo creduto, ma anche accolto e vissuto da parte nostra! Abbiamo anche noi un desiderio autentico, non passeggero e sentimentale, di stabilire una relazione personale con Gesù, sentire la sua presenza, vivere per Lui, con Lui e in Lui come avvenne per Tommaso, per Pietro, Giovanni, i discepoli di Emmaus?
Nelle sue Lettere san Paolo spiega concretamente come vive il suo essere radicato in Cristo e chiede che anche i destinatari dei suoi scritti vivano nello stesso modo. Ecco solo qualche breve testo:
Scrive ai Filippesi:
3, 7-10 7Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. 8Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo 9 ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: 10perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, 11nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
48In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. 9Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!
Nella Lettera agli Efesini, insiste ancora su questa conoscenza che porta ad una vita radicata in Cristo:
20Ma voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, 21se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, 22ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l'uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, 23a rinnovarvi nello spirito della vostra mente 24 e a rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità. 25 Perciò, bando alla menzogna e dite ciascuno la verità al suo prossimo, perché siamo membra gli uni degli altri. 26Adiratevi, ma non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, 27e non date spazio al diavolo. 28Chi rubava non rubi più, anzi lavori operando il bene con le proprie mani, per poter condividere con chi si trova nel bisogno. 29Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un'opportuna edificazione, giovando a quelli che ascoltano. 30 E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione. 31Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. 32Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.
Come è possibile? Come avviene?
Per completare quanto già detto, la conoscenza deve essere accompagnata e nutrita dalla preghiera che ci rende disponibili al “Maestro interiore” (lo Spirito Santo), allora la Parola diventa esperienza di incontro, domanda e risposta, silenzio adorante, abbandono al mistero … mentre le radici della fede attingono linfa viva alla sorgente della grazia e, mentre il nostro essere si radica in Cristo, la nostra vita si edifica su fondamenta solidissime, e diventiamo capaci di accettare il paradosso della CROCE illuminato dalla speranza certa della RISURREZIONE di Cristo!
Anche per noi, discepoli credenti ma a volte dubbiosi, Gesù viene incontro in tanti modi per dirci come disse a Tommaso, rientrato nella comunità apostolica dopo l’assenza (volontaria o involontaria ?): «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!» (Gv 20,27). Anche a noi è possibile avere un contatto sensibile con Gesù, mettere, per così dire, la mano sui segni della sua Passione, i segni del suo amore: nei Sacramenti Egli si fa particolarmente vicino a noi, si dona a noi. Cari giovani, imparate a “vedere”, a “incontrare” Gesù nell’Eucaristia, dove è presente e vicino fino a farsi cibo per il nostro cammino; nel Sacramento della Penitenza, in cui il Signore manifesta la sua misericordia nell’offrirci sempre il suo perdono. Riconoscete e servite Gesù anche nei poveri, nei malati, nei fratelli che sono in difficoltà e hanno bisogno di aiuto. Aprite e coltivate un dialogo personale con Gesù Cristo, nella fede. Conoscetelo mediante la lettura dei Vangeli e del Catechismo della Chiesa Cattolica; entrate in colloquio con Lui nella preghiera, dategli la vostra fiducia: non la tradirà mai! [Benedetto XVI]
Terza catechesi
Testimoni di Cristo nel mondo
“12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri. […] 26Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27e anche voi date testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.” [Gv 15, 12-17.26-27]
Cristo non è un bene solo per noi stessi, è il bene più prezioso che abbiamo da condividere con gli altri. Nell’era della globalizzazione, siate testimoni della speranza cristiana nel mondo intero: sono molti coloro che desiderano ricevere questa speranza![1]
Cari Amici, i due testi che abbiamo ascoltato per introdurre questa terza catechesi esplicitano quanto dovrebbe essere già emerso nelle prime due:
- la fede va vissuta nel quotidiano e l’essere radicati e fondati in Cristo non può essere solo un’esperienza intimistica
- la nuova evangelizzazione è una urgenza del nostro tempo, affidata alla responsabilità dei battezzati
- testimonianza credibile e annuncio della fede sono due facce della stessa realtà!
Cerchiamo oggi di approfondire le conseguenze pratiche di ciò che Gesù stesso ha detto agli apostoli e la Chiesa continua a ripetere a tutti i battezzati: Non si può vivere la fede in Cristo senza testimoniarla, perché “la fede si rafforza donandola” (Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio, 2).
Quante volte nella mia vita ho sperimentato la verità e la gioia di questa affermazione! Prima di addentrarmi nella catechesi vorrei parlarvi con semplicità di due momenti molti importanti della mia vita nei quali ho compreso ancora meglio i brani appena letti.
Spesso, quando frequentavo gli amici dell’università, ritornava la domanda sul perché e sul valore della mia scelta di farmi prete! La risposta che ero solito dare con gioia e convinzione era riferita all’esperienza religiosa, all’incontro con Cristo Via, Verità, Vita e a quanto l’apostolo Pietro dice nella sua prima lettera: adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi! [1Pt 3,15] Era un modo semplice per testimoniare la mia fede e il senso dato alla mia vita. Un giorno, nel leggere il brano di san Giovanni in cui Gesù parla della testimonianza degli apostoli perché siete stati con me sin dal principio, mi colpì quest’ultima espressione. Non si tratta tanto dell’inizio della vita apostolica di Gesù, ma del principio stesso della mia della nostra vita! Una riflessione che ci riporta all’essere radicati in Cristo, come sua iniziativa alla quale noi dobbiamo rispondere.
Il mondo, l’umanità, le persone che noi frequentiamo hanno bisogno di Dio!
Ricordo con emozione ciò che diceva Giovanni Paolo II per spiegare il senso delle GMG: Voi giovani, dovete sapere che cosa significa la parola di Gesù: seguimi! Ed ancora: I giovani devono continuare la missione messianica di Cristo! [Giovanni Paolo II, Carissimi giovani, Milano 1995, p.231] Dopo duemila anni di cristianesimo, il mandato missionario che Cristo ha affidato agli apostoli, alla Chiesa e a tutti i battezzati, non è affatto finito. Anzi!
Ed è proprio vero che la fede, anche quella di un sacerdote o di un vescovo, si rafforza, si irrobustisce, quando ci si dona totalmente alla missione.
Sono fortemente convinto di questo per aver avuto la grazia di fare diverse esperienze missionarie, non solo per visite occasionali, ma anche per qualche mese, come capitò per la prima volta nel 1994. Fu la prima esperienza missionaria fuori dalle comode strutture della mia parrocchia e vissuta per tre mesi nella diocesi di Pinheiro nel nordest brasiliano: grande povertà, mancanza dei comuni mezzi diventati indispensabili (!) (pc, cellulare, fax, fotocopiatore,…), tante comunità da visitare in un territorio grande quanto il Molise, … per annunciare il Vangelo e celebrare i sacramenti avendo a disposizione solo la propria fede e la gioia di comunicarla! Sono ritornato con rinnovato entusiasmo al quotidiano impegno pastorale, ma consapevole della responsabilità di annunciare Cristo e seminare la Parola in un contesto saturo di religiosità, ma convinto dell’urgenza di testimoniare con coraggio e semplicità la fede, senza rispetto umano.
Cari Amici, se la missione ad gentes conserva tutta la sua attualità, oggi parlando di nuova evangelizzazione si fa riferimento all’urgenza di risvegliare la fede di quanti dicono di credere, perché sono battezzati, ma contraddicono l’insegnamento evangelico con lo stile di vita. La nostra società ha bisogno di una testimonianza coerente che dà credibilità all’annuncio in un contesto socio-culturale che sembra non disposto ad ascoltare nuovi maestri, ma si lascia interpellare dai testimoni!
Giovanni Paolo II all’inizio del Nuovo Millennio ricordò a tutti la responsabilità della fondamentale “vocazione alla santità” definita “misura alta della vita ordinaria cristiana”! [Tertio Millennio Ineunte, 43] e, per grazia di Dio, mentre la Chiesa continua ad annunciare il Vangelo in tutto il mondo, lo Spirito continua a suscitare uomini e donne che assumono il coraggio della propria fede e testimoniano senza paura, sino al martirio, la gioia di credere. Sono i martiri e i santi dei nostri giorni, di questi ultimi anni e del secolo appena trascorso, non solo quanti la Chiesa ha già riconosciuto e proposto alla imitazione dei fedeli [pensiamo a Madre Teresa e P. Pio, P. Kolbe, don Escrivà,… ], ma anche a quanti hanno testimoniato con la coerenza della loro vita i valori evangelici al servizio dell’evangelizzazione [i Monaci di Tibirine in Algeria, missionari preti, laici, volontari uccisi nel corso del 2010] e della società [le vittime dell’odio politico di ieri e di oggi (don Popielusko, Bachelet, Moro), della mafia (don Pino Puglisi e don Diana, Livatino,) ma anche testimoni di fede (Giorgio La Pira, Carretto, Marvelli, Lazzati, Chiara Badano] P. Raffaele Di Bari (+1°-10-2000) e Mons. Michael Courtney (nunzio apostolico in Burundi +29-12-2004)
Carissimi non è un elenco per i libri di storia, ma sono pagine vive della fedeltà a Cristo e all’Uomo, pagine scritte nella quotidianità con coerenza e gioiosa speranza, pagine che già conoscete e che vi invito a rileggere non come film d’avventura, ma come testimonianze concrete di una certezza di fede dimostrata nella storia di ieri, di oggi e di domani: il Vangelo non ha perso la forza di trasformare e convertire gli uomini!
E tutto questo cosa può significare per voi? O meglio, per tutti noi? Che siamo chiamati ad essere “testimoni credibili” in virtù del battesimo e della cresima.
Prima provocazione per la riflessione personale e/o in gruppo: quando sento parlare di testimonianza a cosa penso. Per te chi è un testimone?
Come diventare testimoni di Cristo!
Non ci si può improvvisare “testimoni”, il battezzato che vuole essere testimone deve affrontare un cammino di crescita e di responsabilità. Non basta la buona volontà o i buoni propositi. È indispensabile credere nell’azione dello Spirito Santo e mettersi alla sua scuola, accogliendo la grazia dei sacramenti, in ascolto della Parola di Gesù Via, Verità, Vita, e non lasciandosi condizionare dai comuni modelli di comportamento, quando questi non sono secondo il Vangelo.
“Solo con la testimonianza offerta in forma “agonistica” si cammina nella vita nuova, si vive cioè quel difficile e “agonico” dono di sé che non teme neppure la morte, perché è abitato dalla speranza del Risorto.[2]
“Lasciamo che la preghiera faccia crescere in noi la libertà da ogni paura, il coraggio e l'audacia dell'amore, la fedeltà alle persone che Dio ci ha affidato e alle situazioni in cui ci ha posto, senza cercare evasioni o consolazioni a buon mercato.” [3]
La testimonianza da rendere a Gesù Risorto è anche oggi soggetta alla fatica e alla prova. Non è solo una “proclamazione di valori” o qualcosa da rendere all'interno di un piccolo gruppo. Cari giovani, il cristiano diventa testimone del Signore “vivendo e comunicando il Vangelo con gioia e con coraggio”[4]. Testimoniare il Vangelo e la gioia e la speranza che da esso promanano è un fatto personale e comunitario. Credo che dovremmo ritrovare il valore pedagogico dell’esperienza vissuta dagli Apostoli nel Cenacolo dall’istituzione dell’Eucaristia (Mt 26,26-35), ai discorsi di Gesù (Gv 13,1 – 17,26), alla sua apparizione dopo la risurrezione (Gv 20,19-29). Infatti, quella che sembrava essere una ritirata, un rinchiudersi per paura (Gv 20,19), diventa il segno di una comunità che si ricompone intorno a Maria (At 1,12-14) e il luogo da cui, grazie al dono dello Spirito Santo, ha inizio la missione evangelizzatrice della comunità apostolica (At 2,1-41), della Chiesa (At 2, 42-47).
La comunità dei discepoli che ha incontrato Gesù vivo, dopo la resurrezione, il giorno di Pentecoste, è diventata la chiesa-comunione che mette il Risorto al centro e lo annuncia agli altri. La presenza del Risorto nella nostra vita personale deve divenire “comunitaria”. Così cambia il nostro modo di essere comunità-credente: la parrocchia, il gruppo, il movimento, la nostra esperienza comunitaria, insomma, non sono solo il luogo del rifugio, dell'incontro con l'altro, dell'armonia (pure cose belle e importanti) ... ma è soprattutto la comunità costruita sull'amore, perché mette al centro Gesù, trasfigurato e donato per sempre nell'Eucarestia, e diviene comunità di testimonianza ed esperienza di missione. Questa è il mandato affidatoci da Gesù Crocifisso e Risorto: vivere la comunione e la missione nella Chiesa. Comunione e missione sono i due momenti di uno stesso incontro: quello del volto di Dio con la vita fraterna e solidale con l'uomo.
Comprendiamo che la nostra fede personale in Cristo, nata dal dialogo con Lui, è legata alla fede della Chiesa; non siamo credenti isolati, “battitori liberi”, ma, in virtù del Battesimo, siamo membri di questa grande famiglia, ed è la fede professata dalla Chiesa che dona sicurezza alla nostra fede personale. Così il percorso delle catechesi si completa in modo organico.
Seconda provocazione per la riflessione personale e/o di gruppo: sono consapevole della mia responsabilità di testimoniare e annunciare Cristo nel mondo … a partire dal contesto in cui vivo?
Testimonianza e Missione nel “nostro” mondo.
Testimonianza personale e missione sono due conseguenze inseparabili dell’unico incontro con il Risorto, per tutta la comunità e per ogni singolo battezzato!
Da qui dobbiamo ripartire, cari amici! Queste certezze dobbiamo acquisire e portare con noi come frutto della GMG preparandoci ad accogliere la consegna che ci affiderà il nostro Papa Benedetto XVI.
Nel sacramento della Cresima il Signore ci ha donato l'olio che ci ha fatto “brillare” con i riflessi della sua luce misteriosa, segnandoci con l'unzione del sacro Crisma. E, dunque, dobbiamo credere che lo Spirito può trasformarci, sospingerci nella storia quali testimoni coraggiosi di un mondo che può essere diverso ... cominciando da ciascuno di noi!
“Quando l'allenatore manda in campo un giocatore, gli appoggia una mano sulla spalla e gli dà gli ultimi consigli; simile è anche il senso della Confermazione: ci vengono imposte le mani e possiamo “entrare in campo” nella vita. Grazie allo Spirito Santo sappiamo quello che dobbiamo fare, lui ci ha dato motivazioni in abbondanza, le sue parole di incoraggiamento risuonano nelle nostre orecchie. Sentiamo il Suo aiuto, non tradiremo la Sua fiducia e sceglieremo di giocare per Lui. Non abbiamo che da ascoltarlo”[5] [Youcat nr. 203]
Ricordiamoci a vicenda che “Testimone è chi sa sperare”. Ma per tutto questo è necessario lasciarsi amare da Dio; e per questo dobbiamo lasciare che la preghiera faccia crescere in noi la libertà da ogni paura. “L'ascolto costante della sacra Scrittura ci fa sentire amati e ci rende capaci di amare, dando gioia e speranza al nostro cuore: se ci consegniamo senza riserve al Dio che ci parla, sarà lui a donarci agli altri, arricchendoci di tutte le capacità necessarie per metterci al loro servizio”[6]
Impariamo, quindi, nella vita così “rumorosa”, a cercare un po' di silenzio, interiore ed esteriore, per ascoltare VERAMENTE la Sua Parola e lasciare che ci trasformi. Cerchiamo la Sua presenza continua nei Sacramenti: nella Riconciliazione, in cui “la Sua mano guarisce le nostre ferite e le Sue labbra ci promettono il perdono”[7] (come stiamo cantando in questi giorni); nell'Eucarestia in cui “la Sua carne ci redime e rende santi e il Suo Sangue ci rinnova e ci dà vita”[8]
E infine, cari giovani, non dimentichiamo che essere radicati in Cristo, saldi nella fede, forti nella testimonianza, significa prima di tutto AMARE e SERVIRE. Ricordiamo l'invito di Gesù “ciò che vorreste sia fatto a voi, fatelo voi pure a loro”.
Mi è capitato più di qualche volta di sentirmi rivolgere la domanda: è bello, mi piace, ma io che devo fare concretamente? Dove mi posso impegnare? La mia risposta è semplice: “guardati intorno” e “guardati dentro”! dove vivi? In famiglia, a scuola, in parrocchia, in fabbrica, in azienda… ecco il primo luogo dove testimoniare senza andare alla ricerca di chissà quali grandi esperienze! Non sprecare il tuo tempo. Sono convinto che ponendoti le domande giuste troverai come testimoniare la tua fede con gioia e senza timore di essere preso/a in giro dagli altri (riesci a parlare della tua fede anche quando intorno a te si sentono solo battute di cattivo gusto sulla religione, sulla Chiesa? In casa proponi qualche momento di preghiera insieme agli altri o consideri la fede un fatto privato da non pubblicizzare?).
Il campo della missione comprende tutto il contesto della vita: persone, luoghi, relazioni, occasioni di incontri, strumenti della comunicazione, … perciò propongo qualche altra domanda più personale, non dettata dalla curiosità, ma da quel “guardarsi dentro”, che vuol dire esaminare la propria coscienza. (che uso fai del cellulare? La comunicazione via internet, face book ecc. è vera, autentica? Hai dialogato almeno qualche volta di problemi di fede, magari parlando della tua esperienza? …)
Sono solo domande indicative per una verifica della testimonianza e della missione che ognuno di noi ha la possibilità e la responsabilità di attuare se non vuole limitarsi ad una vita di fede intimistica e fatta solo di pie pratiche religiose, magari anche di pellegrinaggi e qualche opera buona, ma non ancora viva e animata dalla gioia di sapersi veramente amati da Dio e dalla necessità di comunicare agli altri lo stesso Amore di Dio.
Cari amici, la giovinezza è sempre stata contrassegnata dalla gratuità e dalla “impulsività”con cui ci si getta a capofitto nelle esperienze. Non si fanno troppi calcoli. Se la cosa si ritiene giusta si fa e basta. Le esperienze vissute in gioventù ci segnano per tutta la vita e tanto più queste saranno state positive, generose, significative, tanto più saranno l'humus con cui vivremo le nostre scelte da adulti. Vi auguro che questi giorni siano un’occasione preziosa su cui ritornare a riflettere e a pregare per ritrovare, anche con il passare del tempo la gioia della Fede, la verità dell’Amore, la forza della Speranza, perché il nostro spirito resti sempre GIOVANE con la gratuità della giovinezza, trovando gli ambiti in cui impegnarsi.
L'attenzione ai più bisognosi, la carità verso i più deboli, credere e lottare per una società più giusta, da sempre, sono un modo CONCRETO per esprimere il primato che abbiamo dato alla nostra vita. La fede DEVE essere accompagnata dalle opere, diceva san Giacomo. Nel povero, che oggi come non mai comprende tante situazioni (tossicodipendenza, alcolismo, immigrazione, assenza di punti di riferimento, mancanza della casa, etc.) dobbiamo ogni giorno vedere il volto di Gesù, ricordandoci sempre che i nostri problemi, anche se pur “pesanti” (mancanza del lavoro, incertezza per il futuro, solitudine, povertà, etc.) sono sempre minori rispetto a tante situazioni drammatiche di cui veniamo a conoscenza (ad es. la carestia che attanaglia decine di milioni di persone in questo momento, i tanti bambini che muoiono i fame o che sono vittime di ogni sorta di violenza, …). Ma anche “la cura del corpo” di Gesù, che è la Chiesa, deve starci a cuore, prendendosi cura dei più piccoli o degli ultimi secondo il Vangelo.
Rientra nella testimonianza della fede anche l’attenzione all’impegno sociale e politico per costruire il bene comune e la “civiltà dell’Amore” non sugli egoismi e le sopraffazioni, ma con una testimonianza umile e perseverante: quanto più avvertiamo il disgusto per ciò che avviene intorno a noi, tanto più dobbiamo esprimere con le scelte di vita quella MARCIA IN PIU' che la notte della Resurrezione, quel Sepolcro vuoto ci hanno donato: la SPERANZA certa e affidabile della vittoria del Bene sul male, della Vita sulla morte, del Perdono sull’odio.
Per questo è necessario riscoprire il valore pedagogico del DIALOGO. Oggi assistiamo molto frequentemente allo scontro e all’aggressione verbale che hanno come unica conseguenza l’inasprirsi dei rapporti e la violenza spesso cieca! Per dialogare veramente, è necessario ACCOGLIERE l'altro: laddove la dignità dell'altro non è accolta e rispettata, lì non ci può essere dialogo. “Il dialogo ha bisogno dello scambio, il cui dare e ricevere sono misurati dalla gratuità e dall'accoglienza di ciascuno dei dure. La massificazione – che ignora l'originalità dell'altro- esclude ogni dialogo, e quindi ogni autentico atteggiamento di servizio”[9] Il dialogo è autentico quando si presenta come un'esperienza liberante.
Diceva Giovanni Paolo II : “Oggi bisogna possedere una fede illuminata e convinta, per poter essere illuminati e convincenti. (...) perché, come già diceva san Paolo a Timoteo, si è tentati di non sopportare più la sana dottrina e di seguire invece “dotte favole”. Non lasciatevi intimidire o distrarre, o confondere da dottrine parziali o erronee, che poi lasciano delusi e svuotano ogni fervore di vita cristiana”[10]
NOTE
1 Benedetto XVI, Messaggio GMG 2011, n. 3
2 “Lettera ai cercatori di Dio” cap. 3
3 “Testimoni....” nr. 6
4 Youcat nr. 203
5 Lettera ai cercatori di Dio cap.12
6 Inno della GMG di Madrid
7 idem
8 Lettera ai cercatori di Dio nr. 14
9 Giovanni Paolo II. “Lettera ai giovani che Giovanni Paolo II non sa di avere scritto”















































