Fate questo
in memoria di me
Mt 26,14-27,66
Ci sono due messaggi fondamentali nel racconto della passione di Gesù, nell'esperienza della sua ultima settimana. Sono due messaggi complementari. Il primo riguarda la necessità di portare insufficienza e sofferenza, violenza e morte. Il secondo messaggio invece è che portare il male conduce alla vita. Il traguardo a cui siamo chiamati e al quale giorno dopo giorno ci avviciniamo rende ragione di tutta la sofferenza che dobbiamo portare.
Cerchiamo di capire il senso di questi messaggi e poi vedremo la funzione della memoria eucaristica espressa nelle parole di Gesù che ripeteremo ancora oggi, raccontando la sua ultima cena, «Fate questo in memoria di me». C'è insieme necessità, consapevolezza di offerta e sguardo gioioso al traguardo cui Dio chiama gli uomini.
La necessità della croce
Quanta sofferenza oggi nel mondo! Ancora torture, violenze, la guerra che è vicina a noi, popoli che muoiono per la fame. Quanta sofferenza ancora, quante croci vengono innalzate sul mondo! Perché mai?
C'è una necessità che è legata alla nostra condizione di creature e al nostro peccato.
La nostra condizione di creature incomplete, imperfette, ci impedisce di comprendere bene le cose: crediamo di fare il bene e facciamo il male, pensiamo di seguire strade di giustizia e operiamo ingiustizia. Anche la guerra che è in corso rivela insensatezza, da tanti punti di vista. Eppure ciascuno crede di operare per il bene. Non è solo cattiva volontà o malizia, è proprio la cecità dell'uomo, l'incapacità di cogliere il bene, di vedere la strada della giustizia. È la nostra condizione di creature incomplete e inadeguate.
Questa condizione, che a volte ci sembra assurda, è necessaria, perché il nulla non può accogliere il dono pieno di Dio in un solo istante, ma solo a piccoli frammenti: solo a piccoli passi siamo condotti alla vita. Saremmo Dio, se potessimo in un solo istante accogliere il dono che Egli ci fa.
Dimenticando la condizione di creature, vorremmo realizzare i traguardi di giustizia e di pace in un istante. Molte volte abbiamo intuizioni molto chiare delle possibili realizzazioni di fraternità, di comunione, di condivisione. Eppure non è possibile, c'è una necessità legata al tempo. Gesù ha vissuto questa necessità e l'ha proclamata: «È necessario che il Figlio dell'uomo...».
Ci si potrebbe chiedere: ma allora vale la pena vivere se è necessario affrontare situazioni di sofferenza, di contrasto, legate alla nostra condizione di incompletezza e quindi di imperfezione? vale la pena vivere in queste condizioni? Certo, se non ci fosse il traguardo a cui tutti siamo chiamati non varrebbe la pena, la vita non avrebbe senso, perché oggi prevale l'insensatezza e l'assurdità. È solo il temine che rende ragione del cammino. Per questo è necessario "tenere fisso lo sguardo su Gesù" per capire la nostra condizione.
Ma prima di riflettere su questo secondo aspetto, dobbiamo richiamare anche l'altra grande ragione del male e della sofferenza, che è il peccato, che rende ancora più assurdo il cammino umano: la violenza che esercitiamo gli uni sugli altri, il male che ci facciamo. Sì, a volte credendo di fare il bene, ma a volte consapevoli che facciamo il male.
Le torture nel mondo! Quante passioni si rinnovano ogni giorno sotto i nostri occhi! Quanta gente ripercorre le strade del Calvario! Le passioni che si rinnovano, gli odi che gli uomini continuano a esercitare, l'aggressività che esplode in forme incontrollabili. Il male si moltiplica lungo la storia, e la nostra condizione diventa sempre più assurda. La domanda si ripropone anche per il peccato: allora non c'è soluzione? D'altra parte non è sufficiente guardare il traguardo per dire: «La soluzione è là», perché là perverremo solo se sappiamo camminare lungo questa storia, decidendo correttamente.
Portare il male del mondo
Ricordare la passione di Gesù significa richiamare una legge fondamentale di salvezza che Gesù ha mostrato e ha vissuto nella sua carne: occorre portare il peccato del mondo. È possibile arrivare ai traguardi nuovi di umanità se ci sono persone che lungo la storia portano il peccato del mondo e contrastano con forza tutte le dinamiche di morte, di incompletezza, di imperfezione. Persone cioè che dove c'è odio s'impegnano ad esercitare amore; dove c'è violenza hanno un atteggiamento di mansuetudine; dove c'è il peccato compiono gesti di perdono e di misericordia; dove c'è divisione mettono in modo dinamiche di fraternità, di comunione, di amicizia.
Questo possiamo fare, ogni giorno. Non cambia la situazione che dipende dal passato, certo, perché il passato ha i suoi diritti e il male che è stato accumulato si esprime e non possiamo annullarlo; ma possiamo preparare un futuro nuovo, possiamo oggi mettere in moto, proprio a causa di queste situazioni, spinte nuove di fraternità, di comunione, viverle nelle nostre case, coi nostri amici, incontrando gli estranei e i profughi che sono tra di noi. Oggi noi possiamo realmente compiere gesti nuovi di solidarietà e di amicizia che rendono possibile un futuro diverso, come Gesù rese possibile l'irruzione dello Spirito nella resurrezione e l'inizio di una nuova tappa della storia umana. Ancora oggi questa possibilità ci è offerta e questo impegno quindi ci è richiesto.
Non è un processo già determinato, perché potrebbe fallire completamente nella storia umana. È un processo affidato alla nostra libertà. Per questo Gesù si raccomandò: «Fate questo in memoria di me»: che non venga smarrita • la memoria di una legge fondamentale della salvezza, che non venga perduto l'orientamento che egli ha introdotto nella storia degli uomini. «Fate questo in memoria di me». L'Eucarestia che celebriamo, quindi, non è semplicemente il ricordo di ciò che un giorno è accaduto: è la volontà che ancora oggi si rinnovi quell'offerta del corpo che è donato, del sangue che è versato, perché la vita ancora trionfi sulla terra.
Ogni volta che ci raccogliamo per l'Eucarestia rinnoviamo questo impegno: sappiamo che la forza della vita, dell'amore creatore di Dio è tale, per cui possiamo introdurre novità, possiamo esprimere amore anche dove ancora non c'è, possiamo tradurre in gesti di misericordia la forza dell'amore di Dio, possiamo perdonarci, possiamo inventare forme nuove di fraternità. Non perché noi siamo buoni, ma perché la vita è grande, perché Dio è, perché il Bene esiste già in una forma piena e vuole pian piano esprimersi nella nostra piccola storia. Questo è l'impegno che l'Eucarestia ci chiede. Se però essa viene ridotta a una pratica esteriore, a una cerimonia, a una celebrazione fatta per stare bene insieme, perde tutto il suo valore. L'Eucarestia è fare memoria di un uomo che ha consegnato la sua vita perché l'amore di Dio si esprimesse e la Sua misericordia trovasse modalità nuove tra gli uomini.
«Fate questo in memoria di me». Oggi lo diremo con una consapevolezza nuova, perché sappiamo quali violenze, quali peccati, quante croci nuove vengono erette sulla terra, quanti popoli muoiono perché non vengono amati sufficientemente. «Fate questo in memoria di me».















































