Libano: nel buio della notte
Dossier "Camminare Insieme"
N. 4 / OTTOBRE 2024
Conferenza Episcopale Italiana
(Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli
Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali)

Sommario
1. Introduzione (vedi sotto)
2. Panoramica sul Paese
3. La missione della Chiesa locale
4. La vicinanza della Chiesa italiana
5. Conclusione (vedi sotto)
Introduzione
"Sono addolorato dalle notizie che giungono dal Libano dove negli ultimi giorni intensi bombardamenti hanno provocato molte vittime e distruzioni.
Auspico che la comunità internazionale faccia ogni sforzo per fermare questa terribile escalation. È inaccettabile”. Così Papa Francesco, al termine dell’udienza generale del 25 settembre 2024 in piazza San Pietro, ha espresso vicinanza al popolo libanese sottolineando che “ha troppo sofferto nel recente passato”.
San Giovanni Paolo II diceva che più che un Paese, il Libano è un messaggio.
Un messaggio universale di pace e fratellanza che nei secoli ha irradiato saggezza, cultura, spiritualità. Anche nei periodi più bui, i libanesi hanno conservato la fede in Dio testimoniando tolleranza, rispetto, convivenza pacifica e mostrando che è possibile un’unità nella diversità.
In questo momento però - come ha sottolineato Papa Francesco all’Angelus di domenica 29 settembre 2024 - “è un messaggio martoriato, e questa guerra ha effetti devastanti sulla popolazione: tante, troppe persone continuano a morire giorno dopo giorno”.
In un Medio Oriente sempre più in fiamme, c’è bisogno dell’impegno deciso della diplomazia e della comunità internazionale, ma anche di un lavoro educativo e solidale nella quotidianità con iniziative concrete nel segno del dialogo, per aiutare la popolazione libanese a rialzarsi e a mantenere sempre accesa la speranza di tornare ad essere un progetto di pace.
Il futuro sarà pacifico solo se comune. Lo sanno bene quanti ogni giorno danno concretezza alla cultura dell’incontro, del vivere insieme nella pace e nella fratellanza tra tutte le tradizioni religiose. In queste pagine vogliamo dar voce a loro, operatori di concordia e di rinnovamento. Occorre attraversare la notte per giungere all’alba, ma attingendo alle radici del vivere insieme nel rispetto e nel pluralismo: il popolo libanese, come il cedro, saprà resistere anche a questa tempesta e ritornare a seminare pace.
Conclusione
Mentre scriviamo queste pagine, il Libano si trova nel buio della violenza, della morte e della devastazione. Sappiamo però che nelle avversità bisogna imparare a vedere non ostacoli ma possibilità.
Dalle sue radici, dalla sua storia unica il popolo libanese riuscirà a trovare nuova linfa. È un percorso arduo, ma non bisogna scoraggiarsi. È chiaro che i progetti e le iniziative che qui abbiamo presentato sono solo delle piccole gocce, segni di attenzione verso chi più soffre, testimonianze silenziose che si oppongono a un sistema di scontro e di morte. L’auspicio è che possano essere anche lievito, fermento, seme che anima e aiuta a costruire, ricostruire, reimpostare le relazioni, promuovendo una cultura dell’incontro e della carità, dando vita a processi e percorsi di promozione della pace. Nello stesso tempo la speranza è che il coro di chi grida “Fermate la guerra! Fermate le guerre!” sia sempre più ampio e riesca a scuotere le coscienze e indirizzare le scelte.
Proprio in questa direzione va l’“Appello per la pace” che il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana ha lanciato mercoledì 25 settembre 2024 al termine dei propri lavori, chiedendo di dare “voce alla speranza di serenità e di pace che si leva dai piccoli, dalle donne e dagli uomini di questo nostro tempo, la cui vita è segnata dallo scellerato e sempre ingiustificato ricorso alle armi”.
“Continuiamo a vedere vite spezzate – hanno detto i Vescovi – famiglie segnate dal dolore, bambini sconvolti dalla violenza e dalle lacrime. Case, scuole e ospedali rasi al suolo, città rese deserto.
Una umanità ferita chiede pace e giustizia”. Fortemente preoccupati per quanto sta avvenendo in Libano e in tutto il Medio Oriente, senza dimenticare l’Ucraina e gli altri conflitti in corso in diverse parti del mondo, hanno ribadito che “la violenza non porta mai alcun vantaggio. La guerra è solo morte”. È dunque “compito di ciascuno invocare la pace e operare nella vita di ogni giorno nel segno della Fratelli tutti; è dovere dei governanti assicurare la pace ai popoli della Terra”.
FILE PDF
https://sicsp.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/20/2024/10/11/Dossier_Libano.pdf















































