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    Segnalazione


    mandia

    Morlacchi Editore - pp. 802 - € 30,00


    L'autore
    Carmine Mandia. Salesiano, laureato in Storia e Filosofia all'Università di Torino e in Teologia Pastorale alla Pontificia Università Lateranense di Roma. Per lunghissimi anni docente di Scienze Umane, Storia, Filosofia e Religione nei Licei.
    Presso la stessa Editrice, autore nel 2019 di "L'ipocrisia. Il fariseismo ieri e oggi" (pp. 312 - € 18,00)
    Morto a Perugia nel 2022.
    Gli amici exallievi stanno curando l'edizione di ulteriori suoi scritti.

     

    Sintesi
    Questo libro tratta di una particolare visione antropologica di Don Bosco, cioè quella della persona relazionale, in carità-famiglia, strutturata di agapica familiarità, affetto, confidenza, trinomio fondamentale boschiano, in cui si incarna, empaticamente, la dolcezza essenziale dell'amore di famiglia. Viene, allora, esposta una antropologia all'insegna della reciproca relazionalità familiare, sostanziata dalla carità-dolcezza del suddetto trinomio, esemplata sull'amore di Gesù, Buon Pastore, Cuore Dolce, «Maestro della famigliarità». Tale concezione della persona innerva le altre, studiate, dimensioni antropologiche boschiane, quali ragione, volontà, coscienza, cuore, spirito e corpo. La boschiana antropologia relazionale familiare, sanata da limiti, lacune e contraddizioni datate, risulta essere, oggi, di attualità per la pace nel nostro "villaggio globale", dove si infittiscono i rapporti intersoggettivi, alla base della costruzione degli Stati Uniti d'Europa e della nostra comunicativa civiltà massmediale, specie con i social network della Rete.

     

    Prefazione
    Gaetano Mollo *

    Quella di Don Bosco è stata una vita e un'azione sociale e educativa dedicata interamente a vantaggio della gioventù. In questa epoca, in cui sembra ridursi l'orizzonte della speranza per í giovani che si stanno affacciando al mondo del lavoro, riferirsi alla sua opera e al suo indefesso impegno può rappresentare una ripresa d'indispensabile entusiasmo e doverosa corresponsabilità, per generare un rinnovamento di prospettive.
    Don Bosco è stato sicuramente un figlio del suo tempo e in esso ha operato. Tuttavia, ciò che lo ha spinto a costituire luoghi di accoglienza e formazione per i giovani - quali sono gli oratori salesiani -, a offrire loro opportunità di studio e di lavoro, a mettersi al loro fianco per difenderne i basilari diritti, insegnando soprattutto i doveri di un bravo cittadino e di un buon cristiano, è stato qualcosa che va ben al di là della semplice intenzione di offrire ad essi una preparazione culturale di base e garantire un sicuro inserimento sociale.
    In occasione del bicentenario della sua nascita, questo ampio e approfondito studio di Carmine Mandia getta una nuova luce sull'opera di Don Bosco, individuando in essa la delineazione di una nuova visione dell'uomo. Tale visione non è deduzione di una pura teoria o effetto di una concezione elaborata a tavolino: si tratta dell'incontro fra la visione cristiana dell'esistenza e un modo di relazionarsi all'essere umano in situazione, con i suoi bisogni ed i suoi aneliti. È una visione vissuta e affermata nell'azione, da cui attingere alimento intenzionale e rinforzo motivazionale.
    È stando in mezzo ai giovani e pensando a loro che Don Bosco ha fondato i Salesiani, le Figlie di Maria Ausiliatrice e i Cooperatori salesiani. Ha aperto oratori e scuole, istituito laboratori di avviamento professionale, ascoltato i suoi giovani a ogni ora, scrivendo anche testi scolastici per loro e, soprattutto, mettendo in pratica il suo sistema preventivo, fatto di percepibile amorevolezza, comprensibile ragionevolezza e autentico senso religioso, nella carità della familiarità, affetto e confidenza. Al centro di tutta la sua azione educativa, infatti, c'è essenzialmente il valore e la funzione della prassi - come modo di essere e d'intervenire a favore dei giovani -, ma di una prassi di vita di famiglia, espressione diretta di una relazione religiosa con la vita e con gli altri uomini.
    Il primato antropologico per Don Bosco spetta alla relazione educativa, come priorità dell'attenzione, dell'accoglienza, della disponibilità e del supporto educativo. Da qui l'impianto di questo libro, che evidenzia tutta la vita e l'opera di Don Bosco come segno e pratica di vita di un'antropologia relazionale familiare incarnata. Don Bosco ha messo in atto quella fratellanza vissuta e professata da Cristo, incontrasndola nella relazione di amore e di aiuto per i giovani poveri e questo deve continuare a essere in tutti coloro che a lui si riferiscono e ispirano.
    Il messaggio di don Bosco è stato quello della sua vita, il suo impegno a favore della gioventù, il suo stare amorevolmente con loro. Gli stessi scritti - come la 'Storia d'Italia' e il 'Sistema metrico decimale" - sono stati fatti in termini per offrire chiare e fruibili conoscenze, colmando quel vuoto d'ignoranza che impediva a quei ragazzi, che affluivano nella Torino del tempo, di potersi iscrivere nel tessuto vitale di quella città, trovandovi accoglienza, calore umano e una possibilità di avere un lavoro.
    Il presente studio, giustamente, parla di un "umanesimo relazionale familiare personalista". Diversamente dal concetto d'individuo - che connota ogni essere umano nella sua unicità nei confronti della società -, la persona si costituisce come dimensione valoriale e relazionale. L'essere persona è dimensione dell'essere che richiede e implica un divenire. Tale divenire va verso una triplice direzione. La prima è quella dell'autenticarsi nella vocazione di vita e nei conseguenti compiti; la seconda è quella dell'elevarsi interiormente, attraverso l'interiorizzazione di valori etici e religiosi; la terza è quella del costituirsi come persone, nell'intreccio d'intenti e di relazioni virtuose con gli altri esseri umani, sino alla comunione morale e spirituale.
    Quella di Don Bosco è un'antropologia "antitetica all'antropologia individualistica borghese", come sostiene l'autore. È un'antropologia che definisce l'uomo attraverso il suo relazionarsi agli altri, a se stesso e al mondo. È in tale relazionarsi che diventa imprescindibile la stessa relazione con Dio, se per Dio s'intende l'Energia della vita, l'Amore diffuso nella terra, lo Spirito che alimenta tutto, sia immanente nell'universo sia trascendente a esso. All'interno di tale dinamica la relazione inter-umana costituisce un perno fondamentale, come fratellanza d'umanità e come autenticazione stessa dell'uomo nel suo essere in relazione col mondo, che si definisce attraverso i legami affettivi e le relazioni sociali. Tali relazioni si possono definire attraverso la comprensione, la comunicazione, la solidarietà, il reciproco aiuto, la cooperazione, per migliorare le condizioni e la qualità della vita, ad imitazione di Gesù Buon Pastore, nella carità della familiarità, affetto e confidenza. Ed è in tale prospettiva che il messaggio di allegria e lo spirito di famiglia acquistano per Don Bosco il valore di base per una nuova antropologia relazionale, improntata sulla gioia della condivisione e sull'impegno della compartecipazione.
    La delineazione dell'antropologia relazionale messa in atto da Don Bosco è presente in tutta la struttura e lo svolgimento del testo. Questo, infatti, procede riferendosi sempre all'anima - quale essenza stessa dell'essere umano - nella sua relazione con la ragione, la volontà, la coscienza, il cuore, lo spirito e il corpo. È, infatti, solo nella relazione vivente con tutte queste espressioni dell'essere umano, quali livelli evolutivi, che l'anima può svolgersi e manifestarsi. È come una scala ascensionale, un processo di elevazione che costituisce il fine e il destino stesso dell'evoluzione umana. Partire dalla ragione vuol dire considerare l'aspetto riflessivo come fondamentale, per operare un'ampia e corretta rilevazione della sua opera. Proseguire con la volontà significa tener presente la libertà umana e il distintivo specifico della sua natura. Passare, poi, alla coscienza vuol dire riconoscere che questa non possa che essere risultante di ragione e volontà. Porre, quindi, il cuore, significa comprendere che la coscienza non possa che confluire in esso. La dimensione dello spirito, poí, risulta come sintesi complessiva di tutto questo processo mentale e esistenziale, che nel corpo ritrova il suo termine e il riferimento di azione pratica.
    È in tal senso che il "coscienzialismo confrontista" viene assunto non solo come criterio discernitore fra bene e male ma come parametro stesso del costituirsi come soggetti liberi rispetto alla Verità. Si tratta, infatti - come Mandia sostiene - non tanto dell'essere di fronte a una religione, più o meno da modificare, ma del reciproco rispetto tra coscienza e religione.
    È in tale processo evolutivo che viene a imporsi la priorità dell'aspetto "personale" su quello "istituzionale". Sono le relazioni interpersonali di accettazione, di fiducia e di collaborazione che devono sempre restare al centro, al fine del costituirsi stesso dell'essere uomini. Da qui tutta l'energia dell'attenzione e della disponibilità verso gli altri, di cui le Istituzioni sono solo un mezzo, pur fondamentale e necessario. Il tipo di società che Don Bosco voleva - per la quale ha speso tutto la sua vita - è una società di relazioni di cooperazione e reciprocità, che si costituisce e progredisce attraverso la bontà e l'educazione.
    In questa struttura evolutiva si viene a costituire l'autenticazione e l'attuazione dell'essere umano. L'attenzione, la preoccupazione e l'impegno verso i giovani di Don Bosco s'inscrive in questo orizzonte di senso, il cui fine è lo spirito, come elevazione di tutto l'essere, nella dimensione del trascendimento del temporale. È in tale ampio quadro di riferimento che la visione boschiana acquista un significato che va ben al di là dell'empatia esistenziale e della compassione emotiva: il prendersi cura dei giovani, da parte di Don Bosco, rappresenta l'autenticazione stessa dell'essere uomini attraverso la relazionalità premurosa e responsabile. È così che viene anche presentata l'evoluzione storica dei regolamenti e dell'atteggiamento della Chiesa stessa, sia rispetto alla considerazione dei laici sia alle congregazioni come quella salesiana. Quest'opera di Mandia, anche in questo, costituisce una sapiente ricostruzione di un'evoluzione culturale e spirituale.
    Questo testo è un'opera di correlazione e di confronto. Correlazione con il pensiero filosofico di tanti autori che sostengono il valore della persona e quello della comunità, come insieme organico di persone. Il riferimento è, pertanto, a pensatori che ne evidenziano l'importanza - quali Buber, Marcel, Mounier, Maritain, Stefanini -, assieme a tanti altri. Contemporaneamente, si tratta di un'opera di confronto con il messaggio della Chiesa - manifestato dal Vaticano II e nelle encicliche degli ultimi pontefici - e con quanto evidenziato da studiosi della vita e dell'opera di Don Bosco - fra i quali Braido, Stella -, per indicarne alcuni fra i più citati.
    Dalla vastità e ricchezza di tale correlazione e confronto scaturisce un'ampia convalida dell'azione di Don Bosco, come quella di un uomo che - motivato dall'amore per i giovani e dalla forte intenzione di preoccuparsi e darsi da fare per la loro felicità e salvezza - ha messo in atto una vera e propria rivoluzione antropologica. Non più al centro l'Io - da intendersi solo come soggetto conoscente - o Dio - da concepirsi solo come Ente trascendente -, ma la relazione interumana in tutta la sua pienezza, come incarnazione del senso del vivere, scoprendo in tale processo il significato etico-religioso della vita stessa. Da qui ciò che per l'Autore è il "nuovo schema circolare comunionale", costituito esistenzialmente e avvertibile nella prassi dalla "preminenza della persona con la relativa virtù della relazionalità corresponsabile" dell'uomo-famiglia, sostanziato di carità familiare, affettuosa e confidente. È in tal senso che viene sancito il definitivo superamento del "miserismo antropologico", radicato sul "totale e vero disprezzo" di sé, con la dovuta attenzione a non cadere nell'opposto idolatrismo dell'Io, quale narcisistica centratura solo su se stessi o nel collettivismo fagocitante la persona.
    Ciò che costituisce il valore culturale di questa ricostruzione contestualizzata dell'azione educativa e politica di Don Bosco - non a caso definito un politico che non fa politica - è la descrizione di quel processo di consapevolezza che porta ad assumersi compiti etici e offrire il proprio apporto per il bene soprattutto dei giovani.
    È dall'espandersi e dall'ampliarsi di un'antropologia relazionale che può discendere la formazione di una nuova coscienza collettiva, dove la compartecipazione e la corresponsabilità costituiscano ciò che può determinare un nuovo modo di cooperazione interpersonale, interculturale e internazionale, nel rispetto e nella reciprocità fra tutte quelle persone che sanno ritrovare, pur nella diversità di contesti culturali e maturazioni evolutive, il comune riferimento di un'umanità edificata sull'amore-carità, per realizzare in tutte le sue dimensioni il destino spirituale dell'anima.

    * Professore ordinario di Pedagogia, Cooperatore salesiano

     

    SOMMARIO

    Prefazione (Gaetano Mollo)
    Introduzione
    1. Anima-Ragione
    2. Anima-Volontà
    3. Anima-Coscienza
    4. Anima-Cuore
    5. Anima-Spirito
    6. Anima-Corpo
    Appendice fotografica

     



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