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    pp. 136 - € 13,90

     

    Il libro
    Questo libro nasce dall’esigenza di riflettere senza pregiudizi su un tema oggi estremamente controverso. Gli studi sul gender hanno consentito una più obiettiva valutazione della condizione di omosessuali e transgender e hanno condotto a un sempre più ampio riconoscimento dei loro diritti. Al tempo stesso, però, c’è oggi una diffusa tendenza a trasformare i dati scientifici in conclusioni filosofiche mascherate. Il libro si propone di mettere in luce i problemi teorici di queste concezioni e di evidenziarne i rischi pratici sul piano antropologico, etico e pedagogico.

    L'autore
    Giuseppe Savagnone, docente di filosofia, editorialista per molti anni del quotidiano «Avvenire», già membro del Comitato Nazionale di Bioetica, è responsabile del sito www.tuttavia.eu, su cui pubblica settimanalmente un editoriale nella rubrica Chiaroscuri. Scrive per diversi periodici e collabora con «TV2000», «Radio in Blu», «Radio Vaticana», «Radio Mater» e «Radiospazionoi».

    L'indice

    Prima parte
    Il fenomeno culturale

    LA RIVOLUZIONE SESSUALE
    La liberalizzazione dei rapporti sessuali tra uomini e donne » 11 L'avvento delle «gender theories»

    Seconda parte
    Le idee

    DALLE GENDER THEORIES ALLE "TEORIE DEL GENDER"

    Scienza e filosofia
    La "decostruzione" del corpo Oltre il soggetto
    Le teorie "moderate" del gender

    IL CORPO, L'ANIMA, L'IO
    Equivoci sul problema della "natura umana"
    Il significato della corporeità»
    Il volto e le maschere

    ESISTE LA FAMIGLIA?
    Per una pluralità di modelli di famiglia
    Famiglia e famiglie

    Terza parte
    Le ricadute pratiche

    AL DI LÀ DEL DISPREZZO E DELLA DISCRIMINAZIONE
    Un nuovo clima culturale di rispetto
    Il riconoscimento dei diritti delle persone LGBTQIA+

    ASPETTI PROBLEMATICI A LIVELLO GIURIDICO-POLITICO
    Esistono le donne?
    Il matrimonio omosessuale e i suoi problemi a livello legislativo

    ASPETTI PROBLEMATICI A LIVELLO CULTURALE
    Il rischio delle mode...
    ... E di una nuova caccia alle streghe
    Se questo è amore

    ASPETTI PROBLEMATICI RELATIVI ALLA SCUOLA
    Progetti di "decostruzione"
    Due contraddizioni

    ASPETTI PROBLEMATICI A LIVELLO MEDICO
    Alcuni dati
    Problemi
    Il fenomeno della "detransizione"
    Una polemica italiana

    PER NON CONCLUDERE
    Bilancio (provvisorio)
    La posta in gioco

    L'angolo visuale

    Ci si accosta a un problema collocandosi da una determinata prospettiva. Come ha evidenziato la filosofia ermeneutica, nessuno può avere "uno sguardo da nessun luogo". Nella propria valutazione della realtà ci si porta sempre dietro il bagaglio delle proprie esperienze e delle proprie certezze pregresse.

    Questo non significa che ogni opinione sia puramente soggettiva e arbitraria. Se i diversi punti di vista possono essere messi a confronto è perché guardano alla stessa cosa, magari valorizzandone un aspetto o l'altro. Per questo vale la pena di ascoltare chi non la pensa come noi su una questione. E più essa è complessa, più sarebbe ingenua e presuntuosa la pretesa di averla esaurita con la propria lettura.
    Così è nel caso di un problema dalle molte facce, come quello del gender. Si ha il diritto di parlarne solo se si è consapevoli di non poterne dire tutto. Soprattutto se chi lo fa non ha l'esperienza personale delle situazioni esistenziali su cui verte il dibattito, che sono quelle di un orientamento sessuale o di una identità di genere diversi da quelli tradizionalmente espressi nel binomio eterosessuale uomo/donna.
    Esserne onestamente consapevoli non vuol dire rinunziare ad affrontare il tema. Non si parla solo di ciò che si è sperimentato personalmente. Anzi, per certi versi, una osservazione dall'esterno può garantire maggiore distacco e lucidità. A patto, però, che si sia coscienti del limite radicale di ogni discorso puramente "oggettivo" e non si pretenda di ridurre ad esso la ricchezza e la complessità della vita delle persone.
    È in questo atteggiamento di grande rispetto che la mia riflessione vorrebbe svolgersi. Una studiosa di cui più avanti si parlerà ampiamente, Judith Butler, ha scritto che lo scopo della sua opera sul tema del gender è di «aumentare le possibilità di avere una vita vivibile per coloro che vivono, o cercano di vivere, ai margini della sessualità» [1]. Non sono sicuro che oggi i soggetti a cui qui l'autrice si riferisce – transgender, omosessuali, bisessuali – accetterebbero questa collocazione. Ma lo è il fatto che, almeno per lo stigma sociale a cui la loro condizione è stata per secoli soggetta – stigma che spesso ancora oggi fa sentire il suo peso –, la loro esistenza è più problematica di quella della maggior parte delle persone.
    E, sotto questo profilo, l'intento della Butler è anche il mio. Non posso non vergognarmi, come uomo e come cristiano, di una storia in cui coloro che avevano una identità sessuale "diversa" sono stati discriminati, umiliati, perseguitati, in una società che a parole proclamava la dignità di ogni essere umano, per il fatto stesso di portare impressa nel proprio volto l'immagine di Dio. Li si è costretti a nascondersi, a mascherare la loro vera identità e i loro reali orientamenti sessuali, obbligandoli a esprimere la propria vita affettiva – non solo sessuale! [2] – solo nell'oscurità di ambienti ambigui e violenti e privandoli del diritto di avere una come tutti gli altri.
    Da questo punto di vista, sono convinto che i gender studies abbiano dato un contributo importante non solo perché, sul piano teorico, hanno dissipato molti equivoci ed hanno evidenziato la complessità del fenomeno della sessualità, con tutta la varietà delle sue manifestazioni, ma anche perché hanno aperto finalmente la via a una profonda trasformazione dell'approccio pratico a questo fenomeno nelle nostre società.
    Al tempo stesso, però, non posso non restare perplesso nel constatare che la giusta reazione ai pregiudizi del passato ha dato luogo a una cultura, oggi sempre più diffusa, che non si limita a respingere la sprezzante discriminazione delle forme di sessualità un tempo demonizzate, ma – pur essendo esse, per universale riconoscimento, nettamente minoritarie – le assume come modello per interpretare la dimensione sessuale in generale, fino a dare, a partire da esse, una nuova lettura della stessa identità della persona come tale.
    Questa operazione non si svolge solo a livello teorico, ma ha un peso sempre maggiore sulla legislazione di molti Stati, portandoli a ridefinire su questa base le stesse categorie di uomo e di donna e il concetto di famiglia che su di esse si fondava. Col risultato di mescolare indubbie conquiste sul terreno dei diritti umani a scelte legislative contestate anche da personalità ed associazioni non sospette di cieco conservatorismo.
    Che questo mutato clima culturale dia luogo a un franco dibattito è del tutto normale ed è molto positivo. Lo è di meno la tendenza sempre più spiccata a guardare con sospetto, se non addirittura con esplicita intolleranza, chi avanza dei dubbi sulla legittimità di questi sviluppi delle gender theories, accusandolo per ciò stesso di omofobia e di transfobia. Se "ideologia" è una concezione che pretende di riflettere in modo indiscutibile la realtà, nascondendo il fatto di esserne solo una sua possibile interpretazione, il rischio che si corre oggi, col diffondersi di questo clima, è l'imporsi a livello pubblico di una "ideologia del gender" che non è un guadagno per nessuno.
    La consapevolezza di questi aspetti problematici non deve far perdere di vista le importanti conquiste sul piano dei diritti umani, che vanno difese nei confronti di chi – facendo leva unilateralmente sui pericoli – si scandalizza del processo in corso, evocando nostalgicamente il passato. La sola via ragionevole, davanti a questo scenario complesso, è quella di una riflessione aperta al confronto critico, che provi ad operare un discernimento senza ricadere nella squallida logica della reciproca demonizzazione. È possibile un simile tentativo? Questo libro è nato dalla fiducia che la risposta sia affermativa.
    Esso, peraltro, fa seguito a un mio testo, pubblicato alcuni anni fa [3], di cui riprende materialmente diversi contenuti, ma integrandoli in una prospettiva più aggiornata e più ampia, con l'intento di offrire – al di là della polemica contingente – un quadro d'insieme degli aspetti positivi e di quelli problematici della tematica del gender, anche alla luce degli sviluppi che essa ha avuto in questi ultimi anni.

    NOTE

    1 J. Butler, Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell'identità, tr. it. S. Adamo, Laterza, Roma-Bari 2013, p. XXVII.
    2 Come precisa la definizione dell'American Psychological Association: «L'orientamento sessuale si riferisce a un modello stabile di attrazione emotiva, romantica e/o sessuale verso gli uomini, le donne, o entrambi i sessi» (Cit. in Istituto Beck, Educare alla diversità a scuola. Scuola primaria, p. 8).
    3 G. Savagnone, Il gender spiegato a un marziano, EDB, Bologna 2016.



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