(NPG 1977-02-29)
La parola «esperienza» è tra le più equivoche delle molte parole nuove usate oggi, sia in campo educativo che pastorale.
Dobbiamo chiarire il senso in cui vogliamo utilizzarla in modo corretto, nel contesto di questa nostra ricerca.
Solo dopo aver definito che cosa sia per noi esperienza, potremo progettare un itinerario metodologico.
Che cosa è dunque «esperienza»?
Per rispondere abbiamo interpellato due specialisti in materia. Riportiamo le loro risposte. Nella bibliografia citata al termine, il lettore potrà approfondire il discorso, rifacendosi ai testi scritti dai due autori.
ESPERIENZA È RIFLETTERE SUL VISSUTO
La risposta di L. Boff
La parola esperienza è una delle più discusse e difficili della nostra tradizione occidentale. Non possiamo aprire qui tutto il ventaglio del suo ricco significato. Ci limiteremo alla prospettiva essenziale che ci permette di articolare Dio come esperienza, dentro la nostra storia.
Dalla etimologia
Forse l'etimologia della parola stessa esperienza, ci fornisce il primo sussidio alla sua comprensione. Esperienza è la scienza o la conoscenza (scienza) che l'uomo acquista quando esce da se stesso (ex) e studia il mondo sotto tutti gli aspetti (perì). L'esperienza non è una conoscenza teorica o libresca. Ma si acquista in contatto e nella passione della realtà che si oppone e resiste all'uomo. Quando l'uomo si appropria della realtà, addomesticandola, impara. Il risultato dell'incontro col mondo, dove dà del suo, distrugge le immagini che aveva del mondo, riceve elementi nuovi ed elabora una nuova rappresentazione più aderente della realtà, è l'esperienza,
ricchezza incomunicabile, che conferisce autorità all'uomo, che ha fatto l'esperienza.
Il sapere è un sapere verificabile, che è diventato verità concreta e vitale. Apertura, spIDgliamento di preconcetti e di idee-fatte sono condizioni ndisnsabili Chiudersi all'esperienza è negarsi all'interpellanza, all'opportunità di arricchimento e rivela un atteggiamento autoritario e ideologico, perciò manifesta un sapere non verificabile, che non sussiste né resiste a un contatto con la realtà esperimentata.
La scienza che risulta dall'esperienza non è pura sensazione di un oggetto. È la sintesi di tutta una serie di studi intorno all'oggetto (peri = intorno a). Già Aristotele aveva molto opportunamente notato che la esperienza (empeiria) non è il frutto di una percezione isolata, ma è la sintesi di molte percezioni e combinazioni riunite insieme, in ciò che hanno di comune, in un modello schematico. Per la presenza dell'oggetto si fa sempre più presente nell'uomo, nella misura in cui egli si apre sempre di più all'oggetto e lo studia da differenti punti di vista. Un medico esperimentato è quello che si è confrontato molte volte con la stessa malattia, sotto le più differenti forme e circostanze, fino a non potersi mai sorprendere né ingannare. Egli conosce, tutto qui. Non tanto perché ha studiato nei libri, ma perché ha acquistato molta dimestichezza con quel male e ne conosce tutti i sintomi. Il modello da lui elaborato per quella malattia è un modello provato e verificato: il sapere ha sapore.
Abbiamo già visto, dalla parola esperienza, il senso di perì. Ci manca di analizzare il prefisso ex. Ex è una preposizione latina che significa, tra l'altro, stare aperto verso l'esterno, esposto a, aperto verso, come per esempio esclamazione, esposizione, esistenza. In questo senso ex esprime una caratteristica fondamentale dell'uomo, come e-sistenza. Egli è un essere che e-siste, aperto verso l'esterno (ex), in dialogo e in comunione con l'altro e col mondo. Per cui, l'e-sperienza non è solo scienza ma una vera co-scienza.
L'oggetto si manifesta alla coscienza dell'uomo secondo le leggi strutturali di questa coscienza. L'esperienza non si disgiunge mai dai presupposti. La coscienza ha già presupposti che sono supposizioni prese storicamente. La coscienza non è vuota, ma eredita già modelli di interpretazioni del passato, della società attuale e dello stesso cammino personale.
Queste popolano sempre la coscienza. Quando l'uomo esce da sé (ex) e va incontro agli oggetti, egli porta con sé tutto questo fardello. L'esperienza, perciò, contiene un elemento soggettivo (l'esistenza) e un elemento oggettivo (gli oggetti). Nell'incontro reciproco, nella modificazione aie si opera, sia nella coscienza che negli oggetti, si struttura l'esperienza. I modelli già presenti nella coscienza vengono confrontati, verificati e provati con la realtà. Possono essere confermati, ma possono anche essere distrutti, corretti e arricchiti. L'esperienza comprende tutto questo processo doloroso e creativo.
La nostra definizione
Riassumendo possiamo dire che esperienza è il modo in cui noi interiorizziamo la realtà, come ci situiamo nel mondo e il mondo in noi. Esperienza, così intesa, deve essere, dunque, distinta dal vissuto. Il vissuto è una situazione psichica, le disposizioni dei sentimenti che l'esperienza produce nella psiche umana. Sono le emozioni e le valutazioni che precedono, accompagnano o seguono l'esperienza di oggetti che si fanno presenti all'interno della psiche umana. Vissuto non è sinonimo di esperienza. È conseguenza e risultato dell'esperienza nella psiche umana. Esso appartiene al fenomeno totale dell'esperienza, ma questo è più ampio e profondo di quello del vissuto.
Se l'esperienza è la maniera in cui ci collochiamo nel mondo e il mondo in noi, vuol dire che essa possiede il carattere di un orizzonte. Orizzonte è un'ottica che ci permette di vedere gli oggetti, un fuoco che illumina la realtà e ci permette di scoprire i singoli oggetti che essa contiene, di chiamarli per nome, ordinarli con rigore sistematico.
Per esempio, attualmente nell'America latina ci stiamo abituando a vedere tutto nell'ottica della liberazione o dell'oppressione: la pedagogia, la teologia, la predicazione, i sacramenti, i sistemi politici e le scelte economiche. Ci domandiamo
quasi istintivamente: fino a che punto questa dottrina libera o mantiene l'uomo schiavo? Fino a che punto questa scelta economica rafforza il regime di dipendenza e di oppressione? Fino a che punto lo spezza e libera? La liberazione è un orizzonte, una ottica, una esperienza che ci fa scoprire gli oggetti nella loro dimensione di liberazione o di oppressione.
CHE COSA NON È ESPERIENZA
La risposta di J. Gevaert
Il concetto «esperienza» è tra i più tormentati e discussi della filosofia moderna. t dunque indispensabile un chiarimento al riguardo.
Visioni limitate da superare
Diversi movimenti filosofici e pensatori spiritualisti hanno svolto una profonda critica del concetto di esperienza, per liberarlo da tre restrizioni importanti in cui si era intrappolato durante l'epoca moderna.
1. Dall'esperienza ristretta dell'empirismo, dove si mette l'accento unilaterale sull'esperienza sensitiva, cioè sulle informazioni che direttamente o indirettamente vengono fornite dai sensi. Esperienza è ciò che l'uomo attraverso i sensi subisce passivamente e che poi si rispecchia nella coscienza. Nell'esperienza si raggiungono le cose oggettive e queste sono la vera sorgente dell'esperienza. Più che di un sistema elaborato che, pensato fino in fondo, condurrebbe inevitabilmente al materialismo e alla negazione di qualsiasi filosofia, l'empirismo è un indirizzo di pensiero che è affascinato dall'esperienza fisica e che reagisce contro ogni forma di esagerato spiritualismo. La sua espressione più recente e più raffinata si riscontra nel neo-positivismo, che mette al centro il principio del verificabile, il che ha praticamente come conseguenza la negazione della filosofia metafisica e della religione.
2. Dall'esperienza in senso razionalista, in particolare l'interpretazione kantiana. I. Kant accetta come sicuro che ogni vero sapere oggettivo è radicato nell'esperienza sensitiva e non è capace di andare al di là. Ma non accetta affatto che l'esperienza sia qualcosa che è subìto in radicale passività. Al contrario, l'uomo applica sempre ad essa gli schemi di spazio e di tempo e la inquadra negli schemi della ragione. L'esperienza in questo senso è oggettivo-scientifica. In questo senso ovviamente non vi è esperienza di Dio o esperienza religiosa: Dio non appare mai come oggetto di esperienza sensitiva.
3. Dall'esperienza in senso romantico, cioè il sentimento (in opposizione alla ratio). Se sulla base della ratio scientifica (che esplora l'esperienza della natura) non si può comprendere e fondare la morale e la religione, bisogna fare appello a un'altra forma di esperienza: il sentimento, qualificato come irrazionale e soggettivo. È un modo di riscoprire e di riaffermare, ma solo in chiave soggettiva e ingiustificabile, intere zone di realtà umana che per lungo tempo erano state frustrate dal razionalismo e dalle scienze positive. Il sentimento è un modo soggettivo e inoggettivabile di cogliere certi aspetti della realtà.
Gli elementi per definire l'esperienza
Nel quadro delle filosofie influenzate dalla fenomenologia, l'esperienza umana è generalmente concepita in un duplice significato (critico nei confronti di quelli precedenti)
1. In opposizione al pensiero scientifico-concettuale. Ogni forma di conoscenza risale in ultima analisi ad un contatto immediato con la realtà concreta. Tale contatto non può essere interpre-fato a priori in una forma restrittiva, ad esempio limitandolo alla sola esperienza empirica che sbocca nelle scienze positive o nelle conoscenze puramente razionali. È un contatto enormemente uppigsszto, che comprende tutti gli aspetti del reale accessibili all'uomo, compresi anche gli aspetti metafisici e l'apertura alla trascendenza.
Il reale concreto è ben al di là delle sole determinazioni di spazio e di tempo (il concreto secondo il razionalismo), ma comprende anche il concreto non-spaziale.
Di questo contatto immediato, presente in tutte le forme di conoscenza, non possiamo parlare direttamente, ma soltanto attraverso le diverse forme di lettura (scientifica o non-scientifica) che ne facciamo. Così si può parlare di diverse forme di esperienza, a seconda del tipo di conoscenza nella quale viene elaborata: fisica, estetica, psicologica, filosofica, ecc.
Il primo dunque non spetta più alla conoscenza concettuale, ma all'incontro e al contatto concreto in tutti i suoi aspetti e in tutta la sua profondità. Ciò non significa sostituire alla conoscenza il primato del sentimento o della volontà o della fede (fideismo), ma l'esistenza, ossia l'incontro umano con la realtà, che comprende anche intelligenza, volontà, azione, sentimento, ecc. Bisogna restituire all'esperienza umana tutta la sua ampiezza, profondità e apertura che aveva sempre per i grandi metafisici, che indicavano il suo oggetto come l'essere, cioè tutta la concretezza del reale.
2. Spesso il termine esperienza indica anche ogni forma di contatto con la realtà che si oppone alle conoscenze (nozionali) acquisite sui libri e in base all'istruzione teorica. L'esperienza indica qui la vastità della vita umana vissuta: le diverse conoscenze, tutte le forme di valutazione, l'incontro affettivo e operativo con la realtà, i diversi interrogativi e problemi esistenziali, tutto ciò che è stato acquisito attraverso un incontro concreto con la realtà. Si potrebbe anche dire che l'esperienza indica tutto ciò che è presente alla coscienza incarnata in seguito al contatto prolungato con la realtà.








































