Mario Lamantia
(NPG 1983-04-47)
Parlo dell'esperienza del gruppo giovanile che si è fatta in questa parrocchia alla periferia di Palermo da quando è sorta. Nei suoi venti anni di vita si sono avvicendate almeno cinque generazioni di giovani; e si potrebbe quasi dire che siano esistiti cinque gruppi giovanili, comprendendo anche quello che si è formato quest'anno.
Ma in effetti l'espressione gruppo giovanile» non è forse la più adeguata per esprimere la buona presenza di giovani nella vita della parrocchia.
Giovani e adulti insieme per una comunità viva
Ognuno di questi singoli gruppi è sorto e cresciuto in momenti e situazioni diverse per il cammino della comunità, però c'è sempre stato un filo ideale che li ha legati tutti, e cioè la consapevolezza, maturata nei giovani stessi, che è soprattutto nel contesto della parrocchia che il cristiano può trovare la sua piena realizzazione ecclesiale.
È in essa soprattutto che è possibile servire l'intera Chiesa, la Chiesa universale che la stessa parrocchia rende in territorio, in ambiente.
Ecco perché la presenza giovanile nella nostra parrocchia difficilmente può essere identificata solo con una realtà di gruppo giovanile, anche se ci sono stati e ci sono naturalmente dei momenti propri di aggregazione, come gli incontri formativi: momenti necessari per evitare il pericolo della dispersione e per essere punto di riferimento per i giovani.
L'esperienza di gruppo vissuta nella prima fase come momento iniziale di aggregazione, diventa poi trampolino di lancio per l'inserimento pieno e responsabile nella più ampia comunità parrocchiale e per la partecipazione attiva alla conduzione della pastorale nei suoi più diversi aspetti.
Non sono mancate certo le difficoltà, ma concretamente possiamo dire di esserci messi sulla buona strada. La presenza giovanile si fa sentire all'interno del Consiglio Pastorale con dieci presenze, importanti per la carica di stimolo e di vitalità che possono portare, e per la corresponsabilità nella gestione della vita parrocchiale. Oltre e insieme a questi, diversi altri giovani sono inseriti nel gruppo degli operatori pastorali; la nuova attività si esplica in campo catechetico e nell'animazione di gruppi in preparazione alla prima Comunione, alla Cresima, nella animazione della pastorale adolescenziale e giovanile.
Altri sono inseriti nella cura della Caritas parrocchiale, in particolare come animatori della pastorale degli anziani; altri ancora nella Commissione Liturgica e nel gruppo degli animatori della pastorale familiare nei palazzi.
Anche in altri organismi parrocchiali, come il direttivo del Circolo Culturale Cottolengo ed il direttivo della Rocisportiva, troviamo la presenza giovanile. Questo per quanto concerne la testimonianza, cioè l'impegno apostolico dei giovani nella parrocchia, ma dobbiamo dire che anche sul piano spirituale e formativo l'esperienza giovanile viene vissuta in piena unione con la comunità più ampia. Infatti è comunitaria la partecipazione alla Messa domenicale (non esiste una messa dei giovani), ed in essa i giovani curano in genere l'animazione del canto: si partecipa insieme alla celebrazione comunitaria del sacramento della riconciliazione, alla celebrazione della giornata eucaristica ogni primo venerdì del mese, agli esercizi spirituali annuali ed ai ritiri spirituali di ogni periodo liturgico, agli incontri comunitari periodici sul tema «La domenica, giorno del Signore», agli incontri di catechesi biblica e naturalmente, poi, alle riunioni a carattere formativo del Consiglio e degli operatori pastorali.
In conclusione potremmo dire che nella nostra parrocchia non esiste un mondo giovanile distaccato dal mondo degli adulti, non esistono attività separate, ma ogni momento sia spirituale, sia formativo, sia di impegno e di testimonianza, viene vissuto insieme con tutta la Comunità, così come si vive in una famiglia dove i singoli membri, pur nella diversità di pensiero, di comportamenti e di esperienze, trovano sempre validi motivi per desiderare di stare insieme.
Anche per riflettere su una problematica giovanile convergono in raduno sia giovani che adulti: è segno che almeno nella Chiesa vogliamo creare un clima di comunione e di fraternità, nell'umile riconoscimento del bisogno che abbiamo gli uni degli altri.
Una comunità che si incontra nelle case e nei palazzi
La scelta che ha fatto questa parrocchia è fondamentalmente quella di cercare di essere quanto più possibile una comunità viva, una comunità di chiesa, una comunità che sempre si annuncia Cristo, annunciandoselo lo riscopre e tenta di testimoniarlo.
Per cui il cammino che si è tentato tentato di fare in questi anni (reso possibile anche dal fatto che questa è una parrocchia di formazione recente), è stato di scoprire lo spirito del Concilio, che chiamava la Chiesa a rinnovarsi: ciò per noi significava soprattutto finirla con la parrocchia-istituzione, con la parrocchia-formalità, stazione di servizi, e farla essere invece una comunità che sperimentava Cristo, e una vita di condivisione nella preghiera, nell'ascolto, nella liturgia, nella stessa azione pastorale.
Per cui non abbiamo mai cercato di fare azioni specifiche per le varie fasce d'età, anche se esiste una pastorale per settori.
Non è un processo facile, perché spesso si scopre che una fascia di età finisce con il non essere del tutto servita. E allora si è partiti da una conoscenza il più concreta possibile dell'ambiente parrocchiale.
Il territorio in quanto tale, l'uomo in ambiente: in questo momento leggiamo «ambiente» come famiglia, palazzo, residenza, domicilio, leggendo il palazzo come una significazione concreta del popolo di Dio e di una società in quanto tale. Nel palazzo ci sono, intanto, le cose di ciascuno, e quindi il privato, ma ci sono anche degli interessi comuni; molti hanno la propria casa, l'hanno comprata, pochi sono in affitto e allora ognuno ha interesse a curare il proprio, ma dovendo fare i conti con il proprio degli altri.
Ognuno ha la propria fede, ma se questa fede non diventa una testimonianza all'interno della famiglia, dei rapporti nel palazzo (dove, spesso, per i fenomeni di inurbanesimo in questa zona, l'anonimato è pressoché totale), si finisce col tradirla facendone un fatto di esperienza privatistica.
E allora l'incontro nel palazzo con altre famiglie radunate (incontro preparato attraverso una lettera mandata una settimana prima e attraverso gli incontri personali) si concretizza nella celebrazione della Messa, valorizzando così quella che era l'antica tradizione della benedizione delle case.
Durante la Messa avviene anche uno scambio sul come si vive in parrocchia, sulla vita cristiana e soprattutto ci si lascia interrogare su come la parrocchia sta servendo le famiglie e le varie fasce di età, i loro bisogni.
La parrocchia che vuole essere famiglia delle famiglie ha dunque una attenzione particolare nei confronti della famiglia in quanto tale: all'interno di essa l'uomo nella sua situazione, col suo bisogno, i suoi valori, le sue esigenze, i suoi problemi, desideri, attese, e le sue possibilità di servire.
Accanto a questa iniziativa che avviene soltanto una volta all'anno ed in qualche caso ogni due anni, ne esiste anche un'altra più stabile: quella di creare per coloro che lo vogliono piccole comunità o nuclei di chiesa nel palazzo, comunità che si radunano seguendo i periodi liturgici, quattro-cinque volte all'anno.
All'interno del palazzo, accanto al valore famiglia, accanto al valore lavoro (letto come professione dove esercitare la propria fede, più che come mestiere per la sopravvivenza), ci deve essere quindi anche una realtà Chiesa, come chiesa in territorio e quindi chiesa umanizzata, chiesa che arriva al marciapiede, che arriva all'uomo: se non si incarna in questo modo, rischia di essere una chiesa astratta. Ecco perché questa scelta.
Dal messaggio liturgico alla vita
Questa esperienza a poco a poco è andata diventando un'esperienza anche di programmazione pastorale, collegata con l'anno liturgico: si è attenti al messaggio di fondo che la Chiesa ha voluto far arrivare per cogliere e imparare a rendersi l'amore di Dio, che rispetta anche i ritmi dell'uomo.
Quindi l'Avvento come riscoprire le attese che l'uomo ha, riscoprire di conseguenza i bisogni che avverte per renderli, attraverso l'incarnazione, quanto più possibile realtà salvate. Di cui prendere sempre più coscienza, perché hanno in sé i germi di vita e di risurrezione.
«Io sono già un uomo salvato»: ecco la nostra idea-forza. Si tratta allora di prendere coscienza della salvezza ricevuta e di mettere in atto tutte le potenzialità, per vivere la realtà della Pasqua: essa intanto mi aiuta a scoprirmi uomo del passaggio, che può passare perché già qualcuno ha messo un ponte, e questi è Cristo. Però aggiungiamo anche il discorso della Pentecoste: sono chiamato a vivere questa realtà non facendomene un privilegio, riscoprendo così la forza trainante dell'impegno cristiano che è la Cresima.
Così l'idea-forza diventa: «Io sono un uomo salvato, ho ricevuto un dono, sono chiamato a metterlo al servizio e posso metterlo al servizio perché la grazia del Signore è in me già attraverso il dono del Battesimo».
Donde questo continuo annuncio, questo riscoprire un Cristo già presente in me, come Cristo che soffre, come Cristo che è tentato, come Cristo che muore, come Cristo che viene all'uomo prendendo il carico delle sue stesse debolezze, ma anche come Cristo risorto che è passato, come Cristo che mi dà speranza, vita, che mi aiuta a vivere la vita e la gioia di questo vivere che si manifesta nel mettermi al servizio nelle situazioni in cui mi trovo e secondo i bisogni.
Il piano pastorale nell'attenzione alle situazioni concrete
La pastorale che segue i ritmi dell'anno liturgico diventa anche una pastorale programmata: a lungo termine (almeno triennale) e a medio termine, anno per anno, preparata tra i mesi di ottobre e novembre con il Consiglio Pastorale (circa quaranta membri eletti dalla gente).
Da due anni abbiamo fatto l'esperienza, in questa programmazione, di invitare esplicitamente anche gli operatori pastorali, che si uniscono ai membri del Consiglio e sono circa un'altra quarantina.
Questo piano pastorale lo lanciamo con la prima domenica di avvento parlandone nelle varie messe, durante l'omelia, ed è il Parroco a presentarlo. Questo rapporto esplicito del Parroco, di informazione e illustrazione durante l'omelia, con fogli ciclostilati dati alla gente, si ripete poi in Quaresima, per una più specifica azione pastorale propria di questo tempo e di quello pasquale, e a Pentecoste con un altro appuntamento esplicito del Parroco.
Tale programmazione a lungo termine si specifica così atto per atto per le varie attività che sono in cantiere per l'anno.
Ci siamo accorti, però, che il piano generale non può del tutto fare a meno di una pastorale specifica, quella familiare, che soprattutto verte sull'attenzione dei bisogni di ciascun membro dentro la realtà familiare, quindi la coppia, il giovane, il ragazzo, il bambino con i suoi problemi anche di iniziazione da un punto di vista cristiano.
Per cui ci siamo mossi, in questi anni, verso azioni di pastorale specifica, dove però tutta la comunità è coinvolta. Intanto è un piano sempre organizzato dal Consiglio Pastorale, per quel ruolo che ha di asse portante dell'azione pastorale, della programmazione e, per quanto possibile, anche dei servizi.
Quasi ogni mese realizziamo un incontro di riflessione spirituale, esperienza viva di Chiesa, soprattutto aperta alle coppie, con una partecipazione discreta, quasi una cinquantina di persona.
Tutto un pomerriggio passato insieme: cominciamo verso le 17 con l'accoglienza, il fraternizzare, il conoscersi, il chiamarsi possibilmente per nome, poi la condivisione sull'argomento della serata: tutto questo per la durata di circa due ore; poi si celebra la Messa, ed infine cena insieme, e tutto si chiude intorno alle 23.
È un'esperienza di vita comunitaria, con un nucleo ormai stabile di 30/35 persone e 10/15 di persone per certi versi nuove, e non facente capo soltanto a gente impegnata in parrocchia.
Questi incontri e questa realtà che riguarda la coppia ha avuto un momento forte l'anno scorso, quando abbiamo fatto un raduno su «Famiglia: segno di speranza».
Abbiamo letto fondamentalmente famiglia come realtà coniugale, più che rapporto fra genitori e figli.
I giovani: chiamati a responsabilizzarsi
Attenzione alla coppia, attenzione al giovane; anche se è un problema piuttosto difficile nel nostro ambiente, perché i giovani sensibili ad una realtà cristiana frequentano istituti «bene» di Palermo, per cui vengono assorbiti molto in gruppi e attività di queste stesse scuole. Vi è sempre stata tuttavia una «vivezza» di presenza giovanile, mai però particolarmente numerosa, neanche negli anni del '68. In quel periodo i tentativi di messe animate dai giovani hanno creato un particolare movimento non più ricreato attualmente, ma che fu in qualche modo una forza d'urto e una forma promozionale. Cominciò a rompere con un certo modo di fare, di essere parrocchia, e aprì strade nuove, anche se poi non ci sembrò che se ne facessero carico personalmente.
Nello stato attuale la parrocchia vive di una presenza di giovani che si fa carico di una pastorale giovanile unitamente al Consiglio Pastorale.
Per pastorale giovanile intendiamo intanto il mantenere rapporti con l'intera gioventù presente nella comunità parrocchiale, attraverso ciclostilati, l'informazione circa le attività che si svolgono in parrocchia e che potrebbero particolarmente interessarli, inviti diretti e personalizzati dati davanti alla porta della chiesa ai circa 300 giovani che partecipano alle messe domenicali (rispetto alle circa duemila presenze domenicali nelle sette messe che si celebrano).
Si viene incontro agli interessi dei giovani, quelli di tipo culturale, di tipo ricreativo, di tipo formativo, attraverso incontri settimanali con la partecipazione di circa una trentina (quest'anno abbiamo riflettuto sul Credo), e poi incontri periodici legati ai momenti liturgici, tre all'anno, aperti a tutti i giovani, dove si sta una giornata insieme, su temi di spiritualità.
L'anno scorso poi è sorta l'esigenza di fare un convegno giovanile su «Essere giovani oggi: problemi, desideri, speranze»: sono stati quattro giorni di riflessione ed esperienze di vita, da cui è scaturita una programmazione triennale di raduni su temi specifici: «Giovani e Chiesa», «Giovani e Famiglia», «Giovani e Società». Cosa si chiede esplicitamente al giovane?
Si cerca più che di chiedere, di proporre, perché la risposta deve venire da lui. Allora noi proponiamo al giovane un messaggio che viene dal nostro muoverci come comunità quanto più possibile viva, lo chiamiamo a far parte di essa e di condividere e responsabilizzarsi quanto alla sua stessa vitalità, perché la comunità non è mai una realtà astratta, non è fatta né dal solo parroco né dal solo consiglio pastorale né dai soli laici.
Il giovane si rende conto che nella misura in cui è dentro la comunità, può farla essere comunità viva.
Una parrocchia che continua a studiare
Molte volte ci chiedono: ma non ci sono troppi convegni di studio in questa parrocchia?
Il fatto è che ci riteniamo quel popolo di Dio per cui è stato fatto il Concilio, per cui sono fatti i documenti.
Documenti e Concilio che non sono soltanto per gli addetti-ai lavori; che pur sono forza trainante, ma per il popolo di Dio.
Allora noi cerchiamo quanto più possibile. di camminare secondo le direttive del Concilio e di incarnarle nella nostra situazione, nelle nostre forze, nelle nostre . possibilità. Da qui nasce il confronto con la storia, con la tradizione, con il modo come ci si è posti nel passato... e a volte anche discussioni forti.
E allora ci vuole il libro, i convegni, voglio dire l'esigenza dello studio, l'approfondimento teologico, psicologico, pedagogico, liturgico.
Da alcuni anni poi abbiamo iniziato esplicitamente a partecipare a convegni liturgici, catechistici, pastorali, e alcune volte siamo andati anche ai convegni di Studi Cristiani ad Assisi.
Ciò offre la possibilità di studiare i problemi prima di proporli.
Intanto studiare i problemi, prima ancora che studiare la teologia: facciamo prima un approfondimento dell'uomo in quanto tale, cioè del suo bisogno, dei suoi valori, con i suoi lati positivi e negativi, e cerchiamo come poter rispondere a lui. E poi cosa ci dice Cristo, cosa ci dicono coloro che studiano, cosa si dice in un determinato convegno: fare insomma della parrocchia una comunità aperta, che accoglie quanto ad altri livelli è stato sperimentato.
Ecco perché abbiamo organizzato un convegno «Giovani e Chiesa». La partecipazione ad uno simile ci ha aperto a nuove problematiche, a nuove prospettive, fatto intravedere soluzioni diverse, mutate situazioni.
Questa è stata la scelta, così come adesso andiamo a partecipare al convegno liturgico, perché pensiamo l'anno venturo di realizzare anche noi qualcosa; così ci prepariamo prima, vediamo le esperienze che ci sono fuori, le filtriamo in ambiente, ne ricaviamo quanto più possibile.
Mario Lamantia
Parrocchia S. Giuseppe Cottolengo Largo Zappalà, 16
90146 Palermo

