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    Ritrovarsi

    intorno all'oratorio

    Michele Falabretti

    Oratorio

    Venerdì 5 aprile è stata presentata la nota della Conferenza Episcopale Italiana sull’oratorio: “Il laboratorio dei talenti”. È una notizia notevole: è la prima volta che due commissioni episcopali (Cultura e comunicazioni sociali, Famiglia giovani e vita) stendono un testo sull’oratorio e lo affidano alla chiesa italiana. Lo fanno in un contesto ben preciso: il decennio dell’educazione alla vita buona del Vangelo con gli orientamenti pastorali che fanno da guida.

    Mi sembra molto significativo che in questo contesto sia riconosciuta questa invenzione pastorale: è unanime il consenso attorno alla vita degli oratori ed è un consenso che spesso proviene da parti diverse, anche da chi non è credente o particolarmente legato alla vita ecclesiale.

    Occuparsi della crescita di bambini e ragazzi, adolescenti e giovani non significa semplicemente (come spesso si dice con un po’ di retorica) pensare al futuro. Di più: è l’unica possibilità che abbiamo per consegnare a questo mondo e alla nostra storia tutto ciò che di bello e di grande (e quindi prezioso) portiamo nel cuore perché possa essere consegnato alla vita di chi viene dopo; perché a loro volta ne facciano ragioni di vita, di fede, di speranza.

     

    L’oratorio in Italia attraversa cinque secoli di storia e ha vissuto uno sviluppo non omogeneo: in alcuni territori è cresciuto fino ad essere strutturalmente radicato alla comunità cristiana parrocchiale; in altri è più sporadico nella presenza sul territorio o nel tipo di attività che offre. L’oratorio in Italia è legato a tre grandi realtà ecclesiali: da qualche parte (soprattutto in Lombardia e in Veneto) alla chiesa diocesana nelle sue espressioni parrocchiali; altrove è legato all’opera dei religiosi (salesiani, salesiane, filippini, giuseppini ne sono l’espressione più forte), in altre zone è la realtà associativa (Azione Cattolica, CSI, ANSPI, NOI) che ne anima l’attività.

    Pur vivendo espressioni diverse, l’oratorio può però essere ricondotto ad alcuni elementi che lo accomunano nel suo modo diversificato di essere presente nella chiesa italiana. Vediamone alcuni.

     

    1. Oratorio: il senso della cura restituita e condivisa

    L’oratorio è un luogo che la comunità offre ai più giovani per sostare e dove sceglie di stare con i propri figli. Avere intorno dei ragazzi, con il rischio che si perdano, che non colgano la vita come dono e sfida irripetibile, e pensare di dare loro un posto dove stare per incontrarsi insieme, è ciò che sta all’origine di quella istituzione che ormai da secoli chiamiamo “oratorio”. L’oratorio è l’espressione storica, limitata, ma specifica, della cura che la comunità cristiana, nella figura di alcuni uomini e donne, offre ai propri figli. Una cura che è innanzitutto slancio e passione prima che ragionamento e deduzioni. Come dire: ci si appassiona alla cura degli altri, perché ci si rende conto di quanto sia importante la cura ricevuta.

    Per questo l’oratorio non è faccenda di qualcuno, ma è compito della comunità cristiana; attraverso questa esperienza si cerca di mettere accanto ai ragazzi dei testimoni: come diceva Paolo VI, oggi è necessaria la presenza di testimoni più che di maestri.

     

    2. Oratorio: un’educazione del fare

    Non è lontano il tempo, dove la preoccupazione fondamentale era quella di insegnare. Si pensava, allora, che l’esperienza della formazione cristiana dovesse toccare soprattutto il livello delle conoscenze: non a caso si chiamava dottrina.

    Oggi tutto è molto cambiato: i messaggi che arrivano si sono moltiplicati e sono molto diversi tra loro, spesso addirittura contraddittori. E la sintesi tra ciò che è bene e male è sempre più impegnativa.

    L’oratorio cerca di rendere presente il Vangelo tra i più piccoli secondo la logica dell’incarnazione: Dio si fa prossimo all’uomo attraverso la presenza di Gesù.

    Tutto questo può avvenire attraverso la trasmissione di contenuti, ma chiede anche che si vivano esperienze di vita comune dove si facciano attività articolate e progettate. In parole più semplici è necessario mostrare – più che dimostrare – che la vita cristiana rende più umana, più bella la vita di tutti. E questo può avvenire solo se tutta la persona ne viene coinvolta.

     

    3. Oratorio: dalla cura ricevuta alla cura donata

    L’oratorio è luogo dove si passa dall’essere “oggetti” di cura a “soggetti” di responsabilità che crescono un po’ per volta. Per imparare ad essere responsabili è necessario mettere al centro la persona: l’altro, verso il quale vanno le attenzioni di animatori ed educatori. Ma anche le persone che si sperimentano nell’educazione.

    E qui nasce il tema del protagonismo: adolescenti e giovani non sono più disponibili a essere perennemente gli spettatori della loro storia. Nel costruire le proprie biografie, sentono una forte esigenza di esserne i protagonisti.

    Un momento particolarmente forte è l’estate: anche se non del tutto pronti, molti adolescenti passano diverse settimane a prendersi cura dei più piccoli facendoli giocare. Per diversi mesi all’anno questi adolescenti sono considerati un problema: nei mesi estivi, improvvisamente, diventano una risorsa e imparano ad assumersi la responsabilità degli altri. Spesso lo fanno bene; per tutti c’è la possibilità di crescere. L’esperienza di un protagonismo responsabile, permette ai ragazzi di sognare. E il sogno è uno dei diritti inalienabili dei ragazzi.

     

    4. Oratorio: vita di comunità

    L’oratorio presenta di solito una “filiera educativa”. Da chi è piccolo (i bambini e i preadolescenti), si passa a chi inizia qualche esperienza di aiuto (gli adolescenti), si arriva infine ai giovani e agli adulti. Questo significa mettere insieme età ed esperienze diverse, dove la progettazione di attività, tempi e modi permette alla comunità di raccogliersi e di sentirsi unita nell’unico obiettivo di educare e far crescere.

    È ormai chiaro a tutti che occuparsi della crescita dei piccoli, significa spesso incrociare anche la vita dei loro genitori e degli adulti. Facendo oratorio si raccoglie e costruisce la comunità cristiana, ci si interroga sul senso delle regole, si lavora insieme per costruire legami di vita. L’oratorio è il luogo dell’incontro generazionale, non come luogo separato dal resto della comunità, ma dove la comunità si incontra, si confronta e si esercita a costruire una rete forte di relazioni, riconoscendo questo come momento importante al servizio dei suoi figli.

     

    5. Oratorio: il legame con il territorio

    Oggi l’oratorio ha il compito e la responsabilità di essere un punto importante attorno al quale si costruisce il territorio. La chiesa non rappresenta più “tutta” la società, ma continua a farne parte. Costruire reti di collaborazione e di sostegno, è espressione di carità verso la storia degli uomini di oggi, ma è anche strategia intelligente per continuare a condividere in modo significativo l’avventura di educare e far crescere. Senza paura di nascondere o di perdere la propria identità.

    L’oratorio è un confine, è una soglia che si apre dall’esterno verso l’interno, ma anche dall’interno verso l’esterno. Potremmo pensare all’oratorio come ai polmoni: il polmone è il primo che risente dell’inquinamento che c’è attorno, è il primo che paga l’inquinamento; ma il polmone è in genere la sentinella del nuovo che sta arrivando. La cura verso l’oratorio significa portare all’interno della comunità questi segnalatori di novità che sta sopraggiungendo.

     

    Per chiudere

    Il sogno è un oratorio che divenga nelle sue espressioni un’icona forte e viva dell’amore, della gratuità e della fiducia. L’oratorio non ci permette di godere di sconti: credo che la fuga di preti e laici, molte volte camuffata nel “inutile perdere tempo nel gioco o coi bambini, bisogna predicare il vangelo!”, dipendano dall’incapacità o paura di vivere queste esperienze. L’oratorio necessita di una disponibilità che deve avere radici profonde e punte di passione missionaria. Altrimenti sarà un fuoco di paglia che dura poco.

    Credo che sia l’atteggiamento dei profeti: sono quelli che hanno preso sul serio i loro sogni, sono sempre stati disposti a pagare il prezzo che la fedeltà ad essi chiedeva loro e ad impegnarsi alla loro realizzazione

    (da: https://www.chiesacattolica.it/giovani/siti_di_uffici_e_servizi/servizio_nazionale_per_la_pastorale_giovanile/00043382_Ritrovarsi_intorno_all_oratorio.html



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