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    5. Partire dalla conversione del cuore

     


    Ogni passaggio interiore richiede una conversione e consiste in una risposta, in un dono d’amore all’amore che Dio ha per noi. Poiché il Signore tanto ci ama, quale non deve essere il nostro fermo proposito per corrispondergli, cercando di fare tutte quelle cose che gli possono piacere, evitando quelle che lo potrebbero disgustare?
    Si tratta di un movimento in due tempi: conversione e dono di sé a Dio. Al termine delle meditazioni sul senso della vita e della morte ero solito invitare i ragazzi dell’oratorio a rivolgersi a Dio e dirgli di cuore e con slancio: «Mio Signore, da questo momento io mi converto a te; io ti amo, ti vo¬glio servire con gioia e fino alla morte. Vergine santa, Madre mia, aiutami ad essere fedele sempre».
    Bisogna innanzitutto prendere coscienza di sé con realismo. Questo può avvenire in vari momenti e in forme diverse.
    A me capitò in modo assai più chiaro ed efficace quando stavo per compiere vent’anni. Devo ammettere che prima ero stato piuttosto dissipato, vanaglorioso, occupato in divertimenti, giochi, esercizi fisici e altre cose, che rallegravano momentaneamente, ma non appagavano il mio cuore. In fondo, ero molto ripiegato su me stesso, come capita alla maggior parte dei giovani.
    Sul finire delle scuole superiori, per la prima volta mi sono posto il problema del futuro con grande serietà. Mi rendevo conto che i sogni coltivati fino a quel momento, erano rimasti molto vaghi. Sentivo, è vero, la propensione a diventare prete per prendermi cura dei giovani. Ma dovevo essere realista: la mia maniera di vivere, certe abitudini del mio cuore e la mancanza assoluta delle virtù necessarie a quello stato di vita, rendevano difficile la decisione. Dovevo lavorare più in profondità.
    In un primo tempo ho cercato di fare di testa mia. La lettura dei libri spirituali e il contatto con le comunità religiose di Chieri mi avevano indotto a credere di essere chiamato alla vita contemplativa. Pensavo che l’entrata nel chiostro mi avrebbe aiutato a vincere le passioni, soprattutto la superbia, profondamente radicata nel mio cuore.
    Ma stavo costruendo il futuro a partire da punti di vista limitati e dalle mie paure, senza tener conto dei piani di Dio. Nonostante fossi stato accettato tra i Francescani, il progetto si arenò. Allora mi consigliai con Luigi Comollo, l’amico più fidato e serio. Egli mi fece capire in quale stato d’animo dovevo collocarmi: quello di una piena disponibilità a compiere la volontà del Signore, un’offerta senza condizioni, una fiducia e una confidenza in Lui senza ansie.
    In fondo, ogni vocazione cristiana, non è altro che la conseguenza della decisione a darsi pienamente a Dio. A partire da una radicale conversione del cuore. Così si può dire come il giovane Samuele: «Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta»; o come Maria: «Eccomi! Io cono la serva del Signore. Si compia di me secondo la tua parola».
    Mi misi in stato di preghiera. Iniziai una novena, preceduta da una buona confessione generale. Nel frattempo Luigi aveva scritto una lettera allo zio prete, che già mi conosceva, spiegandogli il mio problema.
    L’ultimo giorno della novena mi confessai nuovamente, partecipai alla messa e feci la Comunione: ero finalmente disposto a fare qualsiasi cosa il Signore mi avesse richiesto, perché deciso ad essere tutto di Dio. Nulla più mi stava a cuore se non mettermi, da buon cristiano, al suo servizio, ovunque egli mi avesse chiamato. Mi sono reso conto in seguito che si trattava di una conversione, vera e definitiva.
    Quello stesso giorno arrivò la risposta dello zio di Luigi. Mi consigliava a lasciar perdere per il momento la scelta precedente. Mi invitava ad entrare in seminario. Nel corso degli studi avrei potuto capire meglio i progetti di Dio. Non dovevo aver paura di sbagliare strada: con la custodia del cuore, il raccoglimento interiore e la preghiera avrei superato ogni difficoltà.
    Ho fatto quanto mi suggeriva. Mi sono seriamente applicato in ciò che poteva prepararmi a quel passo. Andato a casa per le vacanze, ho cessato di fare il ciarlatano (quanta vanità e quanta ricerca di lodi in quegli spettacoli!). Mi sono dato a buone letture, che fino allora avevo trascurato. Ho però continuato ad occuparmi dei ragazzi, trattenendoli in racconti, in piacevoli ricreazioni e nel canto. Molti erano totalmente ignoranti nella religione e ho cercato di istruirli e introdurli alla preghiera.

    Rifletti e confrontati

    • Che tipo di “conversione” viene descritta in questo paragrafo?
    • Perché la conversione e il dono di sé a Dio sono aspetti complementari di uno stesso atteggiamento spirituale?



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