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Romano Guardini

(1885-1968)

Carlo Nanni 


Con la sua attività di pensatore e di teologo, Guardini è alla base del rinnovamento cattolico in Germania e tra gli ispiratori del Concilio Vaticano II. I numerosi suoi scritti costituiscono una eredità di pensiero e di prospettive d’azione che non ha ancora esaurito la sua primitiva spinta. Ma egli fu in pari tempo grande educatore e guida spirituale. Ai giovani e alla loro formazione egli ha dedicato gran parte del suo tempo e delle sue energie.

1. L’ITINERARIO DELLA SUA ESISTENZA

Romano Guardini nacque a Verona il 17 febbraio 1885. L’anno seguente la sua famiglia si trasferì a Magonza, in Germania, dove il padre seguiva la sua attività commerciale e fungeva da console d’Italia. Sebbene in famiglia si parlasse italiano e si seguissero abitudini di vita italiane, l’istruzione e la formazione intellettuale furono in tedesco.
La Germania, di cui nel 1911 prese la cittadinanza, diventò la sua patria d’adozione anche quando dopo la morte del padre (1919) la famiglia ritornò in Italia.
Dopo una giovinezza spiritualmente irrequieta, in cui provò a studiare chimica a Tubinga e poi economia politica a Monaco e a Berlino, approdò finalmente allo studio della teologia a Tubinga, dopo aver maturato la sua scelta cristiana e la sua vocazione sacerdotale, insieme con gli amici Joseph Weiger e Karl Neundòrfer (morto poi in un incidente di montagna nel 1925), anche grazie all’aiuto discreto dei coniugi Wilhelm e Josephine Schlüssner.
Ordinato sacerdote a Magonza nel 1910, lavorò come cappellano a Darmstadt, Heppenheim, Worms e Magonza, preparando nel frattempo la laurea in teologia a Friburgo in Brisgovia (1915) e l’abilitazione all’insegnamento di dogmatica cattolica a Bonn con una dissertazione su san Bonaventura (1922). Qui iniziò l’insegnamento universitario, ma l’anno seguente, su indicazione di esponenti del Centro, il partito dei cattolici tedeschi, fu chiamato a reggere la cattedra di Religionsphilosophie und katholische Weltanschauung, eretta dal ministro dell’istruzione prussiano C. H. Becker presso la ultra-protestante università di Berlino, anche se, per ragioni organizzative, fu associato alla facoltà teologica di Breslavia.
Con l’ascesa al potere del nazismo (1933), cominciarono le difficoltà per la cattedra di Weltanschauung cattolica, che fu soppressa nel 1939. Messo in pensionamento, Guardini continuò per un certo tempo la sua attività pastorale e poi si ritirò presso l’amico parroco Joseph Weiger a Mooshausen. Caduto il nazismo, nel dopoguerra fu richiamato all’insegnamento universitario prima a Tubinga e poi dal 1948 a Monaco.
Nel 1952 gli fu conferito il Premio della Pace dagli editori tedeschi. Lo stesso anno fu nominato da Pio XII prelato domestico. Nel 1956 Verona lo nominò suo cittadino onorario. Nel 1962 gli fu conferito il Premio Erasmo per il suo contributo all’educazione della coscienza europea. D’immenso conforto gli fu l’invito pervenutogli dal papa Giovanni XXIII a partecipare al Concilio Vaticano II, invito che egli, con suo grande rammarico, non poté accogliere a causa di una dolorosa malattia di cui fu sofferente fino alla morte avvenuta il 1° ottobre 1968.

2. LA FINE DELL’EPOCA MODERNA

Nessuna nazione più della Germania ha vissuto la crisi materiale e spirituale di cui l’Europa ha risentito nel nostro secolo e di cui sono tragica espressione la duplice riproduzione di un conflitto mondiale nel breve arco di un ventennio e l’insorgere dei totalitarismi nazifascisti e staliniani tra le due guerre. Guardini tematizzò questo dramma socioculturale in due saggi, scritti dopo il secondo dopoguerra: La fine dell’epoca moderna (1950), e II potere (1952), ma ne aveva già precisa coscienza nel primo dopoguerra, nel vivo contatto con i giovani, come testimoniano le Lettere dal Lago di Como (1927).
Da uomo profondamente religioso e attento osservatore degli avvenimenti, avverte di essere circondato da una cultura che usa ancora concetti e parole cristiane, ma prive del loro significato originale e del loro contenuto religioso. A suo parere attorno agli anni 18301870 (periodo del cosiddetto decollo industriale europeo), si sarebbe consumata una profonda diversificazione culturale: da un fondamentale atteggiamento dell’uomo che ricercava l’accordo con la natura e di cui era rispettata la misura, si sarebbe passati a una mentalità che vuole stabilire liberamente i suoi obiettivi, indipendentemente da qualsiasi legame organico, sulla sola base di forze rese libere per mezzo della ragione e assoggettate alla volontà autonoma per mezzo delle macchine. Una tale cultura scientificotecnica, uscita dall’Illuminismo, ha esaltato immensamente il sapere, ma ha pure mostrato la sua insufficienza a risolvere i problemi umani, individuali e collettivi. Secondo Guardini, occorre superare una cultura radicata puramente nel sapere e giungere invece a un’altra che trova il suo fondamento nell’essere. Il futuro della civiltà è fatto dipendere dalla nascita e dalla formazione di un nuovo tipo di umanità che trae la sua configurazione e i suoi modi di essere e di comportarsi da un principio interiore, da una « forma » (Bild in tedesco, da cui Bildung, «formazione») personale, da cui emanano l’essere e il fare, il pensare e l’agire, la persona e l’ambiente (come si mostra in particolare nel saggio Mondo e persona del 1939). A seguito dell’impegno formativo, tale principio interiore diventa struttura e legge, che dà alla persona senso di unità e possibilità di ritrovare sempre se stessa, qualsiasi cosa faccia e qualsiasi cosa accada.

3. GUIDA E COMPAGNO DEI GIOVANI NEL MOVIMENTO GIOVANILE CATTOLICO E NELL’UNIVERSITÀ

Negli Appunti per un’autobiografia (1945), R. Guardini afferma: « essere sacerdote fu sempre per me l’essenziale, e l’attività d’insegnamento ha poggiato su questo ». Giovane cappellano a Magonza, dal 1915 al 1920 fu incaricato della guida spirituale della Juventus, un’associazione cattolica per studenti delle scuole superiori. Negli stessi anni venne a conoscenza e prese a lavorare nel Quickborn, il movimento giovanile cattolico, fondato (1910) e diretto dal pedagogista Bernhard Strehler (1872-1945), che, dal 1923 fino alla forzata chiusura da parte della Gestapo nazista per « attività antistatale » nel 1939, trovò il suo centro nel castello di Rothenfels. Di tale movimento Guardini dal 1924 divenne guida e direttore spirituale, facendosi compagno di viaggio di molti giovani che in quegli anni del primo dopoguerra cominciavano ad essere catturati dai partiti politici.
Come attestano Le lettere sull’autoformazione (1930), Guardini invitava i giovani a superare le inconcludenze di un soggettivismo anarchico per conquistare una libertà oggettivamente responsabile, fondata sulla capacità di umanizzazione dell’eredità cristiana, capace di rispondere ai problemi della quotidianità dei giovani e della vicenda storica comune. In pari tempo cercava di dare fondazione teoretica alla sua azione educativa. Con il saggio la Fondazione della teoria pedagogica (1928) - a cui si devono aggiungere almeno i successivi L’incontro (1955) e Le età della vita (1957) - precisò l’elemento o dimensione pedagogica dell’esistenza umana: vale a dire, il fatto che l’esistenza è sempre continuamente in divenire, e perciò s’affida fiduciosa alla sollecitudine dell’educatore, così come alla cura della persona stessa in via di formazione.
Ai giovani continuò a dare il suo tempo, la sua guida e la sua compagnia anche nell’insegnamento universitario e nell’attività pastorale ad esso annessa. In Guardini infatti al concetto dell’università come scuola di scienza si è sempre unito il concetto di università come scuola di formazione spirituale, che permetta di aggiungere al sapere e alla ricerca i momenti del comprendere, del giudicare e del formare. E ciò egli fece attraverso la scuola, il colloquio personale, le conferenze, la celebrazione eucaristica, la predicazione liturgica. Da questo tipo di attività uscì, tra gli altri, quel prezioso scritto, cui hanno attinto generazioni di giovani per la loro formazione cristiana, e che costituisce certamente la sintesi più chiara della teologia guardiniana: Il Signore (1937).

4. IL «RISVEGLIO DELLA CHIESA NELLE ANIME»

Dalla irrequietezza giovanile Guardini uscì avendo scoperto il fatto della verità oggettiva e la possibilità di un’esistenza vissuta a partire da essa. Luogo concreto di questa verità furono per lui la Rivelazione cristiana, la Chiesa cattolica e i suoi dogmi. La Rivelazione gli si impose come «fatto originante » della conoscenza teologica, la Chiesa come sua portatrice e il dogma come ordinamento del pensiero teologico, non come limite e chiusura o come strumento di una struttura costrittiva dello spirito.
Da questo punto di vista il giovane Guardini apparteneva decisamente alla generazione successiva a quella che invece era stata influenzata dal positivismo, dal modernismo, dalla teologia storico-liberale, sostenuta ad esempio dai suoi maestri di Bonn, F. Tillmann e W. Koch.
A questa prospettiva di una Chiesa vista come garanzia della libertà spirituale, del dogma considerato come sistema di coordinate della coscienza credente e di una Rivelazione illuminante la realtà e la vicenda umana, Guardini dedicò le sue energie migliori, nella convinzione che fosse incominciato un processo storico d’incalcolabile portata: il risveglio della Chiesa nelle anime, come ebbe a dire, parlando al secondo convegno dell’Associazione dei laureati cattolici, nel 1922 (e come è detto nel saggio che riporta le sue conferenze a quel convegno, II senso della Chiesa). A questo processo di risveglio del senso della fede e della Chiesa, Guardini già da tempo aveva preso a dare il suo contributo a diversi livelli.

5. LA PARTECIPAZIONE AL MOVIMENTO LITURGICO

Secondo Guardini la vita della Chiesa, oltre che essere colta in una prospettiva sociologico-giuridica e in una prospettiva dogmaticareligiosa, sempre posta in pericolo dal volere e dal disvolere umano, è raggiungibile come realtà misterica, profondamente radicata nella storia e tuttavia garante dell’eterno, esposta a tutte le differenziazioni dell’umano e tuttavia integra e santa. A questa dimensione di santità e di salvezza, che secondo la Rivelazione dice la presenza dello Spirito nella storia degli uomini, oltre che attraverso le vie tradizionali della mistica (a cui Guardini fu introdotto dai coniugi Schlüssner), si accede attraverso la liturgia, in cui l’intimità del mistero è legata alla grandezza e alla solennità delle forme oggettive.
Alla liturgia Guardini si era accostato attraverso la frequentazione dell’abbazia benedettina di Beuron quando era ancora studente e attraverso l’amicizia di J. Weiger, che in quella abbazia aveva fatto il noviziato. Si avvicinò poi al Movimento liturgico, di cui l’abbazia di Maria Laach e il suo abate, p. Ildefons Herwegen, erano vivaci animatori. L’incontro con il Movimento liturgico divenne fecondo di sviluppi. Nella collana «Ecclesia orans », Guardini pubblicò Lo spirito della liturgia (1918), in vista di una formazione liturgica che riaprisse all’esistenza dell’uomo d’oggi un accesso vitale ai misteri della fede e del culto cristiano. Allo spirito della liturgia iniziò i giovani del Quickborn. Il castello di Rothenfels divenne ben presto un centro di innovazione liturgica. Per un rinnovamento dell’arte cristiana Guardini scrisse nel 1930 I santi segni.

6. L’OPPOSIZIONE POLARE COME CHIAVE CONOSCITIVA DEL CONCRETO VIVENTE

Alla verità della Rivelazione, Guardini cercò di dare anche un fondamento gnoseologico e ontologico. Fin dai suoi studi universitari egli aveva del resto sentito l’esigenza di superare le delimitazioni disciplinari in nome di una comprensione globale del concreto vivente e della sua verità. Il sodalizio intellettuale con l’amico K. Neundórfer lo portò a formulare la dottrina dell’Opposizione polare, abbozzata già nel 1917 e definitivamente sistemata nel 1925, anche grazie al consiglio di M. Scheler (1874-1928), il geniale discepolo di E. Husserl (1859-1938), famoso per la sua fenomenologia del valore e per la sua acuta analisi della condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo.
Secondo Guardini, la struttura dell’essere è data dalla costante tensione fra poli opposti, ciascuno dei quali è se stesso e comprensibile solo in quanto connesso e integrato con l’altro. In tal senso sono da considerare nel vivere umano unità e molteplicità, interiorità ed esteriorità, soggettività e oggettività, persona e mondo, individualità e comunitarietà, immanenza e trascendenza.
L’unità non si stabilisce dal basso, ma dall’alto, non dall’uomo, ma da Dio. L’uomo ne sente un’intima e forte aspirazione. Dio a sua volta non è visto come il contraddittore, nemico dell’io e del mondo, ma ne è il supremo « opposto », supremamente affermativo di entrambi, perché loro creatore, conservatore, incrementatore, salvatore. In tal modo si parte sempre dall’esistenza cristiana nel suo complesso, si ferma la riflessione su tale complessità e molteplicità, mettendo in luce l’incontro tra finitudine e trascendenza, tra eternità e storicità presenti nel concreto vivente.

7. LA VISIONE CATTOLICA DEL MONDO E DELLA VITA

Sulla base della dottrina dell’opposizione polare, l’attività accademica di Guardini non fu tanto un portare avanti la ricerca in una disciplina teologica o filosofica, quanto piuttosto un tentativo di interpretare l’esistenza nel suo complesso e in particolare l’esistenza cristiana con responsabilità scientifica e alto livello spirituale, cercando di sviluppare punti di vista fondamentali applicandoli a oggetti e problemi concreti, come M. Scheler gli aveva consigliato.
Nacquero così saggi di antropologia cristiana, di esegesi biblica, di interpretazione di testi e di figure religiose, filosofiche o poetiche (quali Socrate, Platone, Agostino, Bonaventura, Dante, Pascal, Hólderlin, Dostoevskij, Rilke). Il risultato globale di questo lavoro di scavo fu, per un verso, l’identificazione della « differenziazione decisiva » dell’elemento cristiano nella sua specificità e, dall’altro, la delineazione di una visione cattolica del mondo e della vita, di cui dà conto soprattutto il volume del 1935, Unterscheidung des Christlichen (trad. in tre voll., Pensatori religiosiNatura, cultura, cristianesimo; Fede, religione, esperienza).
Veniva così delineato un itinerario culturale che cercava di insediarsi dentro la rivelazione cristiana e di vedere da essa il mondo. In tal senso la Weltanschauung cristiana poteva essere considerata non una ideologia o una mera forma di apologetica, ma l’immagine del mondo a partire dalla fede, cogliendone in pari tempo contenuti e presupposti, per una esistenza di verità e di libertà.
Teologia del mondo e della storia venivano infatti congiunti a una singolare percezione etica dei compiti e della responsabilità dei cristiani nei confronti del mondo e della cultura.

8. CONCLUSIONE

Si è detto che a Guardini è mancata una chiara prospettiva ecumenica. La sua insistenza sullo specifico cristiano può creare qualche difficoltà nella questione dell’unità dei cristiani. La visione guardiniana dell’età moderna sembra peccare di eccessività. Il fenomeno della secolarizzazione e della società industriale di massa sembrano poco colti. Inevitabili critiche sono state avanzate alla sua conduzione del Quickborn, da cui del resto cominciò a prendere le distanze nel secondo dopoguerra. Si è insinuato che negli ultimi anni di vita si sia accresciuta una certa distanza rispetto alla coscienza della giovane generazione.
Anche se così fosse, non solo rimane in tutta la sua rilevanza l’apporto dato da Guardini al rinnovamento cattolico tedesco e al risveglio della coscienza cristiana ed ecclesiale quale si è andata chiarificando con il Concilio Vaticano Il.
Ma il suo vasto lavoro pastorale e culturale, la sua intensa partecipazione ai problemi giovanili, la sua profonda ricerca di verità, la sua fervida « preoccupazione per l’uomo » (come si intitola un saggio del 1962), la chiara istanza di « responsabilità » che ha saputo suscitare in tutti (come reclama un altro saggio del 1952), il suo invito all’incontro, oltrepassando i confini posti dall’estraneità e dalla incomprensione, rimangono ancora oggi esemplari e stimolanti: al di là dei limiti della storia e della vicenda personale di Guardini stesso.