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S. Giovanni Battista

de la Salle

(1651-1719)

Umberto Marcato


1. LA VITA

Giovanni Battista de La Salle nasce a Reims in Champagne il 30 aprile 1651 da una famiglia agiata, legata all’aristocrazia della Champagne. Il padre è un magistrato del Presidiale di Reims. La madre, Nicoletta Moét, proviene dalla nobile famiglia dei Moét, ancor oggi ben conosciuta per la larga diffusione di uno « champagne » prodotto nelle « caves » Moét-Chandon.
La famiglia mostra una notevole sensibilità religiosa e il piccolo Jean-Baptiste, primogenito di 11 figli (di cui 4 morti in tenerissima età), assorbe questo clima serio e impegnato, tanto che a 11 anni chiede di diventare sacerdote e riceve la tonsura. La famiglia cura anche molto la sua educazione intellettuale, mandandolo prima al collegio dei « bons enfants » dipendente dall’università di Reims, poi all’università della Sorbona di Parigi. Mentre segue gli studi all’università della Sorbona, Jean-Baptiste risiede nel seminario di San Sulpizio, che viveva allora uno dei suoi periodi migliori di impegno religioso ed educativo. La spiritualità sulpiziana lascia un’impronta indelebile nel La Salle. Sembra che proprio in questo periodo (1670) Giovanni Battista abbia fatto le sue prime sistematiche esperienze catechistiche tra i ragazzi del borgo, ricevendo profonde impressioni della situazione sociale ed educativa, assolutamente disastrosa, dei « figli degli artigiani e dei poveri ». Dopo appena un anno e mezzo di esperienza parigina, Jean-Baptiste deve rientrare a Reims a causa della morte dei genitori. Diventa il tutore dei suoi 6 fratellini e sorelline. È una nuova esperienza, certamente gravosa ma estremamente costruttiva: deve occuparsi dell’educazione dei piccoli, dell’amministrazione della casa, mentre continua gli studi approdando al sacerdozio e al dottorato in teologia, conseguito all’università di Reims.
A meno di 16 anni era stato nominato canonico della cattedrale di Reims, succedendo in questo onorato ufficio allo zio Pierre Dozet, già Cancelliere all’Università. Anche questa è un’esperienza notevole per il giovanissimo chierico: conosce proprio in questo ambito il canonico Roland, fondatore delle Suore del Bambino Gesù, che in punto di morte gli affida la sua opera a favore delle ragazze povere di Reims.
L’impegno del La Salle a favore delle Suore e delle loro scuole dura un anno e mezzo, perché l’Arcivescovo ritiene troppo giovane il successore del Roland: ma in questo breve periodo il La Salle ottiene il riconoscimento legale dell’opera del Roland e fa una provvidenziale esperienza di gestione di una grande opera educativa.
È a questo punto che inizia la sua tipica opera di educatore e di fondatore. L’occasione gli viene data dall’arrivo a Reims di uno sperimentato maestro, Adriano Nyel, inviato da una parente del La Salle per fondare nel capoluogo della Champagne delle scuole di carità per ragazzi. Giovanni Battista si sente in dovere di appoggiare l’iniziativa, poi di sostenere l’opera. Quando il successo dilata i centri educativi, il numero di insegnanti, le responsabilità nei confronti dei maestri..., Adriano Nyel si rivela inadeguato e Giovanni Battista de La Salle si trova di fronte al drammatico dilemma di lasciar cadere l’opera o di dedicarvi tutte le sue energie.
Si consiglia con un altro grande sostenitore di opere educative, il padre Barré dei Minimi, e, spronato da questo generoso e austero religioso, compie la scelta decisiva di abbandonare il canonicato e la famiglia, di distribuire i suoi beni ai poveri durante una carestia, e infine di consacrarsi alle « scuole cristiane ».
Lo caratterizza immediatamente la preoccupazione della formazione dei maestri: egli concepisce l’educazione cristiana come una vocazione specifica e un autentico ministero, per cui guida i suoi maestri, nonostante le molte defezioni tra i primi collaboratori, alla consacrazione religiosa, giungendo a formare la prima Congregazione religiosa costituita unicamente da laici, dedicati interamente alla « scuola cristiana ».
L’opera cresce e si diversifica, superando grandi difficoltà: incomprensioni di molte autorità ecclesiastiche, avversione dei maestri delle scuole a pagamento, opposizione giansenista, imprudenze e fasi di scoraggiamento dei discepoli. Vengono create progressivamente scuole elementari, in cui si adotta l’insegnamento simultaneo, la divisione per fasce di età, l’esclusione del latino per intensificare l’apprendimento della lingua nazionale, e si delinea una precisa metodologia codificata poi nell’opera La Conduite des Écoles; vengono poi organizzati degli istituti magistrali, anche per i maestri delle campagne; seguono scuole serali e festive per operai e apprendisti; corsi professionali e commerciali nel nord, soprattutto a Rouen, dove si costituisce un centro molto complesso, comprendente varie istituzioni scolastiche ed educative. Infatti nella casa di Saint-Yon, alla periferia di Rouen, alla primitiva comunità dei Fratelli e al noviziato che alimenta la Congregazione si aggiungono progressivamente: una scuola commerciale con convitto per i figli dei commercianti e artigiani della città; un centro di rieducazione per ragazzi arrestati per reati; attività professionali per altri reclusi, affidati dalle autorità cittadine; attività di tirocinio e di formazione pedagogica per i giovani Fratelli.
E in questa casa che Giovanni Battista scrive gran parte delle sue opere, rispondendo ai diversi bisogni che si vengono manifestando: anzitutto opere ascetiche e spirituali per i suoi Fratelli, ma poi scritti pedagogici e didattici, in cui è prevalente la dimensione catechistica e di educazione cristiana. Oltre alle diverse redazioni della Conduite des Écoles, già ricordata, segnaliamo le Meditazioni per il tempo del Ritiro: 16 meditazioni sulla missione dell’educatore cristiano che formano una piccola summa del pensiero pedagogico del Santo. Molti altri aspetti del suo pensiero educativo possono essere colti nelle meditazioni e feste dell’anno, perché in tutti gli scritti ascetici redatti per i suoi Fratelli il La Salle rivela la sua fondamentale preoccupazione apostolica ed educativa come pure la sua esperienza pedagogica.
Il Santo muore a Rouen il 7 aprile 1719. Le « scuole cristiane » sono ormai diffuse in molte città di Francia e persino a Roma: il numero dei Fratelli non è ancora alto... 102 in attività. L’opera si diffonderà notevolmente nel secolo XVIII, influenzando profondamente la scuola francese. Distrutta quasi totalmente dalla Rivoluzione di fine secolo, avrà una ripresa sbalorditiva nel XIX secolo, portando il pensiero e l’esperienza lasalliana in varie parti del mondo. La sua dimensione internazionale sarà ulteriormente stimolata dalle leggi del 1904 contro gli Istituti religiosi in Francia.
Attualmente le intuizioni e le iniziative di Giovanni Battista de La Salle sono portate avanti non solo dai suoi Fratelli (circa 8500 in 81 paesi dei cinque continenti) ma dalla realtà sempre più articolata della « Famiglia Lasalliana », in cui sono presenti e attivi vari movimenti di ispirazione lasalliana. Al centro dell’impegno lasalliano è sempre « la scuola cristiana », ma questa è concepita in forme più articolate e diversificate per coprire le nuove urgenze e prospettive dell’educazione di ispirazione cristiana.

2. IL CONTESTO DELL’OPERA LASALLIANA

Il contesto in cui maturano le intuizioni e le esperienze di Giovanni Battista de La Salle è quello della Francia del tempo del Re Sole: è dunque la seconda metà del secolo XVII, periodo di splendore letterario e culturale, di notevole sviluppo industriale e mercantile, di contrasti religiosi e di continue guerre. Un periodo più drammatico che glorioso: con le sue lacerazioni ha creato molte sofferenze nel popolo, provocando vistosi fenomeni di abbandono dei giovani, proprio mentre la crescita industriale e lo sviluppo urbanistico ponevano urgenti problemi educativi e religiosi. Abbiamo accennato alle prime esperienze catechistiche del La Salle nel suo periodo di formazione a Parigi intorno al 1670. Queste erano rivolte ai ragazzi del rione, spesso analfabeti e semi-abbandonati: una prima scoperta di un mondo lontano dalle precedenti esperienze di Giovanni Battista, che aveva goduto di una famiglia esemplare, di una bella casa, di un’ottima educazione scolastica. Dopo l’esperienza di tutore dei fratelli minori, viene quella della direzione delle scuole fondate dall’abate Roland, scuole che accoglievano le ragazze povere e abbandonate di Reims, per dar loro un’educazione morale, religiosa e professionale che consentisse un degno inserimento nella società di Reims.
Reims era una delle città più ricche e avanzate della Francia: aveva grandi tradizioni culturali, religiose e nobiliari. Giovanni Battista vive acutamente il contrasto tra lo splendore, vero o apparente, dei nobili di Reims, e la realtà ben misera dei « figli degli artigiani e dei poveri » secondo l’espressione che ritorna spesso sotto la sua penna. Come già abbiamo accennato, Dio lo guida a lasciare la sua situazione fortunata per abbracciare la causa dei piccoli, trascurati dalla famiglia e dalla società.
Ecco alcuni tratti della prima meditazione sulla missione educativa (Méditations pour le temps de la Retraite) in cui appaiono le sue preoccupazioni e il suo impegno per la « scuola cristiana».
« È uno dei principali doveri dei genitori quello di allevare i loro figli in modo cristiano, insegnando loro la religione. Ma la maggior parte dei genitori non è istruita su ciò che la riguarda; inoltre molti sono preoccupati per i loro affari temporali e per la cura della famiglia, altri si affannano continuamente per guadagnare per sé e per i loro figli ciò che è necessario alla vita; perciò non possono dedicarsi a insegnare loro ciò che riguarda i doveri del cristiano.
È un dono della Provvidenza di Dio e della sua attenzione alla condotta degli uomini il sostituire ai genitori delle persone che abbiano conoscenze e zelo per guidare i piccoli alla conoscenza di Dio e dei suoi misteri, impegnandosi con tutta l’applicazione possibile a deporre nel cuore di questi ragazzi (che in gran numero sarebbero abbandonati) il fondamento della religione e della pietà cristiana come buoni architetti, secondo la grazia di Gesù Cristo che Dio ha loro concessa. Voi dunque, che Dio ha chiamati a questo ministero, valorizzate secondo la grazia che vi è stata data il dono di istruire, insegnando, e il dono di animare, stimolando quelli che sono affidati alle vostre cure, guidandoli con attenzione e vigilanza, per compiere verso di loro il dovere principale dei genitori riguardo ai loro figli» (MTR 1,2).
« Questi ragazzi sono ignoranti e spesso allevati male: bisogna dunque che quelli che li aiutano a salvarsi, lo facciano in modo così semplice che tutte le parole che dicono siano chiare e facili a capirsi. Siate fedeli a questo impegno, per poter contribuire quanto Dio vi chiede alla salvezza di quelli che vi ha affidati» (MTR 1,3).
« Osservate che è un’abitudine ben comune degli artigiani e dei poveri quella di lasciar vivere i loro figli in piena libertà come dei vagabondi che vanno da ogni parte, finché non possono impegnarli in qualche professione, e non si preoccupano minimamente di mandarli a scuola, sia a causa della loro povertà che non consente loro di pagare dei maestri, sia perché devono cercar lavoro fuori, per cui sono quasi nella necessità di abbandonarli. Ma le conseguenze sono tristi: questi poveri ragazzi, abituati per anni a una vita oziosa, stentano molto ad abituarsi al lavoro. Inoltre, frequentano cattive compagnie e imparano a commettere molti peccati, che è poi ben difficile lasciare in seguito, a causa delle cattive abitudini acquistate in così lungo tempo. Dio ha avuto la bontà di offrire un rimedio a questo grave inconveniente con la fondazione delle Scuole cristiane, in cui si insegna gratuitamente e solo per la gloria di Dio. Qui i ragazzi si fermano tutto il giorno, imparano a leggere, a scrivere e la religione; essendo sempre occupati, potranno dedicarsi al lavoro, quando i loro genitori vorranno impegnarli.
Ringraziate Dio della bontà che ha avuto di servirsi di voi per procurare ai ragazzi dei vantaggi così grandi. Siate fedeli e precisi a farlo gratuitamente, per poter dire con san Paolo: "Il motivo della mia consolazione è che annuncio il vangelo gratuitamente, senza chiedere nulla a chi mi ascolta"» (MTR 2,1).

3. PASTORALE GIOVANILE LASALLIANA

Ispirandosi alle intuizioni del Fondatore e prendendo a base le esperienze di trecento anni di impegno in campo educativo, i Fratelli delle Scuole Cristiane e tutta la Famiglia Lasalliana considerano prioritaria la loro dedizione alla scuola cristiana, aprendosi però a nuove prospettive di educazione e di evangelizzazione suggerite dall’evolversi della situazione sociale e della condizione giovanile nei diversi paesi del mondo in cui operano.
« Colpito dallo stato di abbandono dei "figli degli artigiani e dei poveri", Giovanni Battista de La Salle ha scoperto nella fede la missione del suo Istituto, come risposta concreta alla sua contemplazione del piano di salvezza di Dio. Per rispondere a questo piano di salvezza e ad analoghe necessità, l’Istituto vuol essere nel mondo d’oggi una presenza della Chiesa evangelizzatrice. Attento in primo luogo alle necessità educative dei poveri, che aspirano a prendere coscienza della loro dignità di uomini e di figli di Dio e cercano di farla riconoscere, l’Istituto crea, rinnova e diversifica le sue opere secondo le necessità del Regno di Dio.
"Ambasciatori e ministri di Gesù Cristo", i Fratelli si inseriscono nella missione della Chiesa consacrando la vita a Dio per portare il Vangelo nel mondo dell’educazione. Nella loro azione educativa, cercano di unire l’impegno di progresso culturale e l’annuncio della Parola di Dio. Sono persuasi che un’educazione rispettosa dell’uomo è apertura alla grazia che dispone ad accogliere la fede.
In virtù della loro missione, i Fratelli istituiscono scuole e collaborano all’animazione di comunità educative ispirate al progetto di san Giovanni Battista de La Salle. Le istituzioni lasalliane e la loro pedagogia sono incentrate sui giovani, rispondono alle esigenze dell’epoca in cui vivono e si preoccupano di prepararli a prendere il proprio posto nella società. Si caratterizzano per la volontà di offrire ai giovani i mezzi della salvezza, con una formazione umana qualificata e con l’annuncio esplicito di Gesù Cristo. Alla stessa attenzione per le persone i Fratelli si ispirano quando si rivolgono agli adulti, adeguando opportunamente i loro metodi. I Fratelli considerano la loro professione come un ministero. Sono attenti a ognuno e in particolare a quelli che hanno maggiori necessità. Si rendono disponibili a tutti con un atteggiamento di accompagnamento fraterno e li aiutano a scoprire, ad apprezzare e ad assimilare i valori umani ed evangelici. Favoriscono la loro crescita come persone chiamate a riconoscersi sempre più figli di Dio » (Regola 1987, 11, 11-13).
L’opera lasalliana è sorta per « i figli degli artigiani e dei poveri ». Ha una fondamentale impronta popolare. L’evoluzione delle politiche scolastiche statali ha portato a un sistema di rette, per cui vari istituti hanno piuttosto una clientela agiata. Questo è un problema molto sentito, su cui la nuova Regola si pronuncia così: «Inviati dall’Istituto principalmente ai poveri, i Fratelli prendono coscienza comunitariamente delle radici stesse della povertà che li circonda e si impegnano attivamente, con il servizio educativo, nella promozione della giustizia e della dignità umana. La medesima preoccupazione anima l’attività dei Fratelli anche quando si rivolge a un ceto sociale più agiato, che essi sensibilizzano alle situazioni di ingiustizia di cui i
poveri sono spesso vittime. Inserendosi effettivamente nell’ambiente in cui lavorano, i Fratelli si sforzano di comprenderne meglio le aspirazioni profonde.
Colgono così il momento opportuno e il linguaggio appropriato per annunciare Gesù Cristo a coloro ai quali si rivolgono. In rapporto di reciprocità, si lasciano evangelizzare da loro.
I Fratelli considerano il lavoro di evangelizzazione e di catechesi, mediante il quale collaborano alla crescita della fede dei battezzati e all’edificazione della comunità ecclesiale, come "la loro principale funzione". Tale convinzione guida la loro formazione e la scelta dei compiti a cui sono destinati » (Regola 1987, 11, 14-15).
Una dimensione caratteristica dell’impegno pastorale lasalliano è sempre stata la formazione di educatori cristiani laici, insegnanti, catechisti, animatori. La nuova Regola ribadisce questo impegno: « Fin dalla fondazione i Fratelli hanno contribuito a promuovere il laicato cristiano, specialmente tra gli educatori che desiderano fare della loro professione un ministero evangelico. Associano volentieri i laici alla loro missione educativa.
Offrono a coloro che lo desiderano i mezzi per conoscere il Fondatore e vivere secondo il suo spirito. I Fratelli cooperano alla formazione di insegnanti cristiani. Contribuiscono così alla crescita della loro professionalità e all’incremento del loro impegno nella Chiesa e nel mondo dell’educazione » (Regola 1987, 11, 17).