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    Con tutta la mente



    Educare l’amore. Percorso per fidanzati /3

    Raffaele Gobbi

    (NPG 2010-03-70)


    Quando ci si innamora nasce spontaneo il desiderio di conoscersi sempre più a fondo: è l’amore che spinge a conoscere. Non si tratta di una conoscenza fredda e asettica, ma appassionata e coinvolgente. E man mano che la conoscenza reciproca cresce, aumenta di qualità e bellezza lo stesso amore. Amore genuino e conoscenza profonda si richiedono, sostengono e purificano a vicenda, circolarmente.
    Come filo conduttore per questa riflessione seguiamo alcuni passaggi dell’incontro di Gesù con la donna samaritana, narrato in Giovanni 41.

    Oltre

    «Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar»: l’incontro avviene in una terra straniera. Soprattutto all’inizio l’altro è terra sconosciuta. E questa consapevolezza va in parte mantenuta. L’altro, ogni altro, rimane anche mistero. Nel mondo dell’altro si entra in punta di piedi, domandando il permesso, come ha fatto Mosè di fronte al roveto ardente. Proprio l’amore consente di avvertire che c’è un oltre in ognuno, che la persona è ulteriorità rispetto ad ogni schema e definizione. Nessun amore umano può essere così forte da esaurire la ricchezza e complessità che ogni persona è.
    Nelle pagine di vita di una relazione ci saranno sempre dei fogli bianchi, un inedito che attesta che siamo fatti per andare oltre le angustie del nostro ego, che non si può mai dare per scontata una persona. Chi ama ha sempre il diritto di sorprendere.
    L’oltre è anche la terra di Dio: nel loro amore due fidanzati avvertono che c’è un mistero che li oltrepassa e da cui il loro stesso amore trova radice e linfa. La forza e la bellezza dell’amore permette di strappare il velo di grigiore, banalità e routine da cui la vita può essere attanagliata. Si intuisce con la sapienza del cuore un orizzonte di senso ben più ampio di quello finora sperimentato. Comprendo che essere al mondo ha un senso, proprio contemplando ogni cosa attraverso quel prisma, quel diamante, che è l’amore.

    Nonostante

    «Se tu conoscessi il dono di Dio…»: il dialogo ruota attorno all’acqua e si gioca su un’ambivalenza, da Gesù voluta, dalla donna vissuta inconsapevolmente. La stessa parola richiama una realtà diversa: il fidanzamento è il cammino paziente in cui il linguaggio si affina, in cui le parole dette e ascoltate sono sempre meglio comprese. Ci si conosce nonostante si sia due universi profondamente differenti, con storie differenti.

    «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». Nel dialogo fra la donna e Gesù emergono le differenze, in questo caso di genere, cultura, religione e vita morale. Così nel cammino a due vi sono tensioni dovute a differenze che possono sfociare in divergenze.
    Ci sono delle fatiche e dei rischi: restare bloccati all’immagine idealistica degli inizi, intestardirsi in un’idea della persona costruita da se stessi, la delusione che si affaccia dopo l’ebbrezza dell’innamoramento, ecc. Non ti riconosco più soltanto luminosa e bella, noto i difetti e le spigolosità: esattamente qui è possibile fare un salto di qualità nella relazione.

    «Le dice Gesù: Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». La samaritana si ritrova messa alle strette da Gesù: viene svelata la sua storia travagliata. Il pensiero va a quando si permette all’altro di conoscere il proprio vissuto più problematico, condividendo i segreti, le debolezze e paure profonde. Una delle esperienze più trasformanti dell’amore è vedere nuovamente fiorire la speranza della felicità e del bene nonostante vi siano stati nel passato, con altre persone, dei fallimenti e degli errori. Nonostante i limiti e i percorsi accidentati ci accogliamo e crediamo in un futuro promettente: conosco in me e in te delle risorse e una forza insospettabili fino a prima.

    Dentro

    «L’acqua che io darò a chi beve dell’acqua viva diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». Amarsi in coppia chiede intelligenza, cioè conoscenza di sé e dell’altro, consapevolezza delle proprie ricchezze e dei propri limiti, sguardo penetrante la vita dell’altro. Intelligenza deriva, infatti, da «intus-legere», leggere dentro, in questo caso dentro l’altro e dentro di sé.
    L’amore intelligente è alla fine quello che vivifica l’altro perché lo conosce non per sentito dire, non solo esteriormente, ma in modo profondo. Questa intelligenza sa distinguere ciò che appare da ciò che è più profondo. Sa andare dentro e aiuta la persona ad esprimere il meglio di sé.
    Schematicamente, la conoscenza passa attraverso tre tappe: l’idealizzazione dell’innamoramento, la delusione e lo sguardo realistico su di sé e l’altro.
    C’è una grazia degli inizi legata proprio all’idealizzazione… per conquistare e stare vicini alla persona amata si compiono gesti che non si pensava di riuscire a fare, si sostengono ritmi molto impegnativi, che quasi sembrano oltre le proprie forze, ecc. L’inizio è spesso la scoperta di un oltre in se stessi.
    Venire delusi è certamente doloroso, ma è una tappa necessaria per dare spessore alla conoscenza reciproca. L’altro non può rispondere a tutte le mie aspettative perché è creatura come me; e anch’io, onestamente, riconosco di non poter corrispondere in pieno all’amore dell’altro. La delusione va riconosciuta ed elaborata perché fa parte del cammino dell’amore. Questo passaggio va curato e custodito, specialmente nell’orizzonte culturale di oggi, che martella imperativi sulla gratificazione forte e istantanea da esigere sempre e comunque, altrimenti «non è più amore».
    Il punto di arrivo non è una statica rassegnazione: stando con te ho conosciuto te ma anche, in modo diverso, me stesso. Scopro potenzialità e anche limiti dentro la mia stessa persona: intuisco che c’è un cammino di crescita che posso fare. L’amore reciproco fa fiorire i due.

    Con

    Gesù e la samaritana dialogano, progressivamente andando in profondità. E al termine del dialogo la donna non è più la stessa. Con le parole dette e ascoltate si costruisce la conoscenza reciproca: il dialogo di coppia è senz’altro un capitolo importante.
    In breve alcune puntualizzazioni.
    Alle coppie va ricordato che occorre dare tempo e modo adeguati al dialogo: quando la vita è frenetica, ci si può illudere che basti passare del tempo assieme, magari in giro a centri commerciali. Il dialogo ha bisogno invece di tempo dedicato, libero da altre distrazioni e occupazioni. Chiede che si scelgano dei luoghi adatti: vi sono coppie che amano tornare a luoghi simbolo del loro percorso. In quel posto il loro aprirsi e confidarsi ha un significato più profondo, testimonia un cammino che diventa sempre più profondo. Il pozzo di Sicar per la samaritana è rimasto un luogo potentemente simbolico.
    Le parole sono necessarie per comprendere prima di tutto se stessi e chi si ha davanti ma non va dimenticato che esse sono sempre polivalenti. Le esperienze, le aspettative, i sentimenti danno alle stesse parole risonanze e significati ben diversi, e di questo si deve tener conto. Il desiderio di dire, narrare, esprimere alla persona amata va accompagnato da una forte sensibilità all’ascolto profondo. Desidero capirti sempre meglio e sempre più, per questo ti faccio spazio non subissandoti dei miei bisogni, delle mie parole, anche delle mie domande.

    «I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare»: la samaritana porta il dialogo su una questione allora fortemente dibattuta e sentita. Si parla e chiede non solo di argomenti futili e non solo della coppia. Ai giorni di oggi così ripiegati sul soggetto, si rischia di vivere l’amore a due come una bolla che isola e separa da un mondo che appare vuoto e banale. Dialogare su temi di attualità, affrontare questioni controverse permette di affinare la conoscenza reciproca e di porre delle basi per affrontare nel futuro decisioni importanti. Anche il conflitto in questo senso aiuta: svela ciò che si sente più intensamente ed evidenzia i tratti salienti del carattere.

    Per

    Nel giorno del matrimonio si chiede se si è giunti liberi e consapevoli al grande passo; la risposta dipende dalla qualità del cammino di conoscenza fatto in precedenza. Comprendersi reciprocamente nella luce dell’amore non è un fine in se stesso, è una forza che illumina per rendere sempre più salda e bella l’alleanza di vita che unisce due persone.
    Amare con tutta la mente è porre delle basi solide per assumersi delle decisioni responsabili, che impegnino il futuro.
    Amare con tutta la mente è affrontare la grande domanda, che sgorga spontanea dall’amore a due: che sia lei la persona cui sono destinato per l’eternità?

    «La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?».

     

    Ide-azione

    La conoscenza da perseguire è prima di tutto quella di sé e della propria storia come un percorso con un senso, cristianamente parlando una vocazione. Amare ed essere amati è una molla potente in questa direzione.
    «Quanto all’osservazione di me stesso, mi ci costringo, non foss’altro che per entrare a far parte di questo individuo in compagnia del quale mi toccherà vivere fino all’ultimo giorno; ma una familiarità che dura da quasi sessant’anni comporta ancora parecchie probabilità di errore. Nel profondo, la mia conoscenza di me stesso è oscura; interiore, inespressa, segreta come una complicità. […]
    Si direbbe che il quadro dei miei giorni come le regioni di montagna, si componga di materiali diversi agglomerati alla rinfusa. Vi ravviso la mia natura, già di per se stessa composita, formata in parti eguali di cultura e d’istinto.
    Affiorano qua e là i graniti dell’inevitabile; dappertutto, le frane del caso. Mi studio di ripercorrere la mia esistenza per ravvisarvi un piano, per individuare una vena di piombo o d’oro, il fluire d’un corso d’acqua sotterraneo, ma questo schema fittizio non è che un miraggio della memoria. Di tanto in tanto, credo di riconoscere la fatalità in un incontro, in un presagio, in un determinato susseguirsi di avvenimenti, ma vi sono troppe vie che non conducono in alcun luogo, troppe cifre che a sommarle non danno alcun totale». [Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar]
    Chiediamo ai fidanzati di prendere posizione rispetto a questo testo, di reagire… è proprio vero che ci sono troppe vie che non conducono in alcun luogo? Che la conoscenza di sé resta per lo più confusa e oscura? L’amore a due è una grazia in questo compito? Come?

    Diversità e differenza costituiscono il fattore principale che attiva il desiderio di conoscere. Sulla loro distinzione una breve e chiara sintesi in Angelo Scola, Uomo-donna. Il ‘caso serio dell’amore’, Marietti 1820, Genova-Milano 2002, specie pp. 15-28. La diversità (etimologicamente da dis-vertere) è cambiare direzione per non incontrare l’altro (è il verbo del lasciare, del divorzio). Differenza (dis-ferre) significa portarsi da una parte ad un’altra. Mentre la diversità dice allontanamento, la differenza evoca la possibilità di spostarsi per incontrare un altro luogo-persona.
    Chi accompagna i fidanzati evidenzi quanto positiva sia la differenza/diversità come spinta alla conoscenza… e quanti rischi ci possano essere in ciò. I fidanzati siano invitati ad «amare con tutta la mente» distinguendo ciò che sta sul versante della diversità e quindi rischia di lacerare il rapporto, e ciò che invece è sul versante della differenza, e può essere uno stimolo ad un’alleanza sempre più ricca e intensa.
    L’io cresce in consapevolezza di fronte a un tu, che lancia segnali e porta alla luce l’identità, anche nelle sue aree più celate. Ai fidanzati diamo del tempo per riflettere sui cambiamenti nella conoscenza di sé che l’incontro con l’altro ha attivato: «conoscendoti ho scoperto aspetti di me di cui non sapevo e di cui ti sono grato». Una volta messo ciò per iscritto in forma di lettera, la si scambierà con l’altro.

    Ascoltiamo e commentiamo di Franco Battiato Tutto l’universo obbedisce all’amore. Il musicista canta la delicatezza dell’amore che ci chiede di accogliere e riconoscere la persona amata come se si fosse un ospite premuroso in casa d’altri.

    Avara la vita in due fatta di lievi gesti,
    e affetti di giornata, consistenti o no,
    bisogna muoversi come ospiti pieni di premure,
    con delicata attenzione per non disturbare.
    Ed è in certi sguardi che si vede l’infinito

    Stridono le auto come bisonti infuriati
    le strade sono praterie,
    accanto a grattacieli assonnati
    come possiamo tenere nascosta la nostra intesa
    ed è in certi sguardi che si intravede l’infinito

    Tutto l’universo obbedisce all’amore,
    come puoi tenere nascosto un amore,
    ed è così che ci trattiene, nelle sue catene,
    tutto l’universo obbedisce all’amore…

    Come possiamo tenere nascosta la nostra intesa
    ed è in certi sguardi che si nasconde l’infinito

    Tutto l’universo obbedisce all’amore,
    come puoi tenere nascosto un amore,
    ed è così che ci trattiene,
    nelle sue catene,
    tutto l’universo obbedisce all’amore…
    obbedisce all’amore.


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