La fatica

per l'edificazione

della Chiesa

«Maria si alzò e andò in fretta» (Lc 1,39)

Pier Giorgio Micchiardi

Pontormo-Visitazione1
Pontormo, Visitazione

Carissimi tutti, offro questo mio scritto in una circostanza particolarmente significativa: l'ormai prossimo inizio del Giubileo straordinario della Misericordia indetto da Papa Francesco. La Bolla di indizione del Giubileo e gli scritti pubblicati al riguardo, nonché quelli editi in occasione del recente Sinodo dei Vescovi sulla famiglia e del Convegno della Chiesa Italiana a Firenze, materiale assai ricco di contenuti, suggeriscono l'opportunità di uno scritto breve. Mi limiterò a proporre qualche riflessione sulla vita della nostra Chiesa particolare alla luce del Giubileo e a richiamare alcuni impegni pastorali assunti negli scorsi anni e che devono ancora essere tenuti in considerazione. Invito tutti a leggere e a meditare i documenti che si riferiscono agli avvenimenti sopracitati, nonché l'enciclica di Papa Francesco “Laudato sì" e la sua esortazione apostolica “La gioia del Vangelo”, testo programmatico del suo ministero petrino.

1) Le tre fasi del progetto pastorale diocesano

Nell'anno pastorale 2002 - 2003, raccogliendo l'invito espresso dal mio predecessore Monsignor Livio Maritano nel libro sinodale del 1999, è stato presentato un progetto pastorale diocesano, il cui obiettivo era così formulato: “La comunità cristiana riscopre in Cristo la fonte della propria speranza e della gioia e la comunica agli uomini". Nell'anno pastorale 2007 - 2008 è stata avviata la “seconda fase" di tale progetto, la quale proponeva di puntare maggiormente sulla testimonianza che i singoli e le comunità dovrebbero offrire a Cristo risorto. Essa era così formulata: “Rigenerati in Cristo, speranza dell'umanità, siamo testimoni dell'amore di Dio e seminatori di speranza”. La “terza fase” del progetto pastorale, avviata lo scorso anno, era formulata prendendo lo spunto da un'espressione del profeta Ezechiele (cfr Ez.36,26): “Un cuore nuovo, uno spirito nuovo, per nuove forme di comunità tra parrocchie”. Con l’aiuto della grazia di Dio, volevamo intraprendere un cammino di conversione dell’animo, per un rinnovamento dell’azione pastorale, in vista della realizzazione delle “unità pastorali”, onde facilitare l'impegno alla “nuova evangelizzazione", alla missione grazie alla quale la Chiesa, con la collaborazione di tutti i suoi membri, potesse far incontrare Dio con gli uomini e gli uomini con Dio. Tale impegnativo lavoro avrebbe dovuto prepararci alla ricorrenza significativa dei 950 anni dalla dedicazione al culto della chiesa Cattedrale (11 novembre 2017).

2) Lo “stato di salute” della nostra Chiesa particolare

Alla luce di quanto sopra ricordato e tenuto conto di quanto constatato nelle visite pastorali (dall’autunno dell’anno scorso sto svolgendo la terza visita pastorale), posso affermare con verità e serenità, che il cammino della nostra Chiesa particolare è in salita, fa fatica a procedere, anche a motivo delle mie limitatezze, che riconosco umilmente. Mi sono ricordato, al riguardo, di una lettera che, nel lontano 2002, mi scrisse un confratello parroco, già passato a miglior vita: “Voglia scusarmi per le mie assenze ed insufficienze... Dati i miei anni non riesco (proprio non riesco) ad attivare in parrocchia tutte quelle organizzazioni e strutture che penso, credo sarebbero utili o forse indispensabili proprio non ne sono capace. Mi perdoni. Finché posso cercherò di fare del mio meglio”. Ritornano alla memoria le parole contenute nell’orazione colletta della Liturgia in occasione della solennità di San Guido: “la fatica per I’edificazione della Chiesa", parole che ho posto nel titolo della presente lettera. Forse le citate difficoltà, fatiche, Ientezze derivano non tanto dalla cattiva volontà, quanto piuttosto dall'aver presentato e percepito il piano pastorale diocesano soprattutto come frutto del nostro lavoro personale e comunitario. Esso deriva certamente dal nostro darsi da fare, ma innanzitutto è frutto della fede nella buona notizia di Gesù, volto della misericordia del Padre, amore incondizionato di Dio. Per questo l’espressione con cui veniva presentata la “terza fase" del progetto pastorale diocesano iniziava con l’affermare la necessità di “un cuore nuovo", di “uno spirito nuovo", dono della grazia di Dio che ci precede. Solo a questa condizione è possibile avviarci verso “nuove forme di comunità parrocchiali”. Vengono in mente le parole con cui Gesù, nell’evange|o di Marco, dà inizio alla sua missione: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15). ll significato profondo di questo annuncio è: convertitevi credendo al Vangelo, alla presenza di Dio nella storia, di Dio che accoglie, dona il perdono gratuito e offre la possibilità di un cammino di vita nuova. In questa prospettiva Papa Francesco invita ad annunciare Gesù Cristo, che porta la gioia della misericordia di Dio e facilita, grazie alla comunione dei credenti, un cammino di vita nuova, di vita diversa, di vita conforme al Vangelo. “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall'isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia" (Evangelii gaudium n.1). Toccati e trasformati dalla gioia del Vangelo e dalla misericordia di Dio sperimentata nella nostra vita, potremo cambiare stili di vita quotidiana nello svolgere gli impegni pastorali. Solo cosi avremo la capacità di continuare, ciascuno secondo la propria personale vocazione e nel proprio ambiente di vita, ad essere annunciatori e testimoni della compassione di Gesù. Si ricordi, al riguardo, il contesto che inquadra la missione dei dodici e il “discorso missionario" di Gesù riferiti dall'evangelista Matteo al termine del capitolo 9 e all'inizio del capitolo 10: “Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il Vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: - La messe è molto abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore delle messe, perché mandi operai nella sua messe!” (Mt 9, 35 - 38). Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità (Mt 10, 1).

3) Maria, annunciatrice della misericordia del Signore

Il titolo di questa mia comunicazione mette in evidenza le difficoltà che incontriamo, nell’impegno personale e comunitario, ad essere testimoni del Vangelo e a costruire la Chiesa. Il sottotitolo invita a guardare a Maria che, portando Gesù in grembo, va in fretta a far visita e a servire la cugina. Ella è salutata da Elisabetta come donna di fede: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto" (Lc 1,45). Ella testimonia la sua fede magnificando la misericordia, la compassione di Dio: “grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono” (Lc 1, 50.54). Maria sia la nostra guida per un rinnovato ed entusiasta impegno nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo; Maria ci conduca a sperimentare in noi stessi la misericordia di Dio, a viverla e a testimoniarla. Scrive papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia: “Presso la croce, Maria insieme a Giovanni, il discepolo dell’amore, è testimone delle parole di perdono che escono dalle labbra di Gesù. Il perdono supremo offerto a chi lo ha crocifisso ci mostra fin dove può arrivare la misericordia di Dio. Maria attesta che la misericordia del Figlio di Dio non conosce confini e raggiunge tutti senza escludere nessuno. Rivolgiamo a lei la preghiera antica e sempre nuova della Salve Regina, perché non si stanchi mai di rivolgere a noi i suoi occhi misericordiosi e ci renda degni di contemplare il volto della misericordia, suo Figlio Gesù” (n.24). Aggiungo: per poterlo, così, annunciare e testimoniare con rinnovato entusiasmo, secondo modalità che ogni comunità cristiana riterrà più conforme alle necessità del territorio in cui essa vive.

4) Impegni concreti per il corrente anno pastorale 2015 - 2016

a) Essere misericordiosi con i propri simili

Una difficoltà che proviamo nel vivere la vita di relazione con gli altri e la vita nelle nostre comunità cristiane consiste nella fatica a guardare con occhio benevolo i propri simili, i propri fratelli di fede, specialmente quando nei rapporti vicendevoli c’è stata sgarbatezza, maldicenza, ingiustizia. Chiediamo a Maria Vergine, come sopra ricordato, di contemplare il volto della misericordia di Dio, suo Figlio Gesù, e di sperimentare e rivivere i suoi sentimenti. C'è un bellissimo brano dell’aposto|o Paolo che ci può aiutare al riguardo. La comunità di Filippi, particolarmente attaccata a Paolo, è tuttavia viziata da una prassi non cristiana, da un atteggiamento che non tiene conto del mistero della croce di Gesù. Quali sono gli svarioni della Comunità cristiana di Filippi? Conflitti e divisioni (cap 2,2) vanagloria, rivalità, orgoglio (2,3); egoismo (2,4). Da pastore di una comunità a cui è particolarmente affezionato, Paolo afferma che è possibile superare tali difficoltà. Essi hanno già esperienza dell’amore di Cristo (2,1). È necessario riattivare tale esperienza, vivendo gli stessi sentimenti di Gesù (2,5), sentimenti che Gesù impara dal Padre e che concretizza nel non tenere gelosamente per sé la sua uguaglianza con Lui, ma nel “decentrarsi” da Lui, compiendo la sua volontà, assumendo la natura umana e facendosi obbediente fino alla morte in croce (2,6 - 8). Così i cristiani di Filippi devono esercitarsi nell’uscire dal “per me” imitando la solidarietà di Cristo. Di conseguenza impegniamoci, nell’anno santo della misericordia, a guardare con occhio benevolo gli altri, a perdonarci a vicenda i nostri errori, a stimare i doni del nostro prossimo. Credendo nella misericordia di Dio, che ci precede sempre e si dona a noi, offrendo misericordia ai nostri simili, in primo luogo ai nostri fratelli nella fede, faciliteremo chi ha commesso errori a percorrere un cammino di conversione, che ristabilisca anche la giustizia. Scrive Papa Francesco nella citata Bolla: “La misericordia non è contraria alla giustizia, ma esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un’ulteriore possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere” (n.21).

b) Continuare nelle zone pastorali, il cammino verso la costituzione delle “Unità pastorali"

Nella lettera per |’anno pastorale 2014 - 2015 chiedevo l’impegno a compiere il primo passo verso la costituzione delle “unità pastorali”. Passo caratterizzato dallo slogan “Parliamone insieme”. Si dovevano organizzare incontri per studiare ipotesi di come poter realizzare una “unità pastorale". ll compito è stato svolto, ma non dappertutto con la stessa convinzione. Si rende pertanto necessario continuare il cammino, sotto la guida del Delegato zonale e con I’aiuto della apposita “Commissione diocesana”, costituita per sostenere il lavoro da farsi nelle zone. Nei prossimi mesi di gennaio e febbraio incontrando, zona per zona, i sacerdoti e i diaconi, rilancerò l’impegno al cammino verso queste “nuove forme di unità tra parrocchie”, in vista di un processo di rivitalizzazione delle nostre comunità in senso missionario.

c) Ridare vitalità alla pastorale vocazionale, alla pastorale dei ragazzi e dei giovani, alla pastorale familiare

Gli incaricati diocesani per detti specifici impegni pastorali comunicheranno le iniziative che al riguardo sono programmate a livello diocesano: non sono molte, ma sono molto utili per aiutare le persone a rendersi conto che fanno parte di una comunità più ampia di quella parrocchiale o del gruppo o del movimento ecclesiale a cui appartengono. Qui mi permetto di ricordare la necessità che, in ogni parrocchia o gruppo di parrocchie (a questo riguardo riveste particolare importanza il lavoro a livello di “unità pastorale") si ponga attenzione a scoprire e a coltivare germi di vocazione alla vita presbiterale e religiosa. Ci rendiamo conto della scarsità di vocazioni. Dobbiamo essere più attenti a favorirle con la preghiera, l'ascolto e l'accompagnamento dei ragazzi e dei giovani. Richiamo, ancora in vista dell’educazione cristiana dei ragazzi, |’importanza degli oratori. A questo riguardo segnalo il servizio per l’animazione degli oratori offerto dalI’Azione Cattolica Ragazzi (A.C.R.) e dall'Associazione Diocesana “Noi”. L’A.C.R. offre anche possibilità di corsi di “catechesi esperienziale”. Dal 26 al 30 luglio prossimo si terrà a Cracovia, con la presenza di Papa Francesco, la XXXI Giornata mondiale della gioventù, nel ricordo di San Giovanni Paolo II, ideatore di tali incontri. Anche la nostra Diocesi vi parteciperà. Chiedo che nelle parrocchie si dia particolare importanza a tale evento, segnalando all'Ufficio diocesano per la pastorale giovanile, i nominativi dei giovani disposti a partecipare ad esso. Infine, sulla scia dell'importante evento del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia chiedo d’intensificare |’impegno a sostenere le famiglie cristiane nel vivere la loro vocazione e ad essere vicini alle coppie di sposi che vivono situazioni difficili e conflittuali all'interno del loro matrimonio.

d) Il problema dei rifugiati e degli immigrati

Il 2015 sarà ricordato come l’ “anno orribile” dell'immigrazione, non solo per l’elevato numero di profughi e di morti, che si sono registrati sino ad oggi, ma anche per la debolezza e l’egoismo che molte nazioni hanno dimostrato nell'affrontare quella che, innanzitutto, è una emergenza umanitaria. Il Santo Padre ha esortato più volte ad essere accoglienti nei confronti di questi nostri fratelli bisognosi. Siamo consapevoli dei problemi legati ai fenomeni migratori, ma l’anno giubilare della misericordia dovrà essere, per ogni credente, per ogni comunità cristiana, occasione per opere di misericordia, di accoglienza e sostegno ai deboli, di aiuto all’integrazione dei nuovi arrivati nel tessuto della nostra società. La Conferenza episcopale italiana ha dato indicazioni circa l'accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo (testo disponibile sul sito www.chiesacattolica.it). L’ufficio diocesano per le migrazioni offre suggerimenti sul come affrontare questioni pratiche inerenti alle problematiche sopra ricordate.

e) Eventi e luoghi diocesani ger |’avvenimento giubilare

Come richiesto dal Santo Padre, l’anno giubilare avrà inizio anche in Diocesi, con l'apertura della “porta santa” della Cattedrale, domenica 13 dicembre 2015, alle ore 15,30. Altre chiese sono state scelte come luoghi giubilari, e precisamente: - Il santuario di N.S. delle Rocche in Molare - Il santuario di N.S. delle Grazie in Cairo Montenotte - Il santuario di S. Maria Domenica Mazzarello in Mornese Ricordo I’importanza della riscoperta del sacramento della riconciliazione e l’impegno nelle opere di misericordia corporale e spirituale. Scrive Papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo straordinario: “I Pastori, specialmente durante il tempo forte della Quaresima, siano solleciti nel richiamare i fedeli ad accostarsi “al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia“ (Eb. 4.16) [n.18]. ‘È mio vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale. Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati dalla misericordia divina” (n.15). Siccome il pellegrinaggio è un segno particolare dell’Anno Santo, organizzeremo un pellegrinaggio diocesano a Roma, in data da destinarsi.

5) “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv. 2,4): il testamento di Maria, Madre della Chiesa

Maria annuncia e testimonia con gioia alla cugina Elisabetta la Misericordia di Dio e, madre nonché discepola del Figlio (cfr Gv. 2,12), ci lascia, come sue ultime parole registrate nei Vangeli, una consegna entusiasmante e impegnativa: fare tutto ciò che il suo Figlio Gesù ci dice. Ella ci invita alla docilità nei confronti del suo Figlio, quale madre della Chiesa. Come preparazione immediata alla celebrazioni giubilari della nostra chiesa Cattedrale (novembre 2017) desidererei ardentemente che la statua della Madonna Pellegrina, passando con la sua effige, come negli anni cinquanta attraverso le zone pastorali della Diocesi. facesse risuonare in ogni comunità cristiana il suo testamento spirituale (“Qualsiasi cosa Gesù vi dica fatela”). Tale pellegrinaggio potrebbe iniziare dopo la conclusione dell’anno santo della misericordia. Al consiglio pastorale diocesano, in quanto espressione di tutte le vocazioni presenti nella nostra Chiesa particolare, affido la riflessione sulla fattibilità di tale evento, e poi, eventualmente, le indicazioni per la sua concreta attuazione. Perché esso possa essere un evento che incida nella vita della nostre comunità cristiane dovrebbe essere naturalmente preparato e sostenuto dalla preghiera. Inoltre la peregrinazione della statua della Madonna Pellegrina potrebbe essere accompagnata dalla presentazione delle quattro Costituzioni emanate dal Concilio Vaticano ll, testi fondamentali per la vita del cristiano, membro di una Chiesa sulla quale risplende la luce del volto di Cristo (“Lumen gentium”); persona nutrita dalla Parola di Dio (“Dei Verbum”), immersa nel mistero della morte e risurrezione di Cristo (“Sacrosantum Concilium”) e ben inserita nella storia (“Gaudium et spes”). Scrive Papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia: “La chiesa sentiva il bisogno di mantenere vivo quell’evento conciliare. Per lei iniziava un nuovo percorso della sua storia. Una nuova tappa dell’evangelizzazione di sempre. Un nuovo impegno per tutti i cristiani per testimoniare con più entusiasmo e convinzione la loro fede. La Chiesa sentiva la responsabilità di essere nel mondo il segno vivo dell’amore del Padre”. (n.4) Mentre auguro a tutti un buon anno pastorale, sostenuto dall'amore del Signore e dal conforto dell’amicizia da parte dei fratelli e sorelle di fede, assicuro il ricordo al Signore, che chiedo anche per la Diocesi tutta e per me. Concludo con le parole di Papa Francesco “Dal cuore della Trinità, dall'intimo più profondo del mistero di Dio, sgorga e scorre senza sosta il grande fiume della misericordia. Questa fonte non potrà mai esaurirsi, per quanti siano quelli che vi si accostano. Ogni volta che ognuno ne avrà bisogno, potrà accedere ad essa, perché la misericordia di Dio è senza fine. Tanto è imperscrutabile la profondità del mistero che racchiude, tanto è inesauribile la ricchezza che da essa proviene”. (Bolla di indizione n.25).

Acqui Terme 29 novembre 2015 1° Domenica di Avvento

+ Pier Giorgio Micchiardi Vescovo