I Ventenni

l’età delle scelte

Lettera Pastorale 2017-2018

Verso il Sinodo sui giovani

Simone Giusti, vescovo di Livorno


Carissimi una sera di giugno ero alla Rotonda di Ardenza e cercavo un luogo dove mi aspettavano per un saluto, non sapendo di preciso ove fosse, ho chiesto informazioni a un gruppo di giovani i quali non solo prontamente mi hanno dato le notizie che chiedevo ma riconoscendomi, e ricordando quando li avevo cresimati, hanno voluto accompagnarmi sino a destinazione con grande calore e cordialità.
I giovani sono splendidi e capaci di fare cretinate incredibili. Eroi nella solidarietà e primi attori del narcisismo: tutto contemporaneamente.
Tanti di questi giovani hanno ricevuto il battesimo, molti hanno preso parte alla messa di prima comunione, diversi hanno scelto di vivere il sacramento della Confermazione. Un 10% gira ancora intorno alla parrocchia, moltissimi sono altrove ma non contro. Credenti o agnostici che siano sono giovani che debbono necessariamente fare delle scelte di vita, di lavoro, di affetti, di tutto. È l’età dei sogni e delle incertezze. A questi giovani per aprire un dialogo, ho scritto una lettera.
A questi giovani dai 16 ai 30 anni, il Santo Padre Papa Francesco, si è rivolto convocando il prossimo Sinodo.
Sinodo dei Giovani: un cammino nella prospettiva dell’Amoris laetitia Papa Francesco ha scelto la logica della continuità, chiedendo di approfondire un ambito che è già stato analizzato nel doppio Sinodo 2014-2015. Infatti quando nell’ottobre 2013 il Papa annunciò un doppio Sinodo sulla famiglia (2014-2015), qualcuno si interrogò sull’opportunità di concentrare l’attenzione della Chiesa sullo stesso tema per oltre un biennio. Tre anni dopo Francesco rilancia.
Di famiglia, e in questo caso del futuro della famiglia che sono i giovani – con l’assoluta emergenza della crescente incapacità di assumere scelte definitive e del ruolo che la fede gioca nel dare senso agli snodi fondamentali della vita – si continuerà a parlare fino al 2018. E probabilmente anche dopo, visto che è logico attendere una nuova esortazione postsinodale.  Una scelta nella logica della continuità che mostra come il Papa ritenga fondamentale riflettere ancora sulle strategie più opportune per preparare e accompagnare, in tutte le sue fasi, il mistero dell’amore. «La coppia che ama e genera la vita è la vera “scultura” vivente... capace di manifestare il Dio creatore e salvatore» [1]. Indicando il rapporto tra i giovani e le scelte vocazionali come argomento del prossimo Sinodo dei vescovi, Francesco intende infatti approfondire quanto già emerso dalle due assemblee del biennio scorso, da lui poi ripreso e sviluppato nell’Amoris laetitia.
A questi giovani noi vogliamo rivolgerci. Proviamo a farlo anche cercando di individuare insieme forme nuove di attenzione, di ascolto e di proposta pastorale.

1. AL TEMPO DEL PROVVISORIO: LA SFIDA DELLE SCELTE DEFINITIVE

Nei nodi della cultura contemporanea Facendoci attenti ai giovani alcuni aspetti, rilevanti dal punto di vista antropologico, influiscono in modo particolare sul loro processo educativo: - l’eclissi del senso di Dio e - l’offuscarsi della dimensione dell’interiorità, - l’incerta formazione dell’identità personale in un contesto plurale e frammentato, - le difficoltà di dialogo tra le generazioni, - la separazione tra intelligenza e affettività.
Si tratta di nodi critici che vanno compresi e affrontati senza paura, accettando la sfida di trasformarli in altrettante opportunità educative.
Le persone fanno sempre più fatica a dare un senso profondo all’esistenza.
Ne sono sintomi il disorientamento, il ripiegamento su se stessi e il narcisismo, il desiderio insaziabile di possesso e di consumo, la ricerca delsesso slegato dall’affettività e dall’impegno di vita, l’ansia e la paura, l’incapacità di sperare, il diffondersi dell’infelicità e della depressione. Ciò si riflette anche nello smarrimento del significato autentico dell’educare e della sua insopprimibile necessità. Il mito dell’uomo “che si fa da sé” finisce con il separare la persona dalle proprie radici e dagli altri, rendendola alla fine poco amante anche di se stessa e della vita.
Le cause di questo disagio sono molteplici – culturali, sociali ed economiche – ma al fondo di tutto si può scorgere la negazione della vocazione trascendente dell’uomo e di quella relazione fondante che dà senso a tutte le altre: «Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia» [2].
Siamo così condotti alle radici dell’“emergenza educativa”, il cui punto cruciale sta nel superamento di quella falsa idea di autonomia che induce l’uomo a concepirsi come un “io” completo in se stesso, laddove, invece, egli diventa “io” nella relazione con il “tu” e con il “noi”. «Una radice essenziale consiste – misembra – in un falso concetto di autonomia dell’uomo: l’uomo dovrebbe svilupparsi solo da se stesso,senza imposizioni da parte di altri, i quali potrebbero assistere ilsuo autosviluppo, ma non entrare in questo sviluppo. In realtà, è essenziale per la persona umana il fatto che diventi se stessa solo dall’altro, l’ ‘io’ diventa se stesso solo dal ‘tu’ e dal ‘noi’, è creato per il dialogo, per la comunione sincronica e diacronica.
E solo l’incontro con il ‘tu’ e con il ‘noi’ apre l’ ‘io’ a se stesso. [3]

Ma dove sono i giovani?

Sul sentimento, sulle emozioni, Sugli affetti, sulla poesia.
Sulla soggettività che sovente diventa individualismo.
Sono passati dal “cogito ergo sum” a: “ho pulsioni dunque sono”.
Siamo nella cultura della sensitività: ilsesso e la sessualità ne sono la sua epifania.
Ciò che è piacere è bene, ciò che è dolore è male.
Questa è la cultura della seconda adolescenza, dei giovani nell’età delle scelte difficili senza più orizzonti di senso. Tutto è liquido, non esistono scelte irreversibili neppure quelle affettive. Rimangano ancora i legami di sangue con i genitori, i fratelli, i parenti ma anch’essisi vanno indebolendo. La famiglia di appartenenza o quella in edificazione, è vissuta tra adolescenza affettiva, paure, convivenze occasionali o effettive. Il lavoro a cui ci si prepara è visto come un miraggio e quando il lavoro già lo si vive, è sovente alienante perché finalizzato spesso solo all’obiettivo di avere denaro. Ma spesso il lavoro non c’è e non è neppure intravisto o si presenta in forme molto occasionali.

I luoghi dove poterli incontrare sono:
- Il cellulare, il web: sono sempre connessi.
- La notte: in particolare il sabato e la domenica notte.
- La TV, li vede per ore presenti.
- La musica, li accompagna costantemente.
- Il tempo libero: natura, sport, città d’arte, santuari, belle chiese, monasteri.
- La scuola superiore e l’università.
- L’alternanza scuola lavoro.
- I luoghi di lavoro.
- L’affettività, la convivenza e la preparazione al matrimonio.
- La Comunità Cristiana con le sue “stanze” (chiesa e oratori, strade e cittadella della spiritualità) e con le persone che le abitano.
- la Chiesa quando riesce a farsi compagnia, presenza nel mondo del lavoro, della scuola, dello sport, del tempo libero, della famiglia se vi sono adulti significativi.

L’Amoris letitia e i giovani

Già nel Sinodo sulla famiglia si è parlato di giovani. Facile, scorrendo il testo dell’esortazione postsinodale “Amoris letitia” appunto, individuare gli spunti relativi all’immenso e complesso “pianeta giovani” che potranno rappresentare altrettanti punti da cui ripartire per proseguire e completare la nostra riflessione.
Già nel secondo capitolo, dedicato alla “Realtà e alle sfide della famiglia”, il Papa si sofferma sull’inverno demografico e s’interroga sui motivi che inducono 9 tanti giovani a rimandare, o peggio a non prendere neppure in considerazione, l’ipotesi di formare una famiglia. E, dopo aver passato in rassegna una serie di ragioni socio-economiche e culturali [4], indica nel paragrafo successivo «l’indebolimento della fede e della pratica religiosa» che determina più grandi solitudini.
Il tema dell’impegno vocazionale inteso come preparazione alle scelte che contano – che si può leggere in realtà nell’ordito dell’intero testo – emerge in modo distinto nel capitolo settimo tutto giocato sull’educazione dei giovani. Il Papa si rivolge a genitori ed educatori ma, rovesciando le prospettive. Ecco il grande tema del rapporto tra libertà e responsabilità [5] che tocca da vicino la sensibilità dei giovani. E poi l’urgenza di riproporre questioni di ordine morale con un linguaggio comprensibile ai ragazzi [6]. Realismo, socializzazione, discernimento, consumo, nuovi media – con l’efficace sottolineatura legata al rischio dell’“autismo tecnologico” – sono altri problemi che intercettano da vicino la realtà giovani. E poi la dibattuta questione della sessualità a cui in Amoris laetitia sono dedicati ben sei paragrafi [7], con un’analisi che non si nasconde le difficoltà di immaginare un percorso coerente in una società che tende «a banalizzare e impoverire» il linguaggio del corpo, ma ribadisce la fiducia nella possibilità di accompagnare i giovani «al rispetto e alla stima della differenza», con una lettura non scontata e senza rigidità sulla realtà del maschile e sul femminile. Verità umana che serve come collegamento per l’ambito del trascendente, con l’altrettanto spinosa questione della trasmissione della fede [8]. Ricchi di questo Magistero proviamo a procedere con la nostra riflessione.

2. L’ASCOLTO DIVIENE METODO

Due ragazze mi hanno chiesto: ”Hai detto che conosci Gesù e che l’hai incontrato? Ma hai incontrato veramente Gesù o ci prendi in giro? Se è tutto vero, fallo incontrare anche a noi due e crederemo”.

Sulle orme del discepolo amato [9]

Offriamo come ispirazione al percorso richiesto dalle due ragazze, Irene e Sara, un’icona evangelica: Giovanni, l’apostolo. Nella lettura tradizionale del Quarto Vangelo egli è sia la figura esemplare del giovane che sceglie di seguire Gesù, sia «il discepolo che Gesù amava» [10]. «Fissando lo sguardo su Gesù che passava, [Giovanni il Battista] disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio» [11]. Nella ricerca del senso da dare alla propria vita, due discepoli del Battista si sentono rivolgere da Gesù la domanda penetrante: «Che cercate?». Alla loro replica «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?», segue la risposta-invito del Signore: «Venite e vedrete». Gesù li chiama al tempo stesso a un percorso interiore e a una disponibilità a mettersi concretamente in movimento, senza ben sapere dove questo li porterà. Sarà un incontro memorabile, tanto da ricordarne perfino l’ora. Grazie al coraggio di andare e vedere, i discepoli sperimenteranno l’amicizia fedele di Cristo e potranno vivere quotidianamente con Lui, farsi interrogare e ispirare dalle sue parole, farsi colpire e commuovere dai suoi gesti. Giovanni, in particolare, sarà chiamato a essere testimone della Passione e Resurrezione del suo Maestro.
Nell’ultima cena [12], la sua intimità con Lui lo condurrà a reclinare il capo sul petto di Gesù e ad affidarsi alla Sua parola. Nel condurre Simon Pietro presso la casa del sommo sacerdote, affronterà la notte della prova e della solitudine [13].
Presso la croce accoglierà il profondo dolore della Madre, cui viene affidato, assumendosi la responsabilità di prendersi cura di lei [14]. Nel mattino di Pasqua egli condividerà con Pietro la corsa tumultuosa e piena di speranza verso il sepolcro vuoto [15]. Infine, nel corso della straordinaria pesca presso il lago di Tiberiade [16], egli riconoscerà il Risorto e ne darà testimonianza alla comunità.
La figura di Giovanni ci può aiutare a cogliere l’esperienza vocazionale come un processo progressivo di discernimento interiore e di maturazione della fede, che conduce a scoprire la gioia dell’amore e la vita in pienezza nel dono di sé e nella partecipazione all’annuncio della Buona Notizia.

3. LA RICERCA DELLA BELLEZZA

La perla preziosa, il tesoro del campo, la fonte d’acqua viva.
Da un’intuizione a un’esperienza riflessa.
È necessaria una pastorale giovanile la quale a partire da una teologia estetica, appunto la Via della Bellezza, sappia proporre belle esperienze dove risplende la pienezza dell’umano proprio perché ricche della presenza lucente e calda di Dio.
Quindi siamo chiamati come Chiesa a percorrere e proporre:    
- Belle esperienze di carità
- Belle esperienze di incontro con chi, gratuitamente, mi ascolta perché gli premo
- Belle esperienze con la natura
- Belle esperienze di impegno sociale e di giustizia
- Belle esperienze di relazioni affettive e di vita coniugale
- Belle esperienze di preghiere, belle liturgie
- Belle esperienze di comunità, dalle Comunità Ecclesiali di Base alla grande Comunità Eucaristica parrocchiale e o diocesana, dove sperimentare la triplice condivisione degli Atti: la carità, la preghiera, la missione.
Se siamo i custodi della pienezza dell’Amore: Gesù, facciamoglielo incontrare!

Alla scuola di Cristo, maestro e pedagogo [17]

Di fronte ai nodi che oggi caratterizzano la sfida educativa, ci mettiamo ancora una volta alla scuola di Gesù. Lo facciamo con grande fiducia,sapendo che egli è il «Maestro buono» [18], che ha parlato e ha agito, mostrando nella vita ilsuo insegnamento.
Nel gesto della lavanda dei piedi dei suoi discepoli, nell’ora in cui li amò sino alla fine, egli si presenta ancora come colui che ci educa con la sua stessa vita.[19] Gesù è per noi non “un” maestro, ma “il” Maestro. La sua autorità, grazie alla presenza dinamica dello Spirito, raggiunge il cuore e ci forma interiormente, aiutandoci a gestire, nei modi e nelle forme più idonee, anche i problemi educativi.

Formare alla vita secondo lo Spirito, fine dell’educazione cristiana [20]

La Chiesa promuove nei suoi figli anzitutto un’autentica vita spirituale, cioè un’esistenza secondo lo Spirito [21]. Essa non è frutto di uno sforzo volontaristico, ma è un cammino attraverso il quale il Maestro interiore apre la mente e il cuore alla comprensione del mistero di Dio e dell’uomo: lo Spirito che «il Padre manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» [22].
Lo Spirito forma il cristiano secondo i sentimenti di Cristo, guida alla verità tutta intera, illumina le menti, infonde l’amore nei cuori, fortifica i corpi deboli, apre alla conoscenza del Padre e del Figlio, e dà «a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità» [23]. La formazione spirituale tende a farci assimilare quanto ci è stato rivelato in Cristo, affinché la nostra esistenza possa corrispondere ogni giorno di più al suo dono: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» [24]. L’azione dello Spirito plasma la vita in questa prospettiva: «Il culto gradito a Dio diviene così un nuovo modo di vivere tutte le circostanze dell’esistenza in cui ogni particolare viene esaltato, in quanto vissuto dentro il rapporto con Cristo e come offerta a Dio» [25].

Promuovere un’autentica vita spirituale risponde alla richiesta, oggi diffusa, di accompagnamento personale

Si tratta di un compito delicato e importante, che richiede profonda esperienza di Dio e intensa vita interiore. L’accoglienza del dono dello Spirito porta ad abbracciare tutta la vita come vocazione. Nel nostro tempo, è facile all’uomo ritenersi l’unico artefice del proprio destino e pertanto concepirsi «senza vocazione» [26].
Per questo è importante che nelle nostre comunità ciascuno impari a riconoscere la vita come dono di Dio e ad accoglierla secondo il suo disegno d’amore. Come ha affermato il Concilio Vaticano II, Gesù Cristo, manifestandoci il mistero del Padre e del suo amore, ha rivelato anche l’uomo a se stesso, rendendogli nota la sua altissima vocazione [27] che è essenzialmente chiamata alla santità, ossia alla perfezione dell’amore [28]. La nostra azione educativa deve «riproporre a tutti con convinzione questa ‘misura alta’ della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione» [29]. La Chiesa attinge alla sua grande tradizione spirituale, proponendo ai fedeli cammini di santità, con un’adeguata direzione spirituale, necessaria al discernimento della chiamata.

Gesù e i discepoli: «Venite e vedrete» [30]

In Gesù, maestro di verità e di vita che ci raggiunge nella forza dello Spirito, noi siamo coinvolti nell’opera educatrice del Padre e siamo generati come uomini nuovi, capaci di stabilire relazioni vere con ogni persona. È questo il punto di partenza e il cuore di ogni azione educativa. Un incontro che genera un cammino.
«Cristiani si diventa, non si nasce» [31]. Questo notissimo detto di Tertulliano sottolinea la necessità della dimensione propriamente educativa nella vita cristiana.
Si tratta di un itinerario condiviso, in cui educatori ed educandi intrecciano un’esperienza umana e spirituale profonda e coinvolgente. Educare richiede un impegno nel tempo, che non può ridursi a interventi puramente funzionali e frammentari; esige un rapporto personale di fedeltà tra soggetti attivi, che sono protagonisti della relazione educativa, prendono posizione e mettono in gioco la propria libertà. Essa si forma, cresce e matura solo nell’incontro con un’altra libertà; si verifica solo nelle relazioni personali e trova il suo fine adeguato nella loro maturazione. Esiste un nesso stretto tra educare e generare: la relazione educativa s’innesta nell’atto generativo e nell’esperienza di essere figli [32]. L’uomo non si dà la vita, ma la riceve.

Gesù ci invita a seguirlo sulla via delle beatitudini [33]

Al centro dell’esperienza cristiana c’è l’incontro tra la libertà di Dio e quella dell’uomo, che non si annullano a vicenda. La libertà dell’uomo, infatti, viene continuamente educata dall’incontro con Dio, che pone la vita dei suoi figli in un orizzonte nuovo: «Abbiamo creduto all’amore di Dio così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» [34].
La meta del cammino consiste nella perfezione dell’amore. Il Maestro ci esorta: «Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste» [35].

4. I LUOGHI DELLA VICINANZA

Una Chiesa in ascolto che sostiene con la preghiera e aiuta con l’educazione e il discernimento, i suoi figli a saper scegliere e vivere la propria vocazione. [36] Un’autentica educazione deve essere in grado di parlare al bisogno di significato e di felicità delle persone. Il messaggio cristiano pone l’accento sulla forza e sulla pienezza di gioia [37] donate dalla fede, che sono infinitamente più grandi di ogni desiderio e attesa umani. Il compito dell’educatore cristiano è diffondere la buona notizia che il Vangelo può trasformare il cuore dell’uomo, restituendogli ragioni di vita e di speranza. Siamo nel mondo con la consapevolezza di essere portatori di una visione della persona che, esaltandone la verità, la bontà e la bellezza, è davvero alternativa al sentire comune.

LA PROPOSTA
Indichiamo ora alcune possibili scelte pastorali che vorrebbero dare concretezza alla volontà di incontro e di formazione per i giovani della nostra diocesi.
Scelte che saranno dibattute, approfondite e colte nelle sue implicanze precise in occasione del prossimo Convegno Ecclesiale di Ottobre.
a) Il gruppo giovani: - come luogo di discernimento e di svelamento della Bellezza, - luogo di educazione al discernimento e alla risposta vocazionale.
- gruppi giovani parrocchiali e/o inter parrocchiali ( cfr. Agesci) - verso gruppi di giovani universitari (FUCI, CL)? - Acli, McL, MLAC: un sogno gruppi di giovani lavoratori?
b) Dal gruppo giovani a itinerari di orientamento vocazionale L’aiuto spirituale, la scuola della Parola, la direzione spirituale: - con la Pastorale Giovanile, - con la Caritas, - con l’Ufficio Missionario, - con il Seminario, - con le Famiglie Religiose.
c) Dai gruppi giovani: il gruppo fidanzati Un itinerario diocesano per la preparazione remota e prossima al matrimonio.
(Proporre alcuni fine settimana, alle coppie di giovani inserite in gruppi ecclesiali e desiderose di fare un percorso di discernimento vocazionale verso il matrimonio.)
d) Verso una proposta Diocesana d’itinerario vocazionale per i conviventi prossimi al sacramento del matrimonio (Un itinerario condiviso per tutte le parrocchie per la preparazione prossima al sacramento)

5. QUALI OPERATORI DI PASTORALE GIOVANILE?

Plurimi e con molteplici competenze. Adulti e giovani. Sacerdoti e religiosi/e, membri di movimenti, associazioni, gruppi parrocchiali e non, ovvero:

a) Comunità Educanti per incontrare Gesù

La Chiesa discepola, madre e maestra [38].
La Chiesa è luogo e segno della permanenza di Gesù Cristo nella storia. Anche nel suo compito educativo, come in tutto ciò che essa è e opera, attinge da Cristo e ne diventa discepola, seguendone le orme, grazie al dono dello Spirito Santo [39]. La Chiesa educa in quanto madre, grembo accogliente, comunità di credenti in cuisi è generati come figli di Dio e si fa l’esperienza delsuo amore.
Nell’unico corpo di Cristo, che è la Chiesa, ogni battezzato ha ricevuto da Dio una personale chiamata per l’edificazione e la crescita della comunità.[40] Nella Chiesa unità non significa uniformità, ma comunione di ricchezze personali.
La complessità dell’azione educativa sollecita i cristiani ad adoperarsi in ogni modo affinché si realizzi «un’alleanza educativa tra tutti coloro che hanno responsabilità in questo delicato ambito della vita sociale. ed ecclesiale» [41] Fede, cultura ed educazione interagiscono, ponendo in rapporto dinamico e costruttivo le varie dimensioni della vita. Se si vuole che essa ottenga il suo scopo, è necessario che tutti i soggetti coinvolti operino armonicamente verso lo stesso fine. Per questo occorre elaborare e condividere un progetto educativo che definisca obiettivi, contenuti e metodi su cui lavorare.
Far nascere «comunità educanti» che siano in grado di accompagnare i giovani a vivere in prima persona tutte le dimensioni della loro vita – la famiglia, lo studio, lo sport, il riposo... – a partire dal rapporto vivo e attuale con Gesù. Lo strumento per raggiungere questo obiettivo è proprio quello della comunità educante, una comunità, cioè, dove l’educazione non è lasciata a specialisti ma emerge da una rete di educatori prima di tutto in grado di coinvolgersi, tra di loro e con la proposta educativa. Solo così potrà nascere quell’unico soggetto educativo con una proposta unitaria che saprà portare i ragazzi all’incontro con Cristo. La comunità educante è di fatto per i giovani «il volto concreto, fisicamente rintracciabile nello spazio e nel tempo, della Chiesa stessa.
Per questo è importante che essa sia espressione della Chiesa-comunione e che sappia dare il giusto spazio alla domenica, che è il «paradigma della vita della comunità che ama, lavora, soffre, riposa. Va quindi curato in particolare lo stile della comunità educante, che deve essere basato sulla fraternità, sul coinvolgimento comunionale di tutte le figure che vivono un rapporto educativo con i giovani.

b) La testimonianza e l’opera dell’educatore

Con la credibilità del testimone [42]
Ogni adulto è chiamato a prendersi cura delle nuove generazioni, e diventa educatore quando ne assume i compiti relativi con la dovuta preparazione e con senso di responsabilità. L’educatore è un testimone della verità, della bellezza e del bene, cosciente che la propria umanità è insieme ricchezza e limite. Ciò lo rende umile e in continua ricerca. Educa chi è capace di dare ragione della speranza che lo anima ed è sospinto dal desiderio di trasmetterla.
La passione educativa è una vocazione, che si manifesta come un’arte sapienziale acquisita nel tempo attraverso un’esperienza maturata alla scuola di altri maestri. Nessun testo e nessuna teoria, per quanto illuminanti, potranno sostituire l’apprendistato sul campo. L’educatore compie ilsuo mandato anzitutto attraverso l’autorevolezza della sua persona. Essa rende efficace l’esercizio dell’autorità; è frutto di esperienza e di competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della vita e con il coinvolgimento personale. Educare è un lavoro complesso e delicato, che non può essere improvvisato o affidato solo alla buona volontà. Il senso di responsabilità si esplica nella serietà con cui si svolge il proprio servizio. Senza regole di comportamento, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, e senza educazione della libertà non si forma la coscienza, non si allena ad affrontare le prove della vita, non si irrobustisce il carattere. Infine, l’educatore si impegna a servire nella gratuità, ricordando che «Dio ama chi dona con gioia» [43].

Passione per l’educazione [44]

È necessario formare gli educatori, motivandoli a livello personale e sociale, e riscoprire il significato e le condizioni dell’impegno educativo. Dato che la libertà dell’uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni. Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale» [45].

LA PROPOSTA
L’avventura è tua!
La Chiesa locale si affianca ai giovani e li sostiene attraverso: Indichiamo ora alcune possibili scelte pastorali che vorrebbero dare concretezza alla volontà di incontro e di formazione per i giovani della nostra diocesi.

A) INCONTRI PASTORALI

1. Convegno Diocesano per Operatori Pastorali e IRC Sul tema: I giovani: dove sono? Dove vanno? Con quali valori? In ascolto della realtà giovanile italiana e in specifico, livornese.
A seguire laboratori tematici per uffici. La riflessione procederà a partire dalla seguenti domande: - Cosa ne è del Sinodo dei Giovani del ’96? - E la Chiesa di Livorno dov’è? - Quali scelte compiere oggi? - Una Chiesa s’interroga ed elabora proposte per le parrocchie e gli Uffici Pastorali Diocesani.

2. Convegno Animatori Giovani Luoghi che vedono presenti i giovani nella Chiesa. Cerchiamo di capire perché? Verso una proposta diocesana per i giovani.
Tavola rotonda: - il volontariato? - Le parrocchie e l’associazionismo.
- Musica, teatro, sport.... ovvero l’Oratorio.

3. Corso di aggiornamento per IRC - Leopardi e i giovani di oggi. (3gg residenziale)

4. Aggiornamento del clero e operatori pastorali Proposte ecclesiali coinvolgenti i giovani.
- Le dieci parole.
- I cammini vocazionali proposti dai Francescani di Assisi

5. Ritiri del clero “Quello che ho visto, toccato, udito: lo annuncio a voi” L’esperienza di fede del sacerdote - La vita mistica nella contemporaneità - Figure di Santi contemporanei: padre Charles De Focauld, Santa Gemma Galgani, padre Pio, Giorgio La Pira, Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta… 6. Il discernimento spirituale nella quotidianità del cammino Ogni mese, ogni volta in una parrocchia diversa, un incontro di educazione all’ascolto e alla comprensione della Parola di Dio e ai segni di Dio nella propria vita personale, a partire dalla meditazione della liturgia della Parola del giorno corrente.
Si rivolge a giovanissimi e giovani.
È guidato dal Vescovo e dal Rettore del Seminario, è animato dai seminaristi.
Libro guida: il lezionario quotidiano.
Obiettivo: da un incontro occasionale con la Parola ad un ascolto quotidiano.
In ogni incontro più sacerdoti, diaconi e suore per dialoghi, direzione spirituale, confessioni.

B) L’OPERA SEGNO DELL’ANNO: La Cittadella dello Spirito

Si pensa di realizzare in Diocesi, una rettoria dove sia possibile, ogni giorno: - la Celebrazione della Liturgia delle Ore, - la celebrazione, l’Adorazione Eucaristica e la meditazione della Parola di Dio.
19 - vi siano ogni giorno sacerdoti a disposizioni per confessioni e persone preparate e disponibili per la direzione spirituale.

C) LA VISITA PASTORALE

1) Agli educatori dell’Iniziazione Cristiana (0-19 anni)

Il Vescovo incontra tutti gli Operatori Pastorali operanti a vario titolo, dalla preparazione del Battesimo alla Solenne Professione di Fede: genitori, catechisti, animatori liturgici e di Oratorio nonché gli IRC operanti nelle scuole pubbliche e paritarie.
TEMA: “La Comunità: soggetto educante” L’anno liturgico grande scuola del Popolo di Dio, la Messa domenicale fulcro dell’IC.
Si educa alle tappe sacramentali, celebrando semplici e splendide liturgie con una giusta animazione pensata appositamente per i ragazzi e i giovani.
Meta: Una Comunità consapevole dell’importanza educativa dell’anno liturgico e dell’Eucarestia, celebra alla Domenica con tutti i ragazzi e i giovani in formazione iniziatica. L’Eucarestia domenicale fulcro del Cammino Iniziatico.
Obiettivi:
- Conoscere l’insegnamento del Concilio e del Magistero della Chiesa Locale sulla vita liturgica - Vivere la liturgia come centro e culmine della vita cristiana - Fare delle celebrazioni liturgiche domenicali il cuore della vita del percorso Iniziatico.
Iniziative: Il Vescovo e i suoi collaboratori, incontrano gli operatori pastorali dell’IC e celebra alla domenica (domenica o sabato sera) con la Comunità Parrocchiale e i ragazzi e i giovani in cammino nell’IC.
Si avviano in ogni parrocchia celebrazioni sempre più attente ai destinatari al fine di incarnare la liturgia nella vita di ciascuno e renderla momento educativo fondamentale alla fede. In Diocesi si consolidano percorsi di formazioni per animatori liturgici (ministranti, cantori ecc..) e ministreri a servizio della liturgia: ( lettorato, accolitato, ministri straordinari dell’Eucarestia…).
L’Ufficio Liturgico offre in occasione dei Tempi Forti, (Avvento, Quaresima, Tempo Pasquale) dei sussidi per l’animazione liturgica delle celebrazioni domenicali con ragazzi e giovani.
Documento Conciliare di riferimento: “Sacrosanctum Concilium”.
Lettera Pastorale di S. E. Mons. Diego Coletti sul giorno del Signore: “Andiamo alla Messa”.

2) Alla vita religiosa maschile e femminile

Il Vescovo visita le Comunità e ascolta i religiosi e le religiose per: - conoscere le loro opere: scuole, case di riposo, strutture sanitarie e altro ancora.
- Incontrare il personale.
- I fruitori del servizio.
- Comprendere l’evoluzione in atto nella singola famiglia religiosa.
- Promuovere una più intensa opera vocazionale femminile.

D) PROGETTO CULTURALE

Incontri e dibattiti con la città.
Tema: I GIOVANI: il tempo delle scelte difficili (19-30 anni) A) Cineforum B) Disco forum Promuovere uno o più eventi festa sulla musica e con la musica che fa pensare i giovani (Far nascere un locale di musica alternativa?) C) I Giovani e la politica: tra delusione e speranza A cura dell’ACI, ACLI e MCL - Giovani e politica: il tempo del disincanto - L’Italia è Europa - La politica: forma alta di servizio - Fare politica a Livorno Laboratori tematici per l’avvio di commissioni stabili volte all’ascolto del territorio e alla capacità di saper formulare proposte politiche che danno voce alla collettività e sono volte al bene comune D) Convegno giuridico Il parlamento è ancora sovrano? Politica e magistratura.

Carissimi la Lettera Pastorale volge al termine, mi auguro che essa possa aver indicato sia pure con approssimazione, il cammino da compiere. Mi auguro che possa essere come un raggio radente che al mattino indica con chiarezza la direzione ma la strada però è ancora da individuare e soprattutto tutta da percorrere.
Lo faremo insieme a partire dal nostro Convegno Ecclesiale del prossimo 1 ottobre al quale, già sin da ora, vi invito a partecipare.

✠ Simone Vescovo
Venerdì 8 settembre 2017
Solennità della Natività di Maria


NOTE

1. Cfr, Amoris letitia n°11
2. Caritas in veritate, n. 78.
3. Benedetto XVI, Discorso alla 61a  Assemblea Generale della CEI, 27 maggio 2010 (cfr Appendice).
4. Amoris Letitia n° 42
5. Amoris Letitia n° 262
6. Amoris Letitia n° 264
7. Amoris Letitia n° 280-286
8. Amoris Letitia n° 287-290
9. “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, Documento Preparatorio al Sinodo sui giovani.
10. Gv 13,23; 19,26; 21,7
11. Gv 1,36-39
12. cfr. Gv 13,21-29
13. cfr. Gv 18,13-27
14. cfr. Gv 19,25-27
15. cfr. Gv 20,1-10
16. cfr. Gv 21,1-14
17. Orientamenti pastorali CEI per il decennio 2010-2020 “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO n° 16
18. Mc 10,17
19. cfr Gv 13,14
20. Orientamenti pastorali CEI per il decennio 2010-2020 “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO n° 22-23
21. cfr Gal 5,25
22. Gv 14,26
23. Dei Verbum, n. 5.
24. Rm 12,2
25. Benedetto XVI, Esortazione apostolica Sacramentum caritatis, 22 febbraio 2007, n. 71.
26. Pontificia Opera delle vocazioni ecclesiastiche, Nuove vocazioni per una nuova Europa, 8 dicembre 1997, n. 11c.
27. Cfr Gaudium et spes, n. 22.
28. Cfr Lumen gentium, cap. V.
29. Novo millennio ineunte, n. 31.
30. Orientamenti pastorali CEI per il decennio 2010-2020 “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO n°25-26-27.
31. Tertulliano, Apologetico, 18,4.
32. Cfr Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie Gratissimam sane, 2 febbraio 1994, n. 16.
33. Orientamenti pastorali CEI per il decennio 2010-2020 “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO n°28.
34. Benedetto XVI, Lettera enciclica Deus caritas est, 25 dicembre 2005, n. 1.
35. Mt 5,48.
36. Orientamenti pastorali CEI per il decennio 2010-2020 “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO n° 7-8-9.
37. cfr Gv 17,13
38. Orientamenti pastorali CEI per il decennio 2010-2020 “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO n° 20-21.
39. Cfr Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica Dei Verbum, n. 8.
40. Orientamenti pastorali CEI per il decennio 2010-2020 “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO n°35
41. Discorso alla 59a Assemblea Generale della CEI, 28 maggio 2009.
42. Orientamenti pastorali CEI per il decennio 2010-2020 “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO n°29
43. 2Cor 9,7.
44. Orientamenti pastorali CEI per il decennio 2010-2020 “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO n°30
45. Ib.