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    Un "pellegrinaggio" di due anni


     

    Maria Rattà

    (NPG 2018-08-66)


    La mia esperienza di “camminante” è cominciata due anni fa, con l'invito a elaborare degli approfondimenti su “I Cammini” proposti nella rubrica NPG e curati da mons. Paolo Giulietti.
    Personalmente non sono mai stata una sportiva e non ho mai compiuto pellegrinaggi-cammino neppure verso i santuari della mia regione (la Calabria, dove questa forma di devozione che si fa sudore e preghiera è ancora praticata e “sentita” ed è oggi arricchita da un Cammino nuovo, quello che segue le orme di san Francesco di Paola). Il mondo delle Vie di pellegrinaggio lo consideravo un po’ lontano dal mio modo di essere e di concepire la fede: perciò mi era, di fatto, praticamente sconosciuto. La risonanza interiore della parola “Cammini” al momento si traduceva infatti, nella mia mente, essenzialmente in una sola meta, Santiago de Compostela, di cui peraltro sapevo ben poco: San Giacomo, Spagna, a piedi. Ma la proposta ricevuta era una "sfida" che mi permetteva di ampliare di molto la mia geografia "camminante" e di cimentarmi in un nuovo tipo di lavoro: non il viaggio, munita di zaino e scarponi con la prospettiva di tanta fatica fisica... ma l'accurata ricerca su libri e siti internet, cosa a me più congeniale. E questa “fatica intellettuale”, cammin facendo, si è rivelata un’esperienza fortemente movimentata, avvincente… dinamica. Fin dalla prima Via, quella di Santiago, mi è tornata in mente una frase di Goethe: «Non si cammina solo per arrivare, ma anche per vivere, mentre si cammina». E lungo tutto il percorso dei Cammini mi sono accorta che, seppur in modo “alternativo” e metaforico (tra librerie e biblioteche reali e virtuali), io stavo in qualche modo vivendo quei pellegrinaggi.
    Ho camminato tuffandomi nella storia, ricostruendo sulla carta e nella mia mente un mondo che per molti versi non esiste più, ma che i Cammini fanno ancora oggi rivivere, riattualizzandolo. Ho percorso le Vie tentando di raccontare le piccole e grandi vicende che hanno ruotato e ruotano attorno a esse. Così le vite di fedeli, penitenti, re e guerrieri, ma anche le leggende spesso legate alle figure dei santi incontrati lungo i vari percorsi, hanno preso forma nuovamente... e mi sono lasciata trasportare da questo flusso di esistenze che, conosciute o meno ai più, vanno a formare un bellissimo ordito che ancora adesso affascina e non smette di stupire.
    Nell’intreccio di verità, leggenda, cultura, fede e tradizioni che ogni Cammino ha di volta in volta dispiegato sotto i miei occhi, si è aperto un sipario che mi ha fatto gustare il palcoscenico della storia calcato da gente dalla fede semplice e pure da chi è stato animato da una devozione esclusivamente “penitenziale” e “imposta”, ma comunque collegata a una serie di effetti collaterali: ospedali, alloggi, commerci, strade… fattori che hanno contribuito a costruire letteralmente l’Europa, il suo tessuto culturale, sociale ed economico.
    Ogni Cammino è stato un’esperienza a sé. Santiago ha fatto scattare in me la scintilla: è sui passi del “cammino delle stelle” che ho cominciato a vedere da una prospettiva diversa il camminare, scoprendolo come incontro di popoli e culture, trasmissione di fede, focolaio di leggende. Passando per la Francigena ho invece ripreso un po' in mano le chiavi della storia con la S maiuscola, quella fatta di lotte di potere e anche di conversioni “strategiche”, ma pur sempre una storia attraverso cui il mondo si evolve, passando da un secolo all'altro. È la storia dei monasteri quali isole di preghiera, ma anche di fratellanza, ospitalità, cura degli ammalati. È il mondo di amanuensi che, chini sui banchi dei loro scriptoria, hanno tramandato fino ai nostri giorni un inestimabile patrimonio culturale e realizzato opere artistiche dal valore immenso, che ancora adesso guardiamo a bocca aperta, colti da meraviglia dinanzi a tanta maestria veramente "fatta tutta a mano", con fatica di dita, occhi e mente. Il Cammino di Francesco è stato invece il cammino dello spirito, la pausa tranquilla dopo le trame tumultuose e intricate della Francigena. La Via di Acri ha rappresentato il Cammino che più mi ha avvicinata al Gesù reale, terreno, umano, che vive di amicizie e di viaggi, di cultura del suo tempo e di idee "rivoluzionarie". Ho potuto camminare con gli occhi e con l'intelletto nella terra del Cristo... sognando di visitarla un giorno per davvero. E Benedetto? Benedetto mi ha riportata in quel mondo medievale che mi ha da sempre affascinata, e che con la Francigena mi aveva già nuovamente “punzecchiata”. Questo Cammino è stato veramente una strada maestra, perché mi ha permesso di scoprire l’importanza della figura di Benedetto quale patrono del nostro continente, il suo ruolo nella nascita del monachesimo, e quello suo e dei suoi monaci nella creazione dell’Europa: un compito che essi hanno assolto ad ampio raggio, toccando gli aspetti più pregnanti della cultura del tempo, dalla medicina alla gastronomia.
    La Via Lauretana è stata la Via dell’incanto, se così posso dire, perché quando si ha a che fare con la Piena di Grazia tutto diventa dolce, leggiadro, riposante. Ma è stato anche il Cammino delle scoperte insolite, come la storia dei “tatuaggi cristiani” e le vicende reali che stanno dietro alla leggenda del trasporto della Santa Casa della Vergine fin nelle Marche.
    L’Amerina è l’ultimo Cammino che ho percorso. Mi ha permesso di viaggiare in un’epoca remota, in cui Romani e Falisci hanno bussato alla mia porta con le loro storie che riecheggiano di culti e saperi vetusti, di conquiste e distruzioni, di morte e rinascita.
    Così si concludono due anni vissuti da “pellegrina virtuale”. Ne esco stanca (di testa, non di gambe), ma arricchita. E riporto con me uno zaino interiore colmo di “insegne” importanti: un patrimonio di conoscenze, una maggiore consapevolezza delle radici cristiane dell’Europa e della ricchezza umana, culturale e religiosa di chi decide di mettersi in cammino a piedi verso un santuario o su antichi percorsi che tanto hanno contribuito alla diffusione del cristianesimo. Mi appare quanto mai vero quel che dicono i pellegrini: i Cammini ti cambiano... anche quando li percorri solamente dietro lo schermo di un computer o sfogliando dei libri. Perché dentro, dietro e oltre ogni Cammino ci sono la storia e le storie, e il fascino dell'incontro con il Sacro.



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