Il campo di Pietro

Inserito in NPG annata 2014.

Salvatore Ricci

(NPG 2014-06-2)


Ogni volta è come tuffarsi in un mare color oro mentre il vento, accarezzando dolcemente le ormai mature spighe di grano, crea morbide onde tra gli immensi campi che decorano una tranquilla strada di campagna. Per me imboccare quella strada non significa solo evitare un traffico che ti ingabbia nelle ore di punta, ma immergersi in uno scenario in cui risvegliare i sensi, a volte assopiti dalle aride giornate segnate da impegni e fretta. Sentire i profumi, lasciarsi avvolgere dai colori splendenti della bella stagione, viaggiare quasi a passo d'uomo, non preoccupandosi di raggiungere la meta quanto prima, ma gustare ogni istante del viaggio quanto più possibile.

Eppure fino a pochi mesi prima, la luce tenua di un pallido sole rifletteva nei miei occhi solo sfumature di marrone e di grigio perché quella stessa strada si snodava lungo distese di campi aridi e tra secchi abusti.
I miei sensi non riuscivano a leggere oltre quei profondi solchi, a scorgere i tanti chicchi che erano stati seminati. Non riuscivano a percepire che la vita stava, seppur in silenzio, vincendo sull'apparente morte: "... se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv 12,24).
Mentre l'occhio frettoloso del passante è ignaro di ciò che è stato seminato, il cuore del seminatore sa che quel terreno, che tutto copre con tristezza tra le sue fangose zolle, sta preparando la gioia di una nuova vita.
E così attende con pazienza il germoglio della bella stagione, irrigando e liberando quel terreno da erbacce e sassi, perché sa che un giorno non lontano la sua fatica sarà ripagata da un raccolto abbondante.
La nostra vita a volte è come quel terreno arido su cui nessuno vorrebbe scommettere perché non promette nulla di buono, e siamo giudicati per come appariamo e non per quello che siamo. Il Signore però, il Seminatore instancabile e paziente, conosce il nostro animo e sa che siamo custodi di un seme che prima o poi germogliera'.
Così come ha atteso con fiducia davanti al campo di Pietro.
... ma Pietro disse: "O uomo, non so quello che dici". E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: "Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte". E, uscito fuori, pianse amaramente" (Lc 22,60-62).
Incrociando lo sguardo amorevole del Maestro, Pietro riconosce la sua mancanza: non è stato capace di ricambiare la fiducia che Gesù aveva riposto in lui, non si era preso cura di quel chicco seminato nella sua vita, diventata ormai un campo arido. Quelle lacrime amare, che solcano il suo volto rattristato, diventano in quel momento il ruscello capace di irrigare i solchi del suo animo assetati d'amore. Sono proprio quelle lacrime che permetteranno al chicco di crescere e aprirsi al miracolo di una vita nuova.
Un miracolo che un giorno anch'io ho visto realizzarsi davanti ai miei occhi quando il giovane Leo venne a cercarmi in Chiesa e tra le lacrime mi ripeteva: "Ho sbagliato tutto. Come ho fatto a non capirlo prima...".
Leo è sempre stato un giovane estroverso e pieno di vitalità che non ha perso occasioni per "cogliere l'attimo", spendendo tutte le sue energie e tempo alla ricerca della felicità che credeva di afferrare nelle frivolezze della vita e nel piacere immediato delle cose. Una ricerca però che, diventando sempre più esigente, non ha mai appagato profondamento il suo desiderio, ma che invece ha plasmato una sensazione di vuoto esistenziale. Giorno dopo giorno quel campo fertile che è la sua vita, diventava un deserto attraverso cui arrancava stancamente, illudendosi di poter fare tutto da solo per non lasciarsi travolgere da un senso di smarrimento, dallo scoraggiamento, dalla tristezza.
Ma quel giorno quel deserto iniziava a dare i suoi frutti: le lacrime non solo bagnavano i suoi occhi, ma stavano irrigando anche il suo animo. Erano le lacrime di un giovane che, nel buio dell' infelicità e del vuoto profondo, aveva capito che la sua vita non era la somma dei suoi errori, ma poteva essere il frutto del chicco che il Signore con amore e con fiducia aveva seminato nel campo della sua esistenza.
Non potrò mai dimenticare quelle lacrime, la gioia che vedevo negli occhi di Leo. Il sentirsi abbracciato dall'amore incondizionato e gratuito di Dio, il sentirsi accolto e ascoltato da chi raccoglieva le sue lacrime, hanno fatto di lui un giovane "contadino" felice.
Infatti da allora Leo ha iniziato a prendersi cura del suo campo: lasciandosi amare nella sua umanità fragile e abbandonandosi nelle mani di Colui che da sempre ha avuto fiducia in lui.
E oggi la sua giovane vita non è più segnata da un passo affaticato e pesante su un terreno arido, ma da un passo di danza tra le onde del mare color oro.
Quanti campi però sono ancora aridi! Dinnanzi a un tale panorama non possiamo venir meno al nostro compito educativo: aiutiamo i giovani a cercare la Verità che è custodita nei solchi della propria esistenza, aiutiamoli a scoprire nelle lacrime il miracolo di una nuova vita.