Capitolo 6

La singolarità pedagogica

di don Bosco

Pietro Braido


Con qualche enfasi, non del tutto gratuita, un sacerdote della diocesi di Fermo, scriveva nel 1886: "Sono ormai cinquant’anni che Don Bosco sacrifica la vita all’educazione ed istruzione della gioventù, con esito tanto felice e tanto esteso che è divenuto il più famoso educatore dei tempi nostri tanto nel vecchio come nel nuovo mondo. Chi lo ha reso così famoso è il suo Sistema preventivo"1.

Non avrebbe senso indulgere alla retorica; ma è abbastanza pacifico che don Bosco è apparso a molti contemporanei, ed anche in seguito, eccezionale educatore e rappresentante emergente del sistema preventivo nell’educazione della gioventù, senza con ciò nulla detrarre all’apporto arricchente e originale di altri educatori passati e coevi2. Della singolarità della sua esperienza qualcuno ebbe presto un acuto intuito: C. Danna, professore d’ Instituzioni di belle lettere all’Università di Torino, che già nel 1849 sull’Oratorio, "la scuola domenicale di Don Bosco", scriveva due pagine appassionate, sottolineandone il carattere insieme religioso e civile, integralmente educativo e gioioso.

"Egli raccoglie ne’ giorni festivi, là in quel solitario recinto da 400 a 500 giovanetti sopra gli otto anni, per allontanarli da pericoli e divagamenti, e istruirli nelle massime della morale cristiana. E ciò trattenendoli in piacevoli ed oneste ricreazioni, dopo che hanno assistito ai riti ed agli esercizi di religiosa pietà. Loro insegna inoltre la Storia sacra e l’ecclesiastica, il Catechismo, i principii d’aritmetica: gli esercita nel sistema metrico decimale e quei che non sanno, anco nel leggere e scrivere. Tutto questo per l’educazione morale e civile. Ma non trasanda la fisica, lasciando che nel cortile posto a fianco dell’oratorio e chiuso d’ogni intorno, negli esercizi ginnici, o trastullandosi colle stampelle o all’altalena, colle piastrelle o ai birilli crescano, rafforzino la vigoria del corpo. L’esca con cui attrae quella numerosissima schiera oltre i premii di qualche pia immagine, oltre le lotterie, e talvolta qualche colazioncella, si è l’ aspetto sempre sereno, e sempre vigile nel propagare in quelle anime giovanette la luce della verità e del vicendevole amore. Pensando il male che evita, i vizi che previene, le virtù che semina, il bene che fruttifica, pare incredibile che l’opera sua potesse avere impedimenti e contrarietà (...). Ma quello che dà massimamente a Don Bosco diritto alla gratitudine cittadina si è l’ ospizio, che là nella stessa casa dell’oratorio, dischiuse a’ fanciulli più indigenti e cenciosi. Quando egli sa o incontra alcuno più dalla squallidezza immiserito, non lo perde più d’occhio, lo conduce a sua casa, lo ristora, lo sveste de’ luridi, gl’indossa nuovi abiti, gli dà vitto mane e sera, finché trovatogli padrone e lavoro sa di procacciarli un onorato sostentamento per l’avvenire, e può accudirne con maggior sicurezza l’educazione della mente e del cuore"3.

Largo spazio al sistema educativo di don Bosco è dato, pure, dal discorso pronunciato nei funerali di trigesima il 1 marzo 1888 dall’arcivescovo di Torino, cardinal Gaetano Alimonda. L’educazione, secondo l’oratore, è il primo settore nel quale don Bosco si mostra divinizzatore del secolo XIX, accanto alla "cultura degli operai" e "l’opera del lavoro", allo spirito associativo, alla civilizzazione dei popoli meno progrediti. "Giovanni Bosco, che non iscarta nulla degli utili trovati pedagogici, va intanto più innanzi: non ha il problema del metodo, ha la risoluzione dei principii. Nell’affezione naturale introduce a guida l’elemento religioso, nella scienza la carità. Per questo divinizza la pedagogia"4. Intensamente religiosa, la sua pedagogia non è arcigna: "Tutto si fa liberamente e allegramente"5. Insieme, si lavora, con impegno e genialità di iniziative, in un’atmosfera di pace, di dignità e di fiducia6. Lo stile generale nella direzione delle varie opere è il sistema preventivo, che per don Bosco "è legge assoluta", ben caratterizzato nei confronti del "metodo repressivo" spesso inevitabile nella vita civile: "la forza suprema e prediletta, la forza miracolosa, a cui nel governare Don Bosco si raccomanda, è la forza morale. Sa e vede che se non si guadagna l’affetto dell’allievo, val costruire su l’arena, val educare i corpi e non gli spiriti"7.

  1. Sintesi biografica

La biografia di don Bosco si può dividere in tre periodi: la "preparazione" (1815-1844); la delineazione dei tratti fondamentali della sua azione educativa (1844-1869); il consolidamento organizzativo e "teorico" delle sue istituzioni (1870-1888).

Si indicano i momenti più notevoli del suo itinerario di vita e di azione educativa.

1815 (16 agosto) nasce nella località dei Becchi nel comune di Castelnuovo d’Asti.

1817 muore il padre.

1824 è iniziato al leggere e allo scrivere da un sacerdote, don Giuseppe Lacqua.

1827 intorno a Pasqua è ammesso alla prima comunione.

1828 (febbraio) è garzone nella cascina Moglia (fino al tardo autunno 1829).

1829 riprende gli studi di lingua italiana e latina presso il sacerdote don Giovanni Calosso (+ 21 nov.).

1830 da dicembre frequenta la scuola comunale di Castelnuovo (Natale 1830 - estate 1831).

1831 dal novembre è studente presso la scuola pubblica di grammatica, umanità e retorica di Chieri.

1835 entra nel Seminario di Chieri dove percorre gli studi di filosofia e teologia.

1841 5 giugno, vigilia della festa della SS. Trinità, a Torino riceve l’Ordinazione sacerdotale.

1841 (novembre) entra nel Convitto ecclesiastico a Torino per lo studio pratico della morale e dell’ omiletica; riunisce e catechizza ragazzi e adulti.

1844 (ottobre) è cappellano in una delle opere della marchesa Giulia di Barolo.

1845 (maggio) - 1846 (marzo): hanno luogo le peregrinazioni dell’oratorio da S. Pietro in Vincoli ai Molini Dora, a casa Moretta, a prato Filippi.

1846 (12 aprile) l’oratorio trova sede definitiva nella tettoia/casa Pinardi, nella periferia di Valdocco, dove in novembre don Bosco viene ad abitare con la madre; durante l’inverno 1846/1847 hanno inizio le scuole serali.

1847 ha principio l’ospizio; a Porta Nuova è aperto l’oratorio di s. Luigi; sorge la Compagnia di s. Luigi.

1848 (21 ottobre) inizia la pubblicazione de L’Amico della gioventù, giornale religioso, morale e politico (durerà otto mesi, fondendosi con L’Istruttore del popolo).

1849 assume, dopo don Cocchi, la gestione dell’ oratorio dell’Angelo Custode in regione Vanchiglia; fonda la Società degli operai o di mutuo soccorso, di cui formula lo statuto nel 1850.

1852 (31 marzo) l’arcivescovo mons. Fransoni, esule a Lione, nomina don Bosco "direttore e capo spirituale" dell’ oratorio di s. Francesco di Sales, a cui sono "uniti e dipendenti" gli oratori di s. Luigi e dell’Angelo Custode.

1853 inizia la pubblicazione delle Letture Cattoliche e apre un modesto laboratorio interno per calzolai.

1854 è aperto il laboratorio dei legatori; a due chierici (tra cui il b. Michele Rua, che sarà il suo successore) e a due giovani (tra cui il futuro cardinal Giovanni Cagliero) don Bosco propone di sperimentare una forma associativa apostolica, germe della futura società salesiana; primi contatti col ministro Urbano Rattazzi; entra tra gli alunni di Valdocco s. Domenico Savio (1842-1857).

1855 è istituita la terza classe ginnasiale interna (finora i giovani studenti frequentavano scuole tenute da privati).

1856 viene aperto il laboratorio di falegnameria ed è istituita la prima e la seconda ginnasiale; viene fondata la compagnia dell’Immacolata.

1857 viene fondata la compagnia del ss. Sacramento e costituito il piccolo clero; viene pure istituita una conferenza giovanile di s. Vincenzo de’ Paoli.

1858 don Bosco compie il primo viaggio a Roma per sottoporre a Pio IX il suo progetto di società religiosa, consacrata ai giovani, e il primo abbozzo di Costituzioni.

1859 viene completato il ginnasio (cinque classi); è istituita la compagnia di s. Giuseppe; la Società salesiana sorge come associazione religiosa privata e di fatto.

1860 sono presenti nella società religiosa, privatamente costituita, i primi laici ("coadiutori").

1861 (31 dicembre) è autorizzata l’ apertura del laboratorio dei tipografi.

1862 sorge il laboratorio dei fabbri; prima professione dei voti religiosi (14 maggio).

1863 è inaugurato il primo istituto fuori Torino, a Mirabello Monferrato, sotto la direzione di don Rua, a cui per l’occasione don Bosco indirizza una lettera, che costituisce il nucleo originario dei futuri Ricordi confidenziali (l’istituto sarà trasferito a Borgo S. Martino nel 1870); ha inizio la costruzione della chiesa di Maria Ausiliatrice.

1864 inizia la sua attività il collegio di Lanzo Torinese; Decretum laudis in favore della società salesiana.

1865 don Bosco progetta la Biblioteca degli scrittori latini, che ha inizio nel 1866 col titolo Selecta ex latinis scriptoribus in usum scholarum.

1868 è consacrata la chiesa di Maria Ausiliatrice.

1869 (19 febbraio) la S. Sede approva la Società salesiana; è aperto il collegio di Cherasco; esce il primo volume della Biblioteca della gioventù italiana (nel 1885 arriverà al 204˚ e ultimo volume).

1870 è fondato il collegio-convitto municipale di Alassio.

1871 sono aperti il collegio-convitto municipale di Varazze e la scuola per artigiani a Marassi (Genova), trasferita l’anno seguente a Sampierdarena (Genova).

1872 viene assunto il collegio de’ nobili di Valsalice (Torino); è fondata la Congregazione religiosa femminile con il titolo di Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

1874 le costituzioni della società salesiana vengono definitivamente approvate dalla Santa Sede.

1875-87 l’opera salesiana si estende all’ Europa (Francia, Spagna, Inghilterra) e al continente sudamericano (Argentina, Brasile, Uruguay, ecc.) con opere per emigranti, istituzioni scolastico-educative, attività missionarie.

1876 è approvata da Pio IX l’ associazione dei cooperatori e cooperatrici salesiani.

1877 è celebrato il primo capitolo generale della Società di s. Francesco di Sales, seguito, vivente don Bosco, da altri tre: 1880, 1883, 1886. Nel 1877 si ha pure la pubblicazione delle pagine sulsistema preventivo e dei Regolamenti. In agosto ha inizio il Bibliofilo cattolico o Bollettino Salesiano.

1880 don Bosco accetta di costruire la chiesa del S. Cuore a Roma: sarà consacrata il 14 maggio 1887.

1881 (febbraio) ha inizio il collegio di Utrera in Spagna.

1883 viaggio trionfale di don Bosco a Parigi.

1884 penultimo viaggio a Roma (il 19˚); in giugno, conseguimento dei cosiddetti "privilegi".

1886 8 aprile-6 maggio: straordinarie accoglienze e permanenza in Spagna, a Sarrià-Barcellona.

1887 (maggio) ultimo viaggio a Roma in occasione della consacrazione della chiesa del S. Cuore.

1888 (martedì 31 gennaio, ore 4,45) don Bosco muore.

  1. Fonti per la ricostruzione del "sistema preventivo" di don Bosco

Per una corretta ricostruzione della prassi e della concezione educativa di don Bosco sembra si debbano adottare alcuni fondamentali criteri metodologici che tengano presenti: 1˚ la complessità della sua azione e visione dei giovani; 2˚ la costante interazione di azione, scritti ed esperienza di vita, personale e istituzionale; 3˚ l’attenzione Tal cangiante contesto storico entro cui la complessa realtà si colloca, tra rigidità di schemi e tentativi di adattamento.

2.1 Don Bosco apostolo cristiano della gioventù

Don Bosco non è solo "educatore" in senso stretto e formale; la sua attività propriamente educativa8 si inserisce in una gamma più vasta di interessi per la gioventù e per le classi popolari a tutti i livelli. In concreto essa va individuata nel contesto di una triplice preoccupazione, con essa intrecciata, ma formalmente distinta:

1) l’attività assistenziale e benefica rivolta alle necessità elementari del vitto, del vestito, dell’alloggio, del lavoro;

2) la cura pastorale della "salvezza dell’anima", del "vivere e morire in grazia", con gli interventi specifici che essa richiede;

3) l’ animazione spirituale delle comunità educative e religiose da lui fondate, a supporto delle varie opere in favore dei giovani.

Il complesso di tali attività trova adeguata espressione in due affermazioni complementari, che mettono in evidenza la loro duplice dimensione: l’ "azione" e la "consacrazione" religiosa. "Esercito da vent’anni il ministero sacerdotale nelle carceri, negli ospedali, per le vie, e per le piazze di questa città, raccogliendo ragazzi abbandonati per avviarli alla moralità, al lavoro, secondo l’ingegno, capacità ed inclinazione, senza aver mai né percepito, né chiesto corrispettivo di sorta. Anzi ho impiegato, e lo farei ancora oggidì, le mie sostanze nella costruzione della casa, e nel sostentamento de’ poveri giovani"9. "La santificazione di se stesso, la salvezza delle anime con l’esercizio della carità, ecco il fine della nostra Società. In questo, bisogna badare con massima cura che vengano preposti a ministeri in favore degli altri soltanto quelli che brillano nella virtù o nella scienza che si studiano d’insegnare agli altri. Meglio è la mancanza di maestro, che la sua inettitudine"10.

In rapporto alla ricostruzione del "sistema preventivo" ne derivano almeno due conseguenze. Anzitutto, l’ esposizione del suo aspetto propriamente "pedagogico" non ne esaurisce l’ intero ambito: esso, infatti, comprende anche una chiara dimensione pastorale e "spirituale", in rapporto sia agli educatori che agli educandi. In secondo luogo, l’ adeguata utilizzazione degli scritti di don Bosco, espressione e dimensione della sua intera esperienza vitale, dovrà essere effettuata, quando occorre, mediante l’ interpretazione dei contenuti esplicitamente pedagogici nel loro intreccio con gli altri elementi congruenti: teologici, giuridici, agiografici, "spirituali", ascetici, organizzativi11.

2.2 L’ integrazione della vita

Ancora, la ricca messe di scritti, pur essendo sorta in definitiva dalla radicale intenzione della promozione giovanile e popolare, potrebbe risultare incomprensibile o addirittura fuorviante anche dal punto di vista teorico, se non venisse correlata alla personalità di don Bosco e alla vita concreta delle istituzioni da lui create e governate. Ciò non significa che il "sistema" di don Bosco si identifichi senz’ altro con lui. Indubbiamente la sua spiccata personalità di educatore, geniale e santo, conferisce al sistema un tono tutto particolare. Ma, in definitiva, esso assume struttura e validità autonoma, diventando addirittura "dottrina" trasmissibile ed effettivamente trasmessa, anzitutto agli immediati collaboratori, e poi alle più vaste cerchie di operatori nel campo dell’ assistenza giovanile. Egli e i suoi finivano per contrapporlo nitidamente, con struttura ed efficacia proprie, ad altra "dottrina" e prassi educativa, il "sistema repressivo".

Ciò non esclude, anzi implica, che il miglior esegeta di don Bosco, che teorizza e scrive, è don Bosco stesso che crea e plasma la sua esperienza educativa e l’incarna nelle sue istituzioni insieme ai suoi collaboratori e ai giovani che ne sono i principali e attivi beneficiari. Scrive Bartolomeo Fascie: "Non seguirebbe una buona strada chi volesse avvicinarsi al metodo educativo di don Bosco, con animo di sottoporlo ad un’analisi esasperante, sezionarlo, ridurlo in parti, in divisioni, in rigidi schemi, mentre invece si deve guardare come una forma viva nella sua integrità studiando i principii da cui trae la vita, gli organi della sua vitalità e le funzioni che da essi si sviluppano"12.

2.3 Tra stabilità e innovazione

Ad evitare una ricostruzione troppo sistematica, rigida e uniforme, dovrebbe concorrere, pure, l’attenzione al carattere storico, contestuale e vitale del sistema. L’esperienza educativa di don Bosco, infatti, e le riflessioni teoriche e normative che l’accompagnano si sono costituite in momenti cronologici e all’interno di contesti socio-ambientali e istituzionali notevolmente diversi. Gli anni precedenti il 1848, quelli anteriori all’unità nazionale (1860), il periodo "piemontese" della diffusione dell’opera (fino al 1870) non sono semplicemente identificabili tra loro né con quelli che li seguono. Radicalmente diversi appaiono la temperie psicologica, gli impulsi culturali, le condizioni sociali, i contesti politici e religiosi.

Inoltre, all’interno dei medesimi segmenti cronologici non sono del tutto equiparabili le esperienze realizzate nell’ oratorio festivo, nell’ ospizio per apprendisti e per studenti-seminaristi, nell’internato per studenti e artigiani, nel collegio-convitto per ragazzi della classe media o medio-superiore (Alassio, Torino-Valsalice, Este), nei "patronages" della Francia del Sud, nelle analoghe istituzioni riprodotte in Argentina e in Uruguay.

È naturale che intorno a elementi essenziali comuni e ispirazioni di base, ovunque presenti, si coagulino di volta in volta tratti ed accenti variamente diversificati. Ed è ovvio che analoghe differenze si riscontrino nei documenti scritti, diversi per le realtà a cui si riferiscono, le occasioni in cui sorgono e il rispettivo genere letterario. Si è già accennato all’ ipotesi di "un" sistema preventivo, attuato con una "pluralità" di "metodi preventivi", in riferimento, anzitutto, alla differenziazione di istituzioni "aperte", quali l’ oratorio, e "totali", come il collegio-internato13.

  1. Don Bosco educatore e autore pedagogico

Don Bosco, pur avendo pubblicato molto, non ha affidato a nessun scritto in particolare l’ esposizione sistematica della sua riflessione pedagogica o gli indirizzi fondamentali della sua pratica educativa. Tuttavia, non c’ è scritto da lui dato alla luce che non abbia un qualche rapporto con l’educazione giovanile e popolare, qualsiasi possa essere il suo carattere: storico, apologetico, didattico, catechistico, religioso, agiografico, biografico, normativo14.

Perciò, la fedele ricostruzione delle sue idee non dovrebbe trascurarne nessuno, edito e inedito, pur privilegiando quelli più esplicitamente "pedagogici". Vi si devono aggiungere le copiose testimonianze di collaboratori e contemporanei: libri, cronache, memorie; profili biografici e storia di istituzioni; verbali di "conferenze" generali e particolari, di consigli, di "capitoli" generali e del capitolo "superiore". Di eccezionale importanza risulta il ricco "epistolario"15.

Ci si limita a segnalare scritti e testimonianze di preminente intenzione e significato pedagogico, teorico e pratico.

"Un metodo di vita cristiano, che sia nel tempo stesso allegro e contento" don Bosco intende insegnare ai giovani con Il giovane provveduto per la pratica de’ suoi doveri degli esercizi di cristiana pietàdel 184716.

Primi brevi saggi di "pedagogia raccontata" dell’ Oratorio sono l’Introduzione a un Piano di regolamento, un Cenno storico dell’ Oratorio di S. Francesco di Sales del 1852/54 e Cenni storici intorno all’Oratorio di S. Francesco di Sales del 186217.

Legate alla struttura del collegio-seminario sono alcune note biografie, che assumono, in misura crescente, il tono di racconto insieme agiografico e pedagogico, pubblicate nel decennio 1859-1868: Vita del giovanetto Savio Domenico (1859)18Cenno biografico sul giovanetto Magone Michele (1861)19Il pastorello delle Alpi ovvero vita del giovane Besucco Francesco d’Argentera (1864)20. Possono esservi assimilati alcuni racconti didascalici a sfondo biografico: La forza della buona educazione (1855)21Valentino o la vocazione impedita (1866)22Severino ossia avventure di un giovane alpigiano (1868)23.

Un denso significato pedagogico presentano i Ricordi confidenziali ai direttori, che, come si è detto, traggono origine da una lettera che don Bosco, a fine ottobre 1863, inviò a don Michele Rua, neo-direttore del collegio di Mirabello Monferrato24.

Eccezionale documento di pedagogia esperienziale, relativa agli anni 1815-1854, e in particolare alle prime iniziative torinesi dell’oratorio festivo e dell’ incipiente ospizio, sono le Memorie dell’ Oratorio di S. Francesco di Sales, redatte da don Bosco tra il 1873 e il 1879, edite la prima volta nel 194625.

Classico e notissimo è lo scritto Il sistema preventivo nella educazione della gioventù (1877)26. Medesimo titolo, ma contenuto diverso ha il promemoria inviato al ministro degli Interni italiano, Francesco Crispi, nel febbraio del 187827.

Per le proprie istituzioni educative don Bosco ha compilato vari "regolamenti". Particolarmente estesi e importanti sono il Regolamento dell’Oratorio di S. Francesco di Sales per gli esterni (1877) e ilRegolamento per le case della Società di S. Francesco di Sales (1877)28; di quest’ ultimo hanno particolare valore pedagogico gli Articoli generali introduttivi29.

Anche se affidate a scritti tardivi (1881-1882), possono considerarsi affidabili due prese di posizione di don Bosco sul suo sistema educativo in due conversazioni del 1854 e del 1864: la prima col ministro del regno sardo Urbano Rattazzi30; l’ altra con l’ insegnante elementare Francesco Bodrato31.

Vicina al pensiero di don Bosco è una singolare lettera sui castighi con interessanti riferimenti al sistena preventivo, collegati con l’esperienza vissuta nel centro delle opere di don Bosco, l’ Oratorio di Torino-Valdocco32.

Ispirate da don Bosco e redatte dal segretario Giovanni Battista Lemoyne sono due significative lettere datate al 10 maggio 1884, inviata la più breve alla comunità dei giovani di Valdocco, preparati i materiali della seconda per i salesiani ivi operanti33.

Idealmente legate ai Ricordi confidenziali ai direttori appaiono alcune lettere inviate da don Bosco, nell’ agosto del 1885, a salesiani in Argentina e in Uruguay34.

Di notevole interesse per la formazione catechistica e religiosa dei giovani sono: la Storia ecclesiastica (1845); la Storia sacra (1847); Avvisi ai Cattolici. Fondamenti della Cattolica Religione (1850 e 1853); Maniera facile per imparare la Storia Sacra (1855).

Meritano attenzione altri scritti di carattere scolastico: Il sistema metrico decimale ridotto a semplicità (1849); La storia d’Italia raccontata alla gioventù (1855); e ricreativo: dialoghi scenici sul sistema metrico decimale (1849); Una disputa tra un avvocato e un ministro protestante (1853); La casa della fortuna. Rappresentazione drammatica (1865); Novella amena di un vecchio soldato di Napoleone I (1862); Fatti ameni della vita di Pio IX (1871).


NOTE

1 D. Giordani, La gioventù e Don Bosco di Torino. S. Benigno Canavese, Tip. e Libreria Salesiana, 1886, p. 63. Quasi contemporaneamente del medesimo Autore usciva il volume: La carità nell’educare ed il sistema preventivo del più grande educatore vivente il venerando D. Giovanni Bosco, coll’aggiunta delle Idee di D. Bosco sull’educazione e sull’insegnamento, di F. Cerruti. S. Benigno Canavese, Tip. e Libr. Salesiana 1886.

2 Una breve, ma buona puntualizzazione del merito di don Bosco quanto al "sistema preventivo" è fatta da E. Valentini, Don Bosco restauratore del sistema preventivo, in "Rivista di Pedagogia e Scienze Religiose" 7 (1969) 285-301. Evidentemente esuberante è, invece, l’esaltazione unilaterale di A. Caviglia, peraltro acuto studioso di don Bosco, che in una lezione tenuta nell’agosto del 1934, tra l’altro, affermava: "Don Bosco e l’educazione cristiana formano un’equazione che si risolve nell’unità. In questo è la grandezza storica e concettuale di Don Bosco nella vita della Chiesa: che esso ha dato la formulazione definitiva della pedagogia cristiana, della pedagogia voluta dalla Chiesa [...]. I Santi educatori e gli Educatori santi tutti partirono dal principio della carità, e quasi tutti dalla carità del povero. Ma nessuno ebbe una potenzialità diffusiva e addirittura dominante, come Don Bosco: Santi poi che abbiano inteso a formulare in un sistema tutto quello che religione, carità e sapienza hanno prodigato e in una parte più e meno altrove nell’educazione: Santi creatori o divinatori del sistema educativo cristiano, non ve n’ha che uno, ed è Don Bosco" (A. Caviglia, La pedagogia di Don Bosco, nel volume: Il soprannaturale nell’educazione. Roma, An. Tip. Editrice Laziale 1934, pp. 105 e 108). Il tono si spiega, in parte, con l’intenzione dichiarata di "parlar di Don Bosco [...] come lo vedo e lo sento, non da studioso, ma da cristiano e da prete, e da Salesiano formato ancora da Lui stesso" (p. 102).

3 Nella Cronichetta del "Giornale della Società d’istruzione e d’educazione", Anno I, vol. I (1849), pp. 459-460. Si sono sottolineate le espressioni, che evidenziano i punti qualificanti dell’esperienza educativa e pedagogica di don Bosco.

4 Giovanni Bosco e il suo secolo. Ai funerali di trigesima nella Chiesa di Maria Ausiliatrice in Torino il 1 marzo 1888. Discorso del Cardinale Arcivescovo Gaetano Alimonda, Torino, Tipografia Salesiana, 1888, p. 11.

5 Cfr. G. Alimonda, Giovanni Bosco..., pp. 13-15.

6 Cfr. G. Alimonda, Giovanni Bosco..., pp. 21-24.

7 Cfr. G. Alimonda, Giovanni Bosco..., pp. 39-40.

8 "Educativo" in senso proprio è quanto incide positivamente nello sviluppo e nella formazione delle facoltà umane, tali da rendere ciascuno capace di abituali decisioni libere, in generoso impegno di vita, individuale e sociale, morale e religioso.

9 Lett. al ministro degli Interni Carlo Farini del 12 giugno 1860, Em I 407.

10 È la prima di una serie di postille, in lingua latina, alle Costituzioni appena approvate (1874), MB X 994-996.

11 Validi criteri di lettura della produzione letteraria di don Bosco offre R. Farina, Leggere don Bosco oggi. Note e suggestioni metodologiche, nel vol. La formazione permanente interpella gli Istituti religiosi, a cura di P. Brocardo. Leumann (Torino), Elle Di Ci 1976, pp. 349-404.

12 B. Fascie, Del metodo educativo di don Bosco. Fonti e commenti. Torino, SEI 1927, p. 32. Sul rapporto tra scritti e esperienza personale e istituzionale come criterio di comprensione del sistema educativo di don Bosco, cfr. P. Braido,Il sistema preventivo di don Bosco. Zürich, PAS-Verlag 1964, pp. 59-73: L’arte educativa di don Bosco; Id., Los escritos en la experiencia pedagógica de don Bosco, nel volume: San Juan Bosco, Obras fundamentales, edición dirigida por Juan Canals Pujol y Antonio Martínez Azcona, Madrid, BAC 1978, pp. XIV-XXXII.

13 Cfr. P. Braido, L’ esperienza pedagogica di don Bosco nel suo divenire, in "Orientamenti Pedagogici" 36 (1989) 11-39; L. Pazzaglia, La scelta dei giovani e la proposta educativa di don Bosco, nel vol. Don Bosco nella storia. Atti del 1˚ Congresso Internazionale di Studi su don Bosco (Università Pontificia Salesiana - Roma, 16-20 gennaio 1989), a cura di M. Midali. Roma, LAS 1990, pp. 259-288; in particolare, pp. 273-282.

14 Una completa rassegna della vasta produzione letteraria di don Bosco, che include anche scritti di altro tipo (agiografico, storico, giuridico-statutario...) è offerta da P. Stella, Gli scritti a stampa di S. Giovanni Bosco. Roma, LAS 1977. Un raggruppamento per genere letterario è contenuto nel lavoro di P. Stella, Don Bosco nella storia della religiosità cattolica, vol. I, pp. 230-237.

15 Di esso si ha l’ edizione in quattro volumi curata da Eugenio Ceria (Torino, SEI 1955-1959). È in corso una più ricca edizione critica: G. Bosco, Epistolario. Introduzione, testi critici e note a cura di F. Motto, 2 vol. Roma, LAS 1991/1996: vol. I (1835-1863); II (1864-1868).

16 Cfr. P. Stella, Valori spirituali nel "Giovane provveduto" di san Giovanni Bosco. Roma, PAS 1960, 131 p.

17 Cfr. P. Braido, Don Bosco per la gioventù povera e abbandonata in due inediti del 1854 e del 1862, nel vol. P. Braido (Ed.), Don Bosco nella Chiesa al servizio dell’umanità. Roma, LAS 1987, pp. 13-81.

18 Cfr. La vita di Savio Domenico e "Savio Domenico e don Bosco". Studio di A. Caviglia. Torino, SEI 1942-1943, XLIII-92 + 609 p.

19 Cfr. A. Caviglia, Il "Magone Michele". Una classica esperienza educativa, nel vol. Il primo libro di don Bosco. - Il "Magone Michele". Torino, SEI 1965, pp. 129-202.

20 Cfr. A. Caviglia, La "Vita di Besucco Francesco" scritta da don Bosco e il suo contenuto spirituale, nel vol. La vita di Besucco Francesco. Torino, SEI 1965, pp. 107-262.

21 Cfr. J. Schepens, "La forza della buona educazione". Étude d’ un écrit de don Bosco, nel vol. L’ impegno dell’ educare, a cura di J. M. Prellezo. Roma, LAS 1991, pp. 417-433.

22 Cfr. G. Bosco, Valentino o la vocazione impedita. Introduzione e testo critico a cura di M. Pulingathil. Roma, LAS 1987, 111 p.

23 B. Decancq, "Severino". Studio dell’ opuscolo con particolare attenzione al "primo oratorio", RSS 11 (1992) 221-318.

24 Cfr. F. Motto, I "Ricordi confidenziali ai direttori" di don Bosco, RSS 3 (1984) 125-166.

25 Di esse esistono ora due edizioni, una con duplice apparato, delle varianti e storico, l’ altra con solo apparato storico, a cura di Antonio Ferreira da Silva (Roma, LAS 1991). Nel presente lavoro viene utilizzata la prima. Sul particolare valore "pedagogico" delle Memorie dell’ Oratorio, cfr. P. Braido, "Memorie" del futuro, RSS 11 (1992) 97-127.

26 Cfr. G. Bosco, Il sistema preventivo nella educazione della gioventù. Introduzione e testi critici a cura di P. Braido, RSS 4 (1985) 171-321.

27 Cfr. G. Bosco, Il sistema preventivo nella educazione della gioventù..., ibid., pp. 300-304.

28 Cfr. OE XXIX 31-94 e 97-196.

29 Cfr. P. Braido, Il "sistema preventivo" in un "decalogo" per educatori, RSS 4 (1985) 131-148.

30 Ne parla la prima volta il BS 6 (1882) n. 10 e 11, ott. e nov., pp. 171-172 e 179-180: cfr. Conversazione con Urbano Rattazzi (1854), a cura di Antonio Ferreira da Silva, nel vol. P. Braido, (Ed.), Don Bosco educatore. Scritti e testimonianze. Roma, LAS 1997, pp. 75-87.

31 La prima ricostruzione si trova in una biografia del salesiano Francesco Bodrato, rimasta in bozze di stampa, redatta nel 1881: cfr. Il dialogo tra don Bosco e il maestro Francesco Bodrato (1864), a cura di Antonio Ferreira da Silva, nel vol. P. Braido (Ed.), Don Bosco educatore..., pp. 187-198.

32 J. M. Prellezo, Dei castighi da infliggersi nelle case salesiane. Una lettera circolare attribuita a don Bosco, RSS 5 (1986) 263-308.

33 Cfr. Due lettere datate da Roma 10 maggio 1884, a cura di P. Braido, nel vol. P. Braido (Ed.), Don Bosco educatore..., pp. 344-390.

34 Per alcune principali, cfr. F. Motto, Tre lettere a salesiani in America, nel vol. P. Braido, Don Bosco educatore..., pp. 439-452; inoltre, a don G. Fagnano, 10 ag. 1885, E IV 334-335; a don G. B. Allavena, 24 sett. 1885, E IV 339-340; a don L. Lasagna e a don Lorenzo Giordano, 30 sett. 1885, E IV 340-341, 341-342.