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    Una nuova rubrica di NPG

    PAROLE ADOLESCENTI

    Virginia e il professore

    7. Lettera sulla bellezza

    Virgi rubricaCaro Prof
    Ho ragionato molto sulla sua precedente lettera, e La ringrazio perché mi offre sempre motivi di riflessione, davvero preziosi. Mi confronto con essi e cerco così di riequilibrare i miei pensieri.
    Devo dire che concordo pienamente con quello che ha detto e mi ci rivedo tanto. Ad esempio ho riflettuto molto sul discorso di rimanere bambini. Crescere è senza dubbio il viaggio più bello, però... un po' di nostalgia c'è: del candore, dell'innocenza, della spontaneità. Allora non ci curavamo di cosa pensassero gli altri di noi, eravamo noi stessi al 100%. Non conoscevamo giudizi né limiti. Non sarebbe male ogni tanto ricordarsi di questo, non l'ha anche detto Pascoli? La bambina che sono stata mi ha portata ad essere quello che sono. La mia infanzia compone le fondamenta della mia persona, del mio cuore e della mia mente. E così oggi posso dire di essere FELICE di chi sono: ho ancora qualcosa (molto?) di quello che ero, non l'ho seppellito nella voglia di crescere. Ci sono stati molti momenti in cui non mi sono sentita abbastanza felice, e so che non li avrei mai superati senza qualcuno che mi apprezzasse. Ecco un’altra cosa in cui concordo con lei: noi siamo delle grandi dispense di amore. Regaliamo il nostro amore ad amici, genitori, fratelli, compagni e anche professori, ma a volte ci dimentichiamo di regalarlo a noi stessi. Ed è lì che abbiamo bisogno di qualcuno che ci apra gli occhi e ci dica che anche noi meritiamo di amarci, sennò affonderemmo, sennò come saremo capaci di inserirci in una società piena di pregiudizi, di “regole” e limiti, e cambiare le cose in meglio, come noi adolescenti vorremmo fare? Imparare ad amarsi... che compito, eh?

    Accolgo l'invito che mi fa a dire cosa penso e sento io sul cambiamento che viviamo, a partire dal corpo... ma non adesso, adesso ho un'altra cosa importante, su cui dire la mia. Glielo dico subito, è una domanda complessa: mi sembra semplice a livello immediato, ma poi entro un po' in confusione.
    Cos’è la bellezza? A volte sento che tutto è bello, a volte che niente è bello. Ma allora tutto dipenda da me, da come mi sento e vedo le cose in quel momento? È quello che si percepisce e si vede "esteriormente" che determina il giudizio? Certo, per me (e per noi ragazze) è facile dirlo dei "ragazzi", se è bello e ci piace, oppure no. Lo stesso succede per loro: è la bellezza che attrae, sembra solo quella fisica: l'essere intelligenti, simpatici, buoni e generosi sembra non conti così tanto come l'aspetto fisico. Ma una "bella" persona è una persona che ci fa stare bene, non una persona "fisicamente" perfetta. È un po' come la poesia, o un'opera d'arte, una città, la natura. Sono "belli" perché ci fanno stare bene, sentirci in pace o esaltati, quel qualcosa di dentro che ci appaga.
    Allora mi rendo conto che non esiste affatto un’unica modalità di vedere e gustare la bellezza e che il tentativo di descriverla è vano, perché la bellezza ha un suo linguaggio, e non sempre riusciamo a comprenderlo, o chiede di essere compresa con il cuore, non alla sua superficie. Ma allora la bellezza esiste solo nella "mente" o nella sensibilità di ognuno di noi, e per ognuno è diversa? Per me, ad esempio, la bellezza è sicurezza, è salvezza, è verità. Due occhi di cui mi fido e che riflettono un’anima nascosta sono bellezza; una mano che mi accarezza o tiene la mia in modo speciale e che mi infonde forza e fiducia... è bellezza; una natura che - come nell'Infinito di Leopardi – mi rimanda oltre... è bellezza. E potrei continuare!
    Caro Prof, se è vero quello che dico, allora nella sua mente la bellezza è una cosa ancora diversa. Magari me lo dirà.
    Intanto spero non La disturbi se Le dico che – nel mio cuore – anche senza averla mai vista se non in foto, Lei è una bella persona.
    Le auguro il meglio.
    Virgi

    marcoCarissima Virginia,
    grazie a te e ai tuoi spunti di riflessione per me, poiché l’essere adulti non vuol dire “arrivati” ed essere prof non significa “sapienti”, dunque c’è sempre bisogno di nuovi stimoli e di confrontarsi. Grazie pure per le domande complesse e difficili: le fai anche ai tuoi prof!?!
    Per parlare di bellezza e non apparire troppo teorico, desidero raccontarti un’esperienza vissuta qualche tempo fa con un gruppo di bambini – così mi allaccio alla prima parte della tua intensa lettera - a cui raccontavo un mio libro all’interno di un’iniziativa promossa da una libreria. Ho chiesto loro di scrivere e disegnare
    qualcosa di bello e che suscita una certa emozione, scelto tra un monumento, un angolo della città, un ambiente naturale, un luogo legato alla famiglia, un piatto tipico. C'è chi ha raccontato che la bellezza può essere rappresentata in svariate forme: una persona che sorride, bambini che giocano, un prato ricoperto di fiori colorati, un arcobaleno pieno di colori, un tramonto, il mare d’estate senza la scuola; ma anche qualcuno che l'ha trovata nella palestra in cui si allena, nel campo di calcio in cui gioca, nello stadio, nella piscina: «Acqua, linee immaginarie, porte e palloni che diventano casa; casa perché è sempre aperta e trovi sempre dolci sorrisi che ti migliorano la vita». Un disegno mi ha colpito particolarmente, quello che rappresentava la porta scorrevole d'ingresso di un ipermercato! Già, in quel disegno, non c'era altro se non una porta con l'insegna bene in vista. Nella semplicità e innocenza dell'autore c'era certamente "una grande bellezza": in fondo quali occhi - se non quelli di un bambino - potrebbero trovare bello un simile luogo? Chi altri sarebbe potuto uscire fuori dalla poesia ed entrare nella realtà, nuda e cruda, di ciò che probabilmente gli è tanto vicino e caro, evoca ricordi importanti, è luogo di emozioni vissute in famiglia? Possiamo anche scandalizzarci, pensare che la società abbia rovinato i piccoli, che sia grave che un centro commerciale abbia preso il posto di un paesaggio naturale, di un angolo artistico, di qualcosa di più familiare. Colpa della globalizzazione, della televisione, della scuola, della famiglia, della pubblicità, di internet? Forse sì e forse no, ma certamente bisogna interrogarsi e magari sdraiarsi per terra, inginocchiarsi, chinarsi un po' e provare a guardare la realtà con occhi diversi, quelli di un bambino che riesce a trasformare ciò che per molti è arido in un luogo del cuore, in ciò che è "più bella cosa per lui". Cosa ci sarà in quelle porte scorrevoli di tanto affascinante ed evocativo? C'è chi ha scritto che «la bellezza è qualcosa che ognuno vuole tirare fuori da sé, qualcosa che rende tutto migliore di quello che è realmente». Forse la "grande bellezza" nasce da una grande decadenza e dalla purificazione di questa, dal tratto semplice di chi ci ha messo il cuore, perché a sua volta è posto in qualcosa di più grande.
    Dunque, carissima Virginia, ci vuole la meraviglia per entrare nel mistero della bellezza e, visto che ci avviciniamo al Natale, desidero regalarti una mia riflessione su come e dove meraviglia e bellezza danzano insieme:
    «Il nostro corpo sia il presepe vivente quotidiano nei luoghi dove siamo chiamati a vivere da veri cristiani. Le nostre gambe siano quelle degli animali, come instancabili pellegrini alla ricerca della Verità. Il nostro ventre sia come quello di Maria che ha accolto Gesù, mentre noi possiamo farlo nell’Eucaristia, in chi soffre, in chi è solo, in chi migra. Le nostre braccia siano quelle di Giuseppe, “abbracciando” ogni giorno i fratelli, in famiglia, nel lavoro, nello studio, nel servizio. La nostra bocca e la nostra voce siano quelle degli Angeli per dire con coraggio la Parola, testimoniare la speranza e gridare contro le ingiustizie. Le nostre orecchie e i nostri occhi siano quelle dei pastori che hanno udito il canto degli Angeli e visto il Bambino; con tutti i nostri sensi possiamo essere testimoni credibili di questo incontro anche a costo della vita. La nostra intelligenza sia quella dei Magi che si sono affidati e messi in cammino; un'intelligenza “in movimento” che studi e operi per il raggiungimento del bene comune, aperta al mistero e all’Altro. Il nostro cuore sia la mangiatoia che ha accolto l'Eterno, perché l’amore non sia un gioco, l’amicizia non sia opportunismo, i talenti non si svendano. Sì, perché in realtà il Presepe siamo Noi!».
    Auguri di cuore a te e a chi ci legge: sia un Natale sconvolgente!
    Tuo prof. Marco

    P.S. Sei una bella persona anche tu, non dimenticarlo mai!


    T e r z a
    p a g i n A


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