Chiesa per la scuola /3

Matteo Zappa *

(NPG 2020-01-77)


“L’educazione è risvegliare nelle coscienze la verità che è dentro le coscienze, in modo che esse diventino capaci di ragionare da sé, di giudicare da sé, di farsi libere in un mondo in cui la libertà è un rischio, una conquista e mai un dato di fatto o un dono radicato”.

Balducci, L’insegnamento di don Lorenzo Milani

Il mondo dei Doposcuola parrocchiali si configura come una realtà multiforme che si compone di esperienze uniche e originali, accomunate dall’obiettivo di promuovere il bene dei ragazzi e il loro successo formativo, attraverso un sostegno concreto nei compiti. Il doposcuola è il segno concreto dell’attenzione di una comunità all’educazione dei giovani, a partire dai ragazzi più fragili, attraverso la cura del diritto di ciascuno all’apprendimento.
Numerosi volontari, affiancati a volte da figure professionali, affrontano insieme ai ragazzi e alle ragazze le difficoltà che incontrano nella quotidianità della vita scolastica, valorizzando le loro risorse e accompagnandoli verso un successo formativo, che si raggiunge spesso proprio grazie alle relazioni positive e allo spazio di benessere che questi luoghi dimostrano di saper offrire.
Il Doposcuola è sempre stato e rimane un servizio poliedrico: tra il sostegno scolastico e una più ampia presa in carico educativa, tra la promozione del diritto universale alla conoscenza e l’inclusione di ragazzi a rischio di emarginazione, tra la promozione della persona e delle sue capacità e carismi e l’integrazione tra pari che nasce dalla condivisione di spazi di socialità.
Al centro del doposcuola ci sono i ragazzi di oggi - uomini del domani - spesso in deficit non solo culturale, ma privi, di speranza, di strumenti capaci di farli sentire riconosciuti, valorizzati, protagonisti del presente e del futuro delle nostre comunità e della società. Oggi è necessario che accanto al diffondersi di una cultura meritocratica, si affianchi la preoccupazione di offrire a tutti gli strumenti per concorrere il più possibile a pari condizioni alle “sfide” che presenta la complessità della vita, per evitare che la logica del merito sia portatrice di innumerevoli ingiustizie e sperequazioni, di fenomeni di marginalizzazione e di esclusione, con tutto il potenziale di conflitto che questo comporta.

Un’esperienza di alleanza educativa

Nella Diocesi di Milano esiste una capillare rete di oltre 300 Doposcuola parrocchiali che si dimostra oggi molto significativa sia per quantità che per qualità, perché capace di sviluppare specifiche attenzioni educative e metodologie di collaborazione in rete che la rendono importante “alleata” delle Istituzioni nel contrasto alla povertà educativa.
Ogni progetto assume una forma propria determinata dal contesto e dalle motivazioni che lo hanno generato, dal territorio di appartenenza, dai ragazzi che lo frequentano, dai volontari e professionisti che in esso operano, dal tipo di rapporto instaurato con la scuola, con la famiglia e con le altre agenzie educative.
I numerosi bambini, bambine, ragazze e ragazzi che frequentano i doposcuola sparsi nelle parrocchie e negli Oratori della Diocesi sono spesso soli nel tempo dello studio, fragili a livello relazionale o cognitivo o semplicemente in difficoltà rispetto all’autonomia nell’apprendimento. Un significativo numero, in alcuni doposcuola pari ad oltre il 50% di coloro che frequentano, sono ragazzi di origine immigrata che spesso, in particolare a causa di lacune linguistiche legate al percorso migratorio della loro famiglia, rischiano di rimanere o “essere lasciati indietro”: questi ragazzi nella scuola non riescono a trovare un supporto adeguato sufficiente a superare questi ostacoli e colmare queste lacune.
Nel Doposcuola trovano molto più che un insegnante di sostegno o un facilitatore linguistico: trovano una comunità che - gratuitamente - mette a loro disposizione competenze e attenzioni educative che dimostrano l’amore e l’interesse alle loro vite, alle loro storie e al loro futuro.
I momenti di sostegno allo studio individualizzato o in piccoli gruppi sono preziosa occasione per vivere relazioni positive tra pari e con gli adulti, spazi in cui essere incoraggiati e sentirsi sostenuti nell’affrontare le difficoltà scolastiche. Spesso queste difficoltà sono la motivazione che spinge la scuola e la famiglia ad inviarli al servizio e l’accoglienza di tutti è un caratteristico tratto della maggior parte delle esperienze, in una costante attenzione a mantenere il doposcuola “spazio di normalità”.

Una speranza affidabile, anima dell’educazione

“Chi educa è sollecito verso una persona concreta, se ne fa carico con amore e premura costante, perché sboccino, nella libertà, tutte le sue potenzialità. Educare comporta la preoccupazione che siano formate in ciascuno l’intelligenza, la volontà e la capacità di amare, perché ogni individuo abbia il coraggio di decisioni definitive” (Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, n. 5).
Essendo il doposcuola parrocchiale una testimonianza concreta dell’attenzione educativa della comunità cristiana nel prendersi cura dei più piccoli, il luogo privilegiato - spazio educativo - in cui spesso nascono e si sviluppano queste esperienze è proprio l’Oratorio. Il doposcuola, infatti, rappresenta una meravigliosa occasione educativa nella ferialità che, attraverso il sostegno allo studio, crea e ricrea relazioni e promuove una socialità che oggi culturalmente rischia di essere erosa dalla frenesia dei tempi di vita delle famiglie e dalla tendenza ad isolarsi nelle proprie case.
Una relazionalità che è anche prezioso scambio intergenerazionale grazie alla ricca presenza di volontari che in Diocesi di Milano sono stimati in più di 4000[1]; numeri che confermano l’attualità e le potenzialità di una proposta ancora in grado di attivare e coinvolgere le persone, siano essi giovani studenti, donne o uomini in pensione, in un’ esperienza concreta di prossimità. Negli ultimi anni, per rispondere con maggiore competenza ad alcuni bisogni emergenti, molte realtà hanno affiancato ai volontari figure professionali con compiti educativi, di coordinamento o di consulenza.
Caritas Ambrosiana porta avanti da anni un lavoro di accompagnamento, formazione e coordinamento delle esperienze di doposcuola diocesane: da un lato si impegna a rispondere alle diverse richieste di supporto delle singole realtà, dall’altro cerca di sostenere lo sviluppo di attenzioni progettuali capaci di accompagnare l’evoluzione del servizio alla luce dei cambiamenti sociali, culturali e organizzativi del contesto attuale. Negli anni ha realizzato alcuni lavori di ricerca che permettono di intravedere oggi alcune piste di lavoro su cui lavorare, affinché il doposcuola continui ad essere strumento di attenzione pastorale capace di affrontare in modo competente i cambiamenti che il contesto attuale quotidianamente presenta.

Prossimità educativa come azione pastorale

La scelta di occuparsi del tempo “oltre la scuola” e del percorso formativo di un ragazzo o di una ragazza è testimonianza concreta di prossimità che la comunità cristiana è chiamata continuamente a rinnovare; il doposcuola è uno spazio di attenzione alla promozione umana, in cui accogliere e sostenere la fragilità per implementare risorse e risvegliare quella stima di sé, necessaria in ciascun uomo per aprirsi alla dimensione del desiderio.
Non è un’azione di beneficenza o un servizio specialistico ospitato in oratorio, ma un’azione pastorale che va riconosciuta e valorizzata con pari dignità rispetto ad altri percorsi e proposte rivolti ai giovani.

Accoglienza e cittadinanza

Nella Diocesi di Milano il doposcuola è spazio di cittadinanza per oltre 7000 ragazzi[2]. L’accoglienza indiscriminata di tutti coloro che esprimono un bisogno è indicatore di un’offerta che negli anni cresce e si evolve mantenendo al centro le persone, attraverso processi inclusivi in cui l’identità del servizio prende forma dall’incontro tra gli operatori e i ragazzi stessi. Accogliere e sostenere i ragazzi nel proprio percorso formativo significa includere, garantire diritto di cittadinanza, sia per persone di origine immigrata, sia per ragazzi italiani il cui diritto all’apprendimento non viene garantito. La fragilità e le fatiche che un ragazzo incontra all’interno di un percorso scolastico lo espongono ad un alto rischio di dispersione, in cui non è in pericolo solo l’apprendimento, ma una globale visione di sé e la sua concreta opportunità di progettarsi e immaginarsi nel futuro.

Successo formativo come integrazione sociale

Promuovere il successo formativo significa innanzitutto risvegliare o sostenere in un ragazzo il desiderio di imparare, desiderio che in molti casi dipende anche dallo stile di colui che insegna. La cura delle relazioni tra operatori e ragazzi è importante per coltivare quello spazio di reciprocità in cui quel desiderio possa alimentarsi ogni giorno. La scelta di differenti metodologie di studio e la valorizzazione di attività di socializzazione quali laboratori, giochi e gite rappresentano la traduzione di questa attenzione a costruire un setting relazionale in cui l’integrazione, il “sentirsi parte” come individui, permetta di motivarsi e rimotivarsi, dando spesso spazio alla narrazione di sé, perché ci si sente ascoltati da adulti interessati al proprio essere persone, ancor prima che alunni.

Accanto ai ragazzi, prossimi alle famiglie

Investire nel successo formativo dei ragazzi, significa cercare stabilmente il coinvolgimento delle loro famiglie di appartenenza. La famiglia è soggetto fondamentale nel percorso educativo e un Doposcuola deve sviluppare modalità, strategie e linguaggi per coinvolgerla e includerla anche quando si dimostra fragile, disattenta o non collaborativa. “Tendere una mano” ad ogni famiglia, significa innanzitutto farle sentire di essere dalla sua parte, in modo non giudicante e rispettoso delle fatiche e degli ostacoli che le impediscono di essere risorsa per il figlio, costruendo legami di fiducia da cui poi richiamare ad un dovere di corresponsabilità. I doposcuola diocesani hanno in questi anni sviluppato strategie innovative per coinvolgere le famiglie, soprattutto le madri, valorizzandone alcune competenze o creando spazi di socialità e mutuo sostegno alla genitorialità.

Intenzionalità educative e competenza

Dall’ultima ricerca realizzata si evidenzia che nei doposcuola della Diocesi di Milano si stima lavorino più di 4000 volontari e 200 operatori retribuiti, persone a cui è importante dimostrare gratitudine per il prezioso servizio che svolgono, concreta testimonianza di Carità. Il doposcuola è una palestra di relazione e collaborazione tra persone di età diverse con professionalità differenti che scelgono di dedicarsi all’accompagnamento dei più piccoli nel proprio tempo libero, nel proprio tempo lavorativo o al termine della propria carriera: è laboratorio di integrazione tra competenze, stili relazionali e motivazioni diverse che, unite da obiettivi educativi e pratiche comuni, rendono il servizio spazio di cooperazione generativo per tutti coloro che lo abitano nella quotidianità.

Investire in rete sulle risorse dell’individuo

Il doposcuola è un servizio ponte tra oratorio e territorio, stabilmente in rete con le scuole e spesso con i servizi sociali del Comune: esistono in Diocesi esperienze positive di riconoscimento istituzionale da parte della scuola, in particolare la stesura di protocolli di intesa che sanciscono una corresponsabilità sui percorsi di accompagnamento formativo e da parte delle Amministrazioni locali, che sostengono anche economicamente l’esperienza attraverso leggi di settore specifiche. L’esperienza testimonia l’importanza di una reciprocità in cui i ragazzi sono al centro sia dell’interesse che il territorio dimostra nel valorizzare l’attenzione espressa dalla comunità cristiana, sia della stessa comunità cristiana che, nel suo agire sociale, evita derive autoreferenziali costruendo spazi di collaborazione.
Scegliere di lavorare in rete nasce dalla convinzione che la comunità educante possa rafforzarsi solo mettendo in atto processi concreti di corresponsabilità: solo attraverso il rispetto e la complementarità di mandati, limiti e potenzialità di ciascuno è possibile accompagnare in modo efficace i ragazzi e farli sentire fulcro di un’attenzione comune da cui lasciarsi educare per imparare e radicare gesti e progetti condivisi.

* Caritas Ambrosiana


NOTE

[1] CARITAS AMBROSIANA, Rapporto di ricerca 2017 / I Doposcuola parrocchiali nella Diocesi di Milano.
[2] Idem.