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    Virginia e il professore


    16. Mente e cuore: 
    una

    problematica composizione?

    virgy parcoCaro prof,
    mi scuso per la mia assenza in questo ultimo mese ma, come sa bene, maggio è il mese scolasticamente più impegnativo. In più, con questa didattica a distanza tutto è diventato un po’ più complicato. E Lei tutto bene?
    Prima delle vacanze vorrei parlarle di un po’ di cose che si sono accumulate, quindi magari Le scrivo qualche lettera più ravvicinata... In questa di adesso vorrei mettere insieme una questione che mi porto dentro e tante cose che ho studiato quest’anno.

    Sa cosa mi ha sempre affascinata e fatta riflettere? la coesistenza in tutte le cose di razionalità e irrazionalità. Basti pensare alla musica, che tanto amo. Sullo spartito, le note sono rappresentate come formule matematiche. In un brano, ad esempio in 4/4, ci sono note che rappresentano la battuta intera… e note che rappresentano 1/32 di essa, proprio come le frazioni matematiche dei libri di algebra. Eppure, ogni pezzo può essere suonato secondo infinite interpretazioni, e ogni interpretazione può suscitare infiniti sentimenti diversi in chi la ascolta. Nella musica, perciò, coesiste un mirabile intreccio di suddivisione matematica e di espressione artistica. E cosa è più razionale della matematica o più “irrazionale” dell’arte?
    Se penso poi ai miti (altra mia nuova passione)... il loro scopo è “dare ragione” in modo poetico-narrativo a fenomeni di cui, oggi, siamo soliti invece offrire una spiegazione scientifica e, quindi, razionale (la nascita del mondo e degli uomini, l’ordine e armonia del mondo e la loro rottura, la presenza del “divino”, gli stessi fenomeni atmosferici...).
    E così nella poesia. C’è una grande analogia con la musica (forse perché la musica è poesia in note), perché anche la poesia ha una suddivisione si potrebbe dire matematica tra strofe, versi e sillabe. Eppure, la poesia è anche e soprattutto arte, passione, sentimento.
    Prendo come ultimo esempio l’infinito, che - come avrà capito - è uno di temi più affascinanti per me. L’infinito è - per come noi lo pensiamo - una figura matematica. Per una sua precisa definizione basterebbe dire che è l’insieme dei numeri reali, identificato con “R”. Ma esso è anche l’insieme di tutto quell’altro che non è ancora mai stato concepito-analizzato-spiegato dagli uomini, e a cui si accede per vie non propriamente razionali. Leopardi ci ha detto che l’infinito è qualcosa che ci avvolge e, pensandoci bene, ci spaventa (“ove per poco il cor non si spaura”), ma che, al tempo stesso, ci affascina (“e ’l naufragar m’è dolce in questo mare”). E allora come vedere l’infinito? Un insieme “razionale” di… o un qualcosa di cui facciamo parte ma che (essendo noi stessi esseri finiti) non abbiamo mai veramente conosciuto, e mai conosceremo?
    Come lo yin e lo yang: in ogni cosa razionale c’è qualcosa di irrazionale, e viceversa. Forse non è un caso che questo concetto sia spesso rappresentato dalla differenza simbolica tra il cervello e il cuore. Non sono forse, questi ultimi, parte fondamentale dello stesso corpo, della stessa persona? Se il corpo smette di funzionare, l’intero corpo (compreso il cervello) subisce la stessa fine, e lo stesso avviene nel caso inverso. Quindi, non dipendono forse l’uno dall’altro?
    E allora il rapporto tra razionalità e irrazionalità non è in realtà anche dipendenza dell’uno dall’altro, esistenza dell’uno nell’altro?

    Caro professore, riconosco che la voglia di razionalità va di pari passo con la scuola che sto facendo e che mi aiuta a ragionare, a voler capire, mentre forse fino allo scorso anno davo spazio più al cuore, ai sentimenti. Ma al di là di questa mia evoluzione, Lei che ne pensa? Che conseguenze può avere questo nella vita?

    Certo, è bello seguire insieme cervello e cuore… ma poi quando ci sono delle difficili composizioni, dove andare?

    Sinceramente sua,
    Virgi

    marcoCarissima Virginia,
    mi fa piacere leggere una tua nuova lettera, in effetti mi ero un po’ preoccupato! Io sto bene e confermo quanto il mese di maggio sia intenso per la scuola, ma non meno avvincente. Avvincente come la questione che poni con tanti elementi e particolari; si vede quanta buona strada hai percorso in questi mesi di scuola con i tuoi proff. e i compagni, quanto quest’anno ti abbia stimolata tra studio in classe, a casa, e ottime letture. Complimenti davvero, considerato che ancora non hai iniziato a studiare la Filosofia!
    Tra razionalità e irrazionalità, come tra cuore e cervello o tra ragione e sentimento, al momento della scelta, non credo esista una regola unica, tuttavia i due diversi elementi devono rifarsi a qualcosa di universale per non lacerarci. Pensa ad una matrioska: la bambolina più piccola all’interno non è consapevole di far parte di qualcosa di più grande che la contiene, l’accoglie, la protegge, la rende preziosa; l’umanità invece può vivere veramente come quella bambolina di legno senza consapevolezza? No, non è mai stato così! Da sempre donne e uomini hanno alzato gli occhi al cielo, puntando il sole, la luna, le stelle, riconoscendo che Qualcuno o qualcosa di più grande li contenesse nella libertà e per amore. L’amore e la libertà che ci contengono, più grandi di ogni nostro amore e ogni nostra libertà, destano il desiderio dell’infinito, della bellezza, del mistero, della ricerca, dell’abbandonarsi, del ricongiungersi, del tempo opportuno, del vivere, sognare, progettare e amare. Non tutto dell’amore e dell’amare ci è chiaro e molte risposte arriveranno a suo tempo ponendosi alla ricerca e fidandosi. Tutto ciò appare razionale quando, per esempio, si concretizza in un abbraccio, in una carezza, in un bacio, in una parola buona, in un sorriso, in un gesto speciale di cura, tuttavia queste azioni sono allo stesso tempo fortemente irrazionali, poiché raramente premeditate.
    Nel mondo antico che tanto apprezzi la distinzione tra cuore e cervello non è stata sempre netta e ci può aiutare il verbo ricordare che, dal latino, vuol dire riportare al cuore. Dove si conservano allora i ricordi? Pare scontato che stiano nella memoria e la memoria è cosa del cervello, eppure tornano al cuore!
    Come tu hai scritto, è nella sintesi che possiamo cercare una strada, peccato, però, che di solito questa via ci porta ad un bivio; la scrittrice Susanna Tamaro ti direbbe: «Quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne uno a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la tua stessa profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno che sei venuta al mondo. Senza farti distrarre da nulla, aspetta, aspetta ancora, stai ferma in silenzio e ascolta il tuo cuore. E quando poi ti parla alzati e va' dove lui ti porta, va' dove ti porta il cuore». Io ti suggerisco, per esperienza personale, anche di confrontarti con chi vuoi bene e con chi ti vuole bene; forse ti confonderanno un po’, ti riempiranno di consigli pur dicendoti “non sono nessuno per darti consigli”, ma almeno avrai più d’uno che tiferà per te e non è male. Imboccata la strada, poi, compiuta la scelta, puoi sempre confermarla o, se appare quella sbagliata, riconoscerlo e tracciare sulla tua mappa di vita che bisogna andare dall’altro lato. A parte qualche lacrima - sta’ serena! – l’unica conseguenza sarà che maturerai ancora un po’.
    Certo, ci vorrebbe almeno una bussola! Sì, come quella famosa di Jack Sparrow nella saga cinematografica Pirati dei Caraibi:

    Jack Sparrow: "La mia bussola. È unica."
    James Norrington : "Unica... nel suo modo di essere rotta!"
    Jack Sparrow: "Quasi vero. Questa bussola non punta a nord."
    Elizabeth Swann: "E dove punta?"
    Jack Sparrow: "In direzione della cosa che più vuoi a questo mondo."

    Tra la Tamaro e Sparrow io preferisco questa perla antica e sempre nuova per orientarmi: «Là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore»!
    Auguri per la conclusione di questo originale anno scolastico.
    Grazie di cuore!
    Un abbraccio, tuo prof.
    Marco Pappalardo



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