Tendenze globali

sull'occupazione giovanile

OIL – Sintesi Rapporto

Il continuo declino della partecipazione dei giovani al mercato del lavoro riflette non solo la crescita del numero di coloro che continuano gli studi ma anche la persistenza dei giovani che non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione (NEET) giovani, le giovani donne in particolare.

Il tasso di partecipazione dei giovani (15-24 anni) alla forza lavoro è in continua diminuzione. Tra il 1999 e il 2019, nonostante l’aumento della popolazione mondiale da 1 a 1,3 miliardi, il numero totale di giovani nella forza lavoro (coloro che sono occupati o disoccupati) è diminuito da 568 a 497 milioni. Questa tendenza riflette la maggiore partecipazione dei giovani ai percorsi d’istruzione secondaria e terziaria – che produce una forza lavoro più qualificata in molti paesi – ma evidenzia anche il numero considerevole di giovani NEET, la maggior parte dei quali sono giovani donne.
Sebbene il tasso di disoccupazione giovanile a livello mondiale sia del 13,6 per cento, vi è una notevole variazione tra le diverse regioni – da meno del 9 per cento in Nord America e in Africa sub-sahariana al 30 per cento in Nord Africa. La disoccupazione è più diffusa tra le giovani donne nella maggior parte delle regioni.
I giovani hanno una probabilità tre volte maggiore rispetto agli adulti (di età pari o superiore ai 25 anni) di essere disoccupati. Questo è in parte dovuto allo svantaggio della poca esperienza lavorativa nel momento ci si candida ai primi lavori ma anche alle barriere strutturali che impediscono ai giovani di entrare nel mercato del lavoro.
Circa 41 milioni di giovani costituiscono la “forza lavoro potenziale” che include coloro che sono disponibili al lavoro ma non attivamente alla ricerca – perché spesso scoraggiati – o quelli che cercano lavoro anche se non sono immediatamente disponibili – coloro, per esempio, che non hanno ancora terminato gli studi.
Su scala mondiale, un quinto di tutti i giovani appartiene alla categoria dei NEET. Sebbene molti di essi contribuiscano all’economia attraverso un lavoro non retribuito, il loro pieno potenziale non viene realizzato. Questo è particolarmente il caso per le giovani donne che, a livello globale, hanno una probabilità doppia di fare parte dei NEET rispetto agli uomini giovani. Il divario di genere è ancora più accentuato in regioni come l’Asia meridionale e gli Stati arabi dove le norme sociali e culturali impediscono alle donne di proseguire gli studi o di lavorare fuori casa. Il tasso di NEET per i giovani non è diminuito in modo significativo in nessuna regione dal 2005. Questo impedisce il raggiungimento del traguardo 8.6 degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che mira ad una riduzione significativa della percentuale di giovani NEET entro il 2020. Tutte queste forme di sottoutilizzo della forza lavoro nelle prime fasi della vita lavorativa di un giovane possono produrre delle cicatrici che perdurano nel tempo. Queste includono livelli occupazionali ridotti e prospettive di reddito inferiori per diversi decenni.

I giovani lavoratori continuano ad avere alti tassi di povertà e sono sempre più esposti a forme di lavoro atipiche, informali e meno stabili.

Anche la situazione dei giovani che lavorano è tutt’altro che soddisfacente. Dei 429 milioni di giovani lavoratori nel mondo, circa 55 milioni (o il 13 per cento) vivono in condizioni di povertà estrema – con reddito inferiore all’equivalente di 1,90 dollari americani al giorno, mentre 71 milioni (o il 17 per cento) vivono in condizioni di povertà relativa con un reddito inferiore all’equivalente di 3,20 dollari americani al giorno.
Mentre l’incidenza della povertà estrema tra i giovani lavoratori è diminuita di circa 20 punti percentuali tra il 1999 e il 2019 a livello globale, essa è ancora molto elevata in alcune parti del mondo, in particolare in Africa sub-sahariana e negli Stati arabi. In questi ultimi, il tasso di povertà è aumentato di 12 punti percentuali tra il 1999 e il 2019, riflettendo le turbolenze politiche di alcuni paesi della regione. La povertà lavorativa moderata, la cui incidenza è diminuita di soli otto punti percentuali tra il 1999 e il 2019 tra i giovani lavoratori di tutto il mondo, continua a colpire milioni di giovani in Asia meridionale e in Africa sub-sahariana.
La scarsa qualità di molti lavori svolti dai giovani si sostanzia in condizioni di lavoro precarie, mancanza di protezione giuridica e sociale e opportunità limitate di formazione e di avanzamento di carriera. L’entità del problema è evidenziata dal fatto che tre giovani lavoratori su quattro in tutto il mondo fossero ingaggiati in lavoro informale nel 2016. L’informalità è più diffusa nelle regioni come l’Africa sub-sahariana e l’Asia meridionale, colpendo quasi il 96 per cento del totale dei giovani occupati. In queste e in altre regioni, il lavoro autonomo e il lavoro come coadiuvante familiare non retribuito – entrambi caratterizzati da informalità e instabilità nel reddito – rimangono pervasivi. Anche nei paesi europei più ricchi, che tendono ad avere un’alta percentuale di lavoro retribuito, la prevalenza di nuove forme di lavoro tra i giovani – spesso forme di lavoro meno sicure – è aumentata rapidamente negli ultimi anni, a seguito della diffusione dell’economia delle piattaforme o “gig economy”, come indicato nel rapporto “Tendenze globali sull’occupazione giovanile 2017”.

A livello globale, i giovani sono preoccupati del fatto che le nuove tecnologie, in particolare la robotica e l’intelligenza artificiale, possano togliere loro il lavoro.

L’edizione delle “Tendenze globali sull’occupazione giovanile 2020” analizza sia le opportunità che le sfide dell’occupazione giovanile che derivano dal progresso tecnologico della “quarta rivoluzione industriale”. Paradossalmente e nonostante i giovani si approprino con rapidità ed entusiasmo delle innovazioni tecnologiche, essi tendono anche a preoccuparsi maggiormente della possibilità che il loro lavoro venga sostituito da robot e intelligenza artificiale. Sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, è diffusa la preoccupazione che tali tecnologie non portino alla creazione di lavoro più retribuito.
Queste preoccupazioni sono comprensibili visto che i giovani hanno maggiore probabilità di svolgere dei lavori con una proporzione più alta di mansioni soggette ad automazione. L’utilizzo crescente di robot industriali nel settore manifatturiero minaccia di ridurre la quota di occupazione dei lavoratori con competenze intermedie e il tasso di assunzione dei giovani in cerca di lavoro. Le imprese, infatti, potrebbero decidere di non sostituire i posti di lavoro che si liberano a seguito del turnover naturale.

C’è un notevole divario digitale tra generazioni e regioni.

In generale, i giovani di età compresa tra i 18 e 35 anni hanno maggiori probabilità rispetto alle altre classi di età (superiore ai 36 anni) di utilizzare Internet o possedere uno smartphone. Questo produce un “divario digitale” tra generazioni. I giovani dei paesi in via di sviluppo hanno meno probabilità di avere accesso a tali tecnologie rispetto ai loro coetanei dei paesi sviluppati. In Tanzania, ad esempio, solo il 30 per cento dei giovani di età compresa tra 18 e 35 anni dichiara di utilizzare Internet e/o possedere uno smartphone, rispetto al 100 per cento dei giovani dei paesi ad economia avanzata.

Nonostante le trasformazioni prodotte dalla quarta rivoluzione industriale, le preferenze dei datori di lavoro e delle persone in cerca di lavoro sono rimaste abbastanza stabili.

La relativa stabilità delle preferenze occupazionali sia per i datori di lavoro che per le persone in cerca di lavoro sottintende una più alta intensità tecnologica delle mansioni all’interno della stessa professione piuttosto che la sostituzione del lavoro. Negli ultimi anni, il lavoro disponibile per coloro che entrano nel mercato del lavoro è aumentato in modo significativo in diversi paesi sviluppati. Questo potrebbe indicare che la distruzione di lavoro dovuta all’automazione in alcuni settori è stata più che compensata dalla creazione di lavoro in altri settori. La qualità di questo lavoro potrebbe, tuttavia, non essere sempre elevata. In tutte le fasce di età, le preferenze delle persone in cerca di lavoro sono cambiate, anche se con un certo ritardo, in risposta ai cambiamenti nelle occupazioni più richieste dai datori di lavoro.
Negli ultimi anni, la mancanza di possibilità di lavoro adeguate per i laureati riflette, in una certa misura, la soppressione di posti di lavoro per le qualifiche medie – tendenza a cui il cambiamento tecnologico ha contribuito. D’altro canto, i risultati di indagini svolte in diversi paesi sviluppati indicano che i datori di lavoro stanno attualmente cercando di coprire un maggior numero di posti con coloro che entrano nel mercato del lavoro. Questo è il caso nel settore dell’assistenza sanitaria e sociale piuttosto che nel settore delle tecnologie dell’informazione. Tuttavia, per questi lavori e per altre occupazioni non tecniche, come i servizi ai clienti e le vendite, ci si aspetta dei candidati con alfabetizzazione informatica e buona conoscenza dei software per l’ufficio. La promozione dell’acquisizione di competenze digitali e dell’apprendimento permanente può aiutare i lavoratori disoccupati di tutte le età a trovare lavoro in nuove occupazioni per le quali sono disponibili più posti.

Chi ha una formazione professionale ha maggiori probabilità di trovarsi in occupazioni a rischio di automazione.

I giovani che hanno una formazione professionale hanno maggiori probabilità di svolgere un lavoro automatizzabile rispetto ai giovani laureati. Per quanto riguarda le occupazioni ad alto rischio di automazione, le competenze non garantiscono la sicurezza lavorativa. I giovani con basse qualifiche e con formazione professionale potrebbero trovarsi a dover passare da un lavoro precario all’altro per poi, eventualmente, diventare NEET. Ciò riflette il modo in cui le competenze specifiche acquisite attraverso la formazione professionale tendono a diventare obsolete più rapidamente rispetto alle competenze acquisite attraverso i percorsi d’istruzione superiore. I programmi di formazione professionale devono essere modernizzati in modo tale che i giovani in formazione possano meglio adattarsi alle mutevoli esigenze dell’economia digitale.
Sebbene l’istruzione superiore non garantisca l’immunità alla perdita del proprio lavoro a causa dell’automazione – soprattutto perché i giovani sono disposti, per un periodo limitato, ad accettare lavori al di sotto del loro livello di qualifica al fine di acquisire esperienza – i laureati sono sicuramente in una posizione migliore per intraprendere studi o formazione ulteriori per trovare un lavoro in un altro settore.

Nel complesso, vi è una mancanza di lavoro dignitoso per i giovani.

Incoraggiare giovani donne e uomini ad intraprendere il precorso universitario non risolverà da solo il problema della disoccupazione giovanile. È importante garantire che i curricula universitari siano di alta qualità e che vi sia domanda di lavoro sufficiente che corrisponda alle competenze dei laureati.
Negli ultimi anni, tuttavia, l’aumento del numero di giovani laureati nella forza lavoro non è stato accompagnato da un analogo aumento del numero di lavoro altamente qualificato. Questo squilibrio tra domanda e offerta di laureati è uno dei principali fattori alla base della tendenza – a partire dalla Grande Recessione della fine degli anni 2000 – che ha visto diminuire i ritorno dell’investimento in istruzione terziaria in molti paesi. È fondamentale promuovere politiche che producano lavoro dignitoso per giovani donne e uomini.

La riduzione del ritorno dell’investimento in istruzione terziaria è dovuta al crollo dei salari medio-alti che ha anche prodotto maggiore disparità salariale tra i lavoratori giovani.

Nonostante le diseguaglianze salariali siano in calo rispetto al periodo della crisi economica e finanziaria mondiale, nella maggior parte dei paesi queste sono più elevate tra i giovani lavoratori rispetto ai lavoratori di età intermedia. La riduzione delle disuguaglianze salariali può essere motivata da una riduzione del ritorno dell’investimento in istruzione terziaria, specialmente tra i giovani. L’effetto positivo del cambiamento tecnologico su questo ritorno è stato attenuato dalla rapida espansione del numero di laureati nella forza lavoro, che nella maggior parte dei paesi ha superato la domanda.
L’emergere delle nuove tecnologie ha aumento la domanda di competenze, così come i crescenti livelli educativi tra i giovani. Entrambi questi fattori possono aumentare la produttività. Sono tuttavia necessarie misure di politica per promuovere l’espansione delle opportunità di lavoro per i giovani altamente istruiti. È evidente che questo non può essere il risultato automatico delle logiche del mercato.

Sono necessarie politiche efficaci per garantire che le nuove tecnologie abbiano un impatto positivo sull’occupazione giovanile.

La creazione e distruzione del lavoro a causa delle nuove tecnologie sta mettendo a dura prova i mercati del lavoro in tutto il mondo. In questo contesto, un quadro integrato di politiche che garantisca lavoro dignitoso per i giovani è fondamentale per il progresso socioeconomico.
Le politiche sono necessarie per generare un numero sufficiente di lavoro dignitoso che garantisca ai giovani le competenze richieste dal mercato del lavoro, la protezione sociale e i diritti sul lavoro. Tali politiche sono inoltre necessarie per incoraggiare i giovani ad associarsi a organizzazioni di datori di lavoro e sindacati, affinché i loro interessi siano rappresentati attraverso dialogo sociale tripartito. La mancata adozione di queste politiche aumenterebbe il numero di giovani scoraggiati, compromettendo in definitiva lo sviluppo socioeconomico di molti paesi.

Tali politiche dovrebbero essere parte di una strategia integrata per creare lavoro dignitoso per i giovani.

Un quadro integrato di politiche dovrebbe includere interventi a livello macro, meso e micro. Sono necessarie, per esempio, delle politiche macroeconomiche e settoriali che promuovano investimenti in settori chiave, nella ricerca e lo sviluppo per l’innovazione e la creazione di lavoro in nuovi settori, aumentando al contempo la produttività. Ciò può stimolare la domanda aggregata e assorbire nuovi ingressi nel mercato del lavoro. È inoltre essenziale aggiornare i curricula educativi e professionali in modo che tengano conto delle tendenze del mercato del lavoro, come la domanda crescente di competenze digitali e trasversali. Questo migliorerebbe la transizione scuola-lavoro dei giovani. Le organizzazioni dei datori di lavoro svolgono un ruolo fondamentale in questa transizione. Essi possono individuare le qualifiche e competenze che i giovani devono possedere per accedere al mercato del lavoro. A livello micro, dovrebbero essere garantiti incentivi per i giovani che desiderano investire nell’imprenditoria tecnologica.

La definizione di priorità e la sequenza delle politiche per l’occupazione giovanile è fondamentale.

L’innalzamento dei livelli di istruzione e delle competenze dei giovani lavoratori (offerta di lavoro) è fondamentale per il progresso. Se queste misure non sono integrate o abbinate a quelle che accrescono la domanda di lavoro, esse potrebbero generare sfiducia e scoraggiamento tra i giovani.
Un approccio integrato che includa politiche macroeconomiche e settoriali per la creazione di lavoro insieme a politiche redistributive sarebbe un modo efficace per promuovere la crescita. In questo contesto, sono importanti i programmi su larga scala di politica attiva del mercato del lavoro che favoriscono i giovani svantaggiati. Questi programmi potrebbero avere un effetto espansivo sulla domanda di lavoro al di là degli effetti diretti sui partecipanti.

C’è bisogno di una maggiore rappresentanza e contrattazione collettiva che rifletta gli interessi dei giovani lavoratori e garantisca salari e condizioni di lavoro adeguate.

Poiché il cambiamento tecnologico continua a destabilizzare il mercato del lavoro, i responsabili delle politiche devono garantire che i giovani siano tutelati. Questo è importante non solo nei paesi in via di sviluppo – che tendono ad avere un gran numero di giovani che lavorano nell’economia informale – ma anche nei paesi ad alto reddito e nelle economie emergenti, dove un numero crescente di giovani è impegnato in nuove forme di lavoro, in particolare nell’economia delle piattaforme (gig economy). I sindacati potrebbero svolgere un ruolo cruciale nel supportare i giovani nei diversi rapporti di lavoro per garantire loro il rispetto dei diritti attraverso l’organizzazione e la contrattazione collettiva.

Approcci sensibili al genere.

Le politiche del mercato del lavoro introdotte per sfruttare le nuove tecnologie a vantaggio di giovani donne e uomini dovrebbero integrare la prospettiva di genere, anche in considerazione del numero considerevole di giovani donne che fanno parte dei NEET.

Le tecnologie digitali rappresentano un’eccellente opportunità per rafforzare i servizi per l’impiego e l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

I servizi pubblici per l’impiego, che svolgono un ruolo d’intermediazione fondamentale tra datori di lavoro e persone in cerca di lavoro, sono influenzati dalle nuove tecnologie. A livello globale, tali servizi vengono sempre più erogati attraverso canali digitali, soprattutto ai giovani. Grazie alla diffusione dei telefoni cellulari e delle tecnologie digitali – anche nei paesi in via di sviluppo – è oggi possibile fornire servizi anche ad aree prima difficili da raggiungere, incluse quelle remote. Tali tecnologie consentono ai servizi pubblici per l’impiego di massimizzare l’utilizzo di risorse limitate.
Tuttavia, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, è essenziale garantire che non siano esclusi coloro che non hanno alfabetizzazione digitale: si tratta spesso di persone con scarso attaccamento al mercato del lavoro, come i disoccupati di lunga durata e i giovani NEET. Dalle interviste e indagini che sono state condotte, è emerso che i giovani in cerca di lavoro apprezzano ancora il contatto diretto con il personale che fornisce servizi per l’impiego. Per questo, il servizio pubblico per l’impiego dovrebbe combinare i servizi digitali con la consulenza tradizionale basata su incontri regolari tra il personale specializzato e coloro che cercano lavoro.
La digitalizzazione dei servizi pubblici per l’impiego include l’utilizzo di tecniche di “deep learning” e “big data” per rendere più efficiente l’intermediazione di manodopera. Questo è importante non solo per soddisfare le mutevoli esigenze delle imprese ma anche per personalizzare l’erogazione dei servizi sulla base delle esigenze delle persone in cerca di lavoro, in particolare di quelle appartenenti a gruppi vulnerabili. La digitalizzazione, ad esempio, consente un’intermediazione più puntuale delle competenze acquisite piuttosto che delle qualifiche o dei titoli di studio. I dati raccolti dai servizi pubblici per l’impiego riguardo i divari tra lavoro disponibile e competenze dei giovani possono essere utilizzati per lo sviluppo di programmi di istruzione e formazione.
La digitalizzazione facilita inoltre i partenariati tra le agenzie per l’impiego private e le istituzioni di welfare, consentendo in tal modo di includere nel mercato del lavoro i giovani che hanno maggiori difficoltà d’ingresso e i disoccupati di lunga durata. In generale, l’adozione delle tecnologie digitali da parte dei servizi pubblici per l’impiego nei paesi sviluppati e in alcune economie emergenti ha aumentato l’efficienza, la trasparenza e l’inclusività dell’intermediazione di manodopera. I servizi pubblici per l’impiego sono un partner fondamentale per aiutare i giovani a prepararsi alla volatilità del mondo del lavoro digitale.

Il dialogo sociale deve dare voce ai giovani.

La consultazione tripartita rimane la base dello sviluppo sostenibile e della giustizia sociale. È essenziale che i giovani siano inclusi e rappresentati nel dialogo tripartito sul futuro del lavoro, idealmente come parte degli organi decisionali. I giovani devono avere voce nelle decisioni sulle politiche che hanno un impatto sul loro futuro.

OIL – Organizzazione Internazionale del Lavoro, Tendenze globali sull’occupazione giovanile 2020, La tecnologia e il futuro del lavoro. Sintesi Rapporto, 2020