Armido Rizzi,

in memoria

Simone Morandini

armido

Nel tempo di estate ci era sfuggita la notizia, che leggiamo ora sulle pagine de Il Regno on line (e ne riportiamo qui sotto una nota in memoria). 
Anche NPG deve molto ad Armido, un caro amico che non mancava di venirci a trovare nei suoi passaggi per Roma Termini, lui che aveva sempre accettato con gioia gli inviti alla collaborazione per NPG, la Elledici (ad esempio, il bellissimo "Il Sacro e il Senso") e la LAS.
Qui linkiamo i suoi articoli presenti tutti nel sito:
https://notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=15142:gli-articoli-di-armido-rizzi&catid=373&Itemid=1221:gli-articoli-di-armido-rizzi&catid=373&Itemid=1221


Il 17 agosto 2020: ha concluso la sua esistenza di teologo Armido Rizzi (Belgioioso 1933 - Mantova 2020), un riferimento e una fonte di ispirazione per tanti.

Traduttore per sopravvivere, teologo per vivere

«A chi mi chiede cosa faccio di mestiere rispondo: il traduttore per sopravvivere e il teologo per vivere»: così si raccontava lui stesso in un’intervista per Jesus a Luciano Scalettari nel 1998. Erano gli anni in cui animava – col fondamentale supporto della moglie, Alberta Poltronieri – il Centro Sant’Apollinare. Nel 1978, infatti, p. David Maria Turoldo e p. Giovanni Vannucci dei Servi di Maria gli avevano affidato l’ampia casa in cima alla collina di Fiesole, per farne uno spazio di riflessione biblico e teologico.
Armido vi giungeva dopo un percorso già lungo: entrato nella Compagnia di Gesù a vent’anni, aveva studiato filosofia a Gallarate e teologia a Comillas (Spagna) e alla Gregoriana, dove si era laureato in Teologia, mentre la laurea in Filosofia l’aveva conseguita all’Università di Genova.
Aveva quindi insegnato per alcuni anni materie teologiche e filosofiche nelle facoltà italiane della Compagnia. Aveva però poi scelto di lasciarla, per dedicare la vita al servizio della Parola, come studioso, biblista, filosofo e teologo laico, a servizio di diverse comunità e gruppi e quindi, appunto, a Sant’Apollinare.
Per quasi trent’anni è stato così fulcro e riferimento di un luogo di pensiero e d’incontro, di ospitalità e di preghiera, mentre proseguiva al contempo la ricca attività di traduttore e di ricercatore, insegnando anche alla Facoltà teologica dell’Italia centrale di Firenze. È stato pure prezioso membro della Presidenza dell’Associazione teologica italiana dal 1989 al 1994, come consigliere per la zona Centro.

Una radicale densità morale

Il mio ricordo risale proprio agli anni di S. Apollinare, che ho frequentato nel periodo dei miei studi fiorentini, incontrandovi tante figure della teologia italiana, da Alberto Bondolfi a Carmine Di Sante a Rosino Gibellini. Tanti però soprattutto gli stimoli dei quali a lui personalmente sono debitore, a partire da un «pensare dentro la Bibbia», da una ricca ermeneutica della Scrittura, attenta a coglierne l’interpellazione per l’esistenza umana, secondo la lezione di Rudolf Bultmann.
Una prospettiva da lui rielaborata però in un quadro teologico e filosofico assai diverso, caratterizzato da un’attenzione per la dimensione politica, che si confrontava tra l’altro con la ricerca della teologia della liberazione latinoamericana e con un focus importante sulla dimensione etica.
Ricordo ancora il forte impatto su di me della lettura di un testo come Messianismo e vita quotidiana (Marietti 1981), in cui proprio nella ritessitura etica del quotidiano egli riscopriva il senso del messianismo biblico o l’invito a «rifare la spiritualità» del volume Dio in cerca dell’uomo (Paoline, Cinisello Balsamo 1988).
Ricordo, ancor più, la sua penetrante lettura della parabola del buon Samaritano, tesa a mostrare come proprio nel gesto di cura nei confronti di un altro – sconosciuto e non legato al soggetto – emergesse una radicale dimensione di significato, in cui Dio stesso interpellava segretamente. Non era certo riduzionismo etico dell’Evangelo il suo, ma piuttosto dispiegamento di una radicale densità morale, che interrogava uomini e donne, al di là delle appartenenze religiose e ideali.
Gli ultimi anni, trascorsi a Mantova, sono stati caratterizzati dall’impatto di una lunga malattia che gli aveva progressivamente impedito il lavoro teologico, segnandolo profondamente. Proprio in questi anni, però, aveva voluto testimoniare della ricchezza del suo percorso intellettuale l’amico Carmine Di Sante, dedicandogli Dentro la Bibbia: la teologia alternativa di Armido Rizzi (Gabrielli, San Pietro in Cariano 2018).
La morte ha raggiunto Armido nella sua casa, accanto ad Alberta e alla figlia Benedetta. Il ricordo sia benedizione.