Il “profilo di Dio”,

volto di misericordia

Rosanna Virgili

Oggi molti di noi hanno un profilo Facebook, vale a dire una sorta di carta d’identità della propria persona virtuale dove si informa di vizi e virtù con cui si vorrebbe essere conosciuti. Qualcosa di simile avviene con quelle che la tradizione ebraica chiama “middot” (letteralmente “misure”), che tradotto nella lettura tradizionale diventa: gli “attributi di Dio”. Anche Dio formula un profilo di sé e lo comunica a Mosè e al popolo, con un’unica differenza rispetto ai nostri profili social: questi ultimi ricalcano la memoria del nostro presente/passato, mentre il profilo di Dio, nel libro dell’Esodo, disegna i suoi atti futuri, proietta le sue intenzioni verso la storia successiva di Israele, rivelando, così, il fondo autentico del suo cuore e la sua vera identità. Nel suo profilo c’è, insomma, una promessa, un impegno, un patto che Dio rinnova col suo fragile e amatissimo popolo e di cui questi prenderà atto nel cielo del tempo futuro, costellato di intemperanze e speranze, di infedeltà e conversioni.
Tredici sono, dunque, gli attributi con cui Dio presenta sé stesso, ancorché nell’impossibilità di essere esaustivo: il primo consiste nel Suo Nome che è Yhawhè e indica la qualità di un Dio che è accanto al suo popolo, che si rivela nel Suo accompagnarlo come un alleato, un fratello, un amico; il secondo è Elohim, un altro nome di Dio che indica la Sua trascendenza, la Sua libertà e la Sua differenza rispetto a tutti gli umani, Israele per primo; il terzo dice la pregnanza della sua identità: Egli è il Misericordioso! Nella misericordia è tutto il nome di Dio, la sua identità, la sua natura, la sua verità, la sua Persona, il suo essere e il suo agire: non possiamo dubitarne! E forse proprio perché qualcuno, tra gli israeliti, ne dubitava ancora, Dio decide di dare una veste formale, giuridica alla Sua identità; di deporre, per così dire, la Sua firma in copia originale per tutti i documenti d’amore che, da allora, saranno autenticati all’indirizzo d’Israele.
Dal quarto al tredicesimo aggettivo, Egli non farà altro che colmare di sensi, sfumature, aspetti, risvolti ed effetti, quel Suo volto di Misericordia. Egli è colmo di compassione, lento all’ira, illimitato nella grazia, instancabile e resistente nella fedeltà; è Lui che elargisce grazia su grazia, dono su dono, perdono su perdono per mille generazioni, cancellando, così, le macchie della corruzione e della malvagità umana. Col Suo amore Egli sana i danni delle sciaguratezze di cui Israele è responsabile, pur non dimenticando di dargli correzione con sanzioni temporanee. È così che il Suo popolo potrà comprendere la gravità del male che commette, l’orrore delle sue ingiustizie e delle sue violenze che aprono ferite di dolore e di morte non solo per sé stessi ma anche per i loro figli, nipoti e pronipoti. Questo è il Dio della fede biblica: Signore, Dio di misericordia e di bontà, di pazienza, benevolenza, dolcezza, comprensione, lealtà, che si prende cura appieno del destino del suo popolo. Il fuoco della sua passione d’Amore non si spegnerà mai, poiché è scritto nelle Sue “middot”, nel Suo immodificabile dna.

(RomaSette - 21 Settembre 2020)