Se conosci te stesso,

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Enzo Bianchi

La vita interiore è quell'esperienza essenziale per umanizzarsi e per realizzare la propria verità profonda. È quella vita che inizia con il movimento di presa di distanza da sé e sfocia nella domanda decisiva: «Chi sono?». Scrive Platone: «Il più grande bene per l'uomo è interrogarsi su sé stesso, e indegna di essere vissuta è una vita senza tale attività». La riflessione su questo tema, cara alle culture di ogni tempo e latitudine, in Occidente ha trovato la sua formulazione più pregnante nel famoso adagio «Conosci te stesso» (gnôthi sautón), scolpito sul frontone del tempio di Apollo a Delfi e richiesto da Socrate ai suoi discepoli.
La conoscenza di sé, ossia la consapevolezza, è come il respiro della propria persona e della propria vita, il cuore del proprio cuore. In questo vero e proprio lavoro a giornata non è sempre facile né possibile distinguere tra lo spirituale e lo psicologico. Alcuni hanno la tendenza a confondere queste due dimensioni, riducendo l'una all'altra; ma va ammesso che, in verità, vita spirituale e vita psicologica si intersecano a tal punto che nelle manifestazioni esterne della prima resta impossibile operare una distinzione.
L'osservazione attenta del reale ci testimonia inoltre che errori di spiritualità possono diventare patologie psichiche (qualche volta anche con esiti somatici) e che, viceversa, patologie psichiche possono influenzare la spiritualità. L'essere umano è più unito di quanto crediamo: corpo, psiche e spirito hanno una profonda relazione reciproca, e i confini tra loro sono molto fluidi. Oggi abbiamo la grazia delle scienze umane, che forniscono all'esperienza spirituale un grande aiuto: possono infatti guidare la persona a una giusta conoscenza di sé e possono essere veicoli di sapienza e strumenti di liberazione. E tuttavia non va dimenticato che la psicologia lavora nel registro dell'analisi e dell'interpretazione dei fenomeni psicologici, collocati nello spazio delle scienze umane, mentre la spiritualità vive di un altro livello di senso: l'orientamento ultimo della vita umana e il suo significato.
In tale cammino infinito è fondamentale aderire alla realtà, alla terra (humus), conoscere cioè con realismo il proprio rapporto con la storia, gli altri, il mondo, perché è così che ciascuno di noi esiste ed è in relazione: questa è la vera umiltà (humilitas)! Molti cammini spirituali appaiono sterili, quando non negativi e disumanizzanti, perché mancano proprio di tale adesione alla realtà. Nella mia anzianità lo comprendo sempre di più e sempre meglio: è estremamente pericoloso iniziare il cammino interiore o spirituale senza sentirsi come gli altri, in mezzo agli altri, bisognosi degli altri e mai senza gli altri! Gli altri, infatti, non sono l'inferno, come affermava Sartre: sono la nostra beatitudine possibile su questa Terra.
Conoscere sé stessi è davvero un compito, una fatica, un esercizio quotidiano e richiede di guardare, scrutare, esaminare il proprio sentire, parlare e agire, tenendo conto del proprio respiro e di quello di chi mi è accanto, o meglio, al quale io mi faccio prossimo. Senza una certa conoscenza di sé è quasi impossibile lo sviluppo della vita interiore, ma lo stesso vale anche quando manca il dialogo fecondo con l'alterità, l'arte dello scambio fraterno: io sono ciò che sono, ovvero anche tutto ciò che ha contribuito alla formazione della mia persona, che gli altri hanno fatto di me.
È così che il mio respiro si intreccia con quello dell'altro, nella nostra comune ricerca di senso. Solo chi cerca la comunione con gli altri, chi non si vergogna di chiamare tutti fratelli e sorelle, pur nella fatica del duro mestiere di vivere, è capace di percorrere con fecondità il cammino della vita interiore e spirituale, che è sempre un cammino umano: nel comune respiro, via verso la gioia condivisa.

(La Stampa - 26 settembre 2020)