L'anno in corso

Un verso

Inserito in Questioni letterarie.

Un verso

Educare alla poesia

Antonio Prete *

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Un verso, un solo verso. Ramo di un albero, filo di una tessitura. Oppure, petalo di un fiore, se vogliamo rivolgerci alla classica contiguità della poesia con la rosa. Staccare un verso dal corpo di suoni e di silenzi cui appartiene, dall’onda del ritmo che in ogni parte di quel corpo trascorre, è come prelevare poche note da una composizione musicale. Un’azzardata sottrazione. Un arbitrio. Eppure ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, e anche nella loro traduzione in altre lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: schegge che si trasformano in sorgenti luminose, frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono.
Un verso, un solo verso, può corrispondere, sul piano della poesia, a quello che nel campo della prosa Leopardi chiamava “pensiero isolato”. Nello Zibaldone lampeggiano alcuni “pensieri isolati”, sottratti all’ordine discorsivo della trattazione: la loro densità di teoresi è più forte di ogni diffusiva analisi.
Così, accade anche che alcuni versi isolati, pur sottratti alla loro organica appartenenza, finiscano col vivere di una vita propria. Richiamano, per analogia, quel sapere che, nella “cura di sé” consigliata dagli antichi filosofi, era compendiato nel “detto memorabile”, nei “veridica dicta”, per usare l’espressione di Lucrezio. Trattenere quei detti nella propria memoria era come dotarsi di un prontuario che all’occasione poteva suggerire modi di comportamento, orientamento per le scelte di vita. Lessico interiore di una morale. Allo stesso modo, trattenere singoli versi nella propria memoria è custodire un serto di parole che non riposano nella quiete di un senso o nell’armonia di un suono, ma fanno del senso un suono e del suono un senso e per questa loro singolare virtù o acrobazia o grazia irradiano un pensiero aperto, irriducibile a un solo significato, interrogativo.
Di tali versi soli, e splendenti nella loro solitudine, dirò in questa rubrica. Ogni volta un verso ci inviterà a sostare alla sua ombra: per un pensiero al margine, per una annotazione esegetica, per una considerazione che può avere a che fare, più che col commento, con una libera interrogazione, e anche con quel divagare cui invita proprio quella conoscenza per via fantastica che è la lingua della poesia.
Di verso in verso: un cammino nel giardino della poesia. Un giardino nel quale si potrà sentire talvolta, insieme con il profumo dei fiori, il tragico della vita.
Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. E un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che compongono un testo. Per questo da un verso, da un solo verso, possiamo muovere all’ascolto dell’intera poesia.

1. L’amor che move il sole e l’altre stelle
(Dante Alighieri, Paradiso, XXXIII, v. 145)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/201611/lamor-che-move-il-sole-e-laltre-stelle


2. Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi

(Giacomo Leopardi, A Silvia)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/201611/negli-occhi-tuoi-ridenti-e-fuggitivi


3. Un lampo… poi la notte! Bellezza fuggitiva

(Charles Baudelaire, A una passante [Fiori del male])
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/201612/un-lampo-poi-la-notte-bellezza-fuggitiva


4. Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

(Francesco Petrarca, Canzoniere, 90)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/201701/erano-i-capei-doro-laura-sparsi


5. Spesso il male di vivere ho incontrato

(Eugenio Montale, Ossi di seppia)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/201702/spesso-il-male-di-vivere-ho-incontrato


6. La carne è triste, ahimè, e ho letto tutti i libri

(Stéphane Mallarmé, Brezza marina)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/201704/la-carne-e-triste-ahime-e-ho-letto-tutti-i-libri


7. Né più mai toccherò le sacre sponde

(Ugo Foscolo, A Zacinto)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/201706/ne-piu-mai-tocchero-le-sacre-sponde


8. Una cosa bella è una gioia per sempre

(John Keats, Endymion)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/201711/una-cosa-bella-e-una-gioia-sempre


9. Mi tengo a quest’albero mutilato

(Giuseppe Ungaretti, I fiumi)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/201712/giuseppe-ungaretti-mi-tengo-questalbero-mutilato


10. Viandante, non c’è cammino

(Antonio Machado, Caminante)
https://www.doppiozero.com/materiali/antonio-machado-viandante-non-ce-cammino


11. Come l’aratro in mezzo alla maggese

(Giovanni Pascoli, Lavandare)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/201805/giovanni-pascoli-come-laratro-in-mezzo-alla-maggese


12. O belle a gli occhi miei tende latine!

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, Ottava 104, VI canto)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/201810/torquato-tasso-o-belle-gli-occhi-miei-tende-latine


13. Laudato tu sia, Nessuno

(Paul Celan, Salmo)
https://www.doppiozero.com/materiali/paul-celan-laudato-tu-sia-nessuno


14. Vola alta, parola, cresci in profondità

(Mario Luzi, Vola alta, parola)
https://www.doppiozero.com/materiali/mario-luzi-vola-alta-parola-cresci-in-profondita


15. Chi pensa il più profondo, ama il più vivo

(Friedrich Hölderlin, Socrate e Alcibiade, Poesie)
https://www.doppiozero.com/materiali/friedrich-holderlin-chi-pensa-il-piu-profondo-ama-il-piu-vi


16. Madre, dimentico qualcosa, ma non mi ricordo…

(Juan Ramón Jiménez, El Adolescente)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/201906/juan-ramon-jimenez-madre-dimentico-qualcosa-ma-non-mi-ricordo


17. Incerta, dolce, priva d’impazienza
(Rainer Maria Rilke, Orfeo, Euridice, Hermes)

https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/201911/rainer-maria-rilke-incerta-dolce-priva-dimpazienza


18. Per lei voglio rime chiare

(Giorgio Caproni, Per lei)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/202002/giorgio-caproni-lei-voglio-rime-chiare


19. Il mare, il mare sempre rinascente!

(Paul Valéry, Cimitero marino)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/202006/paul-valery-il-mare-il-mare-sempre-rinascente


20. Perch’i’ no spero di tornar giammai
(Guido Cavalcanti)
https://www.doppiozero.com/rubriche/4177/202010/guido-cavalcanti-perchi-no-spero-di-tornar-giammai


Antonio Prete ha insegnato Letterature comparate all'Università di Siena e, da ultimo, alla Scuola Superiore Galileiana di Padova. Ha tenuto corsi e seminari presso istituzioni e atenei di altri Paesi, tra cui la Harvard University, il Collège de France e l'Università di Salamanca. Saggista, narratore, poeta e traduttore, ha fondato e diretto la rivista «Il gallo silvestre» (1989-2004). Tra i saggi: Il pensiero poetante. Saggio su Leopardi (1980), Nostalgia. Storia di un sentimento (1992), I fiori di Baudelaire. L'infinito nelle strade (2007), Trattato della lontananza (2008), Compassione. Storia di un sentimento (2013), Il cielo nascosto. Grammatica dell'interiorità (2016).
Traduttore di Baudelaire (I fiori del male, 2003), Mallarmé, Rilke, Valéry, Celan, Jabès, Machado, Bonnefoy, ha raccolto molte delle sue traduzioni poetiche in L'ospitalità della lingua (2014).

(FONTE: www.doppiozero.com - rubrica "Scritture")