Per fortuna è il Natale

a salvarci!

Marco Pappalardo

visore presepe

 

Il mio Natale da adolescente risale ormai a quasi trent’anni fa, un altro mondo, un’altra epoca! Il mio Natale con gli adolescenti tra animazione in oratorio e insegnamento arriva fino ad oggi, un altro mondo, un’altra epoca! In comune fino allo scorso anno sicuramente l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze, la prima sveglia alle ore 13 dopo tre mesi, l’attesa dei regali di Natale, la libera uscita serale con le prime giocate a carte tra amici, il rimandare i compiti assegnati per l’occasione poiché tanto c’è tempo, uno sguardo distratto ma quotidiano al presepe, il piacere di incontrare parenti ed amici lontani, quando possibile un viaggetto, cibo goloso a ripetizione, il rientro a casa in mattinata per Capodanno, la tombola con i nonni per arrotondare, magari – perché no – il primo bacio o almeno un bacio sotto il vischio. In questo periodo complesso a 16 o a 44 anni siamo paradossalmente più vicini che mai pensando al Natale, tutti sulla stessa barca in mezzo alla tempesta, ma senza poterci neanche abbracciare nei momenti difficili; insieme possiamo aggrapparci a quel desiderio o a quei desideri che ci tengono in vita, a quella persona o a quelle persone che tengono alla nostra vita. Da adulto, allora, sento di non cercare l'alternativa al Natale, ma di realizzare un Natale alternativo in cui lo stare insieme non sia "branco" ma "compagnia", in cui il tempo non sia rincorso o sprecato ma valorizzato e donato, in cui vivere non "contro" bensì "per" e "con"; dagli adolescenti, invece, imparo a cogliere con gioia ogni attimo e a scoprire la bellezza anche dove non si vede. Di recente ho ascoltato la poesia di Bertold Brecht dal titolo “Il cambio della ruota”:

Mi siedo al margine della strada.
Il guidatore cambia la ruota.
Non sono contento di dove vengo.
Non sono contento di dove vado.
Perché guardo il cambio della ruota
con impazienza?

Con gli studenti condivido, dinanzi ad un testo letterario, l’idea che se da un lato è bene capire cosa l’Autore voglia dirci, dall’altro esso diventa davvero vivo quando dice qualcosa a noi a prescindere dall’intenzione; per questo se il Natale e il nuovo anno, in questi giorni più che mai, ci trovano scontenti di ciò che è stato e di ciò potremo essere, l’augurio è di continuare a guardare non immobili bensì con la dinamicità dell’impazienza verso qualcosa di “Oltre” e qualcosa di “Altro”!