La fraternità nell'economia

e nella politica


Antonio Maria Baggio

1. Scopo del testo

Questo articolo, rispetto alla vastità del titolo proposto, cercherà di svolgere una semplice introduzione ad alcuni aspetti della riscoperta della fraternità avvenuta nel corso dell'ultimo ventennio. Si farà riferimento, in particolare:
- all'origine «carismatica» di tale riscoperta;
- alla conseguente problematica che sorge nel cercare di trasmettere tale «visione», riformulata come «principio di fraternità», nella teoria e nella pratica politica, economica e giuridica. Si accennerà sia alle difficoltà di tale complessa operazione, sia ai possibili guadagni che l'acquisizione del principio di fraternità può apportare alle discipline coinvolte e alla prassi che loro corrisponde.
Tale processo ventennale assume una particolare rilevanza alla luce dell'approfondimento dottrinale della fraternità in corso nell'attualepontificato. Papa Francesco, infatti, ha messo in luce la fraternità come uno dei pilastri portanti della dottrina sociale cristiana e come una delle prospettive centrali di impegno della Chiesa e dei singoli cristiani nella storia. Mi sembra appropriata l'espressione «approfondimento dottrinale» perché Francesco rilegge una realtà essenziale e perenne del cristianesimo, qual è la fraternità, nella luce del volto del Cristo vivente oggi nell'umanità. I contributi alla comprensione sempre maggiore della fraternità provengono da molte e diverse fonti, cristiane e non cristiane, dal concreto vivente dell'umanità e, come è proprio della dottrina sociale cristiana, essa accoglie e custodisce con rispetto e riconoscenza tutto il bene che l'umanità le offre, e lo valorizza alimentando, con esso, la dottrina.
Questa introduzione vuole essere anche un invito a prendere atto della competenza specifica che la Fratres omnes dimostra nell'analisi della realtà antropologica, sociale e politica, come si può constatare nelle trattazioni complesse che l'enciclica svolge, ad esempio, nel primo capitolo dedicato alla critica del pensiero ideologico nelle sue varie forme (analisi ripresa nel capitolo sesto), e in particolare nella critica ai diversi aspetti del populismo che può essere svolta solo da chi ha macinato intellettualmente ed esistenzialmente lungo una vita intera la realtà del «popolo», sulle basi di una filosofia della liberazione ispirata particolarmente dalla riflessione di Juan Carlos Scannone e alla sua logica «analettica», che si distingue da quelle correnti del pensiero della liberazione che si lasciano influenzare dalla dialettica hegeliana e marxista: per questo, nulla concede alle illusioni ideologiche. Francesco non usa una terminologia «dotta» o tecnica, che lo allontanerebbe dalla maggior parte dei suoi lettori, ma espone un pensiero coerente e sistematico; questo presuppone preparazione remota, studio attuale, capacità di analisi ed esperienza: requisiti presenti nella struttura razionale dell'enciclica – basi appropriate alla sapienza – che Francesco possiede al punto di non doverli esibire.

2. Francesco e la fraternità

Papa Francesco ha incentrato sulla fraternità il suo messaggio per la Giornata mondiale della pace, il primo gennaio 2014: Fraternità, fondamento e via per la pace. [1] Vi ritorna nel messaggio dell'anno successivo: Non più schiavi, ma fratelli; e nel discorso ai movimenti popolari a Santa Cruz de la Sierra (Bolivia), pochi mesi dopo, il 9 luglio. Potremmo seguire il percorso della fraternità quasi giorno per giorno nel pensiero di Francesco, ma sottolineiamo solo alcuni episodi significativi tra i più recenti. Il 6 gennaio 2019 scrive la lettera Humana communitas, indirizzata a mons. Vincenzo Paglia per il ventesimo anniversario della Pontificia accademia per la vita: in essa sostiene che possiamo parlare di una comunità politica realmente umana soltanto se riusciamo a trasformare la fraternità in una relazione globale. Infatti, il fratello è colui che ha la mia stessa dignità ma, essendo diverso da me, devo accettare che la esprima in modo diverso dal mio. Questa è la chiave per fare dell'umanità una comunità di comunità, cioè una unità tra diversità condivise, di popoli e di culture, non certo per rendere tutti indifferentemente uguali. La fraternità consiste nel coraggio di riconoscere il diverso. Ed è ciò che Francesco fa, il 4 febbraio 2019, sottoscrivendo il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune insieme al grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, nel quale la fratellanza universale è interpretata come base dei diritti umani.
Francesco, dunque, di discorso in discorso, spiega accuratamente la fraternità a partire dal suo fondamento nella Rivelazione, nei suoi sviluppi nella storia del cristianesimo, mettendo in luce sia i contenuti magisteriali che la riguardano, sia gli apporti carismatici, come avviene, ad esempio, nel suo riferimento costante a san Francesco d'Assisi.
Ma come dare realizzazione concreta all'idea di fraternità che ci viene così bene spiegata dalla dottrina sociale cristiana? Quali strumenti di dottrina e di azione ci vengono messi a disposizione dalle scienze politiche, giuridiche, economiche e sociali? Se la fraternità non trova spazio come elemento essenziale del pensiero che nutre l'azione pubblica nella società, se lo studente universitario non la incontra come parte essenziale delle discipline che insegnano come fare politica, giustizia, impresa, società, la fraternità è destinata a rimanere ai margini delle grandi decisioni, a rinchiudersi nell'ambito dei rapporti privati, in un ruolo di esortazione e di auspicio. Da qui l'impegno di portare la fraternità all'interno della teoria e della pratica della vita associata, di renderla «fisiologica» e non «opzionale».

3. L'origine carismatica della riscoperta della fraternità nel ventennio 2000-2020

La fraternità ha una storia millenaria. Sorge normalmente da una narrazione religiosa – come, del resto, tutti gli altri grandi principi orientativi della sfera pubblica – e, col passare del tempo, trasferisce i suoi contenuti alle culture che da quei primi racconti si sviluppano. Le religioni ebraica, cristiana, islamica e tutte le culture dell'area indo-iranica-europea e africana, hanno trasmesso, interagendo tra loro, un patrimonio di fraternità incommensurabile, ricco ma non omogeneo e in gran parte inesplorato –per quanto almeno riguarda l'aspetto della fraternità nella dimensione pubblica –, che ha fatto di noi ciò che siamo e, sicuramente, ci aiuterà a raggiungere ciò che ancora potremo diventare.
Oltre alla storia millenaria, dobbiamo considerare anche alcune cause prossime che spiegano l'effettiva «riscoperta» della fraternità negli ultimi vent'anni, innescata, in particolare, dall'approfondimento del suo aspetto politico che, precedentemente, solo raramente era stato posto al centro dell'attenzione. In altre occasioni ho avuto modo di riflettere su autori che, lungo la seconda metà del '900, hanno avvertito la mancanza della fraternità nello spazio pubblico, oppure l'hanno proposta come una risorsa necessaria, in base a concrete esperienze. [2] Qui vorrei fare riferimento a quello che può essere considerato un «fattore scatenante» della stagione di studi e di interesse nei confronti della fraternità nell'ultimo ventennio e che contiene in sé aspetti importanti per comprendere che cosa comporti il passaggio da un principio di origine e ispirazione religiosa, alla sua realizzazione in campo politico, giuridico ed economico.
Si tratta di una vera e propria sfida lanciata da Chiara Lubich il 9 giugno del 2000, in apertura del primo Congresso mondiale del «Movimento politico per l'unità», da lei fondato alcuni anni prima. [3]
Quel congresso non era un evento religioso, vi partecipavano circa 800 persone impegnate politicamente, tra le quali membri di governi, parlamentari di diversi Paesi, amministratori, diplomatici, studiosi e studenti, di diverse convinzioni religiose e culturali: «Sappiamo – disse Chiara Lubich nel suo intervento –che la redenzione attuata da Gesù sulla croce trasforma interiormente tutti i legami umani immettendovi l'Amore divino e rendendoci così fratelli. Ora questo ha un profondo significato per il nostro Movimento, se pensiamo che il grande progetto politico della modernità prevedeva, come sintetizza il motto della Rivoluzione francese, "libertà, uguaglianza, fraternità". Ma, se i primi due principi hanno conosciuto, negli ultimi secoli, forme parziali di attuazione, la fraternità invece, a dispetto delle dichiarazioni formali, sul piano politico è stata pressoché dimenticata. Proprio questa invece può essere la caratteristica specifica del nostro Movimento: la fraternità; e per essa acquistano significati nuovi e potranno venire più pienamente raggiunte anche la libertà e l'uguaglianza». [4]
La struttura di questo discorso è interessante: come si vede, a una dichiarazione esplicita riguardante la propria, personale, sorgente religiosa della fraternità, fa seguito, da parte della Lubich, un riferimento diretto al «trittico» della Rivoluzione francese, cioè a un momento acuto e significativo della storia umana, nel quale si manifesta una aspirazione, un progetto politico di tipo nuovo. Il trittico si compone di principi – libertà, uguaglianza, fraternità – i cui contenuti furono arricchiti anche dalle religioni ebraica e cristiana, ma la Rivoluzione li compone insieme dando loro un significato politico, e creando in tal modo una prospettiva che va al di là del significato originario che ciascuno di quei principi aveva all'interno di un contesto religioso. Il riferimento della Lubich al trittico rivoluzionario è tutt'altro che ingenuo: manifesta invece la consapevolezza di dover portare i contenuti dei valori religiosi sul piano politico, cosa che comporta una «traduzione» profonda di essi, l'acquisizione di un linguaggio universale e l'abbandono della dimensione confessionale. Conoscere questo processo innescato dalla Lubich è importante, io credo, per almeno due motivi. Il primo: perché ha avuto conseguenze rilevanti nell'approfondimento della fraternità, con una grande attenzione per la dimensione dottrinale, per la creazione di nuove categorie di pensiero. Il secondo: esso presenta forti analogie con altre realtà – a loro modo carismatiche – cresciute in altri continenti nell'ultimo ventennio, quali, solo per fare degli esempi, i movimenti di ispirazione gandhiana in India, rivolti ad assicurare i diritti dei contadini, o quei «movimenti popolari» in America Latina cui spesso si riferisce papa Francesco: «tierra, techo, trabajo» esprimono, allo stesso tempo, l'affermazione della dignità umana, dei diritti a essa legati, del progetto politico volto a garantirli come risposta personale a una vocazione di giustizia.
Non si tratta dunque di una pretesa di influire religiosamente sulla politica; al contrario, Chiara Lubich fa riferimento a principi che, pur essendo di origine religiosa, hanno acquisito uno statuto politico e giuridico; non propone un ritorno alla religione o un'invasione dello spazio pubblico da parte della religione, bensì che la politica prenda sul serio i principi che ora, autonomamente, indipendentemente da ogni influsso esterno, la costituiscono. La fraternità è una realtà che si presta bene a questo passaggio da una dimensione religiosa sorgiva, che certamente segna una appartenenza particolare non da tutti condivisa, alla dimensione di condivisione universale richiesta dalla politica. È certo però che, per tale via, pur nel rispetto della distinzione tra religione e politica, viene oggettivamente riconosciuta la rilevanza pubblica dei contenuti della fede.
La riflessione contemporanea sulla fraternità può nascere dunque da una esigenza spirituale e da una forza carismatica – non solo quella della Lubich, ma anche da altre che, indipendentemente l'una dall'altra, sono sorte in quest'epoca storica e che, ora, cominciano a incontrarsi – ma si sviluppa in maniera non confessionale, prevalentemente nell'ambito delle materie politiche, giuridiche, economiche, con metodo collaborativo e interdisciplinare.
Chiara Lubich coinvolge nello sviluppo di queste idee il suo Centro internazionale di studi «Scuola Abbà», i cui membri sono collegati in una rete di studiosi estesa in tutti i continenti; e per quattro anni, dal 2000 fino all'insorgere della sua finale malattia nel 2004, si impegna in una attività pubblica che la porta a lanciare l'idea di fraternità in numerose sedi parlamentari, municipi, pubbliche piazze, presso istituzioni nazionali e internazionali. Fu una semina aperta, uno stimolo per tutti coloro che già lavoravano in questo campo o che decisero di cominciare allora.
La «rete» interdisciplinare di studio sulla fraternità arriva in pochi anni a coinvolgere numerose università nel mondo, e crea un campo di studi prima inesistente, con una produzione accademica cospicua. E un fenomeno rilevante, in quanto ciò che mano a mano viene prodotto dalla Lubich e dalla sua scuola viene subito comunicato ad altri centri di studio nel mondo, che reinterpretano, provvedono a inculturare, producono a loro volta nuovo pensiero che si distingue e interagisce con quello di origine, al di fuori di qualunque appartenenza a «chiesuole e conventicole» (per usare una espressione di Francesco) e guadagnando, in modo via via più solido, il livello accademico. Lo studio della fraternità esige infatti che essa caratterizzi il metodo stesso della ricerca, che dev'essere condivisa, diversificata, interculturale: e così, in gran parte, è stato ed è tuttora. Per dare l'idea delle dimensioni e dell'impatto pubblico di questo lavoro, ricordo soltanto il convegno svoltosi a Innsbruck il 9 e 10 novembre 2001: «1000 città per l'Europa. La fraternità come categoria politica», [5] con un migliaio di partecipanti tra parlamentari, amministratori, politici e diplomatici di tutta Europa e di tutti i livelli: dal presidente della Commissione europea, al sindaco di Innsbruck, al consigliere comunale del piccolo paese di montagna.

4. Realtà, differenza, fondazione: la fraternità come condizione della comunità

Se la fraternità entra nello spazio pubblico, devono venire chiariti i suoi contenuti condivisibili da tutti coloro che agiscono in tale spazio e che possono avere radici culturali in religioni e culture diverse. Ma vent'anni fa la bibliografia sulla fraternità, intesa non nel senso della fraternità di sangue o in quello di una comunità religiosa, ma nella sua dimensione pubblica, era praticamente inesistente. [6] Non era presente nei dizionari di politica, non esisteva una tradizione di studi su di essa, non apparteneva ad alcuna disciplina accademica riconosciuta.
E inoltre: come distinguere la fraternità da altre realtà con le quali viene facilmente confusa? Che cosa la differenzia, ad esempio, dalla solidarietà, dalla benevolenza, dalla misericordia? Quali sono gli elementi che la identificano? Che cosa si risponde al sindaco, o al parlamentare, o al ministro che vorrebbe indicazioni per realizzare politiche fraterne? Quali «indicatori» dobbiamo cercare per rilevarne la presenza, o per «misurare» dal punto di vista fraterno l'efficacia di una azione? In sintesi, utilizzando una espressione tipica delle scienze empiriche: in quali modi la fraternità può essere «operazionalizzata»? Era dunque necessario iniziare uno studio radicalmente nuovo, per dare cittadinanza alla fraternità all'interno della teoria e dell'azione politica.
Divenne presto chiaro che la fraternità aveva un ruolo determinante nei confronti degli altri grandi principi politici dell'epoca moderna. Anzitutto i fratelli, le sorelle, non si possono scegliere; posso scegliere la sposa, l'amico. Ma il fratello esiste indipendentemente da me, è una realtà che non ho causato e della quale non posso disporre: sta al mio fianco con pari dignità e diritti. La fraternità è un principio di realtà, che mi rivela l'uguaglianza degli esseri umani. D'altra parte, i fratelli e le sorelle interpretano diversamente la loro pari dignità, hanno diversi modi di pensare e di vivere: la fraternità è anche un principio di differenza, che dà fondamento alla libertà di ciascuno. Posso accettare i fratelli e le sorelle: se dico sì alla loro esistenza, allora sorge la comunità; ma posso anche rifiutarli, come fece Caino: e allora la comunità viene negata e, con essa, anche l'uguaglianza e la libertà. La fraternità si rivela allora anche come principio di fondazione della comunità dal quale dipendono tutti gli altri principi e tutte le azioni buone e costruttive che gli esseri umani possono mettere in atto: solidarietà, partecipazione, benevolenza, cura, misericordia, ecc.
La fraternità, specialmente nelle situazioni estreme, è l'ultima risorsa disponibile, l'ultima che rimane quando manca tutto il resto, quando tutti i principi sono violati e i diritti negati: è la base sulla quale ricostruire. Il suo ruolo è fondante non solo nel dare origine al regime politico capace di garantire libertà e uguaglianza, ma anche nel garantirne il funzionamento sia nel momento critico, sia nel processo ordinario. Davanti alle difficoltà, la coscienza della condizione fraterna riporta al valore più grande, che è l'esistenza stessa della comunità: la fraternità permette, per così dire, il «reset» delle situazioni, il controllo e il superamento dei conflitti, attraverso il ritorno al «patto» originario, alla co-appartenenza fraterna, che precede ogni successiva legge o contratto.
Alcuni di questi temi, e altri collegati, vengono affrontati da un gruppo di autori italiani nel libro Il principio dimenticato. La fraternità nella riflessione politologica contemporanea, [7] che può essere considerato il primo frutto a livello accademico del lavoro iniziato dalla scuola Abbà nel 2000. In esso si poneva in evidenza l'impossibilità di realizzare in maniera compiuta i principi di libertà e uguaglianza nelle società democratiche, in assenza del principio di fraternità, che è portatore di metodi e contenuti propri e permette agli altri due di svilupparsi. In realtà, il libro fu pubblicato per la prima volta nel 2006, in spagnolo, a Buenos Aires, [8] per poterlo utilizzare a Cuba, dove in quell'anno, su iniziativa dell'arcidiocesi dell'Avana, cominciò una rilevante azione di formazione dei laici cattolici alla dottrina sociale cristiana, nell'ottica della fraternità, attraverso seminari nazionali; un centinaio di copie del libro furono distribuite per portare la formazione nelle diocesi dell'isola. Questa edizione spagnola e quella immediatamente successiva in lingua portoghese, furono molto diffuse in America Latina e nei Caraibi. Molte università organizzarono dibattiti e si accese un interesse inaspettato. Il principio dimenticato fu il lavoro che aprì alla fraternità la prima breccia nel muro della fortezza accademica. Ricordo con gratitudine Juan Carlos Scannone, che aveva studiato il libro e lo aveva approfondito con una ventina di docenti e ricercatori a lui collegati. A conclusione di un ampio dibattito svoltosi nella sede della Facultad latino-americana de ciencias sociales (FLACSO) a Buenos Aires, il 19 aprile 2007, il prof. Scannone riconobbe la solidità dell'impostazione della ricerca sulla fraternità e la possibilità di approfondire il tema a livello accademico. Sottolineò la prossimità del lavoro sulla fraternità con gli studi che egli stava svolgendo sul «paradigma comunionale» con il Grupo Farrel. Fu un giudizio importante, che incoraggiò a proseguire la collaborazione tra ricercatori, come in effetti avvenne negli anni successivi. [9]
Questa prima fase degli studi sulla fraternità si concluse nel 2013 con un seminario internazionale promosso da sette università europee e celebrato presso l'Istituto Universitario Sophia di Loppiano (Firenze). Il seminario attestò non solo l'impegno di numerosi studiosi singoli, ma anche il costituirsi in diverse università di centri di ricerca permanenti. [10] Le discipline teologiche esprimono un certo interesse per il tema fraterno solo dopo che papa Francesco, a partire dal 2013, ha posto la fraternità al centro dell'attenzione. Per assistere, in campo teologico, a un evento paragonabile a quello politico di Innsbruck, bisognerà aspettare il 2017, quando l'Associazione europea di teologia cattolica organizza un congresso continentale su: «Philadelphia: la sfida della fraternità». [11]

5. Fraternità ed economia civile

L'idea di fraternità interroga anche la riflessione economica in modo simile a quella politica. Sono i teorici dell'economia di comunione, in particolare, a venire stimolati dalla nuova prospettiva che si apre nel 2000. L'elemento determinante è il proporsi della fraternità, anche nell'ambito economico, come il «terzo principio» che, interagendo con gli altri due, potrebbe portare l'economia a trasformarsi. Stefano Zamagni e Luigino Bruni svolgono, nel loro modo, una lettura parallela a quella condotta dalla riflessione politica che, come abbiamo visto, ragiona sui tre principi del trittico francese: libertà, uguaglianza, fraternità. La riflessione politologica aveva individuato nella fraternità il principio regolatore capace di far convivere libertà e uguaglianza. Ma una volta caduta la fraternità, gli altri due principi hanno dato vita a sistemi che potremmo definire «monovaloriali» e, perciò, squilibrati, incapaci di valorizzare integralmente la persona umana e la comunità di persone: la libertà come anima del capitalismo e l'uguaglianza come motore del comunismo.
Questi tre principi diventano, in economia: principio dello scambio di equivalenti (o principio di efficienza, il cui attore è il mercato),redistribuzione (principio di equità, tradizionalmente assicurato dallo Stato), e reciprocità (principio che presuppone la cultura del dono e delle relazioni personali fiduciarie). La proposta di Bruni e Zamagni è quella di superare l'idea statica della divisione dell'economia in settori, per aprire una prospettiva dinamica all'interno della quale i tre principi interagiscono fra di loro sotto la prospettiva determinate della fraternità: «Una società che riuscisse a far stare insieme efficienza ed equità – e sarebbe già un bel traguardo – non sarebbe però ancora una buona società in cui vivere se a essa facesse difetto la reciprocità, che è il principio che traduce in atto lo spirito di fraternità. La sfida dell'economia civile è quella di ricercare i modi – che certamente esistono – di far coesistere, all'interno del medesimo sistema sociale, tutti e tre i principi regolativi di cui si è detto». [12]
L'economia civile si presenta come espressione di un umanesimo fraterno, che vuole comporre in una nuova sintesi tutti gli strumenti, le conoscenze, le figure professionali, i beni, le istituzioni che l'economia ha prodotto – spesso dolorosamente e conflittualmente – nel corso della sua storia. Ma per far questo c'è bisogno di soggetti economici che unifichino effettivamente in sé tutti questi elementi e svolgano il ruolo profetico del lievito nella pasta, in modo da influenzare le imprese che operano nei diversi ambiti. Il principio di fraternità – che nel linguaggio dell'economia civile diviene «principio di reciprocità» –dovrebbe penetrare e informare di sé tutte le tipologie di impresa.
È chiara la familiarità di questa visione dell'economia civile con la riflessione critica e propositiva che papa Francesco ha sviluppato in questi ultimi anni e che troviamo nelle sue encicliche.

6. E tutti noi pregammo

Le prime parole che Francesco pronuncia la sera della sua elezione, rivolgendosi ai romani in quanto vescovo di Roma, sono: «Fratelli e sorelle». Parla di un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia «fra noi»; e prega per la realizzazione di «una grande fratellanza» in tutto il mondo. Il contesto creato da Francesco rivolgendosi in tal modo ai «suoi» ha una importante e antica sostanza politica: egli parla, all'inizio, esclusivamente come vescovo donato a Roma; e prima di impartire la benedizione non solo alla città, ma a tutto il mondo (urbi et orbi), prima cioè di compiere l'atto formale come capo della Chiesa cattolica, chiede al popolo di Roma, ai suoi fratelli e sorelle, di pregare Dio su di lui: il popolo deve, in un certo senso, «costituirlo» vescovo in accordo con Dio, affinché Jorge Mario Bergoglio divenga Pietro. E tutti noi pregammo.
Nella sua prima sera, Francesco mostra al mondo il legame tra la fraternità che crea la comunità del popolo di Dio, e l'autorità che lo guida. Alla luce di questo primo evento, la linea fraterna che Francesco ha tenuto successivamente non può stupire, ma solo dare gioia.

NOTE

1 Importante il commento che ne ha fatto mons. M. Toso, Il Vangelo della fraternità, Lateran University Press, Roma 2013.
2 Rimando ai saggi di vari autori contenuti nel testo: Il principio dimenticato. La fraternità nella riflessione politologica contemporanea. Città Nuova, Roma 2007. Attualmente esaurito, è liberamente disponibile in: https://www.antoniomariabaggio. it/libri/il-principio-dimenticato/.
3 Il Movimento politico per l'unità non è un partito, ma un movimento che opera nel sociale e favorisce l'incontro tra tutti coloro che si impegnano in politica nell'ottica della fraternità, nel rispetto delle loro diversità di orientamento politico, di partito, di ruolo: i cittadini, gli amministratori, i parlamentari, i diplomatici, i governanti ai diversi livelli.
4 C. LUBICH, «Il Movimento dell'unità per una politica di comunione», in Nuova Umanità, XXII, 131(2000)5, 603-616: https://www.fondazioneweber.org/publi-cations/il-movimento-dellunita-per-una-politica-di-comunione/.
5 C. LUBICH. «Lo spirito di fratellanza nella politica, come chiave dell'unità dell'Europa e del mondo», in Nuova Umanità XXIV, 139(2002)1, 15-28: http s://www.fondazioneweber. org/publications/lo-spirito-di-fratellanza-nella-politica-come-chiave-dellunita-delleuro-p a-e-del-mondo/.
6 Faceva eccezione la Francia, dove numerosi testi si occupavano della Rivoluzione e una parte di essi faceva riferimento al «trittico», ma le opere di ampio respiro dedicate esclusivamente alla fraternità, pubblicate nella seconda metà del '900, erano solo quattro (Borgetto, David, Munoz Dardé); negli Stati Uniti soltanto una (McWilliams). Per una bibliografia internazionale degli studi sulla fraternità nella sua dimensione pubblica fino al 2013, anno di elezione di papa Francesco, si veda: «The Forgotten Principle: Fraternity in Its Public Dimension», in Claritas. Journal of Dialogue and Culture, vol. 2(2013), n. 2, article 8, 35-52: https:// docs.lib.purdue.edu/cgi/viewcontent.cgi? article=1052&context=claritas.
7 Città Nuova, Roma 2007.
8 El principio olvidado: la fraternidad. En la Politica y el Derecho, Ciudad Nueva, Buenos Aires 2006; disponibile in: https://www.antoniomariabaggio. it/wp - content/uploads/2018/01/E1- principio- olvidado.pdf. A questo seguì un'altra collettanea, comprendente anche autori latinoamericani: La fraternidad en perspectiva politica, Ciudad Nueva, Buenos Aires 2009; disponibile in: https://www.antoniomariabaggio.it/libri/ la-fraternidad-en-prospectiva-politica/.
9 In Argentina si costituisce, successivamente, la «Red Universitaria para el Estudio de la Fraternidad» (RUEF), che svolge una intensa opera di coinvolgimento di università dell'America Latina e dei Caraibi e svolgerà ogni anno un seminario in un diverso Paese latino-americano. Dal 2006 a oggi i volumi accademici pubblicati in America e in Europa, specificamente dedicati allo studio della fraternità, sono circa una cinquantina e, in maggior parte, si tratta di raccolte di saggi di vari autori, mentre le monografie sono in numero minore. Si tratta di lavori di valore disuguale, perché espressione di una progressiva acquisizione di competenza e padronanza di un settore di studi costruito ex novo. Attualmente disponiamo di numerose ricerche di livello elevato, anche perché si è ormai consolidato il procedimento di formazione dei giovani ricercatori che entrano in questo campo. Segnalo, a tale riguardo, due lavori in campo giuridico: A. COSSEDDU (a cura di), I sentieri del giurista sulle tracce della fraternità. Ordinamenti a confronto, Giappichelli, Torino 2016; A.M. PRIETO (a cura di), Justicia relacional y principio de fraternidad, Aranzad, Cizur Menor 2017.
10 Il seminario di Sophia coinvolse sostanzialmente tutti coloro che in quel momento, nel mondo, si dedicavano con continuità agli studi sulla fraternità nelle discipline politiche, giuridiche, sociali, economiche, umanistiche: gli italiani erano ormai una minoranza. Furono ammesse al seminario 74 relazioni, su 120 sottoposte ai revisori. Non fu fatta una pubblicazione unica, ma i relatori inserirono i propri elaborati in riviste specializzate nei diversi campi di competenza. Per una conoscenza dei contenuti del seminario si veda: https://www.fondazioneweber. org/progetti/progetto-fraternita/seminario-2013/ dove si possono trovare anche varie interviste ai relatori Per quanto riguarda i centri di ricerca che attualmente sono istituzionalmente dedicati allo studio della fraternità, o che comunque la coltivano come linea di ricerca permanente, segnalo: il «Center for Research in Politics and Human Rights» (PHR) dell'Istituto universitario Sophia (Loppiano, Firenze); l'«Institúto de Justicia, Cooperación y Servicios de Interés Generali» dell'Universidad de Malaga (ES); il «Centro de Ciéncias Jurídicas» della Universidade Federal de Santa Catarina (Florianopolis, BR); il Programa de Pós-Gradua95.0 em Direito della Universidade Federal do Rio Grande do Sul (Porto Alegre, BR). Il PHR dell'Istituto Sophia ha iniziato ad allestire un repositorio istituzionale degli studi sulla fraternità, in collaborazione con la fondazione Toni Weber, limitato per ora alle tre riviste che fanno riferimento all'istituto Nuova Umanità, Sophia, Claritas. Il repositorio è aperto a tutti, reperibile in: https://www.sophiauniversity.org/it/ politics-and-human-rights/.
11 «Congrès international de l'Association Européenne de Théologie Catholique à Strasbourg (France), 30 aoCit-2 septembre 2017», in Philadelphia: Le défi de la fraternité. Al congresso ha fatto seguito la seguente pubblicazione: Mj. THIEL - M. FEIX (a cura di), Le défi de la fraternité, LIT Verlag, Zurigo 2018.
12 L. BRUNI - S. ZAMAGNI, Economia civile. Efficienza, equità, felicità pubblica, Il Mulino, Bologna 2004, 22-23.

* Professore ordinario di filosofia politica e coordinatore del corso di laurea magistrale in scienze politiche
«Fraternità nella Res publica», Istituto Universitario Sophia, Loppiano (FI)