Percorsi di fraternità

Un sogno con i piedi per terra

Giacomo Costa - Paolo Foglizzo

Un sogno, [1] se non addirittura il sogno: così possiamo definire la fraternità dopo la lettura dell'enciclica Fratelli tutti (2020c). Il sogno è una categoria molto cara a Papa Francesco, che ne fa la struttura portante dell'esortazione apostolica Querida Amazonia (2020b). Non propone certo una evasione onirica che faccia perdere il contatto con la concretezza della vita quotidiana. Per lui il sogno è una visione capace di orientare, di indicare la direzione di marcia, di spingere al cambiamento.

1. Fraternità: un sogno antico e nuovo

Quello della fraternità è un sogno antico, rintracciato anche nel messaggio di Francesco di Assisi, chiamato «padre fecondo» (Fratelli tutti, 2020c, n. 4) proprio per averlo saputo suscitare. Ma possiamo ritrovarlo già alle origini dell'umanità, come mostrano le tante storie di fratelli che riempiono le pagine del libro della Genesi e manifestano la consapevolezza che l'intreccio della fraternità abbraccia tutti i popoli della terra in una rete di relazioni più o meno strette, ma che fanno comunque riferimento a un padre comune. Per questo possiamo affermare che il «progetto di fratellanza [è] inscritto nella vocazione della famiglia umana» (Francesco, 2020a, n. 1).
Non si tratta certo di storie idilliache: nel racconto biblico la fraternità deve costantemente fare i conti con le fratture, dolorose quando non sanguinose: la prima storia di fratelli, quella di Caino e Abele, termina con l'omicidio. Altre ci andranno molto vicino, e richiederanno tempo, sofferenze e sforzi per trovare una ricomposizione, come quella di Esaù e Giacobbe, o quella dei dodici figli di quest'ultimo, Giuseppe e i suoi fratelli. Così, fin dalle origini, l'esperienza della fraternità si intreccia con quella della riconciliazione, a cui non è certo un caso che la Fratelli tutti dedichi l'intero cap. 7, intitolato «Percorsi di un nuovo inizio».
Per questo il sogno antico della fraternità può anche essere definito come «nuovo» (n. 6): infatti il mondo esibisce piuttosto i segni della sua mancata realizzazione. Anzi, «la storia sta dando segni di un ritorno all'indietro» (n. 11) rispetto a decenni in cui «è sembrato che il mondo avesse imparato da tante guerre e fallimenti e si dirigesse lentamente verso varie forme di integrazione» (n. 10). Così, «i sentimenti di appartenenza a una medesima umanità si indeboliscono, mentre il sogno di costruire insieme la giustizia e la pace sembra un'utopia di altri tempi» (n. 30).
Come spesso capita con ciò che è molto prezioso, scopriamo che il sogno della fraternità è segnato da una radicale fragilità, essendo costantemente esposto all'erosione degli eventi storici che sembrano sancirne l'illusorietà: «Ogni guerra, in realtà, si rivela un fratricidio che distrugge lo stesso progetto di fratellanza [...] . Ogni situazione di minaccia alimenta la sfiducia e il ripiegamento sulla propria condizione. Sfiducia e paura aumentano la fragilità dei rapporti e il rischio di violenza» (Francesco, 2020a, n. 1) [2].
Ma questo non riduce la capacità di attrazione della fraternità, che dobbiamo riconoscere come innata nel cuore di ogni essere umano. Il richiamo viene percepito con particolare forza dai giovani, come registra il Sinodo a essi dedicato nel 2018: «L'anelito alla fraternità, tante volte emerso dall'ascolto sinodale dei giovani» (Sinodo dei vescovi, 2018a, n. 138); lo ribadisce anche la successiva esortazione apostolica postsinodale Christus vivit: «In altri [giovani] possiamo intravedere un sogno di fraternità, che non è poco» (n. 84). Anzi, di fronte al degrado ecologico che minaccia la sopravvivenza stessa della specie umana, il richiamo della fraternità si amplia, per abbracciare non solo gli esseri umani, ma l'intera terra, nostra sorella e madre, e tutte le creature che essa ospita. È l'orizzonte della fraternità universale, verso il quale ci spinge l'enciclica Laudato si':

La cura per la natura è parte di uno stile di vita che implica capacità di vivere insieme e di comunione. Gesù ci ha ricordato che abbiamo Dio come nostro Padre comune e che questo ci rende fratelli. L'amore fraterno può solo essere gratuito [.. . Questa stessa gratuità ci porta ad amare e accettare il vento, il sole o le nubi, benché non si sottomettano al nostro controllo. Per questo possiamo parlare di una fraternità universale (Laudato si', 2015, n. 228).

2. Vita comune, palestra di fraternità

Questo dinamismo di continua dilatazione espone l'anelito alla fraternità a un rischio che la mentalità individualista oggi dominante rende particolarmente forte: quello di "evaporare" in un universalismo astratto che finisce per ritrovarsi complice di una globalizzazione massificante, ammantata magari dal lessico di una uguaglianza puramente formale. Si tratta di una tentazione che Fratelli tutti non teme di catalogare tra le «Comprensioni inadeguate di un amore universale» (nn. 99-100), esprimendosi a riguardo con grande chiarezza:

Neppure sto proponendo un universalismo autoritario e astratto, dettato o pianificato da alcuni e presentato come un presunto ideale allo scopo di omogeneizzare, dominare e depredare. [... ] Questo falso sogno universalistico finisce per privare il mondo della varietà dei suoi colori, della sua bellezza e in definitiva della sua umanità. Perché «il futuro non è 'monocromatico', ma, se ne abbiamo il coraggio, è possibile guardarlo nella varietà e nella diversità degli apporti che ciascuno può dare. Quanto ha bisogno la nostra famiglia umana di imparare a vivere insieme in armonia e pace senza che dobbiamo essere tutti uguali!». (n. 100)

È questo il contributo che la fraternità è chiamata a recare alla promozione di un'uguaglianza autenticamente umana, che non rischi di calpestare le peculiarità dei singoli e dei popoli in nome di un principio astratto. E la fraternità che non può rinunciare alla concretezza del volto dei fratelli e delle sorelle, ciascuno con la propria fisionomia e unicità.
L'ancoraggio alla concretezza è la ragione per cui sono importanti quelli che Christus vivit chiama «Percorsi di fraternità» (2019, nn. 163-167): la vita in comunità, nelle diverse forme con cui questa si svolge, diventa la palestra in cui lo slancio verso la fraternità si misura con la realtà dei rapporti interpersonali, obbligando ciascuno a fare i conti con i limiti propri e altrui, a sperimentare il dolore delle ferite, a imparare a perdonare e a essere perdonato, e a trovare sostegno nelle proprie fatiche e debolezze. Questo interpella in modo particolare i credenti: «È sempre meglio vivere la fede insieme ed esprimere il nostro amore in una vita comunitaria, condividendo con altri giovani il nostro affetto, il nostro tempo, la nostra fede e le nostre inquietudini» (n. 164). Anzi, favorire esperienze di vita comunitaria è una forma di servizio ecclesiale: «La Chiesa offre molti e diversi spazi per vivere la fede in comunità, perché insieme tutto è più facile» (n. 164). Per la Pastorale giovanile si tratta di un vero e proprio ministero: «Qualunque piano di Pastorale giovanile deve chiaramente incorporare vari mezzi e risorse per aiutare i giovani a crescere nella fraternità, a vivere come fratelli, ad aiutarsi a vicenda, a fare comunità, a servire gli altri, ad essere vicini ai poveri» (n. 215).
Va in questa direzione anche la proposta di investire in esperienze qualificate di vita comune per i giovani formulata dal Sinodo del 2018:

Raccogliendo vari contributi e desideri emersi durante il confronto sinodale, insieme all'ascolto di esperienze qualificate già in atto, il Sinodo propone con convinzione a tutte le Chiese particolari, alle congregazioni religiose, ai movimenti, alle associazioni e ad altri soggetti ecclesiali di offrire ai giovani un'esperienza di accompagnamento in vista del discernimento. Tale esperienza – la cui durata va fissata secondo i contesti e le opportunità – si può qualificare come un tempo destinato alla maturazione della vita cristiana adulta. Dovrebbe prevedere un distacco prolungato dagli ambienti e dalle relazioni abituali, ed essere costruita intorno ad almeno tre cardini indispensabili: un'esperienza di vita fraterna condivisa con educatori adulti che sia essenziale, sobria e rispettosa della casa comune; una proposta apostolica forte e significativa da vivere insieme; un'offerta di spiritualità radicata nella preghiera e nella vita sacramentale. In questo modo vi sono tutti gli ingredienti necessari perché la Chiesa possa offrire ai giovani che lo vorranno una profonda esperienza di discernimento vocazionale. (Sinodo dei vescovi, 2018a, n. 161)

Vale la pena sottolineare lo stretto legame che in questi testi unisce l'esperienza della vita fraterna e la prossimità ai poveri: è una fondamentale cartina di tornasole per distinguere lo slancio della fraternità autentica dalla ricerca di un ambito di relazioni privilegiate tra pari, che possa servire da rifugio e da nido. Che a scegliere questa seconda opzione siano piccoli gruppi di individui o intere comunità, o che alcune forze ne facciano la base di un programma politico per la società nel suo complesso, essa resta all'interno dell'orizzonte dell'autoreferenzialità e di quello che Fratelli tutti chiama «mondo chiuso»: «Il più nobile senso sociale oggi facilmente rimane annullato dietro intimismi egoistici con l'apparenza di relazioni intense. [.. .] I gruppi chiusi e le coppie autoreferenziali, che si costituiscono come un "noi" contrapposto al mondo intero, di solito sono forme idealizzate di egoismo' e di mera autoprotezione» (n. 89).
La fraternità autentica invece immette in «quella "estasi", che consiste nell'uscire da te stesso per cercare il bene degli altri, fino a dare la vita» (Christus vivit, n. 163). Questa esperienza fondamentale «ci tira fuori da noi stessi e ci eleva» (n. 164) [3], come risposta all'incontro con l'amore e la bellezza di Dio, ma anche con quella nascosta in ogni essere umano, e non può che essere gratuita, svincolata da qualsiasi prospettiva di compenso o restituzione.

3. Fraternità e cultura dell'incontro: motore del cambiamento sociale e politico

La spinta all'autotrascendenza rende la fraternità non solo un elemento costitutivo, ma sostanzialmente un sinonimo della preoccupazione di «costruire popolo», che rappresenta una vera e propria linea portante del magistero di Papa Francesco, radicata nella sua esperienza di vescovo di Buenos Aires e nella vita della Chiesa argentina e latinoamericana, in particolare nell'elaborazione della teologia del popolo [4]. Incontriamo questa preoccupazione già nel documento programmatico del pontificato bergogliano, l'esortazione apostolica Evangelii gaudium, in particolare nella sezione del cap. IV intitolata «Il bene comune e la pace sociale» (nn. 217-237). La ritroviamo, con interessanti variazioni nella scelta dei termini, al n. 13 di Laudato si, in cui viene espressa come «preoccupazione di unire tutta la famiglia umana», e ancora al n. 17 di Fratelli tutti: «Abbiamo bisogno di costituirci in un "noi" che abita la casa comune».
Costruire popolo è un obiettivo di fondamentale importanza strategica: nei documenti citati, l'intenzione di Papa Francesco è promuovere il cambiamento, che si tratti di passare dal degrado ambientale alla cura della casa comune, o di "dare gambe" al sogno della fraternità e dell'amicizia sociale. Nessun cambiamento si produce da solo, ma richiede un soggetto collettivo che si faccia carico di realizzarlo. Secondo Evangelii gaudium, è il popolo a poter prendere in mano il proprio destino e decidere la direzione del proprio sviluppo, rappresentando quindi l'alternativa alla "massa" anonima che non può che essere trascinata dalle forze della globalizzazione e del consumismo. Ma per poter essere davvero soggetto di cambiamento, il popolo ha bisogno di essere autenticamente inclusivo, capace cioè di riconoscere e valorizzare ciascuno dei suoi membri, praticando la cultura dell'incontro: «Diventare un popolo [.. .] richiede un costante processo nel quale ogni nuova generazione si vede coinvolta. È un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell'incontro in una pluriforme armonia» (n. 220). Fratelli tutti si pone sulla stessa linea quando al n. 217 afferma: «Quello che conta è avviare processi di incontro, processi che possano costruire un popolo capace di raccogliere le differenze».
L'integrazione è frutto di una scelta deliberata e richiede uno sforzo: far spazio alla differenza richiede a ciascuno la disponibilità a non occupare il centro, la quale è il frutto della spinta estatica che caratterizza la fraternità autentica. Il mondo dell'individualismo non può che essere costituito da monadi autoreferenziali, ciascuna al centro del proprio universo. Non c'è quindi spazio per un vero incontro con la differenza, né per una reale prossimità: «In questo schema rimane esclusa la possibilità di farsi prossimo, ed è possibile essere prossimo solo di chi permetta di consolidare i vantaggi personali. Così la parola "prossimo" perde ogni significato, e acquista senso solamente la parola "socio", colui che è associato per determinati interessi» (Fratelli tutti, n. 102). Né vi è spazio per un autentico bene comune, ma solo per interessi individuali del cui inevitabile conflitto cercare qualche forma di composizione.
All'interno di questa impostazione, le pratiche di fraternità concreta, a partire dalle esperienze di vita comune, svolgono una funzione di grande importanza, perché rappresentano opportunità per sperimentare processi di integrazione, per apprendere che cosa significa uscire da sé e decentrarsi, lasciando spazio alla differenza per arrivare a un sempre più profondo incontro con l'altro che via via diventerà cultura. Senza queste pratiche, è impossibile imparare a costruire popolo e quindi promuovere linee di sviluppo alternative a quelle del pensiero unico dominante. Non è certo un caso se per Papa Francesco l'alternativa si radica sempre in contesti comunitari. Ce lo ricorda ad esempio il n. 112 di Laudato si: «La liberazione dal paradigma tecnocratico imperante avviene di fatto in alcune occasioni. Per esempio, quando comunità di piccoli produttori optano per sistemi di produzione meno inquinanti, sostenendo un modello di vita, di felicità e di convivialità non consumistico». Con forza ancora maggiore traspare nel percorso dei movimenti popolari, invitati da Papa Francesco a dare vita a una serie di Incontri mondiali [5]. I movimenti popolari sono forme di auto-organizzazione di quanti abitano le periferie socioeconomiche del pianeta, scontrandosi con la realtà dell'emarginazione, della precarietà e dello sfruttamento, ma che al tempo stesso sono capaci di costruire legami e praticare la solidarietà. Per questo rappresentano un fermento di innovazione e di alternativa sociale e politica.

Occorre pensare alla partecipazione sociale, politica ed economica in modalità tali «che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune»; al tempo stesso, è bene far sì «che questi movimenti, queste esperienze di solidarietà che crescono dal basso, dal sottosuolo del pianeta, confluiscano, siano più coordinati, s'incontrino». Questo, però, senza tradire il loro stile caratteristico, perché essi sono «seminatori di cambiamento, promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia». In questo senso sono "poeti sociali", che a modo loro lavorano, propongono, promuovono e liberano. Con essi sarà possibile uno sviluppo umano integrale». (Fratelli tutti, n. 169)

Questa visione si distanzia nettamente dalle interpretazioni sentimentali, romantiche e tendenzialmente moralistiche della fraternità, pur molto diffuse, e ne recupera invece tutta la carica politica, che già la Rivoluzione francese aveva intuito. La fraternità torna a essere una risorsa preziosa per le nostre società, senza la quale – come insegnano i nn. 103-105 di Fratelli tutti – anche libertà e uguaglianza si scoprono più fragili.

4. La profezia della fraternità: la posta in gioco per la Chiesa

Non meno importante del significato politico all'interno della comunità civile è quello che la fraternità ricopre per la comunità ecclesiale. Anche se non è qui possibile approfondirlo, è fondamentale almeno ricordarlo. Anche la comunità cristiana, infatti, è chiamata a intraprendere il processo di costruzione di un "noi" ecclesiale, autenticamente inclusivo e per questo anche all'interno della Chiesa c'è bisogno della spinta della fraternità per imparare a decentrarsi. Lo ricorda con chiarezza il Sinodo del 2018:

I giovani, aperti allo Spirito, possono aiutare la Chiesa a compiere il passaggio pasquale di uscita «dall"io' individualisticamente inteso al 'noi' ecclesiale, dove ogni 'io', essendo rivestito di Cristo (cfr. Lettera ai Galati 2,20), vive e cammina con i fratelli e le sorelle come soggetto responsabile e attivo nell'unica missione del Popolo di Dio» (Commissione Teologica Internazionale, 2018, n. 107). Lo stesso passaggio, per impulso dello Spirito e con la guida dei Pastori, deve avvenire per la comunità cristiana, chiamata a uscire dall'autoreferenzialità dell"io' della propria autoconservazione verso il servizio alla costruzione di un 'noi' inclusivo nei confronti di tutta la famiglia umana e dell'intera creazione. (Sinodo dei vescovi, 2018a, n. 125)

Per la comunità ecclesiale la posta in gioco in questo processo è particolarmente elevata: il processo di costruzione del "noi" ecclesiale rientra infatti nel dinamismo della missione di annuncio del
Vangelo che della Chiesa rappresenta la ragion d'essere. È ancora il Sinodo del 2018 a rimarcarlo: «È nelle relazioni – con Cristo, con gli altri, nella comunità – che si trasmette la fede» (Sinodo dei Vescovi, 2018a, n. 122). Al significato politico della fraternità all'interno della comunità civile corrisponde il valore kerygmatico e profetico che essa ricopre in quella cristiana. Da sempre questo è riconosciuto come caratteristica della vita fraterna delle comunità religiose, ma, in particolare all'interno dell'ecclesiologia di comunione del Vaticano II, si tratta di qualcosa che, nel rispetto della varietà delle forme e della peculiarità di ciascuna, accomuna tutte le esperienze di vita fraterna dei cristiani.

NOTE

1 La presente riflessione trae ispirazione dall'indagine "Giovani e vita comune", promossa da ODL (Oratori Diocesi Lombarde), realizzata dall'Osservatorio Giovani, con il contributo economico di Regione Lombardia (Introini - Pasqualini, a cura di, 2021).
2 Queste parole sono riprese testualmente in Fratelli tutti, n. 26.
3 Su questa dinamica di «estasi», cfr. anche Fratelli tutti, n. 88 con la profondità dei riferimenti teologici lì richiamati: Tommaso d'Aquino, Karol Wojtyla e Karl Rahner.
4 Per una presentazione sintetica ma accurata, Scannone (2015) e più in generale (2017).
5 I tre Incontri mondiali dei movimenti popolari si sono svolti a Roma nel 2014, a Santa Cruz de la Sierra (Bolivia, in occasione del viaggio del Papa in Sudamerica) nel 2015, e nuovamente a Roma nel 2016. Il 24 ottobre 2020 si è tenuto un nuovo Incontro via web, dedicato a riflettere sull'impatto della pandemia e gli scenari successivi, senza la partecipazione diretta di Papa Francesco. Per maggiori informazioni, si veda il sito dedicato <https://movpop.org/>. Per una introduzione sintetica, Czerny Foglizzo (2015).

(Paola Bignardi - Fabio Introini - Cristina Pasqualini, Oasi di fraternità. Nuove esperienze di vita comune giovanile, Vita e Pensiero 2021, pp. 267-275)