Wonder Woman:

credere che è possibile!

Virginia Drago

WonderWoman

I tre grandi amici dello studente medio, dopo aver concluso il faticoso percorso del liceo, saranno sempre: Leopardi, Dante e Omero. Il primo “pessimista”, il secondo troppo “prolisso”, il terzo (di cui non è certa l’esistenza) “fantasioso”.
La “fantasia” è quella che più ci attira; naufragi, guerre fra popoli, divinità benevole o spietate sono i tratti essenziali che ricordiamo dopo un intenso pomeriggio di studio dell’Iliade e dell’’Odissea. Cosa c’entrano Achille e Ulisse con Wonder Woman? Accostamento un po’ azzardato, che forse farebbe “drizzar le antenne” al buon Omero, ma oltre ad una comunanza di origini e connotazioni mistiche, sono eroi: chi lotta per difendere la patria, chi per ritornare in patria, chi va via dalla patria per salvare il mondo. Di quest’ultima vorrei parlarti: Diana, in arte “Wonder Woman”, figlia della regina delle amazzoni, benedetta dagli dèi.
Fili conduttori della storia dell’eroina sono la guerra, il cambiamento, l’amore e la libertà. Nulla di trascendente o lontano dalla quotidianità. Come Diana, ogni giorno, ognuno di noi compie la propria battaglia con il mondo e per il mondo. Non avremo la benevolenza di Zeus, non saremo contrastati dall’ira di Ares, ma abbiamo sogni e obiettivi, ideali per cui batterci; infatti, quando apriamo l’armadio per capire cosa mettere, scegliamo sempre l’armatura giusta per affrontare la giornata. Qual è la guerra che abbiamo deciso di combattere? E perché lo abbiamo scelto?
È molto simile a quella in cui si trova la nostra eroina: «Un tempo volevo salvare il mondo, questo luogo bellissimo, ma lo conoscevo così poco allora. È un posto di magia e meraviglia, degno di essere curato ed amato. Ma più ci si avvicina, più si vede la grande oscurità che cova al suo interno». Come biasimarla? Oggi ci ritroviamo in una società che cerca di spegnere sempre di più la nostra luce, che preferisce le tenebre alla chiarezza, che non crede in noi e che su di noi non investe. Ci definiscono spesso svogliati, poco intraprendenti, non all’altezza. È vero, non tutti la pensano così e spesso incontriamo nei nostri percorsi delle guide simili al Virgilio dantesco: ci accompagnano per mano e ci portano sempre più vicini ai nostri obiettivi. Direbbe Diana per appoggiarmi e in parte smentirmi: «Ti sbagli su di loro. (Gli uomini) Sono tutto ciò che tu dici, ma anche molto di più». Noi crediamo e combattiamo, allora, per questo “molto di più”, non abbiamo i super poteri, ma - si sa - “chi ben comincia è già a metà dell’opera”!
E dunque, “ognuno combatte le proprie battaglie” per restituire bellezza a questa realtà che bellezza sta perdendo. Dice il Capitano Trevor, amato dalla nostra eroina: «Se vedi qualcosa che va male nel mondo, puoi intervenire o non fare niente»; e come lui, non ci accontentiamo, abbiamo sete, sete di conoscenza, sete di agire, sete di cambiamento, perché «che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così», ci ricorda un “eroe” che di battaglie ne ha combattute molte, pagando con la sua stessa vita. Crediamo nel cambiamento e siamo certi che un giorno, di questo cambiamento saremo non solo spettatori ma soprattutto protagonisti.