Segnalazione


matteo

Ancora 2022 - pp. 128 - € 13,00

L'AUTORE

Armando Matteo, nato a Catanzaro nel 1970, è docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Urbaniana di Roma. Nell'aprile 2022 è stato nominato da papa Francesco segretario per la Sezione Dottrinale del Dicastero per la Dottrina della fede. Dal 2005 al 2011 è stato assistente ecclesiastico nazionale della FUCI e dal 2019 al 2021 direttore della rivista «Urbaniana University Journal».
È autore di numerosi saggi, tra cui ricordiamo: La prima generazione incredula; La fuga delle quarantenni; L'adulto che ci manca; Sguardi sul cristianesimo (con T. Radcliffe); La Chiesa che manca; Tutti giovani, nessun giovane; Il postmoderno spiegato ai cattolici e ai loro parroci; La Chiesa che verrà.
Per Àncora ha pubblicato Incontro al Natale e i primi due volumi della "trilogia di Peter Pan" che si chiude con questo saggio (Pastorale 4.0 e Convertire Peter Pan).

 

IL SOMMARIO

Introduzione. Un altro libro sui giovani?

1. «IL SINODO PIÙ NOIOSO E INUTILE DELLA STORIA»?
Partenza con il piede giusto
Un mondo migliore
Il Sinodo, finalmente
Il convitato di pietra

2. UNA SOCIETÀ SENZA ADULTI
Tantissimi adulti, nessuno adulto
Adorazione della giovinezza
No adulti, no educazione e trasmissione della fede

3. LA FATICA DI CRESCERE
I giovani: forza e novità
Ciò di cui il giovane avrebbe bisogno
Ciò che il giovane trova
Le porte chiuse

4. LA FATICA DI CREDERE
Generazione incredule avanzano
Piccole atee crescono
Eclissi del cristianesimo domestico

5. SENZA GIOVANI, LA CHIESA MUORE
Quel che veramente manca, quando mancano i giovani
«Anche i preti potranno sposarsi, ma soltanto a una certa età»
Da dove ripartire?

6. DIVENTARE CRISTIANI
Cosa diciamo, allora, quando diciamo "credente"?
Gli occhi di Gesù
«Ricordati di amare»

7. DIVENTARE ADULTI
Nati per essere adulti
Sette parole per dire una giovinezza vissuta bene
Il rimbecillimento degli adulti, la depressione dei giovani

8. INSIEME VECCHI E GIOVANI
«Il problema l'abbiamo noi adulti»
I sogni dei vecchi, le visioni dei giovani
Il sogno di una società in cui i giovani possono fare i giovani
Il potere dei sogni

9. DIECI COSE CHE FRANCESCO CHIEDE ALLA SUA CHIESA PER IL BENE DEI GIOVANI
1. Piangere
2. Ascoltare
3. Guardare
4. Riflettere
5. Annunciare
6. Introdurre
7. Fare "casa"
8. Imparare
9. Stimolare
10. Incoraggiare

 

L'INTRODUZIONE
Un altro libro sui giovani?

Riesco molto facilmente a immaginare la considerazione che più di un lettore potrà avanzare dentro di sé alla vista di questo mio nuovo saggio. Ed è la considerazione-domanda che fa da titolo a queste pagine introduttive: un altro libro sui giovani?
Si tratta, in verità, di un interrogativo che, evocando sentimenti di stupore e di panico, ricorda una cosa molto semplice. Mai come negli anni recenti è stata dedicata così tanta attenzione allo studio e al discernimento pastorale in merito all'universo giovanile e al suo rapporto con l'esperienza della fede. Basterebbe già solo citare la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, svoltasi a Roma dal 3 al 28 ottobre 2018 proprio sul tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», e ricordare i poderosi documenti che l'hanno preparata e che ne sono scaturiti, l'esortazione postsinodale Christus vivit di papa Francesco e tutti i numerosi e qualificati contributi editi per l'occasione da esperti di tutto il mondo.
Perché mettere mano, allora, a un'altra riflessione sui giovani ad appena quattro anni da quell'evento? C'è davvero qualcosa di veramente nuovo da dire che possa giustificare la pubblicazione di questo Riportare i giovani a Messa. La trasmissione della fede in una società senza adulti?
Il fatto stesso di avere tra le mani il presente testo dice qual è la risposta di chi scrive. Ebbene, sì, è necessario oggi riprendere la discussione ecclesiale sul tema delle nuove generazioni e in particolare sul tema dell'ateismo giovanile esattamente in relazione a quanto sta succedendo - o meglio a quanto non sta succedendo - nella comunità cristiana dopo la celebrazione del Sinodo appena evocato.
Quel che sta succedendo, infatti, è la completa archiviazione dell'interesse' per i giovani che faticano con la fede cristiana e dunque, stando almeno alla popolazione occidentale, per la stragrande maggioranza di coloro che fanno parte delle nuove generazioni. Dalla celebrazione del Sinodo sui giovani in poi nulla di nuovo è accaduto nell'azione pastorale rivolta all'universo giovanile e lo stesso tema «giovani e fede» non compare quasi più al centro dell'attenzione dell'azione pastorale in generale. Certo, qualcuno potrà dire che nel frattempo è arrivata la pandemia da Covid-19 e che questo ha imposto un certo rallentamento nella vita e nell'azione della comunità ecclesiale. Ma neppure ora che, almeno dai primi mesi del 2021, si tenta di ritornare lentamente alla vita normale, pur in compagnia del coronavirus, sembra che le cose stiano volgendo verso una rinnovata stagione di annuncio del Vangelo nei confronti delle nuove generazioni. E c'è da evidenziare, anzi, che proprio i due lunghissimi anni di pandemia hanno visto assottigliarsi il numero dei giovani e delle giovani che, dopo la conclusione dell'itinerario di iniziazione cristiana, continuano a manifestare una certa prossimità e frequenza della comunità ecclesiale. Si rimane nell'alveo del già fatto, mettendo a punto incontri tra vescovi e i (pochi) giovani che ancora frequentano la comunità cristiana e restando nell'apocalittica attesa della prossima GMG. Che cosa sta succedendo allora?
A me pare che ci si trovi di fronte a un clamoroso e paradossale caso di eterogenesi dei fini. Mi spiego. Il Sinodo del 2018 - che era stato da tutti accolto e inteso quale magnifica occasione per rilanciare e promuovere come decisiva, per la vita della. Chiesa, l'azione di evangelizzazione nei confronti dei rappresentanti delle nuove generazioni - si è trasformato alla fine in una quasi solenne giustificazione della collocazione di tale compito tra le cose già realizzate. Insomma, fatto il Sinodo, la trasmissione della fede ai giovani non rappresenta più, per i credenti e i loro pastori, un problema, un'urgenza, un tema cui dedicare altra attenzione e altra energia. Per dire le cose con papa Francesco, si continua a pettinare la pecorella rimasta nell'ovile!
Va da sé che un tale esito non era nelle intenzioni dei Padri sinodali. Anzi, si dovrà affermare che la preparazione e lo svolgimento dell'assise sinodale hanno rappresentato un felice momento di incontro tra la comunità cristiana e il mondo giovanile, nella sua differenziata collocazione rispetto alla scelta del credere. Eppure, non è difficile riconoscere - e lo vedremo nel primo capitolo in modo più dettagliato - che l'impostazione data alla discussione sinodale ha in qualche misura finito per mettere fuori gioco proprio il tema della possibile fede dei numerosissimi giovani che con la comunità ecclesiale non hanno alcun rapporto o un rapporto molto fragile e di conseguenza l'impegno per la loro evangelizzazione. Basti qui il semplice rilievo che il potente e illuminante paragrafo 70 di Evangelii gaudium, nel quale papa Francesco dichiara senza mezzi termini la rottura della catena generazionale della trasmissione della fede, non viene mai citato nei documenti ufficiali del Sinodo del 2018, per non parlare del mancato riferimento al suo straordinario libro-intervista Dio è giovane. Ed è così che, a conti fatti, il vero tema del Sinodo sui giovani è passato dall'iniziale e coraggioso «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale» all'effettivo e ordinario «I giovani e il discernimento vocazionale», come del resto testimonia una lettura attenta del Documento finale della stessa assemblea. Ma in questo modo si è ristretto l'orizzonte di riferimento della discussione e della missione stessa della Chiesa nei confronti delle nuove generazioni. Per dire le cose sempre con papa Francesco, ci si è dimenticato che sono novantanove le pecorelle ormai fuori dal nostro ovile.
Il presente libro nasce dunque da questa presa di coscienza: avendo il Sinodo sui giovani dedicato solo un'attenzione periferica della sua discussione alla questione della rottura della trasmissione della fede tra le generazioni (e dunque alla questione di come riattivarla), ha posto le condizioni perché un tale vero e proprio "buco nero" dell'attuale situazione ecclesiale non solo continuasse a procedere per la sua strada, ma restasse semplicemente "rimosso". Ed è proprio intorno a questo "rimosso" che in verità continuano a dissiparsi l'azione pastorale attuale e i tentativi di trovare altrove cause e risorse per un suo rilancio nel tempo che ci è dato vivere. A diversi anni dalla celebrazione dell'assise sinodale sui giovani, è giunta l'ora di affrontare direttamente la questione centrale per la Chiesa del futuro: la trasmissione della fede alle nuove generazioni. Con i giovani, insomma, non abbiamo finito! Ogni altra attenzione ecclesiale e pastorale che pure verrà posta in primo piano non potrà e non dovrà prescindere dal nodo rappresentato dal tema «I giovani e fede». Le pagine che seguono vogliono offrire le coordinate principali per un tale scopo.
La loro ipotesi di fondo è la seguente: pensare la crisi dell'iniziazione cristiana delle nuove generazioni in piena continuità con l'evoluzione della crisi di adultità specifica della nostra società. Una società senza adulti, come la nostra, è in verità una società che non educa più e una società che non avvia più ad alcuna pratica di devozione. È una società che riconosce un unico e unitario senso della vita: la giovinezza. Ed è a partire da qui che, per i cosiddetti "adulti" di oggi, i giovani non hanno bisogno di nulla in merito a quel cammino di crescita nell'umano che sarebbe pur tipico della loro stagione di vita. Questi ultimi, nella testa dei primi, hanno già tutto ciò che serve per una vita degna di essere vissuta: sono semplicemente e pienamente giovani. Non hanno bisogno di un cammino educativo, non hanno bisogno di un'iniziazione a una religione, non hanno bisogno di opportunità e occasioni grazie alle quali poter mettere a frutto la loro energia e la loro capacità di innovazione. La società dell'eterna giovinezza si trasforma paradossalmente in una società che abbandona i giovani a un destino di estrema marginalità e povertà, umana e spirituale.
La fatica di credere delle nuove generazioni si intreccia, pertanto, con questa loro fatica di crescere, la quale rinvia a quella conversione giovanilistica delle generazioni adulte che raramente affiora nelle discussioni ecclesiali e che pure sta provocando un radicale svuotamento della vita parrocchiale spicciola, che la recente pandemia ha messo ancora in maggiore evidenza. Cosa che nessuno nega oggi. Ma, rimosso il tema «giovani e fede», perché dato per adeguatamente risolto dal Sinodo del 2018, sono molti quelli che già ritengono che, per far fronte a quello svuotamento delle nostre parrocchie, sia necessario concentrarsi su altri argomenti e altre questioni, essenzialmente afferenti alla gestione interna della comunità ecclesiale. Con un rischio altissimo di autoreferenzialità. Dimenticarsi di aver dimenticato i giovani che faticano con la fede, come purtroppo sta accadendo, è semplicemente pericolosissimo per il cristianesimo del futuro nelle terre dell'Occidente. A questo proposito si dovrà con forza ribadire che l'unica urgenza oggi presente nella vita della Chiesa è quella relativa alla possibilità di annunciare il Vangelo ai giovani e di farlo esattamente in una società sempre più marcata dall'assenza" di adulti degni di questo nome. In giro, infatti, non si vedono da tempo che adulti fin troppo rapidamente configuratisi a immagine e somiglianza di Peter Pan. La rottura della trasmissione generazionale delle fede ha qui il suo punto iniziale: nel venire meno delle generazioni adulte al loro compito educativo e testimoniale. Ed è da qui che si deve ripartire.
Per affrontare lo svuotamento della vita parrocchiale spicciola, non sarà perciò sufficiente aprire le porte al sacerdozio uxorato, al diaconato femminile, a nuove prassi di nomina dei vescovi e a revisioni possibili della morale cristiana (quelle impossibili sono impossibili). Inutile girarci intorno: senza riattivare legami significativi con le nuove generazioni, a ogni livello, la Chiesa in Occidente è sostanzialmente destinata a diventare - e quelle che seguono sono parole di papa Francesco - «una Chiesa da museo, bella ma muta, con tanto passato e poco avvenire». Senza giovani, la Chiesa da noi semplicemente muore.
È necessario, dunque, mettere cuore e mani all'impegno di riportare i giovani a Messa. Un tale impegno comporta ora la creazione delle condizioni attraverso le quali permettere agli adolescenti e ai giovani di diventare cristiani, incrociando altresì la loro reale difficoltà a diventare adulti. Non sarà possibile ripensare le istruzioni per credere, per innamorarsi di Gesù, per diventare cristiani, senza riabilitare e rivitalizzare le istruzioni per crescere, per diventare grandi, per giungere all'altezza di una adultità compiuta. La fede cristiana è sempre qualcosa degli e per gli adulti. Riportare i giovani a Messa implica dunque l'onerosa fatica di aiutarli a diventare adulti, nel tempo in cui i loro genitori e adulti di riferimento vogliono unicamente essere e fare i giovani per sempre.
Lungo codesto percorso, ci viene incontro la "profezia" più volte evocata da papa Francesco di un'alleanza tra noi vecchi uomini e vecchie donne di Chiesa e i giovani: un'alleanza che, restituendo all'adultità e alla giovinezza il loro valore e peso specifico, permetta di uscire dal vicolo cieco di una società dell'eterna giovinezza che, da una parte, produce puro rimbecillimento e, dall'altra, pura depressione.
Non solo. Papa Francesco ha consegnato anche istruzioni concrete per andare incontro ai giovani sotto le condizioni di una società senza adulti. Dalla sua esortazione postsinodale Christus vivit - un'esortazione che offre una prospettiva singolare e originale rispetto a quella dei documenti legati al Sinodo sui giovani - è possibile derivare dieci indicazioni operative che possono aiutare i credenti e i loro pastori a riportare i giovani a Messa, collaborando alla crescita umana e cristiana di questi ultimi.
Mi si permetta, a questo punto, una parola più personale su questo nuovo saggio che si colloca nella scia aperta da Pastorale 4.0 e Convertire Peter Pan. Guardando ora all'insieme di questi tre piccoli testi, mi pare che si possa dire che Riportare i giovani a Messa rappresenti un possibile compimento dei primi due. La mentalità pastorale ereditata, infatti, non funziona più soprattutto in riferimento al compito ecclesiale di generare nuovi cristiani e nuove cristiane e l'analisi della società dell'eterna giovinezza ha messo ben in evidenza quali costi essa scarica sulle nuove generazioni già solo a livello di debito pubblico e più in generale e pericolosamente di mancata attenzione alle reali prerogative di queste ultime. Ritornare a concentrare ora l'attenzione sul mondo giovanile e in particolare sulla sua fatica di crescere e di credere in una società senza adulti, anche in modo indipendente rispetto alla celebrazione del Sinodo sui giovani e alla questione della sua reale incidenza sulla prassi concreta della vita ecclesiale, mi sembra il modo migliore per avviare una nuova mentalità pastorale e per sottrarre la fede al destino di uno svuotamento radicale, togliendo terreno all'avanzata strepitosa di Peter Pan nel cuore degli adulti e delle adulte delle terre di Occidente.
Peter Pan, infatti, oggi non solo non vuole crescere e credere ad altro che non sia la giovinezza (e forse la squadra del cuore). Peter Pan oggi non fa più crescere e credere nessuno. E questa è la vera grande ferita della storia che stiamo vivendo. I cristiani, che dal loro fondatore hanno ereditato la tendenza a farsi gli affari di tutti, sono oggi per primi chiamati in modo particolare a farsi carico di questa grande ferita che tocca la vita dei nostri cuccioli, che faticano come non mai a crescere e a credere. Con Peter Pan, insomma, non c'è in gioco unicamente il destino degli adulti e delle adulte dell'Occidente. Con Peter Pan c'è in gioco l'intero destino di una società e di una Chiesa: la nostra. A tutto ciò vuole puntare l'attenzione questo nostro Riportare i giovani a Messa.
Mi piace, infine, ricordare che anche questo libro non avrebbe mai visto la luce senza l'affettuosa insistenza di p. Giuliano Fedre. A lui, al direttore p. Gilberto Zini e all'intero straordinario staff di Ancora Editrice esprimo di cuore la mia più sincera riconoscenza.