L'eucaristia atto di una comunità che offre il Cristo-vittima e si offre con lui



    Joseph Aubry

    (NPG 1969-05-21)

    L'INIZIATIVA DEL PADRE VERSO L'ASSEMBLEA: EGLI LE DONA NUOVAMENTE SUO FIGLIO COME VITTIMA DELL'ALLEANZA

    Il Padre ha convocato Lui stesso e radunato la sua famiglia per ricostituire l'alleanza. Il primo dono che le ha fatto a questo scopo è stato quello della Legge dell'Alleanza, Legge vivente che non è altro che il suo Figlio, la sua «Parola» sostanziale, ridiventata carnale ed attuale nella proclamazione del Vangelo. Ma questo non basta: questo popolo di peccatori non può unirsi a Dio se non rinnegando il proprio peccato nell'offerta di una vittima pura e santa, ed è ancora il Figlio Diletto che compie questa funzione di Vittima dell'Alleanza.

    Il Cristo della liturgia eucaristica è appunto il Cristo-Vittima e Nutrimento, in un atto di amore infinito

    È importante qui precisare il senso della presenza del Cristo sotto le specie del pane e del vino. Ci hanno troppo abituati a scuola di catechismo o nelle prediche a vedere l'Eucaristia come una presenza generica del Cristo oppure del «piccolo Gesù», il quale sarebbe lì solo per soddisfare il nostro bisogno del tutto personale di incontrare Dio. Una catechesi simile fa perdere al mistero il più della sua originalità, della sua verità e dei suoi frutti.
    A cominciare dalla Consacrazione, il Cristo si rende presente a due titoli assai precisi, che determinano lo svolgimento della liturgia. Non è difficile scoprirli: ci sono rivelati dai segni simbolici che entrano necessariamente in ogni consacrazione: le parole consacratorie e le specie del pane e del vino.
    Il Cristo stesso ha definito la sua presenza eucaristica con parole efficaci. Prendendo il pane e il vino, non ha detto semplicemente: «Eccomi come vostro cibo», ma «Ecco il mio Corpo dato per voi. Ecco il mio Sangue versato per tutti». Il significato primo di questo pane e di questo vino è quindi di donarci la Vittima stessa del Calvario nel suo Corpo e nel suo Sangue: il mistero di Gesù che si offre sulla croce per salvare il mondo e costituire la sua Chiesa ci è rappresentato e dato sotto questi due segni, il cui valore simbolico si sovrappone e si arricchisce, Per questo la liturgia eucaristica sarà prima di tutto sacrificio: offerta del Cristo-Vittima, di questo Amore obbediente che ha riparato alle disobbedienze degli uomini e reso possibile l'Alleanza con Dio. Ma il Cristo ha specificato ancor più la sua presenza eucaristica con la scelta stessa degli elementi sui quali ha pronunciato le parole efficaci: questo pane e questo vino che non cessano di apparire tali ai nostri sensi, anche dopo la consacrazione. Pane e vino gli alimenti-tipo ordinari, mangiati e bevuti dagli uomini riuniti insieme. Con questi due segni Egli ci ha rivelato che alla Messa noi abbiamo a che fare anche col Cristo-Nutrimento della sua Chiesa, con Colui che, Vittima per lei, la fa vivere ormai della sua vita di risuscitato: «La mia carne è veramente cibo, il mio sangue è veramente bevanda» (Giov 6,55). Per questo la liturgia eucaristica sarà poi comunione: partecipazione e assunzione del Cristo-Vittima sotto forma di pane e vino, per beneficiare del frutto del sacrificio.
    Mistero di morte e di vita, di immolazione e di dinamismo vitale: questi due aspetti apparentemente contraddittori si risolvono nel mistero dell'Amore del Cristo per la sua Chiesa: amore infinito che s'immola per lei, per salvarla e costituirla, amore che si dona a lei, per fare di lei il suo Corpo mistico, vivente della sua vita di risuscitato. Ora ciò che occorre capir bene è che questo amore del Cristo è stato prima l'amore del Padre che dona suo Figlio alla Chiesa e al mondo.

    Alla Messa il Padre ci dona nuovamente suo Figlio come Vittima dell'Alleanza

    Sulla croce Gesù si è offerto per noi. Perché? Gli sarebbe stato tanto facile sfuggire ai carnefici! Ma era perché, Inviato dal Padre, voleva compiere fino in fondo la sua volontà che esigeva un sacrificio perfetto. Più profondamente, è il Padre che, vero Abramo, ha messo suo Figlio in stato di vittima, per un incomprensibile amore per noi, compimento logico dell'amore iniziato nell'incarnazione: «Dio Padre ha amato il mondo fino a questo punto!» dice S. Giovanni (3,16; 1° 4,9-10).
    Ora la consacrazione realizza tutto il mistero del Calvario. Evidentemente carnefici ed elementi materiali cruenti dell'immolazione sono definitivamente scomparsi. Ma rimane l'essenziale, la riaffermazione attuale di ciò che il Padre ha detto e fatto sul Calvario: l'offerta del suo perdono per tutti i peccati del mondo, l'offerta della sua Alleanza sancita nell'immolazione e il dono reale di suo Figlio, per radunare i dispersi e costituire la sua Chiesa. È per questo che il Padre ha convocato la sua famiglia alla Messa, ed è ad essa, non a degli individui separati o giustapposti, che propone un tale dono.
    Così ridicendo, per mezzo del suo sacerdote, «Ecco il mio Corpo e il calice del mio Sangue», Gesù ci ridice ogni volta il suo amore che è andato fino in fondo. Ma più profondamente ancora è Dio Padre che offre il suo Figlio a questa assemblea dei suoi figli, dandole, in Lui, l'assicurazione che il suo amore paterno è senza pentimenti, fedele e solido per sempre. Ed è in risposta a questo dono che il Figlio e i figli gli fanno l'offerta del sacrificio.

    LA RISPOSTA DELL'ASSEMBLEA CHE RIACCETTA L'ALLEANZA: ESSA OFFRE LA VITTIMA E SI OFFRE CON LEI

    Non insisteremo qui sull'atto del Cristo-Sacerdote che, nell'offerta della sua Chiesa, offre lui stesso a suo Padre il suo Corpo e il suo Sangue e il suo Amore di Vittima obbediente, se non per dire che egli lo fa con le intenzioni e con l'efficacia stessa del sacrificio del Calvario: non sono degli individui separati o giustapposti ad essere interessati, è il mondo intero che è salvato ed il suo peccato espiato, è l'Alleanza eterna con la Chiesa che è rinnovata. Così pure, è la Chiesa che si associa a questa offerta, è l'assemblea come tale che, con il suo Capo e Signore, risponde al dono del Padre. Essa lo fa in due modi: offrendo il Cristo e offrendo se stessa in Lui.

    L'assemblea offre al Padre la Vittima dell'Alleanza, alla quale essa deve la sua stessa esistenza di assemblea santa

    Se la Chiesa appartiene al Cristo, si può dire anche che il Cristo appartiene alla Chiesa: Egli si è incarnato per lei, ha fatto di lei la sua Sposa, donandosi a lei con un amore senza limiti. Alla Messa, quindi, la Chiesa esercitando il potere autenticamente sacerdotale che ha ricevuto dal suo Sposo, può offrire al Padre, sotto la forma palpabile dei riti, ciò che ha di più prezioso: la vita sacrificata del suo Signore, il suo Corpo e il suo Amore salvifico infinito, sigillo infallibile dell'Alleanza eterna. È a questo che deve la sua esistenza stessa di Chiesa, è alla fedeltà riaffermata di questo amore che deve la sua permanenza storica e la sua esistenza oggi: «Celebrando la memoria della morte e della Risurrezione del tuo Figlio, noi ti offriamo, o Signore, il Pane di vita e il calice di salvezza, ringraziandoti per averci fatti degni di stare davanti a te e di servirti... Guarda, o Signore, questa offerta che tu stesso hai donato alla tua Chiesa» (Nuove preghiere eucaristiche, II e IV).
    I testi della Messa (soprattutto le nuove preghiere eucaristiche) esprimono questo concetto con un rilievo vigoroso, in modo particolare le grandi preghiere che il celebrante pronuncia a nome dell'assemblea: «Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio... Accetta con benevolenza, o Signore, l'offerta che ti presentiamo, noi tuoi ministri e questa tua famiglia... Perciò, Signore, noi tuoi ministri e il tuo popolo santo... offriamo alla tua maestà divina...» (Canone romano); «Tu non cessi di radunare il tuo popolo affinché dal sorgere del sole fino al tramonto sia offerta al tuo nome un'oblazione pura... Guarda, Signore, il sacrificio della tua Chiesa e degnati di riconoscervi quello del tuo figlio che ci ha ristabiliti nella tua Alleanza» (Preghiera eucaristica III).
    Ma anche gli atteggiamenti e i gesti esprimono questa partecipazione comunitaria di offerta. Se si domanda ai fedeli di prendere una parte attiva ai gesti e alle parole rituali destinate a loro e di prendervi parte insieme, in modo coerente e armonioso, evidentemente non è per fare una cosina simpatica, né per variare, ma semplicemente per esprimere la verità: spetta effettivamente a tutti i cristiani radunati insieme offrire al Padre, con un cuor solo e in un unico gesto, il Corpo, il Sangue e l'Amore del loro Signore.
    Questa partecipazione all'offerta in tempi passati si esprimeva nel fatto che i cristiani fornivano essi stessi il pane e il vino per il sacrificio e lo portavano processionalmente all'altare, lasciando al celebrante la parte che gli spetta propriamente: consacrare questi doni e proclamare l'offerta a nome di tutti. La riforma attuale, molto felicemente, fa intervenire l'assemblea immediatamente dopo la consacrazione: «Annunciamo la tua morte...». E sempre, dopo, questa assemblea è invitata a dare la sua adesione alle preghiere del celebrante con l'amen che conclude la preghiera eucaristica. Ma questo «grande amen» ha un significato complesso che non sarà colto pienamente se non quando sarà precisato che l'assemblea deve offrire se stessa nell'offerta che fa del Cristo.

    L'assemblea offre se stessa, vale a dire si impegna a realizzare nella vita, per mezzo dell'amore e dell'unione, la sua santità di assemblea cristiana

    Questo secondo aspetto è legato intrinsecamente al primo. Il Cristo ha vissuto il mistero del Calvario in qualità di Capo, assumendo in sé in anticipo tutti gli uomini, di cui offriva già al Padre la conversione «filiale». Naturalmente questa espiazione e questa offerta implicite degli uomini dovevano essere realizzate poi da loro in modo esplicito, ma esse non avrebbero acquistato il loro valore se non a causa delle sue e nelle sue.
    Ora nella Messa il Cristo rende presente sotto dei segni la sua offerta del Calvario. Egli offre quindi al Padre non soltanto il suo amore di Vittima ma in lui quello della sua Chiesa vittima, tutto quello che, nel mondo e nella storia, in fatto di rinuncia e di amore vero, è promanato già dal mistero della croce e le è ormai associato. Questa realtà dell'unione indissolubile del Capo e delle membra offerte è illustrata dalla presenza delle reliquie dei martiri nella pietra sacra che figura il Cristo e nella stessa celebrazione delle feste dei santi, soprattutto martiri, di cui si fanno valere i meriti davanti a Dio.
    Ma Chiesa sono anche i cristiani ti adesso e in modo particolare quelli di questa assemblea. Il Cristo, nella sua offerta di Capo, offre a Dio la loro vita concreta di membra: essi sono dunque invitati a dare a questo gesto il loro assenso e la loro adesione attiva, ad accettare di essere, secondo l'espressione liturgica, «una sola vittima col Cristo» (Messa di Cristo Sommo Sacerdote), ciò che significa non compiacersi in una specie di suicidio spirituale o di sofferentismo malsano, ma semplicemente rinunciare al peccato per entrare nelle intenzioni di Dio e aprirsi all'amore, con tutte le sue esigenze evangeliche.
    Cerchiamo di capire bene: noi abbiamo qui, dopo la lode diretta di Dio e del resto ad essa legata, la ragion d'essere fondamenta e dell'esistenza del sacrificio eucaristico nella Chiesa: la conversione effettiva dell'umanità, a gloria di Dio. Non è affatto uno spettacolo, non qualche cosa di commovente, ma un impegno. La rinnovazione dell'Alleanza, scopo che ha da ottenere, esige che l'assemblea accetti, come l'antico Israele (Es 24 7-8), di osservare la legge data da Dio: è dunque un appello urgente a calare la redenzione nel proprio essere e nella propria vita. Il Cristo non rende attuale il suo sacrificio se non perché esso è anche il nostro, oggettivamente, e perché lo divenga di fatto. Partecipando all'offerta del Cristo, ogni cristiano leale intende quindi significare visibilmente l'offerta permanente della sua vita. La comunione renderà il suo impegno più sensibile e pieno, ma esso è già incluso nell'ascolto attento della Parola (cf articolo precedente) e lo è in modo rinnovato nella semplice presenza attiva davanti all'altare del sacrificio. Ora, notiamolo bene, l'essenziale di questo impegno di vita «cristiana» non consiste forse nella carità, nel dono di sé, ad imitazione del Cristo? Ed è una comunità che l'accetta. Vale a dire che l'assemblea che offre il Cristo e si offre con Lui s'impegna a vivere, nella sua vita quotidiana, la sua realtà di comunità, nell'unità e nel mutuo servizio. L'affermava già S. Agostino: «Tutti insieme uno stesso corpo in Gesù Cristo, ecco il sacrificio dei cristiani. Questo è il mistero che la Chiesa celebra cosi spesso nel sacramento dell'altare, in cui essa apprende che, offrendo Cristo, offre se stessa» (Città di Dio, X). Lo suggerisce a sua volta una formula mirabile della nuova preghiera eucaristica IV: «Concedi benigno a tutti coloro che parteciperanno di questo unico pane e di questo calice, che, riuniti in un solo corpo dallo Spirito Santo, siano essi stessi in Cristo un'ostia viva, per la tua maggior gloria». E poiché questa vita di carità è una realtà da perfezionare sempre più e sempre inedita nel corso della storia, comprendiamo perché la Chiesa non cessa mai di celebra e la Messa: occorre aggregare progressivamente al mistero pasquale tutta, la vita di tutti gli uomini, per salvarla e divinizzarla, a maggior gloria di Dio. Non c'è un rito particolare con cui l'assemblea dica a Dio che essa offre se stessa. Ma i gesti con cui accompagna l'offerta del Cristo sono abbastanza ricchi per significare anche, secondariamente, l'impegno personale: così lo svolgimento dell'offertorio (processione, questua od onorario della Messa) e l'adesione al grande amen. Il pane e il vino stessi, che significano direttamente il Corpo e il Sangue del Cristo, rappresentano anche, agli occhi dei Padri della Chiesa, la comunità riunita per essere offerta a Dio: la Didachè, S. Cipriano, S. Agostino hanno notato che il pane è formato da numerosi chicchi di frumento mescolati in una sola farina, che il vino è il prodotto di tanti acini di uva schiacciati per formare un solo liquido o ancora che al vino, che rappresenta il Cristo, si mescola la goccia d'acqua che rappresenta l'assemblea e il tutto indistintamente è offerto a Dio Padre.
    E tutto questo si compie in un clima e in uno slancio di azione di grazie intensa e gioiosa: l'offerta d'amore obbediente che Dio si attende da suo Figlio e dai suoi figli ha un bell'essere onerosa, ma è infinitamente superata dal suo amore preveniente e dai doni meravigliosi con cui premia la nostra fedeltà. L'assemblea fa del suo sacrificio un «sacrificio di lode», offerto da un cuore filiale e sacerdotale: «A te, Padre, ogni onore e gloria! Amen».

    LA PREGHIERA «UNIVERSALE» DELL'ASSEMBLEA COME ATTO DELL'ALLEANZA

    Resta da dire un'ultima cosa: l'assemblea, nella Messa, ha così profondamente coscienza di vivere un mistero di unione, che si apre agli orizzonti più vasti della Chiesa universale e del mondo, con fede viva nella meraviglia della comunione dei santi.
    Già dopo il Credo essa ha indirizzato a Dio una «preghiera universale», come per domandare che la Buona Novella riascoltata sia diffusa fino agli ultimi confini della terra. Ma la presenza del Cristo Capo e del suo sacrificio in tutta la sua infinita ricchezza, riattiva ancora di più la sua sollecitudine di comunione con la totalità della Chiesa e del mondo. Essa ha coscienza che il rinnovo dell'Alleanza è un momento privilegiato per presentare a Dio le intenzioni più audaci. Sarebbe troppo lungo qui ricordare con qualche dettaglio tutte le preghiere con cui si esprime questo cuore cattolico e missionario. Basti segnalarne le intenzioni principali, notando che le nuove preghiere eucaristiche hanno felicemente raggruppato nella finale le diverse invocazioni.

    L'assemblea prega e offre per la Chiesa militante e per il mondo

    «Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa». L'assemblea offre il sacrificio per la Chiesa universale gerarchica, per la sua unità e il suo dinamismo, per il suo capo e tutto l'ordine episcopale («quelli che hanno la cura del tuo popolo»), «per i figli dispersi»; è il momento di ricordare le urgenze religiose d'attualità. Poi si raccomanda a Dio la Chiesa locale, con il suo capo, sia i fedeli presenti e le loro famiglie, sia coloro per i quali la Messa è direttamente offerta.
    Nell'uno e nell'altro caso si nota un'insistenza per implorare tre grazie:
    - per il presente, il perdono dei peccati, poiché il sacrificio rituale del Cristo elimina giorno per giorno il passivo religioso del mondo
    - per l'avvenire immediato, la protezione divina e la pace, poiché la città degli uomini e per contraccolpo la Chiesa sono sempre minacciata da turbolenze e amare disgrazie
    - infine per il momento della morte, l'entrata nella vita eterna.
    C'è di che orientare le nostre suppliche tanto per il mondo quanto per l'ambiente in cui viviamo.

    L'assemblea prega e offre per la Chiesa purgante

    Essa prega e offre «per i fratelli defunti» e anche per tutti coloro che sono morti nella rettitudine. Non è affatto necessario celebrare spesso la Messa in nero per convincersi che la Messa, ogni Messa, ci offre la supplica più efficace per soddisfare i debiti dei nostri defunti e per farci sentire più vicini ad essi nel Cristo risuscitato.

    L'assemblea prega e offre in unione con la Chiesa trionfante

    In una bellissima preghiera dell'offertorio noi dichiariamo di associare alla memoria del mistero pasquale la memoria di tutti i santi e di voler offrire il sacrificio anche in loro onore (la nostra celebrazione, dice contribuisce alla loro gioia). Nella preghiera eucaristica affermiamo i nostro legame con i nostri fratelli del cielo, che questo stesso sacrificio ha salvati: imploriamo la loro intercessione ed esprimiamo la nostra speranza di raggiungerli un giorno. Vi è qui una realtà meravigliosa: pensiamo alla madre che ha perso il suo bambino, al marito che ha perso una sposa profondamente credente, all'amico che ha perso un amico: nel Cristo risuscitato della Messa essi si ritrovano, cantando insieme la gloria di Dio!
    Tutto questo e il ricordo dei santi aiuta inoltre a comprendere una caratteristica di tutta quanta la celebrazione: il suo carattere celestiale. Effettivamente, è nella celebrazione liturgica che il Cristo risuscitato le si fa sensibilmente presente e che la Chiesa terrestre si esprime in pieno. È in questo momento quindi che più assomiglia e meglio si associa alla Chiesa celeste, la quale è precisamente in atto perpetuo di celebrazione, lodando Dio e gustando l'eterno banchetto messianico (cf Apocalisse). In questa grandiosa liturgia gli angeli hanno sempre un posto importante: essi sono i testimoni della trascendenza divina. Essi sono rappresentati tradizionalmente, soprattutto in riferimento alla visione di Isaia, in un atteggiamento che è allo stesso tempo di tremore e di esultanza. La Messa unisce l'assemblea ai loro canti: essi le insegnano, al Sanctus, come entrare degnamente nell'adorazione e nella celebrazione delle perfezioni divine.
    Orizzonti immensi della Messa! Ai membri dell'assemblea essa apporta la sensazione sempre più viva dei loro molteplici legami. La vita cristiana è una rete di solidarietà mirabili: la Messa è il momento più propizio per riassumerle in tutta la loro pienezza.