Come presentare Maria? Prospettive e difficoltà

Inserito in NPG annata 1993.


Herlinde Pissarek-Hudelist

(NPG 1994-04-24)


Dobbiamo avere ben chiaro che oggi ci sono persone che non hanno più alcun rapporto con questa ricchezza «barocca» di tradizione cattolica mariana.
Ci sono non poche persone più anziane, uomini e donne, per le quali proprio quella devozione mariana fortemente accentuata un giorno si è come infranta e ha lasciato dietro di sé un vuoto immenso che in un primo momento viene avvertito proprio come una mancanza. Ci sono uomini dalla devozione «sterile, invernale», come l'ha definita Karl Rahner. Ci sono persone che non hanno mai conosciuto lo sviluppo naturale nelle usanze mariane. Ci sono uomini ai quali Maria è stata presentata come irraggiungibile modello di purezza. Ci sono donne e fanciulle alle quali Maria è stata e viene predicata per mantenerle nel loro ruolo di donne a servizio. Ci sono persone che si dibattono con l'interrogativo sul significato ultimo della loro vita, ben lontano da ogni educazione e socializzazione cristiana. Esse si imbattono in un testo e in una tradizione come quella che trova espressione nell'enciclica mariana, un'opera d'arte estranea che non ha niente a che fare con il loro pensiero, vita, linguaggio. Ad altri uomini ancora quella stessa lettera enciclica appare come una tavola riccamente imbandita alla quale essi sperimentano finalmente di nuovo ricchezza e pienezza, fiducia, sicurezza, protezione, tutte cose di cui da tempo sentono la mancanza. Si sono sentiti affamati, esclusi e stranieri alla tavola di coloro che discernono, esaminano, sostengono diverse opinioni.

Quadro della situazione

Tali possibili diverse mentalità vanno tenute ora in considerazione in modo particolare nella catechesi e nel lavoro pastorale, poiché si tratta della comunicazione della fede a bambini e giovani. C'è bisogno in questo campo di una speciale prudenza, di una particolare capacità di immedesimazione, di interrogazioni critiche sui presupposti e sulle conseguenze della propria posizione, che non può essere semplicemente trasferita a bambini e giovani senza averci prima seriamente riflettuto.
Riconosco che ora come prima considero l'educazione cristiana necessaria, possibile e giusta, perché in ogni situazione di debolezza, stanchezza, tentazione e gioia sono convinta della forza liberatrice della fede cristiana, anche per le donne. Educazione cristiana per me significa allora accompagnare con amore, comprensione e disponibilità al dialogo un bambino, un giovane nel passaggio dalla dipendenza all'autonomia e alla vita di comunità nella fede. Ammetto inoltre che considero catechesi e insegnamento della religione come una occasione importante di educazione. Maestri e maestre catechisti, in quanto esseri umani, non possono sottrarsi al fatto di dover insegnare; e allo stesso modo gli insegnanti di religione.
Ora questo summenzionato «ammutolimento perplesso» della devozione mariana e della mariologia dopo il Concilio Vaticano II ha colpito anche gli insegnanti di religione, i catechisti e gli animatori. Gli sviluppi interni alla Chiesa lasciano le loro tracce proprio su di loro! Se noi inoltre osserviamo i nostri bambini e giovani, la situazione appare intanto nuova, se confrontata con quella di trent'anni fa, in quanto non sono pochi i giovani per la cui educazione e socializzazione religiosa Maria non ha giocato alcun ruolo.
«Semplicemente lei non è più qui!», afferma Catharina Halkes sulla base della sua esperienza nei Paesi Bassi. Essa si pone perciò nuovamente alla ricerca del significato di Maria.
Sulla base della situazione attuale Maria Kassel, docente di psicologia del profondo, conclude: «È possibile che ci sia in Occidente una generazione cattolica priva di legami con Maria». Già da tempo in cui io stessa frequentavo i corsi di teologia c'erano laureandi che non avevano alcun rapporto con la devozione popolare mariana, ma avevano in qualche modo incontrato Maria nel corso della loro educazione religiosa: i ragazzi come modello di purezza nei travagli dell'adolescenza; le ragazze come modello di sottomissione, di maternità e di comportamento nei confronti della propria sessualità. Proprio quest'ultimo punto ha portato molte donne sposate della generazione precedente, come afferma Marianne Dirks in maniera molto chiara, ad una posizione irrigidita nei confronti della sessualità.
Vorrei fare ora alcuni esempi dei differenti modi in cui Maria è stata presentata ai ragazzi e alle ragazze. Nel 1920 durante una catechesi sulla devozione a Maria per le scuole di istruzione superiore maschile, Stepperger raccomandò ai ragazzi di imitare la fede, il coraggio e la purezza di Maria, dal momento che egli dava molto valore al fatto di considerare Maria come importante anche per i ragazzi. Essi potrebbero pensare dentro di sé che questo riguardi solo le ragazze, ma la cosa non sta affatto così. L'opinione secondo cui Maria riguardi solo le donne evidentemente ancora oggi è dura a morire.
Nel suo libro «Maria e i giovani» Ludwig Esch ha analizzato il problema del rapporto dei giovani maschi con Maria. Per il periodo della pubertà essi la raffigurano come una madre piena di comprensione, mediatrice, dama del tempo dei cavalieri, guida spirituale. Ottilie Mosshamer, allora responsabile per la pastorale femminile e giovanile nella diocesi di Eichstatt, nel suo libro «Manuale di guida religiosa per le giovani», prende l'avvio da un'interpretazione dell'immagine di Maria che, con legittimazione biblica e metafisica, assegna alla donna un ruolo subordinato nella Chiesa, nella società e nella famiglia. Vorrei riportare un suo passo, che giudico estremamente negativo: «Le ragazze all'interno di una comunità non avranno mai un ruolo chiave pari a quello dei coetanei maschi. Il loro contributo sta nel fatto che esse cercano per sé la parte maggiore e più gravosa del lavoro, danno per scontato il loro sacrificio per la comunità, proteggono costantemente nella gente la fede nel bene, e nella guida degli altri continuano ancora a cercare una guida per sé, una direzione e un orientamento attraverso una autorità superiore». Un ulteriore salto nella dogmatica: «Nei confronti di Cristo la donna ha un debito maggiore rispetto all'uomo. Egli l'ha salvata due volte, prima dal peccato e dalla colpa e poi anche dal peccato originale dell'essere donna». Quando rileggo frasi del genere, allora so qual è la causa della mia rabbia.
Questo breve sguardo all'indietro nella storia, che talvolta è ancora situazione attuale, mostra che anche una mancata educazione mariana può rappresentare una possibilità. Questo benefico silenzio nella mariologia ha avuto anche altri effetti: sono crollati gli eccessi, costruzioni intellettuali troppo audaci hanno perso in risonanza, e si è creato lo spazio per una nuova valutazione ragionevole, che non ha bisogno di forzare, ma al contrario può attendere paziente. Per me particolarmente sorprendente è stato rilevare come proprio nell'ambito della devozione mariana lo sfondo personale vissuto a livello emozionale continui a determinare stimoli o inibizioni. Se questo condizionamento viene assimilato positivamente, il legame con Maria sopravvive ad alti e bassi, momenti di pienezza senza dubbi e momenti di vuoto. Il dono di una tale biografia dà anche la possibilità, come ha detto anni fa l'arcivescovo di Vienna Jachym, di schiudere «il fardello e la forza» della tradizione cristiana, e di collegarli con le nuove esigenze del tempo presente. Se manca del tutto una base e una via d'accesso emozionale, sussiste la possibilità di un nuovo inizio prudente, che d'altra parte a seconda delle circostanze all'inizio può sfuggire dalla mente prima di aver raggiunto il cuore. Se però la base emozionale è disturbata, proprio da qui può svilupparsi una nuova spinta radicale oppure la pazienza di sopravvivere nella speranza a un periodo di devozione sterile, senza richiedere a se stessi un risultato forzato.
D'altra parte, per non escludere molte persone di tradizione cattolica, ma soprattutto protestante, deve rimanere chiaro il fatto che si può vivere l'essenza del Cristianesimo anche se non si trova alcuna via d'accesso a Maria. Questo mi sembra un caposaldo molto importante, soprattutto nei nostri sforzi educativi. Se la via è bloccata a livello emozionale, o se qualcuno proviene da una tradizione teologica differente, allora non si deve forzare niente.
Rischiosa mi sembra una sorta di devozione di Maria che operi con messaggi che non poche persone avvertono come minaccia, soprattutto minaccia di inferno. Mi domando se non trovi qui espressione talvolta una sorta di mentalità del possesso. Si vuole avere Dio, Colui di cui non si può disporre, e questo con quella falsa sicurezza che non può proprio trovar posto nel nostro pellegrinaggio di fede, speranza e amore. Il confronto aperto con tali riconosciute paure rende allora possibile cogliere anche gli aspetti positivi di una tale devo zione, la sua serietà, la sua affidabilità. Questa è la mia opinione: confidiamoci l'un l'altro nella Chiesa mondiale i nostri diversi approcci a Maria, i nostri percorsi, sì perfino i nostri traviamenti. Ammettiamo a noi stessi anche che per breve o lungo tempo non troviamo un tale accesso a Maria. Impariamo a tollerarci, ad accettare, ad operare scambi, a beneficiarci vicendevolmente nel nostro diverso metodo di approccio. Mostriamoci cauti nel trattare le forme di devozione mariana. Qui entra in gioco l'immagine della madre, della donna. Con ciò rivivono le esperienze prime, più o meno fortunate, di ogni singolo essere umano e con esse la profonda nostalgia del divino.
In questo modo quello che esprimiamo su Maria incontra il cuore della gente, cioè il nucleo della loro esistenza. Di questo devono avere sempre coscienza soprattutto coloro che accompagnano bambini e ragazzi lungo la strada della fede cristiana.

Quale strada da percorrere per un nuovo modo di presentare Maria, e insieme di amarla?

Per prima cosa possiamo attingere dalla ricchezza della nostra tradizione, se poniamo spassionatamente la nostra situazione attuale in relazione con Maria. Lasciamoci stimolare dalla teologia della liberazione. Il fiume di immagini della Vergine e Madre nel corso dei secoli, nelle formulazioni più piene della fede, nell'ambito della preghiera, del canto e della liturgia, e nell'arte, può ancora oggi elargirci ricchi doni. In questo modo la condizione di donna e bambino non poteva mai essere completamente dimenticata, anche se per lo più rispecchiata in una visione maschile.
Ancora: non riprendere ciò che ci ha per così dire «incatenati». Ci sono progressi nella Chiesa. Prese di posizione di scrittrici come Gertrud von Le Fort, Oda Schneider, Friederike Gorres e appunto Ottilie Mosshamer, che hanno «bloccato» ancora me e la mia generazione, oggi non hanno più un effetto offensivo, bensì solo più assurdo.
Noi dovremmo inoltre riandare ai pochi dati della Bibbia riguardanti Maria, esaminarli con fiducia nel nostro cuore, confidando in noi stessi, confidando nella Bibbia, nello Spirito Santo e con uno sguardo critico all'esegeta della Bibbia.
La storia dell'esegesi della Bibbia è in effetti per lo più la storia dei suoi esegeti. E questi erano prevalentemente maschi. Io non credo che Dio abbia inteso la Bibbia in modo tale da aver bisogno di una schiera di studiosi biblici per leggerla con profitto.
D'altro canto io sono persuasa che una esegesi scientifica può aiutare a comprendere meglio un testo e il suo contesto. Perciò ci si deve ben guardare da ogni unilateralità di metodo. Non si deve neanche pensare e agire come se ci fosse un solo metodo di esegesi della Bibbia. Io quindi non temo il rimprovero di fantasticare sulla Bibbia; questo lo facciamo tutti, anche gli esegeti più scientifici. Importante mi sembra solo metterlo semplicemente in conto, ammetterlo e trovare le misure correttive opportune.

Approccio spirituale

In conclusione vorrei perciò tentare di far parlare le poche parole della Bibbia riguardanti Maria, e poi chiedermi che cosa può significare per noi questa Maria della ricca tradizione teologica.
Una giovane donna aspetta un bambino in circostanze per lei pericolose e discriminanti. Lo mette al mondo in condizioni di grande indigenza. Deve fuggire con il piccolo, perché questi è minacciato dai potenti. Il giovane si allontana da lei, segue la sua vocazione; certo questo può farlo, ma perché pri ma non dice niente? Non capisce egli che i genitori hanno paura? Ormai adulto, la abbandona. Che vergogna avere un tale figlio fuori della norma in un mondo che tiene in così alta stima la stirpe! Egli ritiene di dover istruire i dottori della legge in qualità di «laico religioso». Né lei né i parenti possono fargli cambiare idea. Stanno davanti alla porta come mendicanti per essere ammessi alla sua presenza. Egli respinge lei, Maria, ripetutamente e pubblicamente, lei che lo ha portato in grembo, fatto nascere, e cresciuto tra dolore e pericolo di vita. Egli non la chiama mai mamma. Altre donne sono per lui apparentemente molto più importanti. Egli non dice mai che la ama, mentre nella Scrittura si dice che egli amava i suoi che erano nel mondo.
Sta scritto che Giovanni è il discepolo che lui ama, che egli ama Marta e sua sorella Maria. Sta scritto anche: egli fissò negli occhi il giovane ricco e lo amò. L'amicizia con molte altre persone valeva per lui di più del legame materno e, ancora di più, un'intera schiera di uomini le loro donne. Si fanno tutti sostenere da donne.
Un fatto essa sperimenta con sicurezza: che egli muore. Egli muore, se ora l'evangelista Giovanni intende la scena sotto la croce in senso storico o tipico; egli è morto, egli le è morto.
È possibile ora che le parole della Scrittura possano dirci ancora qualcosa in più?
Che esiste un divenire interiore della vocazione vissuta in drammatica solitudine e che poi diventa vivamente tangibile nell'incontro con un Tu che la riconosce: Maria ed Elisabetta.
Che l'acqua insipida e amara del rifiuto si trasforma talvolta nel vino di una inattesa possibilità, che può togliere anche la sete di altri uomini: le nozze di Cana.
Che anche da ciò che è già stabilito può nascere una benedizione: la vita con Giovanni. Che c'è la speranza che la vita, non la morte, sia l'ultima parola.
Che esiste l'esperienza che ferite mortali possono in seguito rivelarsi dispensatrici di vita: la resurrezione.
Le asserzioni della tradizione credente su Maria possiamo spiegarle, differentemente da come di solito le si intende, come gioia per Maria e quindi anche come gioia per il nostro essere cristiani? Le asserzioni su Maria come Vergine, Madre, ricettacolo puro, assunta in cielo possono non essere immagini di speranza per noi?
Maria come Vergine può significare: osare la nostra autonomia fino a Dio, essere alla fin fine riservati per Lui, affidare la nostra intera esistenza alla speranza che Dio esiste e che egli si è rivelato misericordioso verso di noi nel Suo figlio. Maria come Madre può significare: sopportare la tensione lacerante, far crescere in sé nuova vita a spese delle proprie energie personali, cederla in seguito, cioè generare per una libertà dolorosa, ma necessaria per sopravvivere; con l'impiego di tutte le energie e la limitazione delle proprie possibilità accompagnare e poi lasciar andare nel cammino verso l'autonomia, con il rischio di aver dato alla luce un bambino destinato ad una morte precoce e non a una vita lunga. Accompagnare maternamente chi si è affidato a noi e lasciarlo libero al momento della maggiore età.
Maria come Immacolata Concezione può significare: osare finalmente di credere nella possibilità personale di essere buoni, nell'essere toccati dalla grazia, nell'opera dello Spirito Santo in noi, e non solo fissare l'attenzione sui nostri peccati. Maria come Assunta in cielo può significare: Maria vive, e anche noi vivremo, anche di questo disprezzato corpo vivremo.
E tutto questo nel segno della gioia, come immagini di speranza, non solo per noi come individui singoli, ma per l'intero popolo di Dio pellegrino, peccatore e zoppicante nella sua marcia attraverso i secoli. Sapendo che il Regno di Dio ha già avuto inizio e deve iniziare, e che il Regno di Dio allora concretamente vuol dire: ascoltare le voci di chi è stato reso muto, di chi è stato emarginato, e questo non solo quando siamo noi ad essere colpiti, ma anche quando noi siamo i ricchi. Intendo dire che per tutti noi questo è il significato: Maria con noi tutti e per tutti, uomini e donne, e questo perché anche Cristo vive, per e con tutti noi.