Chiesa e volontariato: un'anima nelle strutture civili

Inserito in NPG annata 1982.


Intervista a Mons. Luigi Bettazzi a cura di Giancarlo De Nicolò

(NPG 1982-02-22)


Volontariato: una presenza nel sociale che piace al giovane

Si parla molto oggi di volontariato, specie tra i giovani.
Come si spiega la fortuna di questo fenomeno e la grande considerazione in cui è tenuto e praticato dai cattolici?

Se il volontariato indica la dedizione o l'offerta di aiuto a servizio di uomini in necessità, ciò rientra nella sostanza del Cristianesimo proprio perché la caratteristica del cristiano è l'amore, l'aiuto verso gli altri. Se pensiamo che l'ultimo giudizio è tutto imperniato sul dar da mangiare all'affamato, da bere all'assetato, ecc., abbiamo nelle opere di misericordia proprio la sollecitazione a mettersi al servizio dei fratelli bisognosi. E fedeltà al vangelo quella che spinge il cristiano a compiere opere, chiamiamole così, di volontariato. Del resto se guardiamo l'istituzione soprattutto delle congregazioni religiose più recenti, quelle dedicate come si suol dire alla vita attiva, ci accorgiamo che sono tutte istituzioni di volontariato. Che implicavano poi, per una più efficace dedizione, anche un impegno di consacrazione religiosa; ma oggi in cui l'impegno religioso viene visto anche inserito nella dimensione della vita laicale, non c'è da meravigliarsi che nei cristiani più sensibili il volontariato possa riscontrare oggi tanta fortuna; e c'è da ringraziarne il Signore.

Assistenzialismo e volontariato sono da collocarsi sullo stesso piano?

I due termini richiamano una certa distinzione, per cui volontariato indicherebbe il servizio agli altri al di dentro delle strutture civili, mentre assistenzialismo signifi-cherebbe il servizio agli altri attraverso opere specifiche. In questo senso potremmo forse pensare che le opere religiose fossero una forma di assistenzialismo, mentre in realtà era il volontariato istituito secondo le dimensioni e la mentalità dell'epoca.
Oggi, in cui si è particolarmente attenti a un servizio reso a tutti e in maniera più specificamente umana, tale cioè che faccia crescere l'individuo al di dentro delle situazioni in cui si trova, si preferisce non più pensare a forme di assistenzialismo (cioè a opere in cui vengono radunati tutti coloro che hanno determinate necessità: gli orfani in un orfanotrofio, i vecchi in una casa di riposo...).
Oggi si pensa che nella misura del possibile sia più utile cercare di rinnovare o creare strutture che assomiglino alla famiglia. Talvolta un certo tipo di assistenzialismo diventa inevitabile, ma penso che il volontariato sia da incoraggiare come una presenza nuova che aiuti la gente a crescere al di dentro delle situazioni ambientali in cui si trova.

Al servizio dell'uomo concreto

Ma sotto queste due forme non ci possono essere i rischi di una fuga dallo stato, la ricerca di un nuovo potere ecclesiale?

Rischi ce ne sono in tutte le cose che facciamo. Tutte le volte che uno aiuta un altro, vuol dire che ha di più, maggiori possibilità, e quindi c'è sempre il rischio che l'individuo utilizzi per sé e strumentalizzi il potere, sia in campo civile che ecclesiale. Ciò però non deve toglierci dall'impegno dell'azione; deve soltanto renderci più attenti perché il servizio rimanga un autentico servizio senza diventare una forma di dominio.

Come pensare l'intervento della chiesa, del cristiano nella società civile, il rapporto tra istituzioni pubbliche e iniziative ecclesiali?

In passato abbiamo molto sottolineato il diritto della chiesa, come società perfetta, a compiere tutte le opere di cui era capace, anche opere di carattere assistenziale, e in questo abbiamo sempre visto una testimonianza di carità, di inventiva della carità. Del resto molti servizi che oggi la società civile rende sono stati iniziati proprio come opere di carità dalla chiesa, per es. la scuola per tutti, le stesse scuole professionali, gli ospedali...
Ma non per questo dobbiamo .continuare a mantenerle gelosamente come esclusività della chiesa. Siamo invece lieti che la società civile le assuma in proprio come conseguenza di una valutazione della radicale dignità umana, anche del più povero.
Però resta come fatto indispensabile che al di dentro delle strutture civili il cristiano possa essere a servizio con lo spirito di carità che gli è caratteristico; e se in qualche caso accanto alle strutture civili rimangono strutture ecclesiali di assistenza, queste possono dare una testimonianza di un modo cristiano di servire gli altri, che può essere di esempio e di stimolo, a patto che sia veramente profonda ed evidente questa testimonianza.
L'evoluzione della società inoltre crea nuovi poveri, nuove sofferenze; e allora il cristiano dovrà accorgersi, come nel passato, e venire incontro alle povertà di oggi, la povertà della droga, per es., o la povertà della solitudine degli anziani: esse interpellano ancor più la fantasia e la generosità del cristiano.

Quale chiesa e quali valori?

Se la teologia è autorifessione della comunità credente sulle situazioni dell'oggi, quali categorie teologiche utilizzare per comprendere meglio il senso della presenza cristiana nel mondo?

Anzitutto una concezione di chiesa diversa dal passato, in cui essa non sia contrapposta al mondo (la chiesa come ambito della grazia e della salvezza, e il mondo come ambito non dico della perdizione ma del naturale al di fuori della grazia). In una visuale di un mondo che è già stato tutto redento e santificato dalla presenza di Gesù Cristo, dall'Incarnazione e dalla Redenzione, emerge una chiesa che deve essere dentro il mondo come lievito che alimenta e diffonde ancor più quello spirito di carità e di fraternità che già c'è in esso, ma che la chiesa è chiamata a far emergere e a intensificare. Una chiesa aperta, apostolica e testimone della carità; una chiesa che lotta e fatica per il Regno. La chiesa non è il Regno, perché il Regno è il mondo come Dio lo vuole, sono gli uomini anche che vivono come «prossimi», che vivono cioè l'uguaglianza tra di loro, in una fraternità e comunione dove non ci sono più differenze o discriminazioni di qualunque tipo.
Il volontariato può essere uno di quei segni dei tempi che rivelano un pezzetto di Regno, e lo costruiscono. Del resto la promozione umana è già un avvio al Regno, e la Chiesa la deve sostenere con tutte le sue energie. Ne deriva un impegno per il cristiano di maggior chiarezza, che non vede nell'impegno per il sociale un venir meno alla sua vocazione, ma un suo compimento.
La fede diventa allora non un elemento di costruzione di un mondo distinto, ma una forza di animazione nel mondo: e questo ci apre al dialogo e alla collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà, in modo che l'impegno e la generosità con cui il cristiano vive la sua testimonianza di fede e di grazia, può poi in qualche modo aprire spiragli nuovi per gli altri.
Ci sono valori specifici di cui il cristiano può essere portatore nell'attuale momento sociale? Come si possono incarnare nel volontariato?
In un mondo che, per i contatti sempre più stretti che esistono tra gli uomini, tende ad essere sempre più diviso da forti divergenze di carattere ideologico o culturale, uno dei valori specifici del cristiano è proprio la capacità dell'amore, della comunione anche al di dentro della diversità. Comprendere come all'interno del pluralismo delle culture, delle tradizioni, delle mentalità, ci si possa e ci si debba rispettare, capirsi e accettarsi, e anche collaborare al servizio dell'uomo concreto: questa ritengo sia una forte testimonianza che il cristiano oggi è chiamato a dare; a patto che ciò avvenga già dentro la chiesa stessa.
Nel volontariato ritrovo questa possibilità: il fatto di avere alle proprie spalle radici culturali e ambientali diverse non impedisce di guardare al presente o al futuro del servizio da rendere all'uomo concreto: uno sguardo e un servizio comune.

Servizio civile e terzo mondo: le possibilità per i giovani

Alcune indicazioni pastorali da parte di un vescovo aperto a questi problemi.

Oggi ci sarebbe tanto bisogno di far riflettere i giovani sul volontariato in un mondo che è tutto teso al consumismo, al benessere, e che quindi alimenta l'individualismo, la ricerca esclusiva del proprio interesse.
E cominciare ad operare già dalle prime aggregazioni di adolescenti: il loro incontrarsi dovrebbe avere sempre dei momenti di servizio, o anche soltanto il dare il contributo a iniziative concrete i cui risultati vadano poi a servizio degli altri: questo è già profondamente educativo.
Nel momento poi in cui uno può rendere veramente un servizio disinteressato all'altro, dovremmo sottolineare il valore dell'obiezione di coscienza e del servizio civile, sia come testimonianza che questo dà di un autentico amor di patria, amore dei fratelli che costituiscono la patria, sia nel far capire come più ancora che in un'ipotetica guerra, l'autentico servizio è quello reso nelle situazioni concrete. Un'altra testimonianza molto positiva è quella del volontariato nel terzo mondo. Soprattutto per noi occidentali renderci conto che molte povertà del terzo mondo sono dovute proprio all'espropriazione che noi abbiamo fatto e stiamo facendo attraverso un certo tipo di sfruttamento e di commercio internazionale; e allora se andiamo a offrire loro il nostro servizio non facciamo che una restituzione in piccola parte. Credo che ciò sia profondamente educativo, che abbia un valore non soltanto per i giovani che lo compiono, ma anche per l'intera collettività.
E infine l'inserimento all'interno delle strutture civili in cui noi siamo (approfittando anche delle stesse possibilità offerte dalla legge, come, ad es., nel campo ospedaliero o carcerario).
Il rendersi conto delle insufficienze, delle inadeguatezze delle strutture, apre le porte al volontariato: dovrebbe essere proprio compito dei cristiani, vorrei dire dei giovani, appunto per la loro innata generosità e disponibilità più pronta per le minori delusioni che hanno avuto nella vita, l'inserirsi in queste strutture e vivere in esse larghi settori del loro tempo. Questo significa favorire una vitalità più piena di esse, renderle più facilmente un autentico servizio all'uomo, e nel contatto che questo volontariato permette con chi è in particolare situazione di disagio o per la malattia o per la privazione di libertà, questa testimonianza, al di là delle parole che si possono dire, può essere una manifestazione del valore e della ricchezza della vita cristiana.

La competenza al servizio della carità

Ma non c'è il rischio della crisi dei giovani o perché non sono competenti o perché non riescono a scalfire i meccanismi del sistema di emarginazione e povertà?

Certo è un pericolo serio che corrono. Per quanto riguarda la competenza occorre insistere sulla preparazione previa anche come un aspetto della carità, perché se voglio essere al servizio devo anche essere in grado di prestare un servizio efficace. Altrimenti alcune forme di volontariato nel terzo mondo potrebbero diventare un modo per fare del turismo, o per darsi una spolverata di prestigio.
Alle spalle dei giovani poi ci vogliono dei movimenti di opinione pubblica e di sostegno, non tanto materiale quanto proprio spirituale, che aiuti a superare le inevitabili delusioni dovute alle difficoltà o alla durezza degli ingranaggi.
Uno dei compiti delle associazioni e dei movimenti cristiani penso sia non tanto agire in proprio, ma sostenere con aiuto di solidarietà e con alimento di spiritualità, il coraggio e la perseveranza dei giovani che poi faranno autonomamente il loro volontariato al di dentro delle strutture civili.

Lei crede che un giovane possa veramente costruirsi una sua identità e maturità di cristiano entro l'ambiente di volontariato?

Sì: ho troppi esempi di giovani che con sincerità di intenzione hanno intrapreso questa strada, e si sono trovati alla fine talmente maturati, non soltanto nel loro cristianesimo ma anche nella loro umanità, da dire che se veramente con sincerità e serietà ci si mette a disposizione degli altri, è sempre molto di più quello che si riceve che non quello che si dà.

Quale tipo di collaborazione con un volontariato di altre matrici?

Fiducia e molta lealtà.
Non so se potrei utilizzare in questo campo la frase di Gesù, essere prudenti come i serpenti ma semplici come le colombe. Prudenti come i serpenti vuol dire tener presente che nel contatto con altre ispirazioni abbiamo da mantenere la purezza, la consistenza e l'alimento della nostra. Ciò non vuol dire chiudersi o isolarsi: dobbiamo nello stesso tempo essere semplici come le colombe, avere fiducia che quanto c'è di buono, quanto ci accomuna in questo spirito di servizio verso gli altri, è un elemento talmente positivo che vale la pena impegnarsi in uno spirito di fattiva collaborazione comune.

I nuovi campi di intervento

Ci sono ambiti specifici di volontariato a cui vorrebbe invitare i giovani?

Le povertà di oggi ci domandano intanto di essere a servizio del terzo mondo; e ancora a servizio dei fratelli impediti, degli handicappati, dove forse il servizio dei giovani è generalmente più gradito, soprattutto agli impediti più giovani, che allora trovano dei loro coetanei coi quali più facilmente dialogare.
Un altro campo molto più delicato ma non meno importante è il volontariato nelle strutture di aiuto ai tossicodipendenti, in cui ancora troppo poco si fa, e che esige però la disponibilità di giovani maturi.
Citerei ancora gli stessi di prima, il settore ospedaliero e carcerario, anche se forse per loro natura richiedono persone adulte.
E infine il volontariato a servizio degli anziani: ed è importante perché essi gradiscono di avere accanto dei giovani che facciano loro sentire meno il peso dell'età e dell'isolamento.
La fantasia e la freschezza dell'entusiasmo dei giovani sapranno trovare modi e campi nuovi, se adeguatamente educati e sostenuti.
Può essere la testimonianza viva della carità e della fede dei cristiani nella nostra vita quotidiana, la presenza di un Dio, che, attraverso i giovani che scelgono il volontariato o vi dedicano parte del loro tempo ed energie, non resta indifferente alle situazioni di povertà ed emarginazione dell'uomo.