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    Pietro, lo zoppo e l'annuncio di Gesù



    Riccardo Tonelli

    (NPG 1996-01-3)


    Dopo la resurrezione di Gesù, Pietro aveva ripreso l'abitudine di salire al tempio per pregare un po', in santa pace. Ne aveva bisogno. La responsabilità della Chiesa, che Gesù gli aveva affidato prima di morire, lo preoccupava non poco. Prima, quando c'era ancora il Maestro, era facile intendersi con lui. Poteva anche sbagliare e Gesù non glielo mandava a dire. Così, tra buoni consigli e cantonate proverbiali, a sue spese imparava a fare l'evangelizzatore. Ora era tutto più complicato... si sentiva solo, anche se non gli mancava il conforto degli amici discepoli. Ogni tanto, doveva persino risolvere i problemi degli altri. Glielo chiedevano con forza. «Sei tu il capo... Gesù ti ha affidato autorità e responsabilità... Che facciamo?».
    Quel giorno era incominciato come tanti altri. Poi, all'improvviso, un'avventura imprevista l'ha fatto diventare un giorno speciale. Il libro degli «Atti» ha annotato persino l'indirizzo esatto: alla Porta Bella del Tempio.
    Pietro stava entrando, pieno delle sue preoccupazioni. Sperava in mezz'ora di pace, nella preghiera e nel ricordo.
    Sulla soglia si trova la strada sbarrata da una mano tesa. Si ferma immediatamente. Non gli passa neppure per il capo, la tentazione di dire a quel poveretto che gli tendeva la mano: «Senti... adesso non ho tempo. Ne parliamo dopo. Fammi pregare in pace e poi vedrai che un rimedio lo troveremo». Non aveva ancora riscoperto tutte le cose che Gesù gli aveva insegnato, ma il rapporto con la sofferenza l'aveva imparato benissimo. Quando qualcuno soffre e chiama... questa è la cosa più importante. Tutto il resto passa in secondo piano. Non c'è tempo per fare teorie e cercare chiarificazioni. Si deve intervenire, presto e bene.
    Pietro si ferma. Con un rapido sguardo cerca di rendersi conto della situazione. Non vuole partire con la gamba sbagliata. Ha paura che la passione premurosa di cui Gesù l'ha contagiato, gli possa giocare brutti scherzi.
    Realizza al volo: la mano tesa è quella di un povero zoppo; gli chiede quattro soldi per sbarcare la giornata.
    La risposta è precisa e concreta. Cerca qualche moneta. Inutilmente. Si fa triste: «Non ho con me nulla. Non posso accontentarti».
    Qui viene il bello. Poteva dire: «Pazienza... sarà per un'altra volta». Ma la storia del buon samaritano gli martella dentro. Non gli dice: «Pregherò per te». Gesù non l'ha mai fatto con chi soffriva e gli chiedeva aiuto. Inventa una risposta formidabile.
    «Senti... Non ho soldi. Per te faccio però un'altra cosa... non è esattamente quello che tu mi chiedi. Ma vedrai che alla fine ti piacerà tantissimo... scoprirai che è davvero andata bene. Scommettiamo?».
    Racconta con calore e convinzione un pezzo importante della sua vita: «Ho conosciuto un uomo fantastico. Le mie mani l'hanno toccato tante volte. I miei occhi si sono sprofondati nel suo volto. Il frammento di vita che ho vissuto con lui, l'ha cambiata tutta. Un giorno nero l'ho tradito, ma lui mi ha buttato le braccia al collo è tutto finito in un'esperienza di quelle che ti cambiano dentro. Ti racconto la sua storia: scommetto che ti piacerà...».
    Pietro racconta allo zoppo la storia di Gesù. Sceglie bene i pezzi da raccontare. Allo zoppo non interessava per niente uno capace di guarire i ciechi o i lebbrosi. Il suo problema era altrove: nelle gambe rattrappite. E Pietro gli racconta di Gesù che fa camminare tutti gli zoppi che incontra.
    Pietro racconta e lo zoppo ascolta. Poi, all'improvviso, smette di ascoltare e decidere di provare: si mette dritto in piedi. La storia di Gesù che guarisce gli zoppi l'ha colpito. Vuole provare in prima persona.
    Sta dritto sulle sue gambe. Tengono benissimo. Lo sostengono quando tenta di spiccare due salti e quando scatta in una corsa.
    È guarito. La storia che Pietro gli ha raccontato, l'ha restituito alla vita.
    Davvero quel Pietro è un tipo strano. Gli ha chiesto soldi... ha detto di non averne. Per fortuna che quel giorno era in bolletta... La storia di Gesù vale più di tutti i soldi che gli poteva dare.
    Lo zoppo si mette a correre per il Tempio, gridando di gioia. La forza vitale nelle gambe si è trasformata in vita dentro: ha scoperto Gesù, il Signore.
    La storia non finisce qui. Anche il seguito è importante.
    L'ex zoppo fa tanto di quel caos, nel recinto sacro del Tempio, che lo chiamano i sommi sacerdoti e cercano di scoprire cosa diavolo sia capitato. Spunta il nome di Pietro. Lo convocano d'urgenza e lo processano per turbamento dell'ordine pubblico. Qualcuno gli raccomanda, senza mezzi termini: «Per favore, basta con la mania di guarire gli zoppi... se continui farai la fine del tuo amico. Non lo possiamo permettere: per ragioni di prudenza».
    Pietro risponde in modo perentorio: «Non posso frenare la voglia di vita che Gesù mi ha affidato. Lo zoppo cammina dritto come un ragazzo di vent'anni, perché tutti sappiano che non si può essere vivi - pienamente vivi - se non nel nome di Gesù di Nazareth. Voi l'avete ucciso. Dio l'ha risuscitato per la vita e la speranza di tutti. Io, i miei amici, il popolo della vita... lo annunceremo con forza, d'ora in poi, perché tutti abbiano vita. E spero proprio che non vi dispiaccia, tanto lo facciamo lo stesso».

    Storia numero uno. Mi impegno a raccontarne altre nei prossimi editoriali. Questa riguarda il senso della pastorale giovanile e soprattutto il modo di realizzarla, in un tempo in cui zoppicano (dentro) molti di quelli che camminano dritti e impettiti (fuori).
    Gesù ha guarito molti zoppi. Pietro aggiunge qualcosa di nuovo e d'inedito. Non solo guarisce come ha fatto tante volte Gesù, ma racconta anche la storia di Gesù. Al gesto, per la cui realizzazione Gesù spesso ha chiesto la fede in lui e nella potenza del Padre, Pietro aggiunge il racconto della sua fede appassionata nel Crocefisso risorto. Dice, con forza, che solo in questa fede, impegnata a confessarlo ormai come il vivente, è possibile avere pienamente e definitivamente la vita. Il racconto della storia di Gesù nella confessione di fede dei suoi discepoli, l'entusiasmo e la fede che suscita in coloro cui è rivolto, danno la pienezza della vita.



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