Juan E. Vecchi, «ANDATE OLTRE». Temi di spiritualità giovanile, Elledici 2002

 

Spiritualità giovanile


1. Vivete secondo lo Spirito

Spiritualità è vivere secondo lo Spirito. Lo Spirito Santo plasma e forma la vita del giovane credente, aiutandolo progressivamente a conformarsi a Cristo e abilitandolo così a diventare un autentico uomo “spirituale”.
«A Gesù piacevano i simboli e le parabole della vita: la gestazione, il bimbo che nasce, il seme che germoglia, il tralcio che cresce vitalmente unito alla vite, l’albero che produce frutto, il fico che diventa sterile.
Adoperò una di queste parabole per spiegare a Nicodemo gli effetti della presenza dello Spirito: “Nessuno può entrare nel regno di Dio se non nasce da acqua e Spirito. Dalla carne nasce carne, dallo Spirito nasce spirito” (Gv 3, 5-6).
La vita ha un principio interno di sviluppo, non rigido e deterministico, ma certamente coerente. Dai rovi vengono rovi, dai fichi si raccolgono fichi.
S. Paolo ha una visione simile dell’esistenza umana: chi nasce “dalla carne” si sviluppa nella sua direzione e produce i suoi frutti. Ma il cristiano rinasce dallo Spirito che gli è donato nel battesimo. In lui lo Spirito agisce non solo come “suggeritore”, “ispiratore” “compagno” o “maestro”, ma come principio generatore della forma che prende la vita ed energia per arrivarci.
Ma che cosa “crea” lo Spirito e di che cosa è principio, seme ed energia di sviluppo?
Lo Spirito dà origine nel cristiano a una nuova coscienza: quella di figlio di Dio, che si è manifestata in Gesù. Egli sempre, persino nel momento di maggiore apparente solitudine, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23, 46). Si è affermato che Cristo non ebbe mai il sentimento dell’orfano. Abbandonato da tutti, si sentì sempre accolto dal Padre. La medesima coscienza affiora, si sviluppa progressivamente e si manifesta anche a livello psicologico nel credente: in qualsiasi frangente, sente la presenza ed esprime la fiducia in Dio suo Padre.
Lo Spirito Santo genera nel cristiano una nuova intelligenza: è l’intelligenza della fede, capace di percepire il mistero di Dio, e di scoprire alla sua luce il senso che hanno il mondo e gli avvenimenti della storia. Spesso la fede è stata considerata una saggezza che viene dallo Spirito. Chi vede la propria vita e la storia senza Dio non è animato dallo Spirito. Chi scorge Dio nella storia propria e dell’umanità è guidato dallo Spirito, perché Dio si è manifestato nell’avvenimento principale della storia, quello di Gesù.
Lo Spirito genera un nuovo rapporto umano, al di sopra della nazionalità, razza, cultura, religione, stato economico: è l’amore, partecipazione a quello di Dio; per cui non si fa differenza tra connazionali e stranieri, credenti e non credenti, ricchi e miseri, maschi e femmine..., ma tutti sono un’unica creatura (cf Gal 3, 28). È il superamento delle discriminazioni, del senso di superiorità, del desiderio di sfruttamento.
Lo Spirito ci insegna un linguaggio nuovo che ci consente di rivolgerci a Dio esprimendo i sentimenti filiali e ci ispira quello che dobbiamo dire. Egli ci dà anche il contenuto e il vocabolario per l’annuncio del Vangelo e apre alla sua comprensione chi parla e chi ascolta. È il comunicatore invisibile tra i due. Per questo si parla tanto dello Spirito nel contesto dell’evangelizzazione (cf EN 75).
In breve. Lo Spirito ricrea la struttura interiore della persona: le dà il senso della sua identità, la possibilità di operare nel mondo con la visione e l’energia di Cristo, di andare oltre l’immediato e il materiale attendendo la grande manifestazione per la quale tutta la creazione raggiungerà la sua condizione perfetta (cf Rom 8, 19-22).
Chi è nato dallo Spirito è chiamato a svilupparsi secondo lo Spirito. Non ha ricevuto soltanto alcune qualità fisse, esterne e transitorie, quasi fossero vestiti, gioielli o regali di anniversario. Possiede invece una specie di codice genetico conforme al quale e per forza del quale egli va crescendo.
Passiamo dall’immaturità allo stato adulto per l’illuminazione progressiva e l’adesione gioiosa alla verità. Esse ci aiutano a vedere il senso della nostra vita e del mondo, con sempre maggior convinzione e profondità alla luce dell’avvenimento di Cristo.
Cammino verso la “forma perfetta” è la purificazione da dipendenze e schiavitù, egoismi, passioni distruttive, fino a raggiungere la libertà interiore. Conversione, riorientamento, rotture, nuove solidarietà vengono stimolate quasi come da “un istinto” in colui che è guidato dallo Spirito.
Strettamente collegato, anzi come causa di questo, c’è il desiderio, il gusto, lo sforzo di conformare la nostra vita a quella di Cristo inserendoci nel suo mistero, attraverso l’ammirazione, l’adesione, l’attenzione, il rapporto, l’amore. La finalità e il percorso dell’iniziazione cristiana consiste nel portare a conformarsi a Cristo, a vedere la storia come lui, a scegliere e ad amare come lui, a sperare come insegna lui, a vivere come lui la comunione col Padre.
Il risultato è il cristiano “adulto”, l’uomo “spirituale”. Nel linguaggio cristiano “spirituale” ha un significato peculiare. Non si oppone a materia, come pensavano alcuni filosofi, ma a “carne” cioè chiuso all’oltre, alla grazia salvatrice di Dio e all’amore. Non vuol dire dunque immateriale, ma pervaso da Dio e ordinato a lui, qualunque sia la sua natura fisica. Spirituale non è dunque colui che rinnega, fugge o ignora la sua parte corporea, ma colui che assume e ordina tutto nella carità. Difatti è la “carità che si è diffusa nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato dato”, investendo la totalità della persona, corpo e coscienza, progetto temporale e speranza definitiva.
È segno dello stato infantile l’essere trascinato da motivi umani come la gelosia, la voglia di eccellere nella comunità con carismi vistosi. Così come lo è il pensare che la libertà consista nel realizzare i propri comodi, il “libertarismo senza finalità”, o il non essere capaci di superare i conflitti anche con sacrificio da parte nostra, e dunque, la rottura dell’armonia nella comunità umana o cristiana. Soprattutto lo è l’instabilità e la volubilità della fede, non saldamente ancorata alla parola di Dio, che si lascia trascinare o dalle mode secolari o dalle fantasie religiose o dalle dottrine transitorie.
Ci sono d’altro canto pagine incomparabili sulla maturità della persona nello Spirito. Essa è purificazione dal male e superamento di quello che è imperfetto, ma anche fioritura massima delle potenzialità che ci sono in noi. Segni della maturità sono, in primo luogo, la sicurezza o evidenza dell’amore che Dio ha per noi e, quindi, la pace e la serenità interiore, per cui sappiamo che “né la morte, né la vita, né gli angeli né alcuna creatura potrà separarci dall’amore di Cristo” (cf Rom 8, 38-39); la generosità per cui non ci si limita a quello a cui ci obbliga la legge, ma ci si dona con libertà e gioia; l’impegno radicale e totale per il Vangelo; l’amore ai fratelli come regola per operare, in ogni circostanza, al di sopra di calcoli e convenzioni, al di sopra dei nostri diritti e dello stesso culto.
Quando questi dinamismi e atteggiamenti crescono, si raggiunge la statura di Cristo: lo Spirito dà unità ai pensieri, agli affetti, ai desideri, alle azioni; si manifestano nella persona i suoi frutti maturi: l’amore, la gioia, la pace, la pazienza, la benevolenza, la bontà, la fedeltà, la mitezza, il dominio di sé (cf Gal 5, 22-23)».
(DIREDIO, 62-66)

2. Vivete fino in fondo la proposta di vita cristiana che vi offre don Bosco

È la proposta ai 300 giovani di 65 nazionalità del Forum internazionale del Movimento Giovanile Salesiano (MGS), convocati al Colle Don Bosco nell’agosto dell’anno 2000, poco prima di partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù a Roma.
«Don Bosco è stato definito dal Papa “maestro di spiritualità giovanile” (cf Juvenum Patris, n.5), perché ha saputo rendere vivo il Vangelo per i giovani accogliendoli nelle loro attese e nella loro voglia di vivere. È l’iniziatore di una vera scuola di nuova e attraente spiritualità apostolica. Egli realizza la sua personale santità, mediante l’impegno educativo vissuto con zelo e con cuore apostolico, e sa proporre al tempo stesso la santità quale meta concreta della sua pedagogia. Spesso diceva ai suoi ragazzi: “Voglio che siate felici nel tempo e nell’eternità”, in piena sintonia con le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: “Questo vi ho detto, perché la mia gioia sia in voi, e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11).
Contro il sospetto, ancora radicato in tanti giovani, che la vita cristiana costituisce un ostacolo per un pieno e autentico sviluppo umano, Don Bosco vi offre una proposta di spiritualità che vi aiuta a vivere intensamente e pienamente ogni aspetto della vostra vita e ogni dimensione della vostra esistenza. Scegliendo Gesù come Amico, Maestro e Salvatore non significa affatto scegliere un Dio che vi costringe o che vi limita, che vi intristisce o che vi blocca; significa invece scegliere il Dio della vita, che desidera la vostra piena realizzazione e la vostra autentica felicità.
Vivete questi valori e questa spiritualità e comunicate a tutti la gioia di seguire Cristo nello stile di Don Bosco! Come farete fra qualche giorno a Roma, quando attraverso i diversi momenti della Giornata Mondiale sarete invitati a prendere coscienza del patrimonio di fede e di testimonianza di cui siete eredi (traditio) e assumerete l’impegno missionario per il millennio che inizia (redditio).
Nel vostro cammino di fede, puntate in alto e non accontentatevi delle “mezze misure”. Anche voi siete chiamati alla santità, una santità che si costruisce nella vita quotidiana, vivendo nella gioia e nell’ottimismo, nella cura dell’amicizia con Cristo, nell’impegno ecclesiale e nel servizio responsabile. Sentitevi chiamati soprattutto ad essere evangelizzatori dei vostri compagni: offrite loro il messaggio del Vangelo, attraverso l’amicizia cordiale, il servizio generoso e una contagiosa gioia di vivere».
(FORUM, Messaggio)

3. Vivete e approfondite continuamente la spiritualità che vi caratterizza

Già in occasione del Confronto europeo MGS dell’agosto 1999, nella sua “buonanotte” ai 700 giovani europei provenienti da 22 paesi, don Vecchi indicava loro la spiritualità giovanile come fondamento del loro impegno di cittadini e di cristiani.
«Noi potremo lavorare per l’Europa solo se abbiamo radici e motivazioni solide; e questo richiede che come MGS approfondiamo sempre di più e assumiamo davvero per la nostra vita la Spiritualità Giovanile Salesiana (SGS). E voi ricordate quali sono i grandi capitoli di questa nostra spiritualità. In primo luogo l’amore alla vita, perché dono di Dio e missione affidataci da Dio; una vita che non barattiamo né scambiamo per nulla; sappiamo che contiene potenzialità infinite perché data da Dio e a Dio ritorna attraverso il cammino della nostra esperienza umana in riferimento a cristo. Per questo troviamo il senso della nostra vita in Gesù Cristo luce, camminino, verità. Noi abbiamo nel Vangelo un famoso dialogo di Gesù con un giovane: “Se tu cerchi veramente la vita eterna vieni dietro di me e seguimi”. È questa la vera vita, quella impiegata in favore degli altri, con generosità e amore in quel grande spazio del Regno che è la Chiesa. Vivete dunque e approfondite continuamente la spiritualità che vi caratterizza».
(CFR, Buonanotte)

4. Per essere buoni cristiani e onesti cittadini

La formula classica di don Bosco, che indica l’obiettivo educativo di tutta la sua azione, è anche un modo che esprime bene la sintesi di un giovane impegnato a vivere, da cittadino e da credente, una spiritualità incarnata.
«La formula classica di don Bosco, include connotazioni che la fanno attuale anche oggi. Sono un po’ cambiate solo le esplicitazioni delle qualità, degli atteggiamenti che fanno di una persona un buon cristiano e un onesto cittadino. L’onesto cittadino di oggi è una persona che partecipa alle dinamiche democratiche; è critico, perché viviamo in una società pluralista e piena di messaggi. Nella connotazione del secolo scorso, onesto era un cittadino piuttosto disciplinato nella società e nella propria struttura di lavoro, responsabile dell’adempimento delle leggi, più responsabile nell’adempierle che nel cambiarle, uno che propiziava il quieto vivere comunque.
Sono mutate anche le connotazioni del buon cristiano, soprattutto dopo i cambiamenti che ha comportato il Concilio Vaticano II con la nuova identità del laico. Il laico cristiano non è più solo colui che dipende dalla gerarchia, riceve i sacramenti e osserva le norme canoniche, ma una persona impegnata nella costruzione di una solidale città temporale e allo stesso tempo parte attiva e responsabile nella comunità ecclesiale. L’educazione cristiana deve formare persone capaci di critica e discernimento verso qualsiasi tipo di potere. Se non lo facesse, verrebbe meno al suo compito».
(SOGNI, 162-163)